Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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IN TEMPO SACRO FERVORINI PER OGNI GIORNO DELLA QUARESIMA

XXIX. Il Signore del cielo non è da lasciare per seguire l'idolo del mondo

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XXIX.

Il Signore del cielo non è da lasciare

per seguire l'idolo del mondo

Il dio di questo secolo acciecò le menti degl'infedeli, perché non risplenda sovr'essi la manifestazione dell'Evangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio.

San Paolo ai Cor<inti> 262

  1. [154]L'apostolo san Paolo pellegrinando era venuto ai filosofi dell'Areopago di Atene e già aveva cominciato a illuminare le menti di quelli colla luce della dottrina di Gesù Cristo, quando questi sclamavano in cuor loro: "Miseri noi, che costui tende a strapparci dai nostri idoli!". Ciò che essi avevano caro come dio era la terra dell'avarizia, il fango del piacere, il fumo della gloria. Dissero pertanto allo Apostolo: "Per intanto [155]vi abbiamo sentito; ritornatevene pure, e quando occorra vi manderemo <a> chiamare". Che dici or tu della cecità di questi filosofi? Ma quanto più sei inescusabile tu, quando per un idolo terreno abbandoni il Signore del cielo!

  2. Gli ebrei appiè del monte vedevano ancora il vertice fumante e la potenza di Dio che da quel colmo parlava loro per mezzo di Mosè, quando gli stolti si posero nello stesso tempo a raccogliere fra loro tanto oro da fabbricarne idoletti di vitelli. Intorno a questi poi ballonzavano con eccessi di idolatria e di oscenità dicendo: "Questi son divinità che ci soddisfano perché ci lasciano divertire e non ci rimproverano".

  E poi tu vieni a dire che anche in pieno Cristianesimo non si adorano gli dei delle genti? Quanti che hanno ricevuto in fronte l'acqua battesimale e che vogliono esser chiamati cristiani col nome, ma che sono pagani nel fatto! Così è, così è!

- 887 -Sono [156]forse meglio che pagani quei cristiani che dicono: "Pazzo chi non gode intanto che vive! Pazzo chi in ogni modo non attende ad arricchire la casa propria"? Ma se tanti ancora in mezzo a te adorano il dio dell'oro e dei godimenti, che fai tu che, non potendo piangere con lagrime di sangue, non frema almeno con lagrime di pianto dirotto?

  3. Gesù Cristo apparendo in terra si manifestò qual era: immagine di Dio. Predicava una dottrina celeste, operava in nome proprio miracoli di guarire gli infermi, di scacciare i demonii e di risuscitare i morti. Perdonava i peccati agli uomini e professava altamenteessere il Messia salvatore, vero Figlio di Dio eterno. Ma non per questo il più degli ebrei furono contenti di credere, e si mostrarono non sol ciechi, ma cattivi al punto di ripudiare da sé la persona adorabile del Verbo incarnato. Questo stesso è <ciò> che fanno i [157]Caifassi ed i Pilati del tempo tuo. Questo è che operano migliaia di giudei increduli, i quali o rigettano la luce del Vangelo di Cristo, ovvero che la odono ma solo per divertirsi in curiosità, ma non per convertirsi. Ti pare che costoro vedano un raggio di luce? Non solo non vedono perché chiudono gli occhi come dormienti, ma non scorgono perché sono affatto ciechi nella vista. Per farli vedere non altro giova allo infuori di un miracolo della grazia di Gesù Cristo.

  4. In scorgendo tanti ciechi miseri ravviva la tua fede in Gesù Cristo. Quando il divin Salvatore sulle rive del Giordano fu battezzato dal Battista, i cieli si spalancarono, lo Spirito Santo scese in forma di colomba e la voce del Padre si udì a ripetere: "Questi è il Figliuol mio diletto, ascoltatelo tutti"63. Gesù si deve dunque ascoltare perché è vero Figliuol di Dio naturale. [158]Tu che sei figlio del Signore adottivo devi imitare la carità di Gesù, perché deve sempre il figlio rassomigliare al genitor suo. Tu non potrai eguagliare la santità di Dio, perché ciò è impossibile. Potrai tuttavia rassomigliargli, e questo non solo è possibile ma è doveroso.

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Riflessi

  1. La divinità del secolo è l'idolo dell'oro, dei godimenti, della gloria vana.

  2. Divinità cosiffatte si trovano pur troppo nel Cristianesimo stesso.

  3. Quante divinità non lasciano tampoco scorgere la luce di verità che è Gesù, vera im<m>agine del Padre!

  4. Sicché tu devi pregar per tanti ciechi miserabili e supplicare per te, onde possa imitare la perfezione del Padre tuo.





p. 886
62 2 Cor 4, 4.



p. 887
63 2 Pt 1, 17.



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