Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
In tempo sacro...
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IN TEMPO SACRO FERVORINI PER OGNI GIORNO DELLA QUARESIMA

XXII. Il ricco iniquo è un briaco che dorme

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[- 868 -]

XXII.

Il ricco iniquo è un briaco

che dorme

Il ricco quando avrà dormito non prenderà seco veruna cosa, aprirà gli occhi suoi e troverà niente.

Giobbe 2750

  1. [116]Accompagna tu qui i passi e il sonno di un briacone. Egli, dopo aver bevuto fino a perdere l'uso della ragione, si stacca dalla sua botte e si avvia barcollante fino alla piazza. s'adagia in un angolo e incomincia un sonno profondissimo. Intanto si accresce il calpestio della gente che passa, s'alzano clamori del fracasso di saltimbanchi. Questi suonano, cantano in persona e talora fanno sollevare altresì il ruggito delle belve. Pure il briacone assopito dorme e quando è stanco si volge sull'altro fianco.

  [117]Così fa il ricco in cuor suo. Egli si è ubbriacato con rimirare il fulgore del suo oro, e quand'anche si stacchi col corpo dal suo scrigno, non vi si allontana coll'anima. Lo scrigno è l'idolo del cuor suo. Intanto intorno a lui s'alzano

- 869 -grida di gente che avvisano al suo pericolo, si levano gemiti di divoti che pregano, spesso risuonano con voce tuonante gli stessi sacri bronzi per invitare alla solennità del Signore, al pensiero salutare della morte, ma questi o non si avvede o se ode imita il briacone che sentendosi toccare dice: "Non mi molestare!".

  2. Figurati ora ciò che certo non tarda ad accadere, che cioè l'ubbriaco in quello stato di ebbrezza venga a morire. Che gli giova allora avere tracannato sino alla feccia del bicchiere ultimo? Anzi gli ritorna di danno gravissimo, perché bevendo si è consumata la vita, e intanto con sé all'altro mondo può portarsi niente [118]di quelle crapule, niente di quelle mense, niente di quelle allegrie, per godere delle quali tanto ha studiato di inganni e di frodi e tanto ha adoperato di scurrilità e fors'anco di sconcezza.

  Ma tanto meno porterà seco in morte il ricco iniquo. Potrà allora abbracciarsi ai suoi scrigni, ma non gli gioverà, potrà stringere fra l'ugne le sue monete, ma sarà costretto <ad> abbandonarle, e così non gli rimarrà né una moneta per suo comodo nel viaggio alla eternità né un filo di porpora per sua insegna. Ti par che sia punto da invidiare la prosperità del ricco iniquo?

  3. L'Epulone dello Evangelo si trova che in un istante dal godimento di una splendida mensa passò al tormento dell'inferno. Ah, lo sciagurato quando aprì gli occhi e vide i demonii che lo circondavano, come inorridì! Quanto si dolse quando provò la fornace di quelle fiamme, il furor di quelle disperazioni infernali! Ma [119]per tante grida che emise non poté ancor fin qui ottenere dal cielo una stilla di refrigerio, né trovare chi almeno lo facesse morire.

  E tu, che il cielo tolga, se per disordinato affetto di ricchezze venissi a svegliarti dal tuo torpore in quel luogo di tutto tormento, dimmi, che cosa non faresti tu per uscirne? Ma allora come non è più tempo, così non è luogo per raccomandarsi. Quello che ti può aiutare è scuoterti in presente dal sonno che ti opprime e intanto che ancora vivi implorare mercé da Dio.

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Riflessi

  1. Il ricco iniquo è un briaco che dorme.

  2. Il quale niente porta seco in morte.

  3. Nientissimo de' suoi beni lo accompagnano nello inferno.





p. 868
50 Gb 21, 19.



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