Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Nel mese del fervore...
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NEL MESE DEL FERVORE UNA MASSIMA SCRITTURALE ESPOSTA IN OGNI DÌ NELLA VITA DEL SACRO CUORE

Vigesimo quinto giorno Il sacro Cuore di Gesù al sepolcro

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Vigesimo quinto giorno

Il sacro Cuore di Gesù al sepolcro

La carità di Cristo ci costringe, per ottenere che quelli che vivono non vivano già a se stessi, ma a quegli che per essi è morto.

San Paolo ai Corinti II52

  1. [180]Se tu scorgi un giovinetto che si affretta ansante nella sua casa, che corre sollecito quando è nella strada, che quando è ad un mestiere par che le fiamme lo minaccino d'attorno, tu gli domandi: "Buon fanciullo, perché ti affatichi fuor misura?". Allora una lagrima spunta sul ciglio del caro figliuolo e poi parte un singhiozzo dal cuore, finalmente ti risponde: "Mio padre è così gravemente infermo! Meschinello, fors'egli già se ne muore!".

  Quando tu scorgi un caro cristiano che per ottenere un bene spirituale par che arda come cervo assetato, quando tu scorgi una cristiana che per pascere la sua pietà o per usare una misericordia altrui ti par che abbia l'ali ai piedi, e domandi poi all'uno e all'altra il perché di tanta sollecitudine, ti risponderanno: "Gesù Cristo [181]nostro ha sofferto tanto sulla croce e poi è morto per salvare noi; oh, è possibile che noi abbiamo ad occuparci, finché da noi si viva, per altri che per il salvatore nostro e padre?".

  Paolo apostolo lo ripeteva per sé con viva enfasi e lo diceva con forma di linguaggio a tutti gli altri: "La carità di Gesù Cristo è sì grande che ci costringe a dare anche noi per lui e molte fatiche e lo stesso sacrificio della vita". Intendi anche tu le parole dell'Apostolo. Fortunato se ben le comprendi!

  2. Quando il diletto tuo padre per l'ultima volta elevò la destra a benedirti e poi che volse il capo e poi che spirò, tu allora corresti a mettere il tuo volto presso alle guancie del

 - 1253 -genitore. Ti sei sfogato in dirottissimo pianto, e quasi ti paresse che il calor del tuo viso e la tiepidezza delle lagrime bastassero a conservare sul volto del carissimo padre per un poco ancora la vita, tu dimoravi , finché i fratelli con dolce violenza te ne richiamarono. Ma ancora so che ti dolevi dicendo: "Misero di me, potessi almeno morire adesso accanto al padre mio!". Ah, se tu con egual forza di affetto ti [182]struggi dinanzi alla croce di Gesù che omai è morto per te, io son certo che gli angeli della pace e della mestizia ti terranno compagnia, e raccogliendo ciascuna delle tue lagrime le presenteranno al trono dello Altissimo perché tu sia benedetto.

  Così Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo con affetto mestissimo s'accostarono alla croce del Salvatore. Giù da quell'albero abbassarono il corpo di Gesù, quasi tenessero un amico ferito a morte, e poi lo adagiarono in grembo a Maria santissima. Con quanta pietà la benedetta fra tutte le donne ricevesse il suo figlio e salvatore, io non te lo so abbastanza descrivere. Giuseppe d'Arimatea con Nicodemo circondarono di aromi preziosi il corpo del Redentore e si mossero per seppellirlo. Maria santissima e le pie donne, chiamate Maria Maddalena e Maria Salome, con altre si ordinarono in corteo mestissimo. Giovanni il diletto stringevasi alla salma del Redentore, e giù scendendo per le vie del Calvario trovaronsi appiè di quello. Giuseppe d'Arimatea aveva disposto per Gesù il sepolcro che aveva scavato per se medesimo. Deposero dunque entro il corpo sacrosanto del Salvatore e in calare la salma nel [183]suo monumento ciascuno in ispirito vi seppellì accanto il proprio cuore. Vennero intanto le guardie mandate da Pilato che suggellarono il sepolcro, chiusero la grotta mortuaria e vi addossarono una grossa pietra lavorata per affrancarne meglio l'ingresso.

  Intanto Gesù, tuo padre e salvatore, è . L'anima di lui è discesa nel limbo a rallegrare gli spiriti dei santi padri. A custodire il corpo benedetto è rimasta la divinità santissima di lui, la quale ancor di dentro guarda a te e numera tutti i palpiti del cuor tuo, e distingue se almeno tu come figlio pietoso compatisca ai patimenti ed alla morte sua.

  3. Quando un padre ha una famiglia numerosa come quella di Giacobbe e che già mostra di voler partirsi da questo

 - 1254 -mondo, talvolta si trova nei membri della casa uno o più figli che dicono a Dio: "Signore, prendeteci noi, ma risparmiate ancora per un po' la vita del caro genitore". Che se dippiù sia un padre spirituale o patriarca di numerosa famiglia, allora non è più raro il caso, e tu l'hai scorto, come i tuoi fratelli facendo questa preghiera [184]sieno stati esauditi. Pietosissimi fratelli, quanto vi invidio!

  Ma il tuo dovere è di struggerti almeno altrettanto in affetti per Gesù. Egli ha data la sua, che è vita di infinito valore. Che gran cosa faresti tu a dare la tua, che è vita così meschina eppur tanto peccatrice! Reputa pure a gloria il patire per Gesù, a guadagno il morire per lui53. E intanto non tarda<re> a dargli un saggio del tuo buon volere. Quella tua volontà che è sì capricciosa, sommettila a Dio. Quel tuo intelletto che è ancor tanto vano, inchinalo alla sapienza dello Altissimo. E quel tuo corpo, che per essere un sacco di vermi pure è così pretendente, castigalo quanto si merita, perché dinanzi alla tomba venerata del Padre non deve più vivere passione inimica. Sfoga il tuo buon cuore con dire più volte: "Dolce Cuore del mio Gesù, fa che io ti ami sempre più", e poi adoperati quanto ancora sono per dirti.

esempio

  Giuseppe Cottolengo incontrava fra via nella città di Torino più di un meschinello che non aveva ancor ottenuto pietà negli [185]ospedali pubblici di quella capitale. La figura di quei poverini ricordava al sacerdote la presenza di Gesù Cristo. Allora il cuore si scuoteva nel suo petto e gli domandava: "La carità di Gesù non ti obbliga qui". "Sì, sì", rispose Giuseppe a sé. In dirlo si abbracciò a quegli infelici e ne ricoverò fino a settecento in uno ospizio che chiamò Piccola Casa della divina Provvidenza. Il canonico Giuseppe Cottolengo - 1255 -era nato nel 178654 e moriva poi nel mezzo de' suoi poverelli nel 1842.

  Il canonico Luigi Anglesio esclamò lui pure forte come il compagno: "La carità di Cristo mi costringe!". In dirlo si affrettò a cercare altri sventurati. Ne trovò fino al numero di tremila. Era nato nel 1803. Era poi onorato nella Piccola Casa qual padre e dai cittadini torinesi era avuto qual santo. Addì 28 maggio 1881 il canonico Luigi Anglesio si abbracciava per l'ultima volta a' suoi dicendo: "Voi siete stati il mio godimento, voi sarete la mia corona". Quale corona! Già Pio ix, anch'egli prima di morire, aveva guardato a questa Casa e in vedere sclamò: "Eccola la Piccola [186]Casa della divina Provvidenza, è una piccola città di santi".

orazione

  O Cuore adorabile del mio Gesù! Che faccio io su questa terra se tutto non ardo del vostro santo amore? Gesù mio! Io guardo con pietà al luogo del vostro sepolcro e poi voglio gemere: "La carità di Gesù Cristo mi costringe". Intanto io voglio vivere a voi finché mi facciate la grazia di morire ancora per voi.

Riflessi

  1. Guarda al Padre che è morto per te e poi duolti quanto si merita.

  2. Oh come è vivo l'affetto di un padre che muore per i suoi!

  3. Tu se hai cuore non devi vivere che per il Padre tuo.

  4. Ah, possa tu con l'Apostolo ripetere: "La carità di Cristo mi costringe", e poi adoperati almeno come, ad esempio di Paolo, conosci <che> si apprestasse Giuseppe Cottolengo e come vedesti che si adoperò Luigi Anglesio.

 





p. 1252
52 2 Cor 5, 14s.



p. 1254
53 Cfr. Fil 1, 21.



p. 1255
54 Nell'originale: 1803.



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