Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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IL FONDAMENTO CATECHISMO PER LE ANIME CHE ASPIRANO A PERFEZIONE

Parte quarta DEI SACRAMENTI

Lezione VI Del sacramento della Penitenza

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Lezione VI

Del sacramento della Penitenza

I.

Delle sue parti in generale

  1. Quanto buono è il Signore! Egli perdona ancora dopo che nel santo Battesimo gli giurasti fedeltà per tutta la vita, eppure che gli venisti meno.

  2. A tant'uopo basta solo che tu dica: "Ho fatto male, o Signore", e che il fallo da te commesso lo manifesti benché in segreto al ministro di Dio e da lui ne ottenga assoluzione, accompagnata da un castigo benché lieve per il peccato commesso.

  3. Dolersi di un fallo incorso vuol dire aborrire colla mente, odiare col cuore quell'atto sciagurato per cui uno offese il Signore tre volte santo.

  4. Il fanciullo ingenuo che a calde lagrime piange il primo peccato da sé commesso, egli [147]è come un Luigi Gonzaga che sfasciandosi in duolo rallegra il cuor degli angeli.

  5. Credilo, o Filotea: conoscere i propri falli e detestarli, quest'è il conforto migliore ed è caparra di divina benedizione. Dice il Signore: "Beati quelli che piangono, perché saranno consolati"32.

  6. Piangere dinanzi a Dio rallegra gli angioli. Piangere e accusarsene dinanzi al ministro del Signore rallegra insieme il cielo e la terra.

  7. Quale consolazione è ricevere un castigo dei falli propri. Tu puoi ben dire a te stessa, o Filotea: "Ecco la caparra del perdono celeste".

  8. "Che vuoi, o donna", disse Gesù alla Maddalena sciolta in lagrime. E questa: "Signore e maestro, perdonatemi". E Gesù a lei: "Ti sono rimessi i peccati tuoi". Conforto ineffabile- 946 -! Questo stesso discorso Dio fa udire al cuor tuo quando il sacerdote in nome suo dice: "Ti perdono!".

  9. Ma sovrat<t>utto importa che noi ci doliamo, o Filotea. Abbiamo il cuore in lagrime sempre, perché questa che abitiamo è valle di lagrime.

  10. Iddio ama la creatura da cui è amato. Ma se tu, Filotea, ti incammini quaggiù come una Maddalena desolata in cerca dello Sposo, [148]già con questo tu provi d'amar Dio sopra ogni cosa.

  11. Ovvero tu te ne duoli sol come un servo che si affligge del male commesso bensì, ma sovrat<t>utto perché peccando ha meritato castigo.

  12. In questo caso ad essere perdonata vuolsi l'applicazione dei meriti della passione del Salvatore, non solo in desiderio ma anche in effetto. Nondimeno quanto buono è Dio in perdonare anche per questo solo, che uno si duole per timor delle pene infernali!

II.

Della sua necessità e delle disposizioni per ben riceverlo

  1. Filotea, tu sei ora anima fedele. Ma l'inferno d'una colpa mortale non si aprì mai in un funesto della vita tua? Misericordia del Signore che ancora nella sacramental Confessione ti riceve fra le sue braccia!

  2. Pietà del mio Dio, chi non t'ammira? Ottimo e misericordioso Signore, voi perdonate all'uomo finché vive qualsiasi cumolo di peccato. Buon Padre, l'anima che vuol essere tutta vostra, perché non muore ai piedi vostri per [149]dolore de' falli suoi e degli eccessi di tutto il mondo?

  3. Io penso ai falli miei e li piango. Io li accuso per averne perdono e per farne penitenza. Quest'è il tutto della mia vita, o Signore.

  4. E per far ciò io incomincio dal buttarmi ai piedi del Crocefisso e dire: "Gesù mio salvatore, datemi la destra, ricevetemi presso il cuor vostro".

 

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  5. Meschina l'anima che non è intieramente congiunta al suo Dio! Il pampino non fa uva se non è unito al suo tralcio33.

  6. Filotea, noi non solo preghiamo colla bocca e col cuore, ma supplichiamo nella cenere e nel cilicio. La cenere e il cilicio hanno già salva un la Ninive peccatrice.

  7. L'anima è veramente in lutto quando la circondano pensieri di secolo. Chi piange non sentesi di accorrere ancora dov'è il clamor della dissipazione, il viso della colpa.

III.

Dell'esame

  1. Filotea, tu ti disponi per comparire fra gli angeli, dinanzi a Gesù nel Santissimo Sacramento. Bada bene all'ammanto che ti ricopre, e se esso è macchiato astergine con [150]diligenza qualunque neo, perché ogni fallo dispiace a Dio e disdice troppo nella compagnia dei santi.

  2. Specchiati nel cristallo della legge santa del Signore, della Regola a cui ti legasti, degli obblighi minuti dello stato tuo.

  3. E perché ogni creatura ha i suoi falli propri e le sue tendenze più o meno ree, così tu a questo poni speciale attenzione.

  4. E per quante volte offendesti Iddio pietoso, per tante ritorna alle lagrime di pentimento.

  5. Se scorgi che le tue colpe sono come i capelli del tuo capo, allora sciogli gli occhi in lagrime più copiose, e poi spera nel Signore Iddio tuo.

  6. Bada altresì che una seduttrice, la superbia, non ti induca a scusare le colpe. Ad Adamo prevaricatore forse giovò scusarsi con dire: "Eva mi ha posto a mangiare del frutto vietato"?

  7. Che se nella chiesa come in casa hai voluto venir meno di rispetto all'Altissimo, ripensalo che ciò è eccesso maggiore di male che tu hai commesso, e deplora con più ardente affetto.

  8. E poi la tua qualità di Filotea, sposa fedele al Signore, non aggiungerebbe reità al fallo che per sciagura hai commesso?

 

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  9. [151]Orrenda è ogni figura di male. Benché peccato leggero, una colpa è da Satana. Noi vogliamo essere di Dio, e nella casa del nostro cuore non deve trovar posto una sozzura qualsiasi d'inferno.

  10. Molto più che uno schifo del demonio, appunto perché è infernale, tu non sempre comprendi chiaramente se esso sia colpa di dannazione eterna ovvero fallo di castigo temporale.

  11. Ti preme, Filotea, della casa tua e delle cose che ti si riferiscono per la vita? Ti prema almeno altrettanto pel negozio dell'anima tua.

  12. Ah!, se tu in ogni rivedrai attentamente i falli della giornata, credilo, ciò ti sarà di sprone vivo alla perfezione.

  13. Conoscere se stessi è impresa di tutta la vita. E se tu in ogni ora del apri per notare sul libro della tua coscienza, avrai a rallegrartene un . Guardare a sé ed a Dio, quest'è proprio della Filotea devota.

IV.

Del dolore

  1. Fammi intendere, o Filotea. Ti duole dei peccati commessi? Duolti sempre più, perché il peccato è male pessimo.

  2. [152]Si riconosce a quattro caratteri un cuore che sinceramente piange.

  3. Chi piange sinceramente fa come il pubblicano allo ingresso del tempio e cogli occhi in lagrime grida: "Siatemi clemente, o Signore".

  4. Egli è come Pietro caduto, che scontratosi nello sguardo col divin Salvatore sentesi vacillare e grida: "Ho rinnegato il mio divin Maestro; pietà di me, pietà del misero!".

  5. Di questo si duole Pietro. Perciò sulle sue guancie s'aprono due solchi di lagrime, e non gl'importa punto del mondo, ma della iniquità fatta a Dio, dello scandalo porto ai compagni.

  6. Pietro consolossi alla vista del supplizio di croce.

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Morire in croce è crudo tormento ed è insieme consolazione ineffabile. Duro tormento all'anima è l'iniquità della colpa mortale.

  7. Vero, vero: chi pecca mortalmente riceve nel cuore l'inferno della colpa.

  8. Avere gli occhi in lagrime vuol dire avere il cuore disfatto per orrore del male commesso.

  9. "Peccati non più! -- grida il cuore contrito -- Fuori dalla casa del mio cuore tutti gli idoli di colpa!".

  10. [153]Chi potrebbe ancora avere un affetto solo a quei miasmi che cagionarono febbre putrida nel corpo?

  11. Ma perché noi siamo infermi cotanto, preghiamo il cielo e affidiamoci a Dio pietoso.

  12. Ci rappresenteremo da un lato Iddio ottimo che perdona, e dall'altro lato Dio stesso che affligge con castigo il peccatore, il quale ingiuria vieppiù appunto perché Dio è buono cotanto.

  13. Terribile pensiero! Abbiamo offeso Dio e ci siamo meritati l'inferno. Offendere Dio a vista di Gesù che muore in croce e cacciarsi fra le iniquità dei demoni a vista del paradiso dei santi, quest'è un colmo di pazzia che da pochi si penetra con amarezza di pensiero.

  14. Però, Filotea mia, in accostarti al sacramento della Confessione bada sovrat<t>utto a ciò che importa sovranamente. Dolersi vuolsi dai santi in cielo e dai giusti in terra per chi ha fatto un male qualsiasi.

  15. Te lo ripeto: le lagrime tue sono la consolazione degli angeli. Aduna però nella mente tua i falli altresì della vita passata e con questi come con tante pietre anche tu come Gerolamo percuoti il petto tuo e gloria a Dio.

  16. [154]Tu te ne confessi sovente, e perciò hai molta fiducia di poter con poco compiere un dovere grande. Spera pure in Dio sempre ma non lascia<re> anche di temere quanto è all'uopo, perché come senz'acqua non si battezza, nemmeno senza dolore un'anima riceve validamente il sacramento di Confessione.

  17. Però ferma il proposito di accusare in ogni volta altresì una o più colpe più gravi degli anni d'amarezza.

 

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V.

Del proponimento

  1. Ho giurato e l'ho proposto omai: morire ma non peccare!

  2. Non vo' stracciar un solo comandamento della legge santa del Signore. Morire ma non peccare!

  3. Tutti gli angoli della casa e della terra veduti da me mi rimproverano d'aver ovunque offeso il mio Dio, ma ora non più.

  4. Santi martiri del Signore, pregate per me. Morire io voglio, ma non peccare!

  5. Filotea, siamo infermi e cagionevoli: fuggiamo tutto ciò che può cagionare una ricaduta.

  6. [155]L'arcangelo Raffaele diede a Tobiolo buon rimedio a curare la cecità del padre. L'angelo del nostro confessore ci parla in nome di Dio ed egli è atto per accompagnarne sicuramente e guarire i nostri mali.

  7. Probabilmente la vista di una persona e di un oggetto può conturbare la mente nostra? Ebbene fuggiamone, fuggiamone.

  8. È proprio bisogno di fuggirne. Che cosa è scritto? "Chi ama il pericolo, nel pericolo perirà"34.

  9. Filotea, tu sei sospesa fra cielo e inferno e non attendi con diligenza? Cura più sollecitamente.

  10. Esclama senza misura: "Gesù mio, misericordia! Vergine cara, madre di Gesù, fatemi santa!".

  11. Il cuor nostro è somigliante al cuor di Gesù. Col cuore la Filotea devota può immensamente amare, immensamente dolersi.

  12. Loda Dio che col cuore tu possa cotanto e sappi valertene.

  13. Nel punto di morte che è che ci salva? Un gemito di dolore, un sospiro d'amore.

 

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VI.

Della Confessione

  1. [156]Confessarsi reo, quest'è, o Filotea, un bisogno del cuore colpevole. Il fanciullo dopo aver detto il fallo suo trae più leggero il respiro.

  2. Però Gesù salvatore nello imporre la sacramentale Confessione non ha imposto già una carneficina, ma ha dato un conforto salutare.

  3. Bontà ineffabile! Gesù l'ha detto: "In terra ho i miei tribunali ed i miei giudici". Riferitevi alla sacramentale Confessione.

  4. Ivi esponete le colpe gravi, se una sola provate <di> averne. Ma farete bene <ad> esporre altresì le colpe leggiere.

  5. Né a tanto voglionsi troppo dure parti. Esponete il tutto che sentite dolervi con brevità e semplicemente.

  6. "Ho peccato!". Ecco il massimo capo dell'accusa vostra. Abbiamo più volte peccato, qual confusione!

  7. Lungi intanto lo spirito di timore, di timidità e di fretta, ovvero di umano riguardo[157]. Questi son spiriti infernali. Che ha a fare l'abisso colla Filotea, che viene per essere tutta di Gesù?

  8. Che se nondimeno tu dimentichi senza colpa ancora un fallo, confida che Dio ha miglior cuore che non gli uomini. Iddio perdona.

  9. Ma ritornando altra volta, tu per buona regola di riconoscenza e per dovere di obbedienza esponi il fallo dimenticato.

  10. Sovrat<t>utto stattene umile. Ah, se il ciel t'aiuti che tu intenda la bellezza di un cuor umile!

  11. La semplicità è virtù che fece dire a Gesù Cristo: "Se non vi fate come questi fanciulli, non entrerete nel regno de' cieli"35. Almeno in andare al ministro, che per noi rappresenta Gesù Cristo, usiamo cuor retto e sincero.

  12. E in isciogliere le sozzure dei nostri mali, almeno adoperiamo il modo prudente di arrossire e di non esporre se non

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quello che è assolutamente necessario. Una piaga fetida piuttosto che mostrarla basta indicarla.

  13. Duole presentarsi al medico, ma di poi ne godi perché egli ristagna le piaghe che ti darebbero morte.

  14. Confessalo tu stessa, o Filotea: non è [158]vero che in ripartirti dalla sacramentale Confessione ti pare aver l'ali ai piedi, che sopra il capo ti sembra scoperto il paradiso, che gli angeli sono scesi a rallegrare il cuor tuo?

  15. "Peccato confessato è mezzo perdonato", si dice nel foro civile. Nel tribunale di Dio si dice di meglio: "Il fallo confessato è colpa perdonata".

VII.

Del modo di confessarsi

  1. Anzitutto, o Filotea, esponi che tu ti discopri rea al cospetto del cielo e della terra. Di poi manifesta quello che avvenne in te dopo l'ultima Confessione.

  2. E terminata l'accusa, conchiudi così: "Queste le iniquità che ben conosco, ma le iniquità mie sopravanzano i capelli del mio capo".

  3. Poi attendi a quello che Dio buono, a bocca del suo ministro, sarà per dirti e soggiungi: "Sono serva del Signore".

In dire poniti come Giovanni e come la Maddalena appiè della croce.

  4. [159]Il Sangue di Gesù, nelle parole della assoluzione, scenderà sul capo tuo. Tu allora benedici a Dio, e venuta al tuo angelo loda senza confine la misericordia che t'ha salvata.

VIII.

Del sacrilegio e della Confessione generale

  1. Bello è venire al cospetto di Dio, ma il cielo ci guardi dalle ree intenzioni.

  2. Filotea diletta, dopo confessata ti pare di avere almeno un poco migliorato? Ringrazia Dio e rallegratene in cuor tuo.

 

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  3. Confessarsi pessimamente sarebbe ingiuria pessima.

  4. E nel caso di tanta sciagura sarebbero a rifare in meglio le fondamenta di un edifizio che si rizzò non all'onore di Dio, ma al culto di Belial.

  5. Rappresentarsi alla mente i peccati di tutta la vita o quelli di un anno, è ciò che dicesi Confessione generale o annuale.

  6. In questo proposito tu bene sai il da farsi. In ogni anno tu rientra per un periodo di tempo sacro nel segreto del cuor tuo, [160]parla più intimamente con Dio, e con il confessor tuo esponiti con maggior cura, e poi attienti pienamente a quello che Dio vuole da te.

IX.

Dell'assoluzione

  1. La sacramentale assoluzione tanto vale quanto il merito del prezioso Sangue del divin Salvatore. Oh come conviene che ti disponga a sì grande azione!

  2. Tu affidati intieramente al direttore dell'anima tua.

  3. Potresti tu stessa per caso accostarti quasi per semplice costume e non pensare seriamente all'esame ed al dolore, o non perdonar come conviensi un'inciviltà ricevuta? Anche tu, anima fedele, puoi avere un attacco riprovevole a roba od a persone, che quantunque non sia peccato grave pure impedisce la perfezione nel bene. Anima diletta, se per caso accusi in te queste colpe in grado tuttavia leggero ma che punto non te ne dolga e che punto non proponga emenda, come puoi [161]tu pretendere che il Sangue del Salvatore scenda fruttuosamente sull'anima tua?

  4. "Guai a me se avrò taciuto"36, scrive san Paolo. Il confessore si diporta da medico prudente e da maestro saggio negando o differendo ancora a te, finché meglio ti ravveda, la sacramentale assoluzione.

 

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  5. E tu intanto raccogliti entro te stessa: considera il male de' tuoi falli. Confonditi e prega che Dio ti usi pietà.

  6. Per te, o Filotea, prega dal cielo tale guida spirituale che affatto e di subito sappia avvisartene per ogni mal passo che tu ponga in fallo.

  7. Noi siamo infermi nelle potenze dell'anima. Meschinelli, che sarà de' ciechi brancicanti se una guida pietosa non li diriga in cammino sicuro?

  8. Una guida sapiente si ha dal cielo in premio di molte opere buone. Supplica finché un'anima ispirata diriga con chiarezza i passi tuoi in nome dell'Altissimo.

X.

Della soddisfazione ossia della penitenza

  1. [162]Scorgiti Filotea: sul corpo tu sei un ammasso di piaghe putride. Solo una medicina può guarire le ulceri del tuo senso ribelle, la penitenza. Nelle facoltà dell'anima tua sei un mostro di superbia, nelle mente un abisso di vanità, nella memoria un vulcano di vane immaginazioni d'abisso, di rovina nel cuore. Misera te se non ti riconosci! Più misera se riconoscendoti non ti abbracci alla penitenza che salva!

  2. Un'anima non può essere amante assai del Signore se non opera a mortificarsi nel mangiare, nel bere, nel dormire. La penitenza è proprio di chi ha peccato e vuol risorgere, è necessaria a chi è tuttavia innocente e che vuol perseverare. Filotea, non si anima religiosa che non sia davvero mortificata. Quanto poi al grado ed al modo delle tue penitenze, tu abbi per norma il buon fervore del tuo cuore ed il consiglio di un [163]saggio direttore di spirito che conosce quello che Dio vuole da te.

  3. Né tarda<re> a mortificarti. Tu ogni ora, in ogni momento profitta di quelle molte croci che Dio buono sparge nel sentiero della tua vita. Guardati dal calcare con piè indifferente una croce del divin Salvatore. Solo il legno della croce

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salva da morte nel naufragio del mar di questa vita. Chi ti assicura che tu possa ancor vivere fino all'indomani? Dunque accollati la tua croce e segui il tuo Salvatore.

  4. Filotea, ricordalo e non ti atterrire. Per piacere a Dio tu devi salire nella via del Calvario sino al vertice dello stesso. Tu che sei chiamata a vita religiosa, tu sei da Dio predestinata perché fino all'ultimo tu beva con Gesù in croce il calice amaro. La Chiesa, tua saggia madre, prima di ricevere il voto con cui un'anima si consacra a Dio, ella domanda: "Credi poi che non ti venga meno la lena a seguire la Vergine e Giovanni il diletto fino al piè della croce del Salvatore?". Non indietreggiare, anima mia. Grida con fede: "Io vo' vivere confitta alla croce del Salvator mio per addormentarmi morta entro al costato aperto del mio sposo Gesù".

  5. Son tante le tue colpe, o Filotea, tante [164]le iniquità della vita passata, molteplici le freddezze della vita presente. Misera, che sarà di te in avvenire? Il mondo degli angeli e degli uomini guarda a te, o Filotea, che dici di voler amare Iddio. Meschinella se tu anche per una volta sola manifestassi al mondo che non sei quell'anima paziente e virtuosa che indica lo stato tuo!

  6. "Iddio buono, lo so, mi ha perdonata. Egli mi ha chiamata le tante volte come la Maddalena a' suoi piedi. Ma ho io pianto di cuore come doveva? Ho offerto a Gesù come la Maddalena il meglio che possedeva, l'unguento del buon esempio e della mortificazione? Ah, quando verrà Gesù a giudicarmi che gli risponderò io? Ma se non saprò che gli aggiungere, intenderò il da farsi nel purgatorio che mi si assegnerà. Sicché finché io ho lume per vedere quaggiù, io devo avere anche lagrime per deplorare".

  7. Filotea, dappoi che tu con voto speciale ti sei consacrata a Dio, tu hai ricevuto quasi novello un Battesimo santo e con Dio hai contratto specialissime obbligazioni. Ora che fia di te se ancora contristi il tuo sposo Gesù? Misera! Misera, se come i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni tu dormi in [165]quell'ora che Gesù Cristo veglia in sudore di sangue! Con lagrime di acqua tu devi piangere le colpe commesse prima del tuo voto. Ma le mancanze consumate dopo, tu le devi deplorare - 956 -con lagrime di sangue. Tanto richiedesi da te, perché a chi più fu dato maggiormente sarà richiesto.

  8. Ma tu che vali, Filotea? Avvalora le forze tue e poi stringiti alla destra di Gesù, e con lui prega Dio e soddisfa per i tuoi peccati.

  9. Ricorda poi, o Filotea, che il sacerdote confessore te lo manda il Signore per iscamparti colla sacramentale Confessione dalle pene dell'inferno. Quanto alle pene temporali di quaggiù e nel purgatorio, converrà che sovrat<t>utto tratti la cosa tra te e Dio. Non istancarti di far penitenza, né desiderare di morire per sottrarti ai travagli di quaggiù. Non paventi il morire quando sai che ti rimane ancora a soddisfare nel purgatorio?

  10. Però compi la penitenza tua in pregare colla pietà di angelo. Il tuo aspirare e respirare dovrebbe essere una preghiera continua. Soddisfa a Dio con mortificare la gola. Mangiare bisogna per lavorare, ma che importa, dopo averlo trangugiato, che il cibo [166]tuo sia quello proprio dell'agiato piuttosto che il comune al povero? Mortificare il gusto è il principio della perfezione. Tu mortifica come meglio puoi tutti gli altri sensi. Altra penitenza è la limosina. Quando tu porgi il pane tuo al povero, gli offri i sudori della tua fronte, i pensieri in parte della tua mente.

  11. Consolati, che pregare significa volger la mente a Dio per salutarlo. Ogni tua azione di lavorare, di mangiare, di divertirti, di dormire, se tu la compi per amor di Dio, tu preghi. Molto meglio operi quando tu eseguisci qualsiasi opera di pietà presso agli infermi, agli ignoranti, agli afflitti e simili.

  12. Consolati parimenti, che digiuno può essere per te mortificare i sensi del corpo, le facoltà dell'anima, con qualsiasi sofferenza che ti venga dall'alto o che tu domandi a Dio.

  13. Ripassa pure le opere di misericordia o spirituali o corporali; consolati in esse, perché ogni opera che vi appartiene è limosina grata al Signore.

  14. Nondimeno ricordalo tuttodì: la penitenza sacramentale è imporporata dal sangue santissimo del Redentore.

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Quella è specialmente meritoria. Prega il confessore a [167]concederti la grazia che ogni tua opera di bene abbia il merito della sacramentale penitenza.

  15. E malgrado tutto questo, che è condonazione rilevantissima, chi ti assicura che morendo Dio t'accolga subito in cielo? Il Signore è tre volte santo e tu, Filotea, finché vivi sei colma di imperfezioni e rea ancor di peccato. Almeno con tutto il voler tuo purifica il tuo cuore dall'amore di te e di queste povere creature di quaggiù.

  16. Una divisione, con riparo di carta come è in un palcoscenico, separa noi dalle anime dei nostri cari fratelli del purgatorio. Come il vento si leva in alto una foglia e poi la precipita inaridita, così la nostra vita è agitata dal vento di morte. Quando però saremo avvolti entro le sepolture, chi ci soccorrerà? Almeno con gemiti, con limosina, con il Sacrificio augustissimo del Verbo incarnato, soccorriamoci noi vivi, soccorriamo ai defunti nostri e saremo alla nostra volta sollevati nel purgatorio nostro.

  17. E come le colpe che appieno o non si aborrono o non si riparano quaggiù si hanno poi a lagrimare nel purgatorio, così dopo la sacramentale penitenza poniamo attenzione a riparare altresì tutti quegli atti, [168]benché minuti, di mormorazione, di maldicenza, di mancanza di carità, di zelo indiscreto, di gelosia amara o di checché d'altro che è vizioso e di peso al nostro prossimo.

  18. Havvi delle persone che in uscire dai santi Sacramenti portano in fronte l'aureola del santo e traggono al bene con soavissimo odor di virtù. Filotea, possa tu essere tale affine di riparare a tutti gli scandali dati fin qui!

  19. E se è uopo, a che tardi altresì a prostrarti innanzi ai fratelli che per ventura hai offeso? Affrettati a chiederne loro venia. Guadagnerai le loro anime, e gli spiriti celesti ne esulteranno.

  20. Fortuna tua! Ti sei confessata, o Filotea. Parmi sentirlo il cuor tuo e udirlo. Esso mormora gemiti di contento o in sussulti di gioia purissima. Hai sentito la voce del Signore dirti: "T'ho perdonato... mi sei cara, o Filotea. Tuo è il mio paradiso... Io t'assisto che non ricada ancora in molti falli.

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Ricevi in pegno della mia promessa il tesoro delle indulgenze, che è il frutto del Sangue mi". Esulta pure, o Filotea. Esultane e fa intendere a tutto il mondo che la gioia che provi in te non è del suolo quaggiù, ma è [169]saggio e pegno di quella che è nel paradiso eterno dei beati.

XI.

Delle indulgenze

  1. L'aiuto tuo, o Filotea, è Chiesa santa quando in atto di madre pietosa viene a te ricca del tesoro delle sante indulgenze, a fine di comunicarti in copia il merito di riparazione che t'offre il Sangue di Gesù, o con questo il candor di Maria o i patimenti dei martiri e dei santi.

  2. La benedetta ti parla con accento di bontà ineffabile così: "Filotea, riponi pure a tuo pro questo che mi fu dato da Gesù, sposo mio e padre tuo". Iddio ci ama così.

  3. Iddio e i suoi santi t'offrono di cuore il tesoro dei loro meriti, ma tu come ne sei riconoscente, tu, dico, che forse duri fatica a conservar benedetto il tuo rosario, benedetta l'acqua lustrale sopra il capezzale del tuo letto? Non è vero che trascuri perfino di portare al collo quegli abitini divoti e di recitare, a preferenza di altre, quelle preci che sono più divote e dalla Chiesa specialmente [170]indulgenziate? Eppoi vanti d'essere Filotea, od anima amante del Signore!

  4. Ora poniti dinanzi quelle vere figure di penitenze, Domenico Loricato, che pioveva sangue dal corpo, e Simeone Stilita, che amava infracidire piuttosto che scemare dalle penitenze, e poi : "Che faccio io che tanto m'accarezzo e mi adulo?". Filotea, vuolsi penitenza ancor da te sino all'ultimo , e le estreme ore stesse desidera trascorrerle nella cenere e coperta di cilicio.

  5. E per non perdere tempo comincia dall'aderire all'aiuto tuo, il tesoro di tua Madre. Conservati fedele a Dio e porta con esattezza quel peso che la Genitrice tua con tanta soavità

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sa proporzionare alle spalle de' suoi figli. Perché Dio t'arricchisca del tesoro delle sue indulgenze, tu devi almeno fedelmente eseguire quelle opere che la Chiesa ti ingiunge.





p. 945
32                Mt 5, 4.



p. 947
33                Cfr. Gv 15, 5.



p. 950
34                Sir 3, 27.



p. 951
35                Cfr. Lc 18, 17.



p. 953
36                1 Cor 9, 16.



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