Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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MEMORIE PASSATE E PRESENTI INTORNO ALLA ROCCA DI MUSSO IMPRESSIONI DEL VISITATORE

Capitolo III Un leone che domina dalla rupe di Musso

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Capitolo III

Un leone che domina dalla rupe di Musso

  [11]Il leone è il re della foresta. Rispettatelo e vi sarà generoso, ma se lo ferite esso vi sbrana.

  A Giangiacomo Medici aveva detto il duca Sforza di Milano: "Io ti faccio castellano di Musso e tu da quella rocca difenderai te e lo Stato mio dalle invasioni nemiche degli svizzeri e dei francesi. Sii tu intrepido; se poi le genti che t'affido non basteranno, io ti manderò aiuto più poderoso". Ma lo Sforza vien meno alle promesse. Ed il Medici dispone una moneta di cuoio con indicazione della lettera F spezzata, e gettandola a' suoi grida come un leone ferito: "La fede fu infranta... or si farà nostro per diritto di conquista quello che ci si vuol togliere per compenso di fatiche". Disse, e scendendo rapido percorse colla violenza del leone e saccheggiò fino a Como e fino a Lecco. Fece sue la Valsassina e la Valassina

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con molte terre di Brianza, e da settentrione e da levante in un baleno prese possesso di Chiavenna e di Morbegno. Giangiacomo ha l'occhio scintillante, il viso maestoso e sereno, le membra sveltissime come un lioncello che cammina a salti. In volto è bruno e porta un pelo corto, arricciato nei capegli e nella barba; conta [12]trentasei anni di età; non è alto di statura e veste semplicemente un corsaletto d'acciaio terso, dalle ampie maniche, ed indossa bracone larghe di velluto bruno, con striscie che lega al ginocchio. In capo tiene un berretto di velluto rosso, largo, schiacciato, con un ciuffo di lunghe piume. Al fianco destro cinge una spada lucente ed al sinistro ferma nel cinto una arma da fuoco che si carica a ruota. Stando così, Giangiacomo mostravasi imperterrito come il re della foresta. Vennero per nuocergli l'esercito di Carlo v e quello del duca Sforza, guidati dal Gonzaga e dal Vestarino. A tramontana da Chiavenna e da San Bernardino, da levante poi verso Morbegno assalivano gli svizzeri, ma il Medici si rovesciò co' suoi sopra gli uni e gli altri e li precipitò in rapida fuga e ritornò, non saprei se più incollerito o più maestoso, a dominare dalla sua rocca.

  Il leone appena si può vincere colla sorpresa. Era il gennaio di una vernata cruda e le nevi erano cadute alte e i geli erano profondi. Improvvisamente Giangiacomo si sente afferrare al petto e alle spalle dagli stessi nemici. Il capitano grida: "Lasciatemi libero me e le mie genti". Il comandante Vestarino gli fa plauso con dire: "Liberi i tuoi e tu padrone della contea di Marignano, se di subito abbandoni questa rocca". Acconsentì il Medici e prese il largo nelle acque del massimo Lario. [13]Allora gli svizzeri grigioni minarono il castello e i forti precipitarono, e con essi cadde in isfacelo il lavoro di molti secoli. Si vide il fumo delle mitragliatrici elevarsi in nube fitta, i nemici si udirono allegrarsi in grida acute. I massi della rocca poi, ricadendo nelle onde, sollevarono muggiti e procelle nelle acque. Giangiacomo parve ridersene e dire: "Altre terre ed altri mari esperimenteranno la potenza del braccio che Dio mi ha dato".

 

 


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