Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Memorie passate e presenti...
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MEMORIE PASSATE E PRESENTI INTORNO ALLA ROCCA DI MUSSO IMPRESSIONI DEL VISITATORE

Capitolo IV Una prospettiva

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Capitolo IV

Una prospettiva

  1. Le prospettive di tempo o di luogo ricreano l'anima e istruiscono la mente. Facciamoci a vedere da questa spianata che è intorno al tempietto di santa Eufemia sulla rocca di Musso. I nostri antenati, gli antichi romani, venivano sulle acque del massimo Lario e figgevano il loro sguardo a queste riviere e a questa rocca, quando in atto di guerrieri forti e quando in divisa di gaudenti appassionati. Noi siamo i figli fortunati di padri meschini, i quali poco vedevano ovvero ostinati chiudevano gli occhi allo splendore del vero. Dopo che la luce venne in questo mondo8, i figli della luce e nostri veri fratelli continuavano [14]lor cammino per queste riviere, e venivano eglino stessi quando in atto di combattenti bensì, ma per difendere la ragion del vero, e quando in veste di viandanti, ma per approfondire il meglio dell'arte cristiana e della natura creata da Dio.

  2. La rupe di Musso era già fortezza rinomata all'epoche prime del Medioevo. Giangiacomo Triulzi la elesse per sua dimora, e Giangiacomo de' Medici circa il 1500 la riattò9 a forma di rocca inespugnabile. Laggiù in fondo contro il lago ricostrusse il porto delle sue navi, e lungo il dosso dello scoglio collocò i suoi baluardi. Nel fianco destro eresse corpi di guardia e palazzi doganali per i salvacondotti, e più sopra forti e torrioni. In questa spianata erano il castello munito, i palazzi del castellano colle sale dell'udienza e della questione. Intorno altri corpi di guardia e torri e munizioni e cisterne per le acque e sotterranei per le polveri, fin dove è la cosidetta tagliata.

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Questa è una spaccatura di monte, ossia un vallone aperto nel vivo masso per vivere sicuri dalle spalle contro le insidie degli svizzeri avversari. Dal fianco sinistro della rupe sono picchi di monte che scendono a perpendicolo e sponde e valli rapidissime fin laggiù in quegli abissi neri del nostro lago. Di tratto in tratto sono anche qui avanzi di mura e di piccole torri. [15]Solo in mezzo alle rovine dei tempi è rimasto questo edificio sacro dapprima a san Childerico e poi a santa Eufemia. Da quella spianata in alto, dove è una spiaggia di ciottoli e cave con istrati a mo' di libro chiuso, fu estratto il meglio che è in questo monte, cioè i marmi coi quali furono elevati dal suolo i monumenti più belli di Lombardia, le cattedrali di Como e di Milano e la basilica della Certosa in Pavia. Segno di potenza di Giangiacomo de' Medici era dal castello di sant'Eufemia la bandiera vastissima spiegata, con tre palle d'oro da cannone che rilucevano in campo rosso. E dal porto era la nave del castellano, detta Brigantino. Era tinta in rosso e nel mezzo aveva l'altare per la santa Messa ed una campana detta Martinella, che suonando nel giorno di battaglia infervorava nella mischia. Presso al porto era il cantiere per costruire e riparare le navi. Musso a quest'epoca del Medici pareva crescere in piccola città. Emergevano le fabbriche dell'arsenale, il palazzo della zecca, i conventi dei religiosi francescani ed agostiniani. Due forti custodivano il ponte del Carlazzo. Nella spiaggia inferiore era l'anfiteatro per le feste trionfali del Medici. Dopo la vittoria di una battaglia venivano gli uomini di sala a rappresentare singolar combattimento di Davide con Golia. Quando il pastorello giungeva a tagliar la testa di [16]stracci del gigante, si facevano applausi vivissimi al castellano. E questi, accennando colla destra, faceva approdare alcune barche cariche di vini e di vettovaglie. Con questo rendeva più vive le acclamazioni del popolo e premiavale.

  In presente la rocca di Musso si è mutata da teatro di guerra in orto pacifico di quiete ed in giardino di amenità. Da questa prospettiva l'occhio corre spontaneo a quelle vedute di zolle e di boschetti, di viali, di ponti, di zampilli. Case, caverne, gallerie formano un complesso così raro di bellezza del lavoro, della natura e dell'arte, che il visitatore se ne sta a

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modo di attonito. E quando lo sguardo vuol riposare, qui è l'orizzonte di un cielo limpidissimo che copre monte e valli, piani e acque in quantità. Di fronte è il Legnone e poi la catena delle Alpi che si protendono a Dervio, a Bellano, a Varenna. A ponente i monti e le roccie di Rezzonico, di Cremia, di Pianello, di Musso. Indi l'anfiteatro bellissimo di Dongo, Gravedona, Domaso, Gera, Sorico, con le alture di Peglio, di Brenzio, di Stazzona, di Garzeno. Più oltre la veduta si estende fino ai vertici delle Alpi retiche del Chiavennasco da un lato, e da altro fino ai limiti lontani di Valtellina. Il Pian di Spagna, il forte di Fuentes, il fiume Adda ricordano memorie storiche assai importanti. Ma la più bella veduta è della natura e dell'arte, e veramente mirabile, è nel giardino [17]al sasso di Musso. Con ischerzo arguto fu detto il Giardino del Merlo. Ci faremo daccapo e adesso per l'appunto passeremo intiera una giornata alla scuola nel Giardino del Merlo.





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8       Cfr. Gv 1, 9.



9       Nell’ed. 1928, p. 245: «Giangiacomo de’ Medici poco dopo, nello stesso ‘500, la riattò». La presa del castello da parte del Medici avvenne nel febbraio 1523; cfr. Mario Fara, Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, in Periodico della Società Storica Comense, xl, Como 1957-1959, p. 33.



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