Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XXII. La Chiesa è come l'arca di Noè

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XXII.

La Chiesa è come l'arca di Noè

  Non è dubbio: la Chiesa è come l'arca di Noè. Chi non ricovera entro a quell'arca, viene assorbito dalle onde furiose del diluvio universale. Quasi diluvio di devastazione in quest'epoca dell'ottavo secolo si rovesciò sulle nazioni di oriente e di occidente l'impeto dei musulmani. Or quanto all'oriente, i principi ed i popoli torsero sempre più lontano lo sguardo dalla Chiesa, e quelli perirono sotto il ferro saraceno. Gli occidentali poi mantennero l'occhio rivolto a Roma ed al pontefice romano, e questi furono salvi.

  Almansor96, pontefice e re musulmano, proponeva che i cristiani erano da esterminare, gli ebrei poi da bollare in fronte. Il califfo Aroun rispondeva all'imperator di Costantinopoli così: [75] "A Niceforo, cane dei romani... Verrò io stesso in persona a recarti la risposta di un tributo a pagarsi...". Onde Niceforo tosto gli fece intendere: "Ebbene non tu a me, ma io a te pagherò tributo... Ritirati, te ne prego".

  Gli imperatori greci si avvolgevano in tutti gli errori di mente, in tutti i vizii di cuore. Spesso facevano comunella con i paoliciani, eretici dissolutissimi, onde ne perdevano perfino ogni buon criterio d'uomo ragionevole. L'imperator Michele in udire di nuove provincie strappategli dai turchi rispondeva: "Lasciatemi divertire alla mia pesca perché io non ho preso che un pesce solo, mentre il mio liberto ne ha cavati fuora due"97. Il malo esempio dall'alto scendeva al basso, e così nessun più rimase voglioso di invocare il ricovero dell'arca, onde Costantinopoli fu alla vigilia della sua caduta.

  I musulmani innondarono pure nell'occidente. Nell'843 assalirono il celebre monastero di Montecassino e ripassarono di - 1006 - a Fondi98 ed a Gaeta, quando il pontefice san Leone, quarto di questo nome, d'un tratto edificò in fortezza la città detta Leonina ed emettendo poi ruggiti di terrore sgominò quelle belve del deserto, i musulmani infedeli. I quali in fuggire molti perirono in mare; le onde ritornarono poi in parte, con i cadaveri, anche le ricchezze rapite.

  Altro nerbo nemico riparò alla Spagna, dove attesero per corrompere come a Costantinopoli la fede ed i costumi dei cristiani. Ma i generali spagnuoli [76] rispondevano al saraceno: "Meglio il giogo di Gesù che rende liberi, piuttosto che il giogo vostro che incatena la mente all'errore, il cuore al vizio". E il sacerdote Eulogio99 porgeva intanto il suo libro Esortazioni al martirio ai fedeli di Spagna. San Perfetto, san Giovanni, sant'Isacco, san Sancio100, santa Flora con molti altri in quel regno furono coronati di gloriosa palma, onde il sangue dei martiri rafforzò la fede nei cristiani di occidente.

  L'Europa non uscì giammai dall'arca di salvezza, Chiesa santa, ed ella non fu avvolta nei turbini di procella. Carlomagno aveva disposto che il primogenito, con il consenso del popolo, fosse imperatore e gli altri sovrani dipendenti. Or accadde che i figli di Lodovico si presentassero coi loro eserciti a Compiègne101 per proclamarsi indipendenti. Allora fu un monaco Vala che accorrendo gridò: "Muoia io, ma si salvi l'impero!" Le parti belligeranti, in ossequio al ministro di Dio, depongono le armi e ritornano alla quiete. Ludovico ne ringrazia Iddio e la Chiesa e si dispone poi a morire ricevendo per quaranta giorni continui il Corpo santissimo del Salvatore.

  Il figlio Lotario gli succede nell'impero, ma i fratelli Carlo il Calvo di Francia e Lodovico re di Germania con due eserciti si presentano a Lotario e gli intimano: "Vogliamo essere sovrani indipendenti... I nostri popoli il vogliono e noi pure con loro". Or Lotario apre un combattimento. Gli avversari <lo> costringono alla fuga, ma il richiamano bentosto gridandogli- 1007 -: "Perdoniamoci perocché siamo fratelli, ed ora dinanzi a Dio ed alla Chiesa giuriamo così: Per l'amor di Dio e del popolo, e per la nostra comune [77] salvezza, promettiamo dinanzi allo Altissimo perfetta alleanza in modo che se uno volesse romperla, non sia giammai aiutato dall'altro".

  I tre sovrani erano di mezzana statura ma di bell'aspetto; valorosi, benefici, accorti, eloquenti, abili alle corse a cavallo, benché non abbastanza gagliardi in respingere le invasioni dei normanni, barbari che da Svezia e da Danimarca osarono bottinare fino a Parigi.

  Nondimeno a preservare contro i vizii, di rapina sovrat<t>utto, che i normanni esercitavano, valeva la fede di san Giorgio, di sant'Aurelio, di san Cristoforo, di sant'Anastasio, di san Colombano. Quest'ultimo, popolando le terre di conventi, premuniva i popoli contro le eresie di cotal Gotescalco che, in prevenire i luterani, bestemmiava: "Quel che è fisso da Dio, è fisso: se uno è pel cielo non gli nuoceranno centomila peccati mortali, e questi saranno altrettanti atti di virtù, ma chi è fisso per l'inferno vi precipiterà malgrado centomila atti eroici di virtù, i quali anzi gli saran di demerito come altrettanti gravissimi peccati".

  Il pontefice sommo con opera santa dilatava oltre la fede, mandando missionari intrepidi fino alla Svezia, alla Islanda, alla Groenlandia, che è di prospetto all'America settentrionale. E come i missionari predicavano fin il Vangelo, Rabano Mauro, Valafrido, Pascasio Radberto scrissero pei popoli già convertiti volumi di sapienza atti a perfezionare la pietà nei cuori, la cristiana civiltà nelle menti.

  Qual pro per l'Europa aver sempre guardato alla Chiesa! La Chiesa di Gesù Cristo è come [78] l'arca di Noè fuori la quale non è salvezza nel diluviare delle acque.





p. 1005
96 Originale: Amansor; cfr. Rohrbacher VI, p. 93.



97 In Rohrbacher VI, p. 402 l'episodio qui riassunto (L'imperator Michele [...] cavati fuora due».) è riferito al califfo Amyn invece che all'imperatore Michele III.



p. 1006
98 Originale: Fundi; cfr. Rohrbacher VI, p. 511.



99 Originale: E il vescovo Reccaredo; cfr. Rohrbacher VI, p. 449.



100 Originale: Sanio; cfr. Rohrbacher VI, p. 447.



101 Originale: Compiegne; cfr. Rohrbacher VI, p. 381.



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