Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XX. Contraria sorte dei re ostili E dei sovrani fedeli al pontefice

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XX.

Contraria sorte dei re ostili

E dei sovrani fedeli al pontefice

  [68] In breve periodo del 700 già si scorge chiaramente la sventura che incontrano gli imperatori nemici del pontefice di Roma e la buona ventura dei sovrani che al Vicario di Gesù Cristo si mostrano ossequenti.

  A Costantinopoli fu l'imperatore Giustiniano che si arrogava di giudicare la dottrina e la persona del pontefice sommo, e Giustiniano toccò umiliazioni e disfatte ignominiose, finché morì divorato da furiosa rabbia.

  Costantino Copronimo, altro imperator costantinopolitano, disobbedendo al pontefice pretese <di> dire ai manichei ed agli ebrei: "Battezzatevi o siete morti". E il Copronimo assisté allo spettacolo degli ebrei che ricevettero con impostura il Battesimo e dei manichei che preferirono bruciarsi vivi93. L'imperatore poi perì sovr'essi.

  I maomettani si fanno <a> dire allo imperator Leone Isaurico ancora in Costantinopoli: "Non paventi tu <di> adorare nelle im<m>agini cristiane un idolo di legno o di sasso?...". E Leone pretendendosi superiore al Vicario di Gesù Cristo intima ai sudditi: "Cessate dal venerare le im<m>agini o siete morti". Or Leone passeggia nel terror della persecuzione e si trastulla nei patimenti di san Giovan Damasceno che, istruito da un [69] monaco Cosma in Damasco su tutto lo scibile di quel tempo, era gran luminare ai popoli. Leone sparse il sangue di sant'Andrea Calibita94 che l'avvisò amorevolmente con dirgli "Se tu adori Gesù Cristo, come osi insultare alla sua im<m>agine?"

- 1001 -  Il terribile persecutore gavazza nel sangue dei sapienti dell'Ottagono, tripudia nello atterrare in Costantinopoli e fuori croci ed altari. Il superbo osa imporre allo stesso pontefice, allora Gregorio ii, e ne ha in risposta memorabile questo: "Tu scrivi minacciando, ma non sai che il pontefice è mediatore tra l'oriente e l'occidente?... Papa san Martino e l'arcidiacono Massimo dal tuo predecessore furono fatti morire nello scoglio di Chersone, ma essi son santi... Piaccia al cielo che ti ravveda... Per cagion tua mi torna grave la vita... Ma non temo le tue minaccie... Intanto perché tu la intenda ti replico qui che le im<m>agini sacre son da venerare perché esse ci portano più facilmente col pensiero a Dio...".

  Infelici gli imperatori greci che aderendo alle insinuazioni dei turchi vivevano da infedeli più che da cristiani, pascendosi di lussuria e straziandosi nelle discordie, come Omar ii che si infranse nelle ire e come Solimano che in soverchia crapula crepò per mezzo. Vedremo a suo tempo Napoleone i interrogare ansioso: "Quanti sovrani hanno fatto guerra al papa, e come hanno essi terminata la vita?" E sentirassi rispondere: "Ottanta crebbero persecutori, e tutti fecero parimenti mala fine".

  [70] In occidente il lume della fede risplendeva come face ardente, e in questa parte del mondo i principi ponevano lor gloria in umiliarsi dinanzi al pontefice. Un re in assumere il comando si poneva riverente dinanzi a Dio ed alla presenza del Vicario di Gesù Cristo e giurava così: "Io prometto, in nome della santissima Trinità, primieramente di fare che la Chiesa di Dio e tutto il popolo cristiano godano sotto il mio governo vera pace; secondo, di reprimere le rapine e le ingiurie in qualsiasi classe di persone; terzo, che in ogni giudizio l'equità vada congiunta alla clemenza, a ciò che l'ottimo e pietosissimo Iddio possa per l'eterna sua misericordia perdonare a noi tutti".

  L'accordo tra la Chiesa e il sovrano era pieno. I vescovi regolavano le elezioni del re, mentre non rara volta un re lasciava il trono per farsi monaco, siccome testé Carlomanno in Roma.

  Nei monasteri il fervore di fede e di martirio era vivissimo.- 1002 - Nel convento di Lerino erano 500 monaci santissimi, i quali allo avvicinarsi di schiere turche fecero dinanzi a Dio questo proposito: "Noi ci lasceremo trucidar tutti, ma non abbandoneremo questa rocca santa. E perché morti noi questo luogo benedetto non rimanga abbandonato, rimetteremo anzitutto in salvo 36 novizii, perché ritornando richiamino monaci pii a ripopolare questo asilo caro".

  Qual fede! E' la fede a cui si inspirò il re Carlo Martello quando, allo irrompere delle immense falangi maomettane, quel sovrano di Francia co' suoi precipitò sovr'essi, ne passò fuor fuori trecentosettantacinque mila colla spada, e dissanguate fece ritornare le restanti[71] soldatesche turche. Quale trionfo! E' il trionfo con cui Iddio buono distingue i sovrani ossequenti al suo Vicario in terra.





p. 1000
93 In Rohrbacher V, p. 797, l'episodio qui riassunto (Costantino Copronimo [...] bruciarsi vivi.) è riferito a Leone III Isaurico invece che a suo figlio Costantino V Copronimo.



94 Originale: Calebita; cfr. Rohrbacher VI, p. 95, dove però l'uccisione di sant'Andrea il Calibita è attribuita a Costantino V Copronimo.



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