Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
O Padre! O Madre! (II corso)
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O PADRE! O MADRE! SECONDO CORSO DI FERVORINI NELLE FESTE DEL SIGNORE E DELLA BEATA VERGINE (1884)

<FESTE DEL SIGNORE>

Nella festa di san Giovanni evangelista Il buon contemplativo

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Nella festa di san Giovanni evangelista

Il buon contemplativo

  1. [20]Dice il mondo del secolo nostro che i frati e le monache che si limitano principalmente a pregar Dio si devono levare. E se la prende poi il mondo nostro anche con quelli che, stando nella famiglia e nella società, si appartano qualche momento fuor del costume comune per pensare a sé nel ritiro di una camera ovvero nel santuario di una chiesa. Ma se ne lagni il mondo, ché non ne ha per ciò ragione di sorta. Possibile che s'abbiano a meritare un biasimo menomo le persone che più davvicino cercano di unirsi a Dio? Bisognerebbe che il nostro cuore non ci gridasse di continuo: "Il Signore solo ti può contentare".

  Scorgete il Giovanni. Egli non volle saperne delle cose di terra e rinunciò a tutto. Non volle intendersene dei godimenti sensuali e fu puro sempre. Tolse ad amare Iddio e gli conservò affetto vivo. Pertanto il Signore elevò Giovanni a scorgerne i misteri più [21]sublimi del Verbo incarnato. Nello stesso tempo gli fece gustare consolazioni ineffabili al cuore.

  Il santo Giobbe paragona le delizie del contemplativo al gagliardo istinto dell'aquila e dice: "Forseché l'aquila si eleverà al tuo comando e collocherà il suo nido negli scogli? Rimane nella pietra e dimora fra i crepacci dei macigni e nelle rupi inaccessibili. Di contempla il cibo e con gli occhi guarda da lungi. I pulcini di lei succhiano il sangue e subito è

- 71 - dove è un cadavere"6. Così l'inspirato dell'Idumea. Facciamoci a scoprire la sublimità di questo confronto.

  2. L'aquila si solleva dal piano e si eleva all'alto del monte e di spicca voli più gagliardi e viene a posare sui gioghi più alti. Di fissa i suoi occhi nel sole, li abbassa alla terra e gode come una regina nell'alto del soglio suo.

  Tale è il contemplativo. Prendiamo ad esempio lo stesso Giovanni evangelista. Quand'egli discorreva con Gesù Cristo nella terra di Palestina e che scorgeva le opere ammirabili di lui, Giovanni con l'aiuto della immaginazione sola dapprima, e poi della immaginazione con la ragione, si elevava a conoscere nel Verbo incarnato [22]la divinità. In questo Giovanni era quasi aquila che comincia a sollevarsi dal piano.

  L'apostolo poi quando si fece a confrontare, con la ragione aiutata dalla ragione, ciò che di Gesù Cristo dissero i profeti inspirati e quello che ne vide con i suoi occhi, la passione dolorosa del Salvatore, la sua gloriosa risurrezione, allora progredì come aquila che dal piano abbandonato viene a salutare il monte7.

  Finalmente quando Giovanni scorse Gesù che ascendeva per virtù propria al cielo, allora col suo occhio guardò entro al paradiso, vide e intese non so qual sublimità dei misteri augusti di Dio uno e trino. Allora Giovanni diè un saluto alla ragione umana e si intrattenne quasi angelo celeste in quella contemplazione divina. In questo momento compatendo alla umana debolezza soggiungeva: "Che ne sanno mai gli uomini della grandezza di Dio e della maestà del paradiso?". Allora come aquila guardò nel sole di giustizia che è Cristo Gesù e cominciò <ad> applaudire al cielo e <a> salutare alla terra con il discorso del suo Evangelo che incomincia: "In principio erat Verbum"8, con quel che segue.

- 72 -  [23]Che vi pare, o fratelli? Che più dei voli di un'aquila contemplativa, per avventura si abbia a stimare lo strascico di un verme che con la sua bava dice di voler impinguare la terra?

  3. Il santo Giobbe avverte qui come l'aquila si posa quando negli scogli di rupe pericolosi e quando sul giogo di rupe dove non potrebbe persona d'uomo posare il piede. Che son quelle due rupi? Sono figura di quelli che contemplano la divinità santissima e che contemplano la umanità benedetta del Redentore. Conoscere chi è Dio non si può da veruno su questa terra. Conviene guardar e starcene sicuri e rallegrarci nell'animo, come si diletta l'aquila che dalla rupe inaccessibile guarda al sole.

  Più facile è posare sulle rupi della umanità del Salvatore, ma bisogna starvi con molta umiltà e non senza una salvaguardia di sacro timore. I superbi che guardano a Gesù sofferente crollano le spalle e dicono: "Impossibile che Iddio, essendo beato per sé, abbia voluto sottomettersi a quei molti patimenti".

  Che faremo noi? Facciamo come l'aquila che nei giorni sereni sale in alto a fissar [24]il sole e nei burrascosi che discende nelle caverne delle rupi a ripararsi dalle intemperie. Quando Dio ci fa grazia, solleviamoci a considerare lo splendor di Dio e la gloria del paradiso. Quando soprag<g>iungono i tedii e le desolazioni, ritorniamo alla caverna del Getsemani, alla rupe del Calvario e cerchiamo <di> nasconderci entro alle piaghe sacrosante del salvatore Gesù Cristo. Così certamente ha operato Giovanni nei giorni della vita sua.

  4. Ed oh che buon prò gliene venne! Giovanni non trovando più utile conversazione fra gli uomini volava fra i celesti. Parlava con Dio confidenzialmente, discorreva come da amico con amico con i santi del paradiso! Quando poi il demonio molestavalo, ed egli ritraevasi entro alle piaghe di Gesù Cristo e di fugava l'inimico. Così fa l'aquila. Ella dilettasi <di> esser sola. Se un animale viene per molestarla, essa si ritrae a difendersi su per gli scogli di una rupe precipitosa. Quanto nobile è ancora in questo atto il costume dell'aquila! Imitiamola e saremo parimenti cari perché illustri al cospetto di Dio e della società dei cristiani.

- 73 -  5. Illustri dico ancora alla società dei [25]cristiani, perché niuno può giovar meglio all'anime altrui che il contemplativo. L'aquila dall'alto della rupe guarda giù e dove scorge un cadavere di animale morto, subito è sopra a pascersene con delizia. Oh con quanto godimento i dabben contemplativi si pascono delle carni putride dei peccatori!

  Scorgete ancor Giovanni. Aveva affidato al vescovo di Efeso un giovine testé convertito <d>a custodire, quando venendo scorse che il suo raccomandato era ritornato giovine malestr<u>o, ladrone pericoloso su pei colli di quei monti. L'apostolo era invecchiato nella età e infranto nella salute. Ma non si arrestò un istante. Affrettossi attraverso a quei dirupi e rinvenuto il giovine suo lo ricondusse a salute.

  E poi ditemi che i cristiani che pregano sono inutili, che sono languidi, che sono spossati. Francesco Borgia dopo aver meditato sorgeva come aquila desiosa di pascersi. Il venerabile Curato d'Ars dopo aver supplicato ponevasi a parlare. In discorrere piangeva lui e faceva sciogliere in lagrime dirotte i peccatori più ostinati. Il contemplativo veneriamolo come un angelo terrestre.[26] Inchiniamoci al suo passaggio, perché egli è il salvatore delle anime.

  6. Ma raro è che dalla comune dei cristiani buoni sorga un contemplativo perfetto. I più sono ancora principianti. Questi, come i pulcini dell'aquila, lambiscono il sangue e da questo prendono poi mano a mano forza per pascersi ancor delle carni. Voglio con ciò indicare che i dabben cristiani provano diletto nello incamminare al bene un fratello sviato, però in questo la soddisfazione è solo ordinaria. Quando poi si perfezionino nell'esercizio di contemplazione, allora salgono più <in> alto nelle fatiche, con il desiderio guardano fino al Calvario.

  Così mentre il viaggiatore che sale su affretta il passo in guardare alla meta, il contemplativo ascende per osservare al vertice del Calvario. Nessuno come Gesù Cristo stentò per salvare le anime. Ma se guardiamo con affetto a lui, ciascun di noi prenderà lena per tenergli dietro su pei sentieri della via dolorosa.

  7. Finalmente non sempre può durarla l'aquila in star con

- 74 -gli occhi fissi al sole. Talora sentesi illanguidita. Altra volta [27]scende ai monti e posa ancora in piano. Lo che significa che salire al vertice della contemplazione è dono di Dio. Talvolta il Signore per suoi giusti motivi ritira per un momento le sue grazie. Accadrà ciò più particolarmente quando il cristiano offenda, benché leggermente, nello scoglio di superbia e di presunzione. Allora conviene farsi daccapo e dire: "Signore, se voi non mi sollevate tra le vostre braccia, misero di me!".

  Ascoltatene per ultimo un esempio e confortatevi. Ignazio era già capitano vanitoso nella difesa del castello di Pamplona, quando Dio chiamollo anzitutto dal lezzo del peccato e gli donò poi ali per ascendere. A confortarlo mandogli la Vergine, madre di Gesù Cristo, che in breve lo condusse al monte della perfezione. Doveva Ignazio ascendere al giogo più alto e allora gli fe' prendere forza con l'apparizione di Gesù salvatore nella grotta di Manresa. In questa fu rinvigorito dal Redentore, in questa esercitossi con il demonio da battagliero validissimo. Per farvelo intendere come pugnasse con gagliardia, basta <che vi> ricordi che il cielo medesimo commosso si aprì e parve discendere a confortare Ignazio. [28]Intanto continuò per tutti gli anni della sua vita, che furono ancor molti, a discorrere su <e> giù per i monti della contemplazione con godimento ineffabile di sé, con utile incredibile alle anime. Diceva spesso: "Per salvar un'anima starei nel fuoco sino alla fin del mondo!". E ne salvò tante che omai Ignazio ancora oggidì è riverito come un patriarca ed un apostolo illustre. I suoi figli spirituali continuano, sotto gli occhi nostri e dopo tanti secoli, a distendersi in tutta la terra per salvare innumerabili anime.

Riflessi

  1. Un buon contemplativo è caro.

  2. Come l'aquila, ascende per gradi fino al giogo di rupe inaccessibile.

  3. contempla la divinità del Salvatore, e nei dirupi scoscesi la umanità dello stesso Redentore.

- 75 -4. Stando in altezza tale conversa con Dio.

  5. E scende a salvar le anime.

  6.  E ne prova dapprima diletto ordinario.

  7.   Di poi diletto sommo, a guisa di Ignazio e di Giovanni stesso.





p. 71
6 Gb 39, 27-30.



7 Questo brano riassume approssimativamente la dottrina dei sei gradi della contemplazione riprendendola da P. Segneri, La manna dell'anima, XXVII dicembre, San Giovanni apostol (Opere del Padre Paolo Segneri, III), Torino 1881, pp. 744-747.



8 Gv 1, 1.



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