Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XXVII. La ribellione

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[- 1017 -]

XXVII.

La ribellione

  Lucifero in cielo si ribellò allo Altissimo e scavò sotto di sé l'abisso d'inferno.

  Cotal Luder, carogna nel corpo e nell'anima, mutò il suo nome in quello di Luter o Lotario, ed elevatosi in gigante di superbia gridò: "All'alto è Dio, tristo e tirannico Signore che determina uno crudamente allo inferno e opera nell'uomo l'iniquità. In terra è colui che si pretende Vicario del Signore, - 1018 -un papa giumento. Vero inviato da Dio e angelo di luce sono io, Martin Lutero, e la dottrina che salva è riassunta nelle 99 tesi che io presento. L'uomo non è libero a fare il bene... Per salvarsi basta credere in Dio... Le opere a nulla valgono... L'insegnamento scolastico è invenzione diabolica...".

  Martin Lutero grida ai principi: "I beni delle Chiese son vostri; ché tardate <a> prenderne il possesso?...". Ed a quei del popolo sclama: "Un principe appena è possibile che non sia un gran furfante...". Ai re grida: [91] "Il popolo è una mala bestia e bisogna soffocarlo nel sangue".

  Un Tetzel, dottissimo teologo e personaggio santo, viene per farlo ravvedere e sentesi rispondere: "Non è in nome di Dio che io ho cominciato questo giuoco e non è in nome di Dio che voglio terminarlo".

  Carlo v esilia il Lutero da Germania, ma l'elettor di Sassonia il nasconde con arte nel castello di Vartborgo119. Ivi il demonio compare a Lutero e gli intima: "Una delle due omai: o tu abolisci cogli altri Sacramenti anche il sacrificio della Messa, od io ti soffoco vivo". Lutero obbedisce al Satanasso e d'un tratto Germania è tramutata in un diluvio di vizii e poi in un teatro di guerra che continua per trent'anni. Lutero, sedendo sul monte dei corpi caduti, s'ingloria dicendo: "Sono io che nella ribellione ho ucciso i paesani".

  Gli scolari di Lutero gridano al maestro: "Possiamo noi vederti sulla ruota!" E il maestro ai discepoli: "Possiate voi rompervi il collo subito!" In dire s'affretta da taverna a taverna, e pervenuto a vista del suo paesello, Islebio, toglie da un focolare un tizzone e scrive: "Pestis eram vivus; moriens tua mors ero, papa". E crepa di mezzo in un eccesso di crapula.

  Nella dieta di Spira i luterani si denominano "protestanti" per dire ciascuno alla sua volta: "Io credo in me e protesto contro la Chiesa romana".

  L'incendio di rivoluzione da Germania passa a Svizzera, dove cotal Zuinglio ingaggia armate e scende in combattimento di religione e istituisce a [92] Berna il papato civile, che - 1019 -per confessione degli stessi protestanti non ha fatto e non fa che degli ipocriti. Principi malvagi addivengono gli assassini crudi dei popoli di Svezia, di Norvegia, di Danimarca.

  Nella Inghilterra è Enrico viii che, novello Assalonne, si ribella al pontefice e minaccia <di> calcare in collo al Vicario di Gesù Cristo intimando: "Io sono il re, <ri>conosciuto solo e supremo signore e, per quanto lo permette la legge del Cristo, il capo supremo". Intanto come un Nabucco erige la sua statua d'oro e vuol che tutti l'adorino. Propone ai ministri la soppressione dei monasteri e minaccia: "Sento che il progetto non passerà... ma io vi rispondo che passerà, ovvero fra di voi avrà qualche testa di meno". Enrico viii, il più ingiusto, il più vile, il più sanguinario dei tiranni, segnava sessantamila condanne a morte; cingevasi con cerchio di ferro la ventraia perché non iscoppiasse e moriva nel 1546, all'atto che stava segnando altre condanne di morte.

  Nella Francia mentre si spargevano im<m>agini, libelli, brutture contro la Chiesa romana, un Calvino, bruttatosi di delitti in patria, si proclama fuori, a Ginevra, inviato di Dio, ambasciator del Cristo. Ei pretendeva in altri una purezza angelica, faceva perir nelle fiamme Serveto e disponeva di notte delle forche nel mezzo delle piazze perché i fedeli levandosi al mattino leggessero: "Queste forche sono per chi parlerà male del signor Calvino".

  La ribellione, quale castigo mai! In Costantinopoli stessa erasi osato proclamare: "Meglio il turbante che la tiara!" Per questo il trono [93] degli imperatori era divenuto come un ammazzatoio, il pub<b>lico costume e la fede decaduti, il patriarcato vendevasi allo incanto per dugentomila ducati annui. L'infelice che non riusciva <a> versare tanta somma, di subito veniva appiccato.

  Giusto giudizio del Signore, che perisca di spada chi ferisce di spada120, che sia calcato sul collo dai tiranni chi il collo non volle sottomettere al soave giogo del Vicario di Gesù Cristo!





p. 1018
119 Originale: Varborgo; cfr. Rohrbacher XII, p. 283.



p. 1019
120 cfr. Mt 26, 52.



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