Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
In tempo sacro...
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IN TEMPO SACRO FERVORINI PER OGNI GIORNO DELLA QUARESIMA

III. La croce dei patimenti è segnale di salvezza

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III.

La croce dei patimenti è segnale

di salvezza

È legno di vita (la croce) a questi che la appresero; colui poi che la tenne, egli è beato.

Prov<erbi> 34

  1. [17]Molti sono i mali della vita, ma il più tormentoso affanno è quello della eternità avvenire. Il tuo cuore ti domanda: "Sarò io salvo o sarò dannato?". E tu non sai che rispondere e ti affliggi vivamente nell'animo. Se un angelo scendesse a dirti: "Tu sarai certamente salvo", credo che non sapresti meglio sfogare la tua gioia che in esclamare con tripudio: "Sono salvo, sono salvo! Me beato che sono per sempre salvo!".

  Or bene, se ti preme sapere intorno a sì alto interesse, tu non hai che ad interrogare il tuo cuore: "Ami tu la [18]croce delle mortificazioni? Ami la croce della penitenza?". Se il cuore ti risponde che sì, allora confortati, perché il legno di croce è segnale di vita, come è caparra di salute al naufrago la tavola che ha potuto abbrancare in mezzo alle onde furiose di tempestoso mare.

  2. Davide si abbracciò alla tavola della penitenza e piansecordialmente che ancor di notte i suoi occhi erano innondati di pianto. Arsenio lagrimò così assiduamente che alfine perdette la vista. Altri si trovano che per eccessivo dolore di tante loro iniquità caddero morti ai piè del sacro ministro che li veniva confortando.

  Un figlio sciagurato può ben insolentire contro all'ottimo padre, ma quando in un eccesso di furore gli ebbe scagliato un coltello nel cuore e che or se lo vede palpitante in un lago di sangue, ah!, chi può arrestare lo sventurato dalle smanie e

- 822 -dagli urli inconsolabili? E tu, che forse più di [19]una volta hai aperto il costato a Gesù, piangi almen di cuore?

  3. Quando una persona è desolata, pensa al suo dolore e non le resta tempo per curarsi di divertimenti e di vanità5. Chi è in lutto nemmeno bada alla squisitezza di vitto, alla eleganza di vestito. Se uno l'offende non si cura, se altro fratello lo trascura non se ne avvede. Le stesse malattie di corpo sono peso leggiero al confronto del cordoglio che uno sente nell'animo. Pensalo tu se egli si dolga dei patimenti di caldo, di freddo, di fame o di fatica. Questi mali sono gioie al paragone di chi si sente pungere il cuore da una spina di dolore.

  Or come è che tu sopporti le croci di patimento di ogni ? Si trovano cristiani molto dolenti, i quali per sé desiderano sempre il peggior trattamento, e quando pregano Iddio lo supplicano di cuore a concedere loro molte croci di sofferenze ed a donar [20]loro la forza per sopportarle fino al vertice del monte Calvario. E tu quante preci fervorose hai rivolto a Dio, perché <si> accrescano in te le croci di patimento?

  4. Stretta che tu abbia poi la croce dei patimenti, devi tenerla unita a te e non staccarla mai dal cuor tuo. Se la croce è la tavola di salvezza nel mar tempestoso della vita, tu devi abbracciarti a questa fino al porto, perché se ti stacchi un momento prima di afferrare la terra ferma, tu perisci egualmente. Quanti che abbracciano le croci di patimento per un tempo e poi che si stancano di portarle sino al termine della vita! Infelici, erano già a vista del paradiso ed ora sprofondano negli abissi!

  5. Ah, possa almeno tu durarla sino alla fine per essere beato! Questa beatitudine è doppia. L'una è in terra ed è il testimonio della buona coscienza, è la gioia che proviene al figlio il quale suda in lavori per lo [21]interesse della paterna casa; l'altra beatitudine è la vera e perfetta. Questo è il godimento intimo che provano i santi in cielo, giacché è scritto che beato è colui che sino al termine si attenne alla croce.

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Riflessi

  1. La croce della penitenza è segno di salvezza.

  2. Questa croce è il dolore delle colpe commesse.

  3. Ed è altresì la mortificazione dei sensi scorretti.

  4. A questa croce bisogna tenersi stretti sino al termine della vita.

  5. Perché solo a questa condizione il cristiano è beato.





p. 821
4 Pr 3, 18.



p. 822
5 Nell'originale: varietà.



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