Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
O Padre! O Madre! (II corso)
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O PADRE! O MADRE! SECONDO CORSO DI FERVORINI NELLE FESTE DEL SIGNORE E DELLA BEATA VERGINE (1884)

<FESTE DEL SIGNORE>

Nella solennità del santo Natale Una casa e un popolo di santi

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<FESTE DEL SIGNORE>

Nella solennità del santo Natale

Una casa e un popolo di santi

  1. [3]Torniamo addietro col nostro pensiero a quello che accadde, mille ottocento ottantaquattro anni <essendo> passati, nella grotta di Betlemme. Allora la Vergine santissima porgeva la prima volta l'occhio riverente al divino infante natole testé; allora il più santo dei personaggi, Giuseppe, univa la sua ammirazione ai cantici degli angeli che erano scesi a cantare con giubilo: "Gloria a Dio nel più alto de' cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà". Allora semplici e buoni pastori invitati dalla voce angelica erano venuti con i loro doni a prestare ossequio al salvatore Messia. Quale spettacolo! È la vista ammirabile di una casa di santi: Gesù, Maria e Giuseppe; è la maraviglia di un gruppo di gente che si dispone per divenire presso a quella casa un popolo di santi.

  [4]A Betlemme, a Betlemme! Affrettiamoci in questo solenne a Betlemme. Entriamo nella grotta che fece un giorno <da> prima abitazione della sacra Famiglia. Adesso è un tempio sontuoso la grotta venerata che è laggiù, è coperta con lastre d'oro e tempestata di gemme. Quella greppia1 lucente dei più puri smeraldi porta scritto in lettere d'oro: Hic natus est Jesus.

  Chiniamo la fronte sino a terra. Gesù Cristo vi è ancor presente adesso nel Santissimo Sacramento dell'altare. La Vergine e san Giuseppe esultano dal cielo in mirare gli affetti nostri. Entriamo, ecco un popolo di santi. Italiani, francesi e

- 62 -tedeschi sono . Si trovano della Inghilterra, della Russia, della Turchia. Sono confusi i rappresentanti dei popoli d'Europa con quelli di Asia, di Africa, di America ovvero dell'Oceania. Sono tutti e sono come un popolo di fratelli. Più veramente sono come un popolo di santi. pontefici e sacerdoti invitti, confessori illustri e vergini puri, martiri coperti di nobili cicatrici sono e stanno bene.

  Isaia, che in ispirito vide mille anni innanzi questo caro spettacolo, consolavasi lui e confortava i fratelli con dir loro a nome del Signore: [5]"Sederà il popolo mio nel godimento della pace e nei tabernacoli di fiducia e in un riposo placidissimo"2. Che è questo popolo che Iddio con tanta dilezione chiama suo? Vediamolo chi egli sia, perché troppo ci preme di sapere per appartenergli.

  2. La casa di Betlemme è la famiglia dei santi. Gesù infante è il principe della pace, il padre del futuro secolo3, il re della gloria. Quelli che gli siedono accanto sono i gloriosi che da prodi hanno combattute le battaglie del Signore. Maria benedetta è la madre del Salvatore. Non può non essere benedetta la madre di figlio santissimo. Giuseppe rappresenta il capo di quella famiglia eletta. Carissimo è quel personaggio che il Signore scelse perché fosse il padre nutritizio del Verbo incarnato. Ed ora Gesù, Maria, Giuseppe spandono olezzo di celeste virtù a tutti i cuori degli uomini.

  Questi poi, attratti da quel divino splendore, si accostano a Betlemme e fissano gli occhi a quella grotta. Trovano che ancor in tempo di buia notte vi risplende una luce di raggio celeste e dicono: "Oh quanto santi devono essere i pensieri della nostra mente per accostarci !". [6]Odono ripercuotere l'eco dei cantici evangelici e dicono: "Come puri devono essere gli affetti del nostro cuore!". Un fumo, quasi incenso di aroma preziosissimo, si innalza nel mezzo di quel luogo sacro ed essi sclamano: "Come è uopo che puri sieno i corpi nostri! Chi può star a vedere in un santuario benedetto e non

- 63 -essere santo?". Ed ecco accostarsi alla grotta prodigiosa un popolo di santi. Egli è un popolo il quale ha fatto guerra alle sue passioni e le ha signoreggiate. Ha fra di noi chi abbia dominate le passioni ribelli? Si accosti, che già egli appartiene al popolo dei santi del Signore.

  3. Oh che pace gode costui! Figuratevi che egli più nulla ha a temere. Non per Iddio perché gli è diletto, non per il prossimo perché gli è caro, non per sé perché ha in cuore la pace del Signore. Non stacchiamo lo sguardo dalla capanna di Betlemme! è l'infante salvatore. Il celeste bambino ha nel suo cuore il torrente della eterna beatitudine, siede in grembo alla Vergine che è madre santissima e volge gli occhiolini per ricevere le adorazioni delle primizie di un popolo [7]di santi. Divin bambino, come siete prodigio di benedizione su questa terra!

  Noi ci accostiamo . Imploriamo la grazia del Signore per il nostro povero cuore e la otteniamo. Ecco di repente un colmo di pace che scende nell'animo a chi osserva la legge santa del Signore. Volgiamo gli affetti pietosi per intercedere a prò del nostro prossimo ed eccoci crescere pacifici e pacificatori, lieti ancora nel mezzo di gente battagliera e avversa. Presso alla capanna di Gesù salvatore noi supplichiamo a più vive riprese che <si> accresca in noi più ardente l'amor di Dio ed ecco, qual angelo beato, scendere a rallegrarci con un bene di pace che di gran lunga supera ogni godimento sensibile.   Si ritenga pure il mondo gli illustri de' suoi filosofi umani, gli illustri de' suoi politici prudenti. Noi abbiamo la casa dei santi nella famiglia di Betlemme. In mezzo a quella è il Santo dei santi. Chi vi s'accosta, subito ne esperimenta per saggio di perfezione una benedizione di pace altissima.

  4. La qual pace si fa vieppiù sensibile al momento che i più sono in turbolenza, [8]voglio dire quando la burrasca di mare segna l'ora della morte. Appunto, appunto! Osservate un naufragio di mare. Le onde si accavallano intorno alla nave. Questa ora si innalza sovra un'altezza di precipizio e quando si seppellisce in un abisso di mare. I passeggeri che sono entro son di due specie. Ha molti che hanno intrapresa quella spedizione per cupidità d'oro, e questi si dibattono in convulsione

- 64 -di fiera agonia. Ha più altri i quali sonosi messi a fin di correre in traccia delle anime dei negri, e questi stannosi tranquilli. Riflettono fra sé: "Se il mare ci assorbe, è un momento il passaggio per noi da questo mar di combattimento terrestre al mare di godimento celeste". Verissimo che sicuri nol sono assolutamente, ma si hanno tutta quella fiducia che basta a confortare in ogni caso grave l'animo proprio.

  Che dite, o fratelli? Ricoveriamoci entro al cuore santissimo di Gesù infante. Uniamo le nostre voci di lodi agli inni angelici e poi rallegriamcene lietamente nel Signore.

  5. Ma molto maggiore sarà la pace quando già l'anima, salutando il corpo, prenderà il volo verso al paradiso. "Ho [9]amato epperciò sono salva", griderà la fortunata. Oh quanto bene le farà aver vissuto accanto alla casa dei santi! Allora Gesù le verrà incontro, ma non più in atto di bambino piangente, ma in trionfo di salvatore glorioso.

  Scorgetelo Gesù asceso già alla destra dell'Eterno. La mente di Gesù si inebbria nella comprension del Padre, il cuore di Gesù si inebbria nella beatitudine eterna. La sua memoria gioconda in tenere presenti i frutti della umana redenzione. E quegli occhi e quei sensi e quel corpo santissimo non è più soggetto a veruna passione di patimento. È immortale ed è glorioso, è tutto immerso nella beatitudine santa che è Iddio benedetto, uno in essenza e trino nelle persone. Ed ora il godimento dell'anima sarà massimo. Gesù le dirà: "Vieni, che il mio godimento è il godimento tuo e la casa del mio paradiso è la casa della abitazione tua". Allora i congaudii saranno vivissimi, le esultanze cordiali, i plausi incessanti.

  Or andate e ditelo agli amatori del mondo, se essi che si prostrano innanzi ai santi dell'errore e della vanità potranno mai ripromettersi un grado dei beni di [10]questa pacericca. Non ne hanno punto, è impossibile che ne possano mai avere un saggio vero.

  6. Ascoltatene un esempio e confortatevi in quello. Era la notte del santo Natale. "Qual notte, qual notte! -- ripeteva fra sé Antonio da Padova -- Io la voglio passare almeno intiera in divota orazione". E si pose ginocchione e volse il suo volto all'immagine di Gesù e prese a supplicare con la pietà

- 65 -di un angelo. Gli affetti di Antonio furono portati in alto dal suo angelo custode. Gesù fece tacere il rumore delle creature intorno e ascoltò i gemiti del fervoroso cristiano. Scorse che erano pietosissimi e Gesù discese nella cella di Antonio. E come un lo stesso Verbo incarnato si lasciava tenere in questa notte fra le braccia di Maria, così adesso Gesù in forma di infante venne a posarsi fra le braccia di Antonio. "Io sono felice, io sono felice! -- sclamava Antonio -- Signore, non vi partite sì presto. Io voglio esser tutto vostro in vita, epperciò vi dono intiero il cuor mio. Voglio esser tutto vostro in morte, epperciò voglio stare in timore per guardarmi dal pericolo di offendervi. Voglio esser tutto vostro nel paradiso,[11] epperciò voglio combatter da forte nella battaglia di questa vita". In questi discorsi Antonio si intrattenne con Gesù nelle ore di quella felicissima notte.

  E noi che gli diciamo a Gesù? Sclamiamo con vivissimo affetto: sempre vostri, o Gesù, in vita e nella morte, sempre vostri nel paradiso!

Riflessi

  1. Una casa e un popolo di santi in Betlemme.

  2. Il popolo dei santi è di quelli che hanno soggiogate le proprie voglie ree.

  3. Questi godono in vita alta pace.

  4. E nella morte siedono nei tabernacoli della fiducia.

  5. E riposano poi in paradiso in una requie opulenta.

  6.  Oh quanto convien esser tutto di Gesù salvatore!





p. 61
1 Nell'originale: grebbia.



p. 62
2 Is 32, 18.



3 Cfr. Is 9, 6.



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