Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

IX. La Roma degli imperatori pagani e la Roma dei pontefici cristiani

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IX.

La Roma degli imperatori pagani

e la Roma dei pontefici cristiani

  [28] La Roma pagana Daniele la vide in ispirito in forma di cotal belva sanguinaria che divora sempre e sbrana colle zanne quello che non può stracciare coi denti. Le dieci corna che si erigono dal capo della furibonda sono i dieci persecutori tiranni che nei primi trecento anni dissanguano sovrat<t>utto i fedeli del Signore.

  Le stragi che mena la belva selvaggia sono le sedizioni, le guerre civili, i massacri che in oriente accadono per mezzo di Erode, di Albino, di Gessio Floro31 e degli altri governatori che mandati da Roma a maggior terrore dei popoli si frammischiano agli assassini e si fanno capi di bande malfattrici. Una spada fiammeggiante, segno dell'ira celeste, splende per un anno sopra Gerusalemme, la perfida che ha tradotto al Calvario il suo Salvatore, e mille segni di minaccia accompagnano. Finché le truppe romane assediano la città e la stringono colla fame e la fanno divorare in fazioni di guerre civili e la fanno innondare in un lago di sangue dalle mure, - 968 -e nello interno per poco la fanno marcire, i morti coi vivi, in un contagio fierissimo che si appicca. In poco spazio di tempo dugentomila cadono per pestilenza e dugentomila sotto il taglio della spada o sono affissi vivi alle croci, finché la Gerusalemme è bruciata e [29] il tempio strutto in faville, e i carri di campagna vi passano sopra con trionfo schiacciando i vinti.

  Questo in oriente. Nell'occidente nostro poi il trono di Roma pagana è divenuto come l'ammazzatoio de' suoi governanti, perché nello spazio di un secolo ottanta imperatori vi furono sgozzati dal livido dell'invidia, dal furore dei popoli stanchi. Finché Roma cadde e fece rallegrare l'angelo dell'Apocalisse che sclamò: "E' caduta, è caduta la gran Babilonia ed è diventata abitazion dei demonii e carcere di tutti i volatili immondi ed odiosi"32.

  Alarico dal settentrione nel 410 precipitò alla volta di Roma gridando: "Io sento qualche cosa in me che mi trae a distruggere Roma; più l'erba è folta e più la falce ne prende".

  Ed Attila che gli succedé intestava suoi editti così: "Attila figlio di Bendemo33, pronipote del gran Nembrod, per la grazia di Dio re degli unni, dei medi, dei goti, dei daci, terrore del mondo e flagello di Dio". Spacciava poi che le stelle cadevano dinanzi a lui, che la terra tremava sotto ai suoi piedi, che più non cresceva fil d'erba dove il suo cavallo calpestava coi piedi.

  Roma patì pure orrendi saccheggi sotto Genserico nel 455. Per mano poi di Totila nel 544 i romani, così delicati, pascevansi, in eccesso di fame, di topi, di ortiche, di feccie, patendo mali estremi più che i babilonesi nell'eccidio della loro capitale.

  Ma intanto sotto alla Roma pagana era nelle catacombe nascosto e sofferente in lagrime di sangue [30] Pietro, il Vicario di Gesù salvatore, e con lui le migliaia e migliaia di cristiani fedeli. I quali a guisa dell'apostolo Pietro porgevano al - 969 -cielo il sacrificio della propria vita, alla terra il buon esempio di carità e di compatimento.

  I cristiani si facevano come angeli in mezzo agli appestati, onde i pagani meravigliando domandavano di essere eglino stessi educati a questo vivere celestiale. Sovente il soffio dei molteplici carismi di Spirito Santo recava al pontefice sommo e per esso ai fedeli il potere di far miracoli, di parlare linguaggi svariati, di guarire infermi, di suscitare morti. Sovrat<t>utto lo Spirito del Signore era nel cuore ai credenti quando dovevano rispondere ai giudici o predicare ai miscredenti; era tutto nell'animo e nel corpo loro all'atto che Dio l'incoronava col martirio santo.

  Nello spazio dei primi trecento anni undici millioni di cristiani volarono al paradiso cantando il trionfo del martirio. Per lo che era generale la brama del martirio, e quando Diocleziano faceva incidere alle porte di Spagna che la fede in Gesù Cristo era distrutta omai, allora mostrossi più che prima viva. Il sangue dei martiri fu seme di cristiani. Presto vedremo Costantino il Grande che sventola il vessillo della croce sul Campidoglio e che grida: "Siamo salvi omai! Il mondo è libero dalla tirannia pagana". L'apostolo san Giovanni, che vide in ispirito il trionfo della Chiesa, sclama: "E un prodigio fu veduto in cielo, una donna vestita di sole e la luna sotto ai piedi di lei e sulla testa una corona di dodici stelle"34.

  [31] Ammirabile Chiesa di Gesù Cristo, come sei bella! Diognete, riportato da san Giustino, la descrive bella così: "I cristiani abitando nelle greche città o nelle barbare seguono nel vitto e nel vestito i costumi degli abitanti, e contuttociò formano una società meravigliosa e veramente incredibile. Abitano le proprie città ma come viandanti, hanno tutte le cose in comune cogli altri come cittadini e patiscono tutte le cose come pellegrini, ogni paese straniero loro è patria e la patria è loro come straniera, prendono moglie come gli altri e generano figliuoli ma non li lasciano in abbandono, vivono in carne ma non secondo la carne, sono in terra ma hanno in - 970 -cielo la loro conversazione, sono obbedienti alle leggi ma il loro tenor di vita è lungamente superiore alle leggi, amano tutti e son da tutti perseguitati, sono condannati senza essere intesi, sono messi a morte e acquistano nuova vita, sono mendichi e arricchiscono molti, hanno bisogno di tutti e tutto loro sopravanza, sono calunniati ed è reso omaggio alla loro virtù, sono insultati ed essi benedicono, fanno il bene e vengono puniti ed essi si rallegrano come d'un bene che loro venga fatto. A dir tutto in una parola, ciò che è l'anima nel corpo, in tutte le membra del corpo stesso, i cristiani il sono per tutte le città dell'universo. La loro dottrina non è altrimenti di questa terra. Il vero Dio, l'onnipotente, l'immortale, fece discendere dal cielo la sua virtù. Il Signore ha mandato loro il Salvatore e questi è venuto come chi chiama e non come chi insegue. Un giorno lo manderà per giudicare, e chi sostener potrà la sua presenza?"

  [32] Ma non temeranno, sì gioiranno di gaudio ineffabile tutti i fedeli che in vivere guardano a Roma, alla città del Vicario <di> Gesù Cristo, alla terra dei martiri e dei santi del Signore. O Roma, io ti saluto torre di salvezza! O pontefice sommo nella città di Roma, io ti venero vicario di Dio e salvatore della terra con Dio.





p. 967
31 Originale: di Gessio, di Floro; cfr. Rohrbacher II, p. 758.



p. 968
32 Ap 18, 2.



33 Originale: Bendenno; cfr. Rohrbacher II, p. 813.



p. 969
34 Ap 12, 1.



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