Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Nove fervorini...
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NOVE FERVORINI IN PREPARAZIONE ALLE FESTE DEL TERZO CENTENARIO DI SAN CARLO BORROMEO

VII. La vita interiore di un cristiano santo

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VII.

La vita interiore di un cristiano santo

  1. [76]Di Massillon68, vescovo assai mite, dicevano i fedeli suoi: "Quanto è bello conversare col vescovo nostro!". Di Francesco di Sales, il più soave dei vescovi, dicevano quei che l'accostavano: "Se stare con un santo, il vescovo di Ginevra, è sì gran consolazione, che non sarà esser con Dio, il santo dei santi?". Dicono i dottori ascetici che vedere un'anima in grazia di Dio e poi vivere tuttavia è impossibile, per l'eccesso

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di gioia che induce nel cuore la vista di un'anima santa. Or chi non amerà i santi? Facciamoci a leggere, per quanto da noi si può, nello interno di un cuore infiammato, l'anima santa di Carlo Borromeo.

  2. Giovinetto tant'alto, Carlo quasi colomba gemente traeva alla solitudine negli angoli di casa più appartati, e [77]di ripassando si affrettava alla chiesa dove dimorava le ore continue, e non si avvedeva della gente che, serrandosegli intorno, sussurravano: "Carlo che prega non è egli un angelo in carne che adora Iddio?...". Qualche volta il giovinetto se n'avvedeva e allora disinvolto e tranquillo partivasene. Rientrava poi in casa e qui, trattosi in luogo inosservato, ponevasi a castigare severamente il corpo suo gridando: "Ecco il premio delle lodi immeritate che ti si fanno". E movendo altra volta, <si> incamminava per le vie più oscure di Milano a fine di ridursi in qualche chiesa meno conosciuta, dove effondendosi in lagrime di affetto e di pentimento implorava per sé e per tutti la divina misericordia.

  Cresciuto giovine avanzatuccio, Carlo doveva frequentare gli studi a Milano ed a Pavia e trovarsi con tutta gente e in mezzo a pericoli non pochi né poco minacciosi. Ma il Borromeo sapeva portarsi con prudenza rara. Volgendosi ai compagni rei intimava: "Partitevi, esca di peccato e rovina delle anime...". E avvicinando gli altri con soavissimi [78]discorsi, traevali a Dio ed alla pratica della santa religione.

  3. Così accadeva di Carlo come si dice che avvenisse a Sansone, che cioè giovinetto il piccolo Sansone lottava con forza sul prato dei trastulli fanciulleschi per essere un giorno terribile guerriero sui campi di combattimento. L'animo del Borromeo si temperava a questa vigoria di carattere. Ai sedici anni faceva stupire con la sagacia dello ingegno suo. Ai vent'anni pesava già sulle sue spalle poco meno che la metà del mondo cristiano, eppur non si doleva che il gravame fosse soverchio. Con la magnanimità del suo cuore, anch'egli come i più illustri avrebbe voluto, a guisa di lampo, percorrere tutta la terra e trarre tutte le anime degli uomini dinanzi alla Chiesa santa, la sposa immacolata di Gesù salvatore. Il cuore apostolico di Carlo non temeva difficoltà. Ripeteva di continuo: "Posso tutto in colui

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che mi conforta"69. [79]Ed a se stesso per rintuzzare gli istinti del pigro senso diceva70: "Il volere è potere".

  Carlo Borromeo nei principi e nei potentati del mondo riconosceva l'autorità di Dio che premia e che castiga. Nella persona del popolo povero e afflitto vedeva le membra vive del divin Salvatore. Incontrandosi per caso in qualche meschinello piagato, curavalo con le viscere di madre dicendo: "Quest'è il più caro tesoro. Non lasciamo sfuggire l'apparizione di un dono celeste". Bramava ansiosamente le persecuzioni e le molestie e confortava sé ed i suoi con ricordare che beati sono i perseguitati per amor della giustizia71, che fare il bene e ricevere trattamento pessimo purga dall'amor proprio, avversario pestifero che nasce con noi e che vorrebbe viver con noi per recarci danno tuttodì sino alla fine. Con quest'animo intento solo alla gloria di Dio, Carlo Borromeo, arcivescovo e cardinale legato in Italia e protettore di più regni fuori, entrava fidente nei campi più vasti di combattimento, nella politica [80]e nella religione, nella fede e nel costume.

Affrontava avversari eretici e nemici cristiani cattivi, come torrente rompeva gli argini che al suo zelo voleva porvi una prudenza umana. I pensieri e le azioni di Carlo volevano estendersi come le acque di fiume che discendono, maestose e benefiche, ad innondare la terra isterilita dai venti infuocati dalla corruzione e dal vizio.

  Lo scrittore inspirato avverte che ex abundantia cordis os loquitur72. Chi meglio vuole intendere la grandezza d'animo di Carlo consideri le opere sue. In breve egli eresse un monumento colossale di salute pubblica quale altri appena avrebbe saputo nel giro di più secoli. E poi dite che i devoti pii son piccoli d'animo. Non iscorgete che il cuore di un santo appena si può intenderlo con riscontrarlo al cuore adorabile di Gesù salvatore?

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  4. Il Signore in un eccesso di amore creò il mondo. In un eccesso di amore lo viene conservando. Quando poi in cuor degli uomini scema la fiammella d'amor santo, che è la vita del mondo, [81]allora Dio suscita un personaggio dal cuor magnanimo, che potente nell'opere e nella parola tragga gli uomini all'amor di Dio. Gesù Cristo dalla croce trasse tutto a sé73. I seguaci di Gesù Cristo, illustri a un Calvario di patimenti, tirano pure a sé gli animi d'un popolo. In questa terra, che è valle di pianto, l'amore ed il dolore si accompagnano come amici benefici. Le genti, che sentivansi un vuoto inesprimibile nell'animo, venivano a Carlo ed erano soddisfatti. Venivano a turme dalle diverse regioni d'Italia, di Francia, di Germania. Venivano da Spagna, dal Portogallo e fin dalla lontana Polonia; facevansi ansiosi alla casa del Borromeo, visitavano la famiglia del santo, pregavano e sedevano a mensa. Carlo Borromeo accarezzandoli benedicevali e con benedirli faceva contenti almeno trecento di quei cuori pellegrini.

  Sovrat<t>utto facevano capo al cardinale i principi grandi del mondo. Questi o venivano personalmente o scrivevano lettere ossequiose. L'arcivescovo rispondeva con eguale [82]affetto a tutti. Nella Biblioteca Ambrosiana s'hanno tuttodì oltre trenta volumi delle lettere che dettava il cardinal Borromeo. I popoli, che in massa non potevano recarsi a Milano, aspettavano che il cardinale passasse e invitavanlo con istanze vive, e vedendolo comparire esultavano tutti come figli intorno ad un padre santo e non avevano termine in esclamare: "Eccolo l'amico del Signore!... Come è bello stare cogli amici veraci del Signore!". Patrizi illustri lasciavano casa e parenti per dimorare nella famiglia di Carlo. Or se accadeva che egli pellegrinasse troppo lungamente fuori di Milano, lagnavansi dolcemente con dire: "Abbiamo abbandonato le case dorate e i patrimoni pingui per istare con il cardinale; or che fia di noi se egli troppo sovente ci abbandona?". Intanto spiavano se mai giungesse e sapendolo vicino l'introducevano movendo festa e trionfo indescrivibile.

 

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  Tenerezza ineffabile! Mirate intorno e vedete se altrove che in cuor del giusto si trovi [83]più pura gioia. Ma se non trovate, conchiudete pure che l'interiore vita di un cristiano fedele è oggetto carissimo di ammirazione agli angeli ed agli uomini.

Riflessi

  1. Ammirabile è la vita interiore di un cristiano santo.

  2. Carlo, giovinetto tuttavia, è soggetto di ammirazione agli angeli.

  3. Carlo arcivescovo e cardinale combatte intrepido le battaglie del Signore.

  4. Egli è spettacolo di tenerezza agli angeli ed agli uomini.





p. 341
68 Originale: Massilon; cfr.  P. Auvray, Massillon (Jean-Baptiste), in Catholicisme, viii, Paris 1979, col. 825.



p. 343
69 Fil 4, 13.



70 Originale: rintuzzare gli estinti del pigro! santo diceva; cfr. ed. 1930, p. 239.



71 Cfr. Mt 5, 10.



72 Mt 12, 34.



p. 344
73 Cfr. Gv 12, 32.



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