Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XLVIII. Pio ix e Leone XIII

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[- 1087 -]

XLVIII.

Pio ix e Leone XIII

  [180] Il cardinale Giovan Maria Mastai Ferretti288 nel conclave del 1846 vedendo che il suo nome era spesso ripetuto nelle votazioni e di poi che per applauso fu salutato pontefice massimo, egli per alto smarrimento cadde svenuto ed ebbe bisogno che i cardinali il sorreggessero. Si sommise non senza grave duolo al gravissimo ministero e per 32 anni con angelica bontà e con invitta fortezza condusse salva la navicella della Chiesa in mezzo a continui marosi di ostinatissima procella. E intanto il Cuore di Gesù Cristo, per lo spazio di trentadue anni, disponeva nel ministero episcopale di Perugia l'animo di Gioac<c>hino Pecci a succedere con plauso di alta sapienza sul solio tribolato del massimo Pio.

  Il vescovo Gioac<c>hino Pecci già nel 1853 fu elevato alla sacra porpora e Pio ix negli ultimi anni se lo voleva vicino e - 1088 -creollo cardinale camerlengo, che nel Sacro Collegio occupa la prima dignità dopo il pontefice.

  Il vecchio cardinale nel suo cuore riceveva le sollecitudini che in sì alto cumulo piombavano sul cuore del pontefice sommo, e quando Pio ix disse addio alla terra, il cardinale camerlengo offerì tutto [181] sé a Dio in pro della Chiesa. Ascoltava le mac<c>hinazioni dei liberali che si domandavano: "Si farà altro pontefice?... O non verrà di subito occupato il Vaticano e la basilica di san Pietro?... Sarà permesso ai cardinali l'unirsi in conclave?... O non si otterrà almeno un papa liberale a costo benanco di uno scisma?...".

  Or Pio ix aveva benedetto a Vittorio Emanuele moribondo. Sentendosi poi egli stesso venir meno, protestò innanzi a tutte le potenze "di mantenere intatto, contro la spogliazione, il diritto della Chiesa sopra i suoi antichissimi dominii".

  Ed il cardinale camerlengo, nulla curandosi dei discorsi del mondo, di subito adunò i cardinali ed alla sua volta dichiarò a tutte le grandi potenze "di voler rinnovare le riserve e proteste espresse dal defunto sovrano, sia contro l'occupazione degli Stati della Chiesa, sia contro le leggi ed i decreti sanciti a danno della medesima e dell'apostolica Sede...", protestandosi con voce unanime "decisi tutti i cardinali a seguire la via tracciata dal defunto pontefice, quali che sieno le prove che nel corso degli avvenimenti possano attenderli".

  Intanto il cardinal Pecci diè opera accuratissima perché di subito fosse adunato il conclave. Ma quando lo stesso pontefice udì che di frequente il suo nome usciva dalle urne, ne rimase profondamente addolorato.

  Il cardinale Donnet, arcivescovo di Bordeaux, che gli stava di fianco dice: "Osservai che il cardinal Pecci, vedendo ripetuto il proprio nome sì di frequente e vedendosi così indicato a successore di Pio ix, [182] si turbava forte, le lagrime gli sgorgavano dagli occhi e la sua mano tremava per modo che ei lasciò cadere la penna che teneva in mano. La raccolsi e gliela diedi dicendogli: Coraggio! Qui non si tratta di voi, ma della Chiesa e dell'avvenire del mondo! Non mi - 1089 -rispose, ma levò gli occhi al cielo, come per invocare l'aiuto divino".

  E nel susseguente nota il cardinale Bonnechose, arcivescovo di Rouen, che il cardinal Pecci apparve in conclave sgomentato e pallido.

  Pochi istanti prima che cominciasse la votazione, egli si accostò ad uno dei più venerandi membri del Sacro Collegio e gli disse: "Non posso più frenarmi, bisogna che io parli al Sacro Collegio. Temo <che> si stia per commettere uno sbaglio. Mi credono dotto, credono che io possieda la sapienza, ma io non sono né dottosapiente. Suppongono che io abbia le qualità necessarie al papa, io non ne possiedo alcuna. Ecco ciò che io vorrei dire ai cardinali". Ma gli rispose il Bonnechose: "In quanto alla sua dottrina, tocca a noi, non a lei il giudicarla. In quanto alle sue attitudini all'ufficio di pontefice, Dio solo può conoscere quali esse sieno; lasci dunque ogni cosa nelle mani di lui".

  Nello stesso giorno il cardinale Caterini289, fattosi alla gran loggia, proferì alto alle moltitudini adunate: "Vi annunzio un grande gaudio. Noi abbiamo un pontefice, l'eminentissimo e reverendissimo cardinal prete di San Crisogono290, che ha preso il titolo di Leone xiii".

  I cardinali si abbracciarono al nuovo eletto, il [183] quale in memoria del pontefice san Leone, che in quel ricorreva291, si chiamò Leone xiii, e gli parlarono: "Ecco, noi siamo la tua bocca e la tua carne"292. Ai quali rispose il pontefice: "Chi sono io mai, Signore Iddio, perché voi mi abbiate condotto a ciò?"

  Giorni di poi il tempio massimo della Cristianità era affollato di gente; una figura biancovestita appare dalla gran loggia interna e benedice con immensa effusione alle moltitudini. Era - 1090 -il pontefice Leone xiii che per la prima volta benediceva al popolo cristiano.

  Leone xiii, quasi il divin Salvatore nell'orto, provò nel suo cuore un tormento acerbissimo di passione, il peso delle iniquità della terra. Gemette profondamente e sospirò: "Fino a quando, o Signore? Fino a quando?"293. E volto un guardo pietoso ai potenti della terra esclamò: "Sono io, miserello e penante, il Vicario del Signore in terra. Iddio mi ha costituito padre universale delle genti. Oh qual prova di dolore e di consolazione adunar in un sol cuore di padre tutti gli affetti o di duolo o di gioia di innumerevoli figli sparsi!"

  In dire mirò ai figli ribelli e sclamò: "Popolo mio, popolo mio, in che ti ho io contristato?..."294. Mirò ai figli devoti e sclamò: "Qual gioia trovarsi congiunti il cuore del padre con i cuori di tanti figli! E' una gioia di paradiso. Suvvia, incamminiamoci e sospiriamo dolcemente sì che tutti ci tengano dietro".

  Gli uomini della terra in guardar fiso a quella veneranda figura rimasero attoniti e si dissero: "Chi è costui che sen viene mite come agnello, terribile come [184]leone? Arrestiamoci, perché tutti e ciascun uomo quaggiù sentesi, dinanzi alla maestà di quel vegliardo, o inchinarsi per amore ovvero tremare per timore".

  Pio ix e Leone xiii sono ciascuno alla lor volta il vecchio venerando che sempre ritorna e mai non muore; Leone trovasi scritto testé in fronte: "Sono il primo e non è pari a me quaggiù; obbeditemi, perché sono Leone xiii, il Vicario di Gesù Cristo in terra".





p. 1087
288 Originale: Ferreti; cfr. nota 243.



p. 1089
289 Originale: Catterini; cfr. Nota 6.



290 Originale: Grisogono; cfr. La Civiltà Cattolica, 1878, I, p. 618.



291 Diversamente ne La Civiltà Cattolica, 1878, I, p. 742: «Ed il Santo Padre rispose volersi chiamare Leone XIII, in memoria del duodecimo Leone pel quale avea sempre provato venerazione altissima».



292 Cfr. Sam 5, 1.



p. 1090
293 Cfr. Sal 6, 4.



294 Cfr. Mi 6, 3.



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