Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Norme - 1915
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NORME A PRATICARSI NELLE CASE DEI SERVI DELLA CARITÀ PER UN PIÙ ORDINATO FUNZIONAMENTO DELLE STESSE E UNA PIÙ INTERA OSSERVANZA DELLA VITA REGOLARE (1915)

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AI SERVI DELLA CARITÀ

I. ESORTAZIONE PRELIMINARE

1357

II. DELLA DIREZIONE DELLA CASA

III. DELLA PORTINERIA

1358

IV. DEGLI UFFICI DI DIREZIONE

1359

V. DEI BISOGNI DELLA CASA

VI. DEI VARI UFFICI NELLA CASA

1360

VII. DELLE CONFERENZE COI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI CASA E COL SUPERIORE GENERALE

1361

VIII. RAPPORTI CON GLI ALTRI CONFRATELLI

IX. DEI SUPERIORI DI DISCIPLINA

1362

X. DELLE OPERE DI PIETÀ E D'ISTRUZIONE RELIGIOSA

1363

XI. DI ALTRI SACERDOTI DIMORANTI IN CASA

XII. DELLE PERSONE ESTERNE ALL'ISTITUTO

1364

XIII. DEGLI IMPIEGHI IN CURA D'ANIME

XIV. DEI SERVI DELLA CARITÀ LONTANI E IN MISSIONE

1365

XV. DELL'ECONOMIA E DELLA POVERTÀ

XVI. DELLE MALATTIE

1366

XVII. AVVISI ED ESORTAZIONE FINALE

1367

- 1355 -

<< <   > >>NORME A PRATICARSI

NELLE CASE DEI SERVI DELLA CARITÀ

PER UN PIÙ ORDINATO

FUNZIONAMENTO DELLE STESSE

E UNA PIÙ INTERA OSSERVANZA

DELLA VITA REGOLARE

(1915)

- 1356 -

Questo breve scritto, l’ultimo che don Luigi Guanella rivolse ai Servi della Carità poco prima della sua morte, fu consegnato ad essi in occasione degli Esercizi spirituali dell’estate del 1915, come risulta dal sottotitolo Ricordi e propositi degli spirituali Esercizi dei Servi sacerdoti in Como nel luglio 1915. La minuta fu data dall’A. a don Leonardo Mazzucchi (1883-1964), che vi apportò qualche ritocco di forma, mantenendovi immutata la sostanza (secondo la sua stessa testimonianza in Charitas, 74, 1941, pp. 3-4) e che pubblicò in forma di libretto (Como, Tipografia della Casa della divina Provvidenza, 1915; cm 13,5x9; pp. 24). Fu poi riprodotto in appendice alla ristampa del Regolamento dei Servi della Carità del 1910 (Como, Tipografia della Casa della divina Provvidenza 1941; pp. 279-296).

- 1357 -

<< <   > >>AI SERVI DELLA CARITÀ

 

[3]Si è creduto bene di porgervi queste brevi norme, perché adottate giovino a rendere sempre più regolare e fruttuosa l'opera nostra.

Il Signore ci benedica tutti e le nostre preghiere, con le azioni nostre di carità e di virtù, valgano ad ottenerci misericordia e grazie dal sacro Cuore di Gesù.

Preghiamo soprattutto e operiamo durante le vicende dolorose di questa guerra, la quale ci ha tolti parecchi nostri collaboratori e confratelli.

 A riguardo dei quali, si ricordi il dovere: 1) di recitare per loro quotidianamente a S. Giuseppe un Pater, Ave, Gloria con la giaculatoria: O S. Giuseppe, vero sposo di Maria vergine e padre putativo di Gesù Cristo, pregate per noi[4] e per gli agonizzanti di questo giorno (o di questa notte) ; 2) di raccomandarli nelle preghiere e nelle sante Comunioni di tutti e specialmente dei nostri innocenti bambini; 3) di tener relazioni frequenti con loro; 4) di soccorrerli per quanto si può.

Il vostro affezionatissimo nel Signore sacerdote Luigi Guanella.

Como, luglio del 1915.

<< <   > >>I.

ESORTAZIONE PRELIMINARE

 

1. [5]Bisogna che ogni servo della Carità, vivamente desideroso di promuovere la sua perfezione religiosa e con essa la prosperità dell'istituto, non desista mai dallo studiare con amore le Costituzioni e il Regolamento, con l'intento santamente volonteroso di apprenderne lo spirito e di applicarne, man mano che si fa possibile, tutta la lettera.- 1358 -

<< <   > >>II.

DELLA DIREZIONE DELLA CASA

 

2. Al direttore della casa s'attiene e spetta la responsabilità del prospero[6] andamento di tutto l'istituto, prospero andamento promosso e ottenuto da lui con la coscienziosa e oculata vigilanza, con la conoscenza provvida di ogni bisogno, col consiglio domandato ed accettato dei confratelli, con la introdotta e mantenuta osservanza della Regola, con l'avveduta distribuzione dei vari uffici, con la sollecitudine paterna verso tutti.

<< <   > >>III.

DELLA PORTINERIA

 

3. Il portinaio esercita un ufficio delicato e importante sì da potersi dire la mostra della casa; perciò deve essere un servo della Carità provato e sicuro o, non potendosi, una persona meritevole di fiducia e prudente, posta sotto la sorveglianza di un servo della Carità.

4. Il portinaio si presenti ai forestieri pulito nella persona e usi un tratto dignitoso, paziente, amabile con le persone che ha da condurre in visita dei[7] ricoverati o a cui deve chiamare dei ricoverati, così da edificare e indurre nei visitatori buon concetto della casa.

5. Egli avrà un orario che osserverà fedelmente, facendosi sostituire da altre persone, designate dalla direzione, quando deve allontanarsi per le sue occorrenze, per altro incarico, per partecipare, com'è dovere, alle pratiche di pietà sì del mattino che della sera.

6. Per la visita dei ricoverati si farà un orario determinato da esporsi in pubblico, sì nella sala d'aspetto che nei vari reparti della casa.

7. Il portinaio, ad ora determinata, suonerà l'ora della levata e del riposo, dei pasti, ecc.; e con tocchi distinti la chiamata del direttore, del vicedirettore, del superiore di disciplina, ecc.- 1359 -

8. Il portinaio deve rispondere di tutte le persone che entrano od escono di casa.

9. In portineria nessuno si fermi a conversazioni oziose e non si trattengano altre persone.

10. [8]Il portinaio non rechi dal di fuori cosa qualsiasi (cibi, bevande, libri, giornali, lettere, ecc.) per i ricoverati senza permesso dei superiori; ciò dicasi del portar fuori; e tenga il direttore al fatto di ogni abuso che gli sia dato di osservare.

<< <   > >>IV.

DEGLI UFFICI DI DIREZIONE

 

11. Siano destinati, se è possibile, agli uffici di direzione tre locali: uno per il direttore, un altro per il segretario, un terzo per lo scrivano.

La pulizia vi sia fatta dal portinaio o dallo scrivano.

12. Negli uffici di direzione si trovi sempre il direttore o un sostituto o lo scrivano o segretario, che riceva e faccia chiamare il direttore per le diverse necessità e visite.

13. È bene che gli incaricati della casa e i Servi della Carità, quando escono di casa per qualche ora e[9] per uffici particolari, ne diano avviso a chi si trova negli uffici di direzione o, in mancanza, a chi assiste la portineria.

14. Si renda pubblico un orario approssimativo anche per le udienze di direzione; esse siano brevi, prudenti, cortesi; e si tenga in direzione quantità sufficiente di foglietti, di opuscoli, di programmi, di immagini che facciano conoscere le nostre opere, di biografie delle nostre Serve di Dio1, di pagelle d'iscrizione nella Pia Unione di S. Giuseppe o nella Pia Unione del sacro Cuore2, per farne una facile distribuzione - 1360 -ad utile e sana propaganda di bene alle persone visitatrici.

Spesso con poco si fanno molti amici e benefattori.

15. Nell'archivio di direzione si tengano bene ordinate le corrispondenze ed i documenti, per una facile ricerca nel bisogno.

16. Si tenga in direzione qualche libro[10] di studio o qualche altra opera buona da leggersi nei momenti di libertà da chi assiste la direzione stessa.

<< <   > >>V.

DEI BISOGNI DELLA CASA

 

17. È lodevole che il direttore tenga un vademecum, dove noti ogni giorno i vari bisogni della casa, ch'egli vien a conoscere sia con le sue diligenti osservazioni, sia con ottenere e ascoltare i rilievi e le confidenze della varie persone della casa, allo scopo di provvedervi oppure di parlarne col superiore generale, coi membri del Consiglio, co' suoi confratelli, a sempre più migliorare le condizioni della casa che dirige.

<< <   > >>VI.

DEI VARI UFFICI NELLA CASA

 

18. Nelle case, specialmente maggiori, vi sono vari uffici, organizzare i quali è compito importantissimo del direttore.

19. Si avrà un registro dove si noteranno[11] le condizioni - 1361 -fisiche e morali (salute, capacità, zelo, buona riuscita negli uffici) di ciascun incaricato e assistente, per formarne un giudizio e distribuire poi quel lavoro e quelle attribuzioni, che ciascuno sa meglio disimpegnare.

20. Il direttore s'interessi perché ognuno attenda al suo ufficio di scuola, di disciplina, di servizio degli infermi, di assistenza ai lavori, di predicazione e di ministero; e di tempo in tempo, non oltre un mese, ne chieda conto agli stessi incaricati, con carità e discrezione, per incoraggiare e consigliare, chiarendosi anche delle difficoltà che incontrano.

 Questo giova moltissimo a impegnare tutti nell'adempimento volonteroso e fedele dei loro singoli uffici.

21. Impegni di servizio ecclesiastico fuor di casa si accettino solo ad eccezione, perché distraggono dalle occupazioni interne, e non si accettino ove siano di pregiudizio alla interna regolarità.

<< <   > >>VII.

DELLE CONFERENZE COI MEMBRI

DEL CONSIGLIO DI CASA E COL SUPERIORE GENERALE

 

22. [12]Al superiore generale si darà con frequenza conto dell'andamento della casa, gli si faranno note le irregolarità e i bisogni per averne consiglio, determinarne provvedimenti, tenerlo illuminato.

23. I membri del Consiglio particolare sono solidalmente responsabili dinanzi a Dio ed agli uomini di quanto avviene nell'istituto.

Quindi mensilmente si aduneranno per comunicarsi giudizi ed osservazioni, discutere i vari interessi materiali e morali della casa, studiare quanto di meglio può farsi nell'interesse dei singoli ricoverati e stenderanno eventualmente verbale di tali adunanze.

24. Il Consiglio esplicitamente si terrà informato della moralità dei singoli membri della congregazione, della frequenza[13] ai Sacramenti e della regolarità delle pie pratiche e dell'istruzione religiosa nella casa.- 1362 -

<< <   > >>VIII.

RAPPORTI CON GLI ALTRI CONFRATELLI

 

25. Anche con gli altri confratelli si avrà l'abitudine di discorrere delle cose di casa, quando non siano di carattere riservato, e ciò in qualunque circostanza, anche di ritrovo comune ai pasti, per aver modo di unirsi coi legami della carità cristiana e religiosa, di promuovere in tutti l'attaccamento alla casa, di far avere a servizio dell'opera comune il tesoro dei consigli e delle buone iniziative di tutti, di ricordarsi a vicenda con soavità il più esatto impegno delle proprie mansioni.

26. Si cerchi di provare man mano i confratelli nei vari uffici, per farne l'esperimento e prepararsi dei supplenti, sopportandone con pazienza le deficienze e coadiuvandoli per una buona riuscita.

27. [14]I Servi della Carità si compatiscano nei loro difetti, avvertendosene con grande carità e discrezione.

28. Tutti lavorino a gara, facendo traffico delle loro qualità non lasciate infruttuose, con l'intenzione unica di procurare la maggior gloria di Dio e il maggior utile dell'istituto.

29. S'aiutino scambievolmente di buon animo, sia nei servizi materiali, sia nell'istruirsi sui propri doveri.

30. Si abbia grande cura di mantenere la separazione delle suore nella misura più assolutamente possibile nei servizi della casa.

<< <   > >>IX.

DEI SUPERIORI DI DISCIPLINA

 

31. Chi è capo della disciplina, usi tutta la più coscienziosa vigilanza sopra i suoi soggetti e li educhi col sistema preventivo del venerabile don Bosco, che apprenderà da vari manuali di sacerdoti salesiani.

32. [15]Tenga d'occhio l'opera dei propri assistenti, confortandola di consigli educativi, e insista presso di loro, perché - 1363 -riescano ad assicurare la disciplina colla vigilanza, coll'amore, coll'autorità, senza l'uso di castighi corporali condannabili per ragioni sì di carità che di prudenza.

33. Tutti i sacerdoti hanno obbligo di impedire abusi e quindi, ove notino qualche disordine o abuso, ne mettano a conoscenza con carità e retto intento di zelo chi ha l'ufficio della disciplina.

<< <   > >>X.

DELLE OPERE DI PIETÀ E D'ISTRUZIONE RELIGIOSA

 

34. Si promuova soavemente e insistentemente tra i ricoverati la pietà nelle sue diverse manifestazioni ed opere, rendendola gradita colle industrie svariate dello zelo.

35. Si diffonda e si mantenga l'uso della Comunione quotidiana.

36. [16]Si colgano varie occasioni di mesi speciali, di feste, di novene, di Esercizi per la buona morte3 (questi specialmente si curino) per promuovere, con facilità di confessori, il ricevimento generale dei santi Sacramenti.

37. La predicazione sia frequente, breve, preparata, facile, adatta e, per modello di predicazione ad esempi e parabole, si adoperino l'opera del confratello don Pedrini e i vari libri del sacerdote Guanella4.

38. Si dia in mano agli adulti la Storia ecclesiastica5 di don Bosco, il Da Adamo a Pio IX6 del sacerdote Guanella - 1364 -ed altre opere, per lo studio, meritevole d'essere coltivato, della storia sacra e della storia della Chiesa; e si ordini fra i ricoverati una nutrita e abbondante istruzione religiosa, così inculcata oggidì come preservativo necessario contro la corrente spaventosa di errori dilaganti a toglier dalle anime la fede.

<< <   > >>XI.

DI ALTRI SACERDOTI DIMORANTI IN CASA

 

39. [17]Possono convivere con i Servi della Carità altri sacerdoti venuti dal di fuori, che si mantengono liberi da legami con la congregazione e dall'altra parte pii e zelanti prestano volontieri alla casa i loro servizi di ministero.

Per le nostre case, che nei loro inizi hanno scarsezza di collaboratori, essi rappresentano un aiuto della Provvidenza.

Essi, se sono pii ed edificanti, si tengano con carità e se ne accetti con riconoscenza l'opera.

40. Se taluno di essi, per costanza di propositi, per bontà di carattere, per amore alla Regola, mostri inclinazione ad aggregarsi alla congregazione, si incoraggi e con una certa larghezza, conveniente alla sua condizione, si ammetta attraverso il postulantato e il noviziato alla professione dei voti.

<< <   > >>XII.

 DELLE PERSONE ESTERNE ALL'ISTITUTO

 

41. [18]Esterni si assumano come collaboratori soltanto in caso di bisogno, persone fornite di spirito di fede e di carità.

42. Le nostre relazioni con persone esterne all'istituto siano quelle volute dai nostri uffici e siano ispirate da carità; e del resto, guardiamocene con grande precauzione, per non - 1365 -essere distratti dalle nostre cure e per non ricevere danno nel nostro spirito religioso.

<< <   > >>XIII.

DEGLI IMPIEGHI IN CURA D'ANIME

 

43. Poiché è nell'indirizzo dei Servi della Carità che alla cura dei figli e dei vecchi poveri del popolo s'aggiunga la cura d'anime, così può darsi che ai Servi della Carità si affidi a governare qualche chiesa o qualche parrocchia.

Nessuno ambisca la cura d'anime e, messovi a capo, ci si applichi con impegno[19] e zelo apostolico, poiché è grave dover rispondere a Dio della salvezza di anime che costano il sangue di Gesù Cristo.

44. Chi è preposto alla cura d'anime vigili perché non si intiepidisca il suo spirito religioso e non s'attenui il suo attaccamento alla congregazione, di cui vorrà mantenersi figlio affezionato e obbediente.

<< <   > >>XIV.

DEI SERVI DELLA CARITÀ LONTANI E IN MISSIONE

 

45. Ciò che si è detto dei Servi della Carità in cura d'anime, vale per tutti quelli che sono isolati dai confratelli o mandati in missione.

Corrispondano con fiducia coi superiori e tra loro e i confratelli si mantengano reciprocamente frequenti e utili relazioni d'incoraggiamento e di informazione.

46. Ad alimentare queste relazioni e a tenere esercitate le loro facoltà,[20] inviino notizie e articoli al giornaletto dell'istituto La divina Provvidenza7.- 1366 -

<< <   > >>XV. DELL'ECONOMIA E DELLA POVERTÀ

 

47. Si curi l'economia, sia per il dovere di far buon uso della sostanza dei poveri, a tale patto consegnataci dalla Provvidenza per mano dei benefattori, sia per l'obbligo di osservare il voto, degno di studio e di applicazione, e la virtù della povertà religiosa.

48. Per ora è bene che ogni casa provveda a se stessa; ma quando l'opera si sarà sviluppata e consolidata, gioverà al comune benessere materiale e morale l'aiutarsi a vicenda.

49. Si evitino ugualmente i due torti che si fanno alla Provvidenza, sia col fare spese inutili e superflue con danno pure dello spirito religioso, sia col non concedersi il necessario al vitto, al vestito, alla salute, poiché la Provvidenza, nostra madre benigna, dobbiamo[21] aver fiducia che non ci lasci mai mancare ciò che è richiesto dai nostri bisogni.

50. Quindi si provveda con sollecitudine ai bisogni di ciascheduno.

 Finché in seguito ad una migliore organizzazione non sia regolata con maggiore precisione anche questa materia, la direzione sarà sollecita di provvedere alle necessità dei singoli Servi della Carità e di rilasciare qualche somma mensile ai sacerdoti per i loro piccoli bisogni.

51. Quando poi la Provvidenza voglia provare con le angustie e i patimenti della scarsezza, allora nessuno si disanimi né si lamenti e tutti pensino che si può e giova essere martiri, come di altre virtù, così della santa povertà.

<< <   > >>XVI.

DELLE MALATTIE

 

52. Quando un seno della Carità si ammali, lo si sottoponga a visita, lo si circondi d'un buon servizio d'infermeria[22] e lo si tratti con carità aliena da soverchia, spesso sentimentale, affettuosità.- 1367 -

53. L'ammalato sia ragionevole nelle sue esigenze e paziente e confidi del tutto nella Provvidenza.

<< <   > >>XVII.

AVVISI ED ESORTAZIONE FINALE

 

54. Il superiore, quando non potrà lui, manderà un confratello come visitatore, che si renda conto dell'esecuzione di queste norme.

55. Si tenga conto dei Regolamenti precedenti, finché sulla traccia di tutti sia pronto un completo Regolamento disciplinare definitivo, che a suo tempo sarà comunicato.

56. Il miglior modo, per consenso di tutti, di rassodare la nostra istituzione e di promuovere l'estensione, reclamata insistentemente ogni giorno da tante voci pietose di bisogno, è quello di consolidarci, oltreché negli interessi materiali,[23] nello spirito religioso e nell'osservanza delle Regole: intento nobilissimo e grave, meritevole che ci si applichi con potenza di desiderio e di sacrificio.

Così il Signore ci benedirà e la nostra vocazione, fruttuosa così nel campo della salvezza delle anime e della carità cristiana, sarà santa, perché realmente ci farà santi e degni di grande gloria.





p. 1359
1 Sono Caterina Guanella, sorella dell'A. (cfr. nota 54 a p. 798) e suor Chiara Bosatta (cfr. nota 11 a p. 511).



2 La Pia Unione di S. Giuseppe, il cui nome completo è Pia Unione del Transito di S. Giuseppe per gli Agonizzanti, fu istituita dall'A. presso la chiesa di S. Giuseppe a Roma (cfr. nota 1 a p. 1229) e riunisce sacerdoti e fedeli in una associazione di preghiere per i moribondi. L’iniziativa, incoraggiata dal papa Pio X, ottenne l’erezione canonica dal cardinal vicario Pietro Respighi (1843-1913) con il decreto del 17 febbraio 1913, e la elevazione a primaria con il breve pontificio Templum titulo del 12 febbraio 1914, raggiungendo poi larga diffusione in Italia e all’estero. La Pia Unione (o Pia Lega) del sacro Cuore è meglio conosciuta con il nome di Apostolato della preghiera (cfr. nota 34 a p. 1021).



p. 1363
3 Cfr. nota 1 a p. 65.



4 Riguardo a don Cesare Pedrini e all’opera, a cui qui si accenna, cfr. nota 12 a p. 831; sui libri dell’A. qui ricordati, cfr. nota 26 a p. 140.



5 La Storia ecclesiastica ad uso delle scuole fu pubblicata da S. Giovanni Bosco nel 1845 a Torino.



6 L’A. aveva pubblicato tra il 1885 e il 1887 i tre volumi dell’opera Da Adamo a Pio IX (Milano, Tipografia Eusebiana; pp. 136; pp. 472; pp. 456), con il sottotitolo Quadro delle lotte e dei trionfi della Chiesa universale. Nel 1913 egli mise mano a una ristampa, con la pubblicazione di un primo volume (Milano, Tipografia dell’Istituto S. Gaetano; pp. 284), contenente 29 dei 101 capitoli dell’opera, con il titolo modificato in Gesù Cristo vivente nella sua Chiesa, ossia da Adamo a Pio IX. Ma negli altri volumi non furono ristampati.



p. 1365
7 Cfr. nota 27 a p. 140.



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