Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XLVII. Trentadue anni di episcopato di Gioac<c>hino Pecci

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[- 1084 -]

XLVII.

Trentadue anni di episcopato di

Gioac<c>hino Pecci

  [176] Pio ix per trentadue anni fu pontefice sommo sul soglio di Roma e Gioac<c>hino Pecci per trentadue anni fu vescovo nella sede di Perugia. Pio ix dal soglio pontificio per trentadue anni gridò al mondo universo: "La patria e il tempio!" e Gioac<c>hino parimenti per trentadue anni gridò ai popoli della sua diocesi: "Patria e tempio santo!"

- 1085 -  Incominciò da ristorare il tempio materiale. Nella cattedrale di Perugia vi spese del proprio centomila lire. Provvide altresì al ristauro di altri quaranta templi nella città e nella diocesi. E nello stesso tempo provvide altresì al ristauro dei templi dello Spirito Santo, le anime de' suoi fedeli; con istraordinaria cura tolse ad edificare i cuori dei sacerdoti, ai quali insinuò tuttodì e con gran calore: "Studio e pietà!... Il mondo del sacerdote è lo studio... specie è lo studio dell'angelico san Tomaso... Il santuario del sacerdote è la pietà... specie quella pietà soda ed illuminata che si apprende dagli Esercizii di sant'Ignazio...".

  Soggiungeva loro di frequente: "Una vita esemplare ed operosa, animata dallo spirito di carità e guidata dalla prudenza evangelica[177], una vita di sacrificio e di travaglio per l'altrui bene, passata nel mondo senza mire terrene, senza transitorie ricompense, tale deve essere la vita del sacerdote".

  In pro dei sacerdoti, perché niente curando di sé tutto si occupassero in pro delle anime, istituì il ricovero sotto gli auspicii di san Gioac<c>hino per adunare i preti vecchi o come che sia invalidi e provvederli decentemente. Istituì pure le missioni dei sacerdoti diocesani per infervorare a scienza ed a pietà i cuori del popolo.

  Levava sovente gemiti infuocati dal cuore e insinuava a tutti: "Laboremus et oremus. Lavoriamo perché alle scuole ed alle istituzioni dei liberali sieno opposte in copia le scuole e le istituzioni dei cattolici". In dire, ei, precorrendo a tutti, fondò scuole e collegi per la gioventù colta, istituì scuole e adunanze per i figli del popolo, ben ponderando: "Questi meschinelli son da illuminare, perché per ignoranza commettono molto male ed il liberalismo giovasi della loro buona fede per avvelenarli alle fonti di dottrine contagiose". Seguendo l'esempio di san Carlo e di Federico Borromeo, dispose parimenti che fossero attuati gli insegnamenti in ogni par<r>occhia della dottrina cristiana e per i fanciulli ordinò le provvide istituzioni degli oratori festivi.

  Il vescovo Gioac<c>hino conduceva vita austerissima e sclamava sovente: "Sono i poveri a soccorrere... eglino che sono i - 1086 -nostri amici diletti ed i signori nostri...". Le miserie o corporali o spirituali dei poverelli [178]portavale in cuor suo e non era necessità a cui l'industria del suo zelo non venisse in aiuto. I vecchi si ebbero un ricovero parimenti a passare in pace gli ultimi del loro vivere; le donne, elleno stesse che tanto possono commettere di male e tanto operare di bene, se versassero in grave pericolo di peccato adunavale in ritiri di educazione preventiva, o se aspirassero a vita di cristiana perfezione porgeva loro l'asilo di un santuario di preghiera, dove supplicando intercedessero in pro delle anime in genere e di quelle dei peccatori in ispecie. Dispose in copia libri e lettere circolari ad ammonire i popoli contro allo irrompere degli errori moderni.

  Né solo bastando a tante fatiche, e in tempi di massimo pericolo, il vescovo Gioac<c>hino Pecci svelò ai suoi colleghi in più aperta guisa i misteri della rivoluzione e sclamò alto: "Eccolo l'inimico della Chiesa! Mazzini che lezioni di pervertimento, Garibaldi che le fa eseguire, Cavour che dirige amendue! La prima lezione del Mazzini fu quando nel 1850 scrivendo al Globe disse che "l'abolizione del potere temporale porta seco evidentemente l'emancipazione dell'intelletto umano dal potere spirituale". L'inimico eccolo nel decreto del regio exequatur, in cui la Chiesa è detta potenza straniera e questo del placet è chiamato uno dei diritti superiori del poter civile!... L'inimico eccolo nella legge di conversione dell'asse ecclesiastico, eccolo nella leva militare dei chierici in cui una scure inesorabile è posta alla radice del vivaio della Chiesa! [179] L'inimico eccolo nella soppressione degli ordini religiosi e nella legge del matrimonio civile... Noi protestammo altamente, noi collettivamente i vescovi dell'Umbria, ed or di nuovo aggiungiamo a sua maestà Vittorio Emanuele con dire: Noi scrivemmo a V<ostra> M<aestà> che la legge del matrimonio civile non è cattolica, e se la legge non è cattolica, è obbligato il clero ad avvertirne i fedeli, anche a fronte del pericolo che incorre. Maestà! Noi le parliamo anche a nome di Gesù Cristo, e nel santissimo suo nome le diciamo di non sanzionare questa legge che è fertile di mille disordini... Ci abbandoniamo alla speranza di vedere da lei sostenuti - 1087 - diritti della Chiesa, protetti i suoi ministri e liberato il suo popolo dal pericolo di sottostare a certe leggi che seco portano l'impronta della decadenza della religione e della moralità negli Stati...".

  Altrove ne' suoi scritti sugli odierni errori prova che la decadenza della religione è nella bestemmia, nella profanazione delle feste, nella pub<b>lica immoralità, nei libri cattivi e nella più cattiva educazione della gioventù.

  In questo senso Gioac<c>hino Pecci, per trentadue anni vescovo a Perugia, sclama come Pio ix a Roma: "La patria e il tempio santo, eccolo l'onor delle nazioni! Eccola la salvezza dei popoli!"


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