Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Nove fervorini...
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NOVE FERVORINI IN PREPARAZIONE ALLE FESTE DEL TERZO CENTENARIO DI SAN CARLO BORROMEO

II. Una sposa perpetua co' suoi figli eterni

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II.

Una sposa perpetua co' suoi figli eterni

  [18]<1.> Diceva Michelangelo Buonar<r>oti: "Sposa mia è l'arte mia e figli miei sono i miei lavori". Aggiungono i posteri del valente artista: "L'arte del Michelangelo fu arte bella e perciò piacque a tutti sino alla fine, i lavori del Buonar<r>oti sono ammirabili e perciò non cadranno giammai dalla riputazione universale".

  Carlo Borromeo, cardinale e arcivescovo, disse: "Sposa del cristiano è la virtù, figli di questa sposa sono gli atti santi. La virtù è compagna che non abbandona giammai e gli atti buoni sono figli che seguono sulla terra e nel cielo. Il cristiano, che è fatto per la immortalità, non può non amare la virtù e le opere sapienti". L'apprendiamo noi cristiani del secolo decimonono? Siamo miseri, eppure perché [19]ci amiamo smoderatamente, noi brameremo vita lunga quaggiù? Semplici! Semplici! Disponiamoci ad una compagna fedele, la virtù, e potremo allietarci con una famiglia eterna, il cumulo di molte opere buone.

  2. L'arte delle arti è quella che salva le anime. La virtù suprema poi che salva le anime è quella che fa ascendere gli apostoli ed i seguaci del divin Salvatore al vertice del monte Calvario. Carlo voleva quell'arte di salvare le anime e però si strinse alla potenza di quella virtù. Cominciò da seguire quello che in se medesimo operò l'apostolo Paolo dove scrisse: "Il mio corpo non solo lo castigo, ma lo vengo maccando colle percosse, perché non accada che predicando agli altri io stesso

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non mi renda reprobo"12. Si circondò dunque Carlo di cilizii la persona, e non lasciolli mai più. Indi seguì il vivere apostolico che dice così: "Quando abbiamo un pezzo di pane da appressare alle labbra ed una vestimenta per ricoprirci, di questo siamo contenti"13.

  [20]Carlo si attenne pertanto ad un vitto frugale. Si sosteneva con un sol pasto al giorno e questo stesso poco a poco venne assottigliando, così che negli ultimi anni del viver suo non si pasceva generalmente che di pane e di acqua. Quanto al vestire per la persona di sé Carlo, qualunque cencio gli bastava; per la persona di sé Carlo cardinale, poi indossava la porpora del principe della Chiesa. Lo stesso praticava quanto all'abitazione. Movendo in pellegrinaggio contentavasi sempre dell'ultimo posto, né consentiva a dormire sopra uno stramazzone se prima non ne vedeva fornito fino all'ultimo de' suoi ministri o servi. Né voleva il sollievo di una stufa o il fuoco di camino nei rigori benché eccessivi di crudo verno. Diceva: "Il tempo tanto vale quanto il paradiso stesso e Dio. Bisognerebbe morire in piedi per non perdere tempo in coricarsi".

Intanto era tutto e sempre occupato nella grand'arte di salvare le anime, tutto e sempre era occupato per far acquisto della virtù che salva le anime. Ripeteva spesso [21]questo dei sacri Proverbi: "Come all'asino si deve un po' di paglia a vivere, un peso a portare e sferzate a camminare, così al giumento del proprio corpo un pane di cruschello, un lavoro e flagellazioni"14. In questo modo Carlo dimagrava il suo corpo per salire meno pesante l'aspro monte del sacrificio.

  Con pari fermezza addestrava le potenze dell'anima. Sforzava la mente a dimorare in continua attenzione delle inspirazioni celesti, costringeva il cuore ad accettare quello che è più ripugnante, il sacrificio, e la memoria avvolgevala nella considerazione del proprio essere e delle fragilità della vita. Questo fu l'esercizio continuo del cardinale arcivescovo. Con ciò Carlo

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divenne eccellente nell'arte di salvare le anime, come fu eroico nella scienza del sacrificio. Carlo Borromeo discorreva poi con Dio con la tenerezza di amico, conversava con la Vergine come un figlio amorevole, sant'Ambrogio avevalo maestro e protettore, e ponendosi innanzi [22]l'effige di quei vescovi illustri che testé diedero il sangue in combattere il mostro dell'eresia luterana, pregava: "Confessori intrepidi della fede, supplicate pure indefessamente, che io con ardore bramo esservi compagno nelle fatiche e nel trionfo".

  3. Or ponete attenzione a Carlo nel suo cammino. Sale a guisa di gigante e in ascendere volge occhiate amorevolissime da destra e da sinistra de' suoi e del popolo che gli vuol tener dietro. Ponete ora mente agli atti nobili del cardinale; sono come parti eterne15 di un sacrificio perenne.

  Atti purissimi del cardinale arcivescovo Carlo sono quelle cure e quegli affetti intensissimi per cui il cuore del santo pareva venir meno in eccesso di tenerezza ad ogni . Gli angeli celesti hanno numerati quest'atti perché ne hanno ricevuto a ciò e la virtù e il comando da Dio. Noi meschinelli ne rimanemmo attoniti. Noveriamo nondimeno le istituzioni principali che come atti più esterni meglio parlano ai nostri sensi. Carlo Borromeo incominciò [23]dal riformare la Chiesa maggiore di Milano a vera casa di orazione, mentre le iniquità degli uomini parevano averne fatta una spelonca di ladroni16. Attese altresì a migliorarne l'edificio materiale. Elevò l'altar maggiore, estese il coro intorno con tre ordini di sedie canonicali, intagliate a figure dell'Antico e del Nuovo Testamento. Dispose in luogo eminente il seggio arcivescovile ed in luogo proprio un ordine di sedie per i maggiorenti della città. Construsse un tempietto devotissimo chiamato della Confessione, e detto volgarmente lo Scurolo, per depositarvi i corpi santi. Eresse in giro le sedie corali per il canto dell'Ufficio divino nella stagione invernale. Sul mezzo innalzò un battistero con avello di finissimo porfido. Allo ingresso del

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presbiterio collocò il pulpito proprio per gli oratori comuni e il pulpito al fianco destro proprio per l'arcivescovo. Volle che nella chiesa cantassero solamente gli ecclesiastici. Dicevalo a tutti: "La chiesa è casa di Dio, ella è santuario di orazione pia". Carlo Borromeo, per assicurare la fede [24]santa ed il costume puro nel popolo, ripristinò la Congregazione del santo Ufficio.

  Construsse il grandioso seminario di san Giovanni Battista e seminari succursali in Santa Maria Fulcorina17, a Santa Maria di Celana, a Santa Maria della Noce18, a San Fermo. Eresse le case dei canonici e vi allogò in parte di queste19 un corso di studio accelerato per gli adulti. Volendo soccorrere ai cattolici svizzeri più abbandonati nella Rezia, istituì il Seminario Elvetico per lo studio dei chierici poveri di quelle montagne, con obbligo giurato di recarsi poi, fatti sacerdoti, in cura di quelle parrocchie montane.

  Nel palazzo di Brera chiamò i padri gesuiti a dirigere l'educazione della gioventù. A Porta Nuova edificò un vasto collegio per i figli dei nobili. A Pavia istituì il Collegio Borromeo in pro dei figli di nobili decaduti. In Arona fondò una casa di noviziati per i religiosi gesuiti ed in Ascona eresse altro collegio [25]seminario per l'educazione gratuita ai figli di quelle terre. In Milano stessa ed a Porta Romana eresse un monastero per la educazione delle figlie del popolo. Poco lungi, nella chiesa di santa Prassede, istituì le monache cappuccine, esemplari di preghiera e di austerità. Istituì le Scuole della dottrina cristiana in numero di 740 nelle regioni della vasta archidiocesi. Fondò pure le conferenze dei vicari foranei e dei parroci e creò la società degli Oblati, un nerbo di sacerdoti che, come guide avanzate, vengono innanzi alle cure di pastoral ministero che il superiore loro addita. Case di soccorso aprì per le donne pericolanti, case di soccorso per le donne

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discordi dai propri mariti, case di soccorso offerte per convalescenti e per ultimo istituì erede universale l'Ospedale maggiore della città, volendo egli essere sovrat<t>utto e insino alla fine il padre dei poveri.

  Queste opere del Borromeo sorgono per lo più gloriose ancora oggidì. Di [26]questa stagione e alla vigilia delle feste centenarie del Borromeo, le istituzioni di lui emergono incoronate di ghirlande assai preziose. Nel linguaggio puro di un amor santo poi gridano perché tutti intendano: "Sposa fedele e per ciò perpetua è l'arte di salvar le anime, che è arte suprema". La virtù che salva è nel sacrificio del Calvario. Gli atti dei santi sono i figli immortali che non periscono quaggiù, che danno la immortalità del paradiso. Uomini del secolo decimonono, io ve ne esorto: specchiatevi nel quadro che vi ho additato e meritatevi che il Signore vi benedica e vi prosperi alla vera gloria che è nella eternità della fede.

Riflessi

  1. Una sposa perpetua, la fede, con i figli eterni, i frutti della virtù continua.

  2. San Carlo nel cammino del sacrificio.

  3. Con i patimenti pone istituti atti a salvare le anime.





p. 313
12 1 Cor 9, 27.



13 1 Tm 6, 8.



14 Cfr. Sir 33, 25.



p. 314
15 Originale: eterni; cfr. ed. 1930, p. 189.



16 Cfr. Lc 19, 46.



p. 315
17 In G. P. Giussano, Vita di san Carlo, i, p. 112: “santa Maria Falcorina”.



18 Originale: Santa Maria della Neve; cfr. G. P. Giussano, Vita di san Carlo, i, p. 112.



19 Originale: questi; cfr. ed. 1930, p. 190.



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