Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XLIII. Libera Chiesa in libero Stato

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[- 1072 -]

XLIII.

Libera Chiesa in libero Stato

  Sissignori, ve lo confessiamo noi stessi: libera Chiesa in libero Stato, ma nel senso che la Chiesa sia libera a comandare allo Stato come l'anima comanda al corpo, e lo Stato che sia libero dalle passioni [160]sue superbe, sì che possa spontaneamente obbedire alla Chiesa, come il corpo che sommesso obbedisce allo imperio della coscienza nell'uomo.

  In questo senso approviamo appieno, ma in senso contrario, come si vuole dal liberalismo, è una cattiveria ipocrita ed una rovina manifesta.

  Nella Italia si gridò: "Libera Chiesa in libero Stato"e con questo specioso ritrovato la Chiesa in molta parte si attentò a renderla schiava, spoglia, incarcerata.

- 1073 -  Nella Spagna si gridò pure: "La Iglesia libre en el Estado libre" e pure si chiamò il Garibaldi, che protestò <che la repubblica>274 "laverebbe la Spagna dal sudiciume pretino". Onde in quella nazione il mot<t>o di "Spagna ed onore" fu tramutato d'un subito in quello di "irreligione e distruzione". E la fede nella Spagna sarebbe perita omai, se nel 1869 non giungevano al governo carri di libri portanti tre million di firme di spagnoli ancor fervidi che sclamavano: "Viva la religione e la patria!" Onde il Carlo vii, che come il Chambord sventolava il vessillo della legit<t>imittà e dell'ordine, entrò in gagliardi combattimenti, dai quali uscì invero glorioso; ne sarebbe uscito ancor trionfante se il fervor dei cattolici fosse stato almeno più universale e la massoneria europea meno accanita.

  Amedeo di Savoia fu chiamato a surrogarlo nel trono, ma indi a due anni, nel 1873, ritornossi per aver salvo l'onore e la vita contro gli attentati di ministri settari.

  [161] Nel medesimo tempo in Germania si gridò non solo: "Libera Chiesa in libero Stato", ma manifestamente fu proclamato lo Stato superiore alla Chiesa, e così in meno di un anno furono condannati allo esiglio ed alle carceri oltre mille ecclesiastici esemplarissimi, con il più forte dei vescovi e dei prelati della nazione.

  Napoleone che inviò Massimiliano imperator nel Messico fecegli, benché segretamente, promettere che, governando con senso liberale, avrebbe pur proclamato, come in Europa, la massima comune in politica di "libera Chiesa in libero Stato". Il Massimiliano attese, ma non ottenne che molto gli valesse avanti partire la benedizione di Pio ix, perché giunto sopra <il>luogo e chiamatisi intorno ministri liberali, si lasciò poi da quelli soverchiare e dal traditore Juarez condannare alla fucilazione nel giorno 19 giugno 1867.

  Nella Svizzera, col pretesto di "libera Chiesa in libero Stato", furono pur consumati fatti di proscrizione, di spogliamenti, di persecuzioni manifeste come in Germania. Onde - 1074 -Pio ix nel 1872, come per la Svizzera, così accennava "all'acerbissimo dolore dal quale sentivasi trafitto per le fiere persecuzioni che la Chiesa pativa in Germania, dove con occulte mac<c>hinazioni non solo, ma ancora con aperta violenza si lavorava a rovesciarla dalle fondamenta". Alle parole del pontefice facevano eco le proteste dei deputati cattolici, detti del Centro, nel ministero, mentre protestavano: "Sì, il papa vive, vive e vivrà il papato, e annunzierà [162]il vero al mondo anche quando sarà ridotto in polvere tutto quello che noi ammiriamo, anche quando saremo polvere noi stessi". E concludevano: "Voi non volete la libertà, o signori, voi volete la schiavitù".

  Esempio di invitta fermezza diedero pure i vescovi svizzeri nel 1871 nello invitare l'Assemblea federale a rivedere la costituzione per rendere un po' di giustizia alla Chiesa svizzera, da tanto tempo spoglia ed oppressa. Gli stessi vescovi incoraggiavano i sacerdoti propri così: "Sappia il clero cattolico comprendere l'alta importanza della sua posizione e della sua santa vocazione in questi giorni decisivi... Egli si raggrupperà come i popoli fedeli intorno al loro maestro e Signore... Sarà pel popolo in questi giorni di prova la sua forza e la sua consolazione". E quei del clero, infervorandosi vieppiù, rispondevano ai loro vescovi come i par<r>oci del Giura: "Monsignor Lachat sarà sempre nostro vescovo, gli saremo sempre obbedienti e sottomessi fino alla morte".

  Or come i par<r>oci, così fedeli cattolici della Svizzera congiungevansi sempre più intimamente al clero, a guisa dei fedeli di Ginevra quando a Mermillod protestavano che "aveva diritto al loro rispetto ed alla loro obbedienza". E incoraggiandolo nello esiglio, scrivevano pure clero e popolo: "Voi eravate il più forte difensore della Chiesa, e quindi foste la prima vittima". [163] I sacerdoti ed i cattolici del Giura in ispecie sostennero scacciamenti e persecuzioni, perché il governo bernese interpretò come atto di ribellione l'atto di coraggiosa protesta dei par<r>oci. Ma i confratelli della Svizzera li sostenevano scrivendo: "Coraggio, cari fratelli, colla croce si guadagna, voi avete ben meritato della Chiesa ed avete onorata la patria".

- 1075 -  Pio ix nel 1873 tolse a congratularsene del clero e del popolo che "con fortezza e con invitta costanza di animo combattevano le guerre del Signore nell'asprissima persecuzione mossa contro di loro".

  Lo stesso pontefice Pio ix nel 1863 rammaricandosi diceva della falsa libertà con cui si tormentava la Polonia e dolevasi della "miseranda condizione della Polonia stessa, che aveva risvegliato la costante sollecitudine della Sede apostolica verso quel cattolico regno...".

  Dolevasi che "in mezzo ai sanguinosi conflitti gli ecclesiastici erano proscritti o incarcerati od uccisi sol perché avevano assistito i moribondi in battaglia. Contaminavansi i monasteri ridotti a stanze di milizie".

  Volevasi tradurre clero e popolo allo scisma, epperò, derubati di tutto, si deportavano migliaia a migliaia esuli nella Siberia.

  Però i polacchi come un popolo di disperati combattevano per la vita e innalzando lo stendardo della Vergine intuonavano supplici: "Boze cos Polske"275, pregando per la salute della religione e della patria. I socialisti frammischiandosi attentavano per mutare in politico quel movimento religioso, onde i russi con più forza soffocarono [164]nel sangue le aspirazioni di quel popolo. L'arcivescovo di Varsavia in alto lutto scriveva allo czar "esservi maggior grandezza nella clemenza che dinanzi al macello si ferma, che nella violenza che faccia deserto un regno".

  In nome della Chiesa libera in Stato libero si abbandonava in Algeria276 l'arcivescovo Lavigerie, che però fu costretto <a> scrivere alla Francia: "Io ho assistito nei sei mesi di colera a centomila che morirono, e voi mi opponete che io li abbia soccorsi?...".

  Sola fra tutte le potenze del mondo, la repubblica dell'Equatore nel 1862, presieduta da Garcia Moreno, diè libertà alla Chiesa, e di questo Pio ix se ne compiacque ineffabilmente.

- 1076 -  Consolavasi pure l'augusto pontefice in iscorgere che nel 1864 diffondevasi la stampa cattolica nelle Letture cattoliche di Padova, nell'Osservatore lombardo e poi nell'Osservatore cattolico, nella Civiltà Cattolica, nell'Armonia ed in altri o giornali o periodici di buono spirito.

  Nondimeno avendo lo spirito delle tenebre soffiato nel mondo il veleno del sofisma di "libera Chiesa in libero Stato", ed essendone molti di loro ammorbati omai, oh quanto vi vuole di cure e di fatiche per ottenere che da noi la società cristiana non cada in deplorevolissima rovina ed irreparabile!





p. 1073
274 Per l'integrazione cfr. BalAn II, p. 849.



p. 1075
275 Originale: Boze cos Polsck; cfr. Balan II, p. 601.



276 Originale: Tunisi; cfr. Balan II, p. 875.



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