Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XXXV. Croce su croce

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[- 1044 -]

XXXV.

Croce su croce

  Il profeta san Malachia in ripassando, come narra la tradizione, le lotte ed i trionfi dei pontefici sommi, alludendo poi a Pio ix disselo: "Croce su croce", a dinotare la moltitudine delle tribolazioni per le quali sarebbe passato. Giovinetto tant'alto, Giovan Maria Mastai Ferretti da Sinigaglia, in udire maltrattamenti che usavansi al romano pontefice, domandava ingenuo alla mamma sua: "Tanti patimenti al Vicario di Gesù Cristo, perché?... Recitiamo per lui l'orazione del Signore...". E giungeva sue manine a pregare. Stando adulto venne supplice implorando per essere guardia d'onore di sua Santità. Ma il principe Barberini incaricato [124]il rimandò, e Pio vii salutollo dicendo: "Hai un cuore da papa.. Ti santificherai per mezzo di altre croci". Per intercessione della b<eata> Vergine fu salvo da male epilettico, onde poté essere consacrato - 1045 -sacerdote e fu maestro e direttore ai giovanetti in più istituti di Roma, e insieme nunzio apostolico nella repub<b>lica dell'Uruguay208. Finché fu vicinissimo il tempo della lotta.

  Nel 1846 viveva ancora il cardinale Mezzofanti, il quale con ammirabile scorrevolezza parlava e scriveva in settantotto lingue coi loro dialetti. Ed Angelo cardinale Mai, ei solo valeva come tutti gli scienziati di un secolo in pubblicare 300 autori latini, greci, armeni, siri, copti. Pure i seguaci della Giovine Europa, della Giovine Italia, della Giovine Alemagna, della Giovane Polonia e della Giovane Svizzera, perché volevano impadronirsi della persona sacra e del potere temporale del pontefice, gridavano alto alla ignoranza del clero.

  Nel 1848 re Luigi <Filippo>209 osava dire a monsignor Affre: "Signor arcivescovo, vi ricordo che furono spezzate molte mitre". "Questo è vero -- rispose Affre -- ma Dio conservi la corona del re, poiché si son vedute a spezzare benanco molte corone". La corona di re Luigi minacciava omai, quando il santo pastore, sceso in piazza per acquetare il tumulto della rivoluzione, colse di repente la corona del martirio. Intanto venne<ro> terrore e sangue nella Francia; il terrore e il sangue scese<ro> in Italia dove con zelo [125] si pose mano a compiere il programma del massone Ricciardi210 che insinua: "Il clero se volete che cada, levate il ferro ed il fuoco e fatene l'argomento delle vostre beffe".

  La lezione fu messa in memoria e praticata dai grandi e poi dai piccoli. L'incendio della rivoluzione si appiccò da Francia alla Italia, alla Germania. Nella Italia gridavasi: "Fuori il forastiere, l'austriaco", ma con l'intendimento segreto di nuocere alla religione, spogliandone anzitutto il capo di essa. Il nerbo della rivoluzione si portò a Roma e nei limiti del poter temporale, dove le moltitudini gridarono: "Osanna! Osanna!" E poco stante: "Guai! Guai!" Infine con il fatto - 1046 -gridarono anche più forte: "Morte! Morte!" E Pio ix sarebbe morto se esule non avesse potuto giugnere fino a Gaeta.

  I nemici dello invitto e sapiente pontefice Gregorio xvi avevano avvisato così: "Il papa sarebbe da avvelenare, ma con che pro, se con lui non si possano egualmente mettere a morte tutti i cardinali e tutti i preti?"

  Armellini, Mamiani, Sterbini, congiuntisi in triumvirato, proclamarono la Repub<b>lica romana. Madama Armellini in ispiegare il rotolo di scomunica e leggerlo loro sclamava: "In nome della vostra felicità temporale ed eterna, gettatevi dinanzi alla misericordia di Dio; la coppa delle iniquità si empie nelle vostre mani, spezzatela prima che essa trabocchi". Risposero i triumviri: "Viva la Repub<b>lica romana!"

  Un nobile polacco che tolse <ad> esaminare questi avvenimenti, scrive di Roma così: "Questa capitale [126] possiede211 una potente aristocrazia che va debitrice ai papi della sua elevazione, una borghesia che trae tutta la sua ricchezza dalla dimora dei papi in Roma, un sistema d'uffizi, un esercito legato al sovrano per un dovere rigoroso e che tien tutto dal governo, finalmente212 un popolo povero soccorso sempre dalla carità feconda dei pontefici. E nondimeno nessuno si mosse per difendere il papa e neppure per attestargli la sua simpatia, il suo dolore, la sua fedeltà. Tutti gli ordini della società, tutta la nazione romana si mostra indegna in questo giorno di avere in sua casa il capo supremo del Cristianesimo, il Vicario di Gesù Cristo. Speriamo che verrà un giorno in cui Roma, penitente e castigata, saprà riparare il disonore della sua pusillanimità".

  Pio ix nella fuga e nello esiglio considerava più vivamente i fatti, ed egli mite come un agnello, intrepido come un leone ripeteva a sé: "Croce su croce!... Sono Vicario del Salvatore in croce!"





p. 1045
208 Diversamente in Rohrbacher Xv, p. 544: «[Giovanni Maria Mastai Ferretti] fu mandato in America con monsignor Mazi, nominato vicario apostolico pel Chilì, il Perù ad il Messico».



209 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher XV, p. 526.



210 Originale: Riccardi; cfr. Rohrbacher XV, p. 543.



p. 1046
211 Originale: presiede; cfr. Rohrbacher XV, p. 547.



212 Originale: tien tutto dal popolo, finalmente ; cfr. Rohrbacher XV, p. 547.



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