Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
Lettura del testo

LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XVII. Il cuore del pontefice nelle sciagure pubbliche

«»

[- 990 -]

XVII.

Il cuore del pontefice nelle sciagure pubbliche

  Il cuore del pontefice, padre universale del mondo, è più grande in tempo di più universale sciagura.

  Nel periodo dal quarto al quinto secolo il Cristianesimo rifulgeva della sua purissima luce alle menti degli uomini, ma gli uomini in molta parte ancora rifiutavano di aprire gli occhi alla luce per affondarsi tanto più colpevolmente nelle tenebre e nel vizio del paganesimo. Onde al mondo ne venne castigo tanto più severo.

  [57] Roma dopo aver patito infiniti mali di fame, di guerre, di sangue, addì 16 dicembre 546 cadde sotto Totila, il barbaro condottiero del settentrione. San Giovanni aveva sclamato in vedere:". E' caduta, è caduta la gran Babilonia... è caduta perché inebbriavasi del sangue dei martiri e ubbriacava i popoli col vino della sua prostituzione, con lo scandalo della sua idolatria"71.

- 991 -  Cosroe nel 540 aveva pure appianata Antiochia, la regina dell'oriente, colpevole come Roma pagana, mentre pochi anni addietro, nel 526 un tremuoto e vulcani apertisi nelle viscere della città avevano avvolta tutta Antiochia in orribile eccidio. Il tremuoto per lo spazio di sei mesi faceva udire le scosse fino a sette leghe da Antiochia stessa. Il patriarca Eufrasio, avvolto entro, per un giorno fece intendere suoi pietosi lamenti di sotterra, ma invano. Questo è il quinto dei terremoti che toccarono a quella capitale. Nel verno che succedé, i poveri morivano di freddo finché un sant'uomo gridò alto: "Gli occhi al cielo... stampiamo sulle porte di casa e nei cuori nostri il motto "Cristo è con noi", ché il Signore ci aiuterà".

  In più altri luoghi gli incendi, le innondazioni, i tremuoti atterrarono più che 500 città. Né sol ciò, ma nel 531 una pestilenza che disertò quasi tutto il mondo conosciuto infierì per lo spazio di cinquant'anni. Mieteva vittime in estate e in ogni altra stagione. Sorprendeva questo paese e non quell'altro vicino, questa famiglia e non altra d'accanto. Quando il malore sembrava partirsene, ritornava assalendo[58] altri individui qua e . Fra gli oppressi dal morbo alcuni perdevano la ragione, altri rimanevano assopiti; i giovani ne erano più specialmente presi.

  A colmar la misura di tanti mali, i persiani invasero in oriente, nell'Armenia72, nella Mesopotamia, nella Cappadocia, in Calcedonia. Onde quando san Teodoro73 diceva al patriarca Tommaso di Costantinopoli: "Si vedono segni di gran minaccia", questi rispondeva: "Oh, che io muoia prima che veda tanti mali del mio popolo!" Eccolo il cuore del pastore e del pontefice!

  Gli ebrei per giunta, ed eccitati dalla crudezza ferma di veder scorrere il sangue cristiano, ordirono un orribile massacro di novantamila cattolici fedeli. Sant'Anastasio, il vescovo di Antiochia, bruciaronlo vivo. I monasteri copiosi, detti laura - 992 -di san Saba, celebri per il fervore di pietà, li rovesciarono in generale rovina. I cuori sacerdotali di tanti ministri del Signore si offersero allora in olocausto allo Altissimo, implorando mercé per tutti. Il pontefice sommo, il più vicino al cuore santissimo del Redentore, riceveva nel suo cuore i patimenti di tutti e ne spremeva per sé fino all'ultima stilla tutte le amarezze di dolore.

  Compassionando alla Chiesa ed al pontefice, Benedetto, che era nato in quel di Norcia74 nel 480, si fece monaco e adunò compagni mille a mille, insinuando loro costantemente così: "Lavoreremo per amor di Dio e in sollievo al Vicario del Salvatore nelle arti, nelle scienze, nelle industrie, nell'agricoltura[59]. Possederemo nulla, né tampoco ci diremo padroni delle vestimenta nostre, perché non si attacchino disgustose brighe giammai fra noi. Sommetteremo le nostre fronti all'obbedienza75 tuttodì e se il mondo dirà, lasceremo cantar le passere".

  I benedettini salvarono l'Europa dalla barbarie e cooperarono perché personaggi santissimi sorgendo gridassero: "In tempo di sciagura gran conforto è guardare al Vicario del Salvatore e per esso pregar Dio e aspettare misericordia dall'alto".

  Sorsero sclamando egualmente al mondo tutto sant'Equizio negli Abruzzi, san Remigio nella Gallia, san Leone, san Quinziano, san Nicezio, sant'Avito, san Medardo, santa Radegonda, sant'Ebrulfo, sant'Agapito che in morendo le moltitudini si accavalcavano fin sui tetti per iscorgerne in passaggio la salma venerata.

  Sant'Agapito venendo dinanzi all'imperatore parlava: "Io, povero peccatore, desiderai venire a Giustiniano come a re cristianissimo, ed ecco che io trovo un Diocleziano. Ma io non ho paura delle tue minaccie".

  Di questo tempo sant'Ottato volgendo rispettoso il guardo al pontefice scriveva: "San Pietro, egli solo ebbe le chiavi del - 993 -regno de' cieli per comunicarle agli altri pastori". Al che accennava pure sant'Agostino in scrivere che il Signore ai vescovi ha confidato le sue pecorelle confidandole a Pietro.

  San Fulgenzio indirizza a salute il mondo cristiano a mezzo dell'umiltà, della verginità, dell'orazione.

  Boezio, il vero Platone cristiano, dettava le Consolazioni della filosofia, mentre san Davide, san Dubrizio, san Teliau, san Daniele76, san Cadoc, sant'Iltuto, [60] san Sansone, san Maglorio si facevano modello di virtù cristiana ai popoli.

  Cassiodoro scriveva che lo studio e la preghiera ci riparano da gravi mali e lasciò libri delle sette arti liberali, la gram<m>atica, la retorica, la dialettica, <l'aritmetica>, la musica, la geometria, l'astronomia77.

  Sant'Agricola, sant'Aureliano, san Gilda, san Sacerdote, san Nicezio, san Gallo, san Eleuterio, sant'Albino, san Leobino, santa Radegonda pugnavano da intrepidi, mentre il santo pontefice Vigilio78 percorreva la via dello esiglio piuttosto che cedere alle prepotenze di Giustiniano, che fuori l'opportunità del tempo voleva costringere il Vicario del Signore a proferire intorno all'affare dei Tre capitoli.

  La Chiesa di Gesù Cristo come è ammirabile! Se non fosse il Vicario del divin Salvatore, chi potrebbe ancora in momento di sciagura attendersi, mentre vive, un conforto?





p. 990
71 Ap 18, 2s.



p. 991
72 Originale: America; cfr. Rohrbacher V, p. 416.



73 Originale: Teodosio; cfr. Rohrbacher IV, p. 414.



p. 992
74 Originale: Subiaco; cfr. Rohrbacher V, p. 61.



75 Originale: le nostri fronti dell'obbedienza.



p. 993
76 Originale: san Dubrizio, san Santone, san Teliaco, san Daniele; cfr. Rohrbacher V, p. 21.



77 Originale: astrologia; anche per l'integrazione cfr. Rohrbacher V, p. 151.



78 Originale: Silverio; cfr. Rohrbacher V, p. 179.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 Èulogos SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma