Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XXIV. La Chiesa ed i figli della Chiesa nel Medio evo

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XXIV.

La Chiesa ed i figli della Chiesa nel Medio evo

  Che mi state a criticare della Chiesa e dei figli della Chiesa nel Medio evo? La Chiesa non è sempre dessa la città illuminata e illuminatrice che, posta su di un monte, è veduta bella del pari da tutte le parti della terra?

  E nel Medio evo risplendé di luce anche più vaga. Il pontefice sommo è sempre personaggio di vastissima mente per iscorgere agli affetti anche dei figli più lontani, di cuore grandissimo per provveder loro. Il sommo pontefice nel Medio evo è sacerdote sommo che prega, è maestro sapiente che insegna; talora è capitano che addita l'inimico per salvare i suoi e - 1010 -sempre è padre che aduna a sé i figli propri per confidarli entro al cuore santissimo di Gesù salvatore.

  I minori fratelli, i vescovi, ed i figli del pontefice, i fedeli, eccoli nei ritratti che seguono. I vescovi nel Medio evo sono uniti in carità con sé e con il pontefice come gli undici apostoli con san Pietro. Quando [81] a Reims il vescovo Artoldo102 per la prima volta fa il suo ingresso, l'accompagnano 18 vescovi illustrissimi e moltitudini di patrizii e di popolani.

  I vescovi erano allora i giudici come del popolo, così dei principi. Nella battaglia di Soissons si erano usati leggeri falli di slealtà. I vincitori in avvedersene si mettono innanzi ai vescovi ché giudichino essi la loro causa e si sommettono poi ad un digiuno di espiazione per tre anni ed alla visita delle chiese in più fiate. Così Corrado di Germania, terminato un combattimento, s'abbracciava agli avversari dicendo: "Perdoniamoci perché abbiamo a morir tutti".

  I pub<b>lici peccatori ricevevano pure dai vescovi la penitenza di pellegrinare a piè nudi, di non dormire per due notti continue nello stesso luogo, di non mangiar carni, di non bere vino, e pervenuti a vista di una chiesa dovevano pregare genuflessi al limitare di essa.

  Di quest'epoca in Francia alla dinastia dei Carolingi succede per mutazione la dinastia di Ugo Capeto, ma senza spargere una goccia di sangue.

  I sovrani in Europa sclamano: "Chi è grande è sol Dio ed il Vicario del suo Cristo. Quando a noi, godiamo di essere i servi umili ed i difensori della santa Chiesa".

  Soleva dire il re Edmondo: "Quando i popoli onorano Iddio, allora rispettano anche il re". E intanto Edmondo si onora dell'amicizia di san Dunstano e di sant'Elfego.

  L'imperatore Arnolfo correda missionari intrepidi [82] che in nome del Signore si avanzano per evangelizzare la Moravia. E comparendo nel concilio di Magonza deplora vivamente così: "Son causa le nostre iniquità e il non avervi riparato con savie congregazioni che le calamità si fanno pubbliche! Invidiati - 1011 -i sacerdoti, calpestati i monaci, le vergini sparse, le chiese distrutte, dobbiamo ora studiare che hassi a fare da parte di un re cristiano...".

  Intanto con la guida del pontefice e con il soccorso del principe, sant'Odone riforma il celebre monastero di Clunì e infervora più altri monasteri di Francia ed eccita col suo esempio il vescovo Adalberone a fare altrettanto in Germania, e san Meinardo inspira per istituire il santuario ed il monastero di Nostra Signora degli eremiti ad Einsiedeln.

  Un'eletta di monaci santissimi, provando estremo dolore dell'infedeltà dell'imperator turco, si recano semplicemente al suo palazzo e attendono tre anni per parlargli di Dio e di Gesù Cristo, e si hanno poi da Abderamo questo rimprovero: "Ignorate voi che un califfo il quale scende a dispute di religione merita la morte? La fede in Maometto è la sola che salva... Ritornate o siete morti...". Quelli presentano il capo al taglio della spada, ma forzati a riparare in patria, si dolgono ai fratelli dicendo: "E' a motivo dei nostri peccati che non potemmo aver grazia".

  Eppoi i presuntuosi del secolo nostro si vogliono lagnare della Chiesa e dei figli della Chiesa nel Medio evo!





p. 1010
102 Originale: Astoldo; cfr. Rohrbacher VII, p. 20.



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