Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
O Padre! O Madre! (II corso)
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O PADRE! O MADRE! SECONDO CORSO DI FERVORINI NELLE FESTE DEL SIGNORE E DELLA BEATA VERGINE (1884)

<FESTE DEL SIGNORE>

Nella Circoncisione del Signore Un pronostico

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Nella Circoncisione del Signore

Un pronostico

  1. [44]È spuntato il giorno primo di questo nuovo anno. Il Signore ne sia benedetto. In questo giorno leggiamo nel santo Evangelo che lo infante divino dalla culla del presepio era pervenuto all'ottavo dalla nascita sua. Si doveva in questo sottoporlo alle ceremonie della Legge e l'infante fu dunque circonciso e gli fu dato per nome quello di Gesù, che vuol dire salvatore. Questo nome benedetto gli fu assegnato dall'angelo prima ancora che fosse concepito nell'utero materno.

  Il Salvator nostro, vero Dio e vero uomo, in questo solenne sparge del suo sangue preziosissimo per la salute nostra. Segno è che ci ama e che ci vuol salvi. Appunto, appunto! Volete un pronostico per l'anno che avete testé incominciato? Ve lo porgo ed è tale che non fallirà. Voi sarete benedetti in tutti i giorni di questo anno, se la fiducia vostra e gli affetti del vostro cuore li riponete in Dio.

  Ma se più che in Dio confidiate negli uomini, per voi non [45]rimangono che le prove e le conferme di tristo augurio. Ascoltatene come ne parla il Signore medesimo per bocca di Geremia: "Maledetto l'uomo il quale confida nell'uomo e che pone la sua forza in un braccio di carne e ritira dal Signore il proprio cuore"13. Volete conoscerne il valore di queste divine attestazioni? Eccovelo.

  2. Dice il Signore: "Maledetto l'uomo che confida nel

- 84 -l'uomo perché crede che gli sia fedele". Che fiducia hassi mai a riporre negli uomini? Sono volubili nella mente, incostanti nel cuore. Quello che oggi approvano, disdegnano domani. Quello che oggi amano, odiano di cuore allo indomani. Quante cure per tenersi amico un uomo! E poi non bastano. Se per avventura voi siete incorsi in una inciviltà, siete perduti. Se per sciagura un terzo dicagli male dei fatti vostri, voi siete rovinati. Sicché andatevi a fidare degli uomini! Non è vero che in proposito voi stessi avete provato più che un disinganno?

  Ovvero voi confidate nella forza di un uomo e nella copia delle sue ricchezze. Ma non avvertite già che l'uomo è un braccio di carne che oggi si muove e domani [46]che è un membro morto? E le ricchezze spariscono esse medesime come un nembo di polvere al soffiare di un vento gagliardo. Quante famiglie che spariscono sotto agli occhi nostri! Quanti personaggi che dileguano e scompaiono come neve al sole!

  Aprite voi stessi gli occhi e vedete. Il circolo di un paesello offre egli stesso e in ogni tempo esempi di illusione cosiffatta. E se volete esempi più da alto, voi nel tempo antico scorgete gli imperi e i personaggi di Ciro, di Creso, di Nabucco, di Augusto. Nel tempo moderno scorgete i regni e i personaggi di Enrico, di Elisabetta, di Napoleone. Su quelle persone e quei troni interrogate: la vostra potenza dove è? E quale fiducia potete ancora inspirare nel cuore di un uomo? Napoleone primo, che ieri conduceva eserciti ad atterrire il mondo, oggi che è relegato all'isola di Sant'Elena appena trova un soldato che gli rimanga fedele. Allora la fronte del personaggio si elevava al cielo e con accento di convinzione proferiva: "Dio solo è grande".

  3. Figuriamoci un padre, il quale scorga un figlio allontanarsi dalla casa paterna, scapricciarsi con i compagni e in tutto [47]mostrare di aderire maggiormente ai suggerimenti dei tristi che ai consigli savi del proprio genitore. Che fa egli allora il povero padre? Il meschinello si reca sovra pensiero, entra nel mezzo della famiglia che gli rimane fedele e poi piangendo di mestizia dice: "Non è dubbio, un grave male aspetta quello sciagurato figlio... Gli mandi pur Dio sciagure

- 85 -nel corpo perché si ravveda nell'anima... Io lo diseredo se non ritorna. Lo diseredo, ma con animo che ritornando io lo possa abbracciare e benedire".

  Iddio Padre, che è nei cieli, quando vede che un di noi come quel figlio sconsigliato mostra di star più attaccato agli uomini che a Dio, egli tiene lo stesso discorso. Pronostica malamente per quegli andamenti rei, prega male perché si ravveda e perfino a tale scopo manda male di castigo. Ma fino a quando noi persevereremo ostinati e indocili alle minaccie del Signore?

  4. Diremo che noi giammai abbiamo inteso di posporre Dio agli uomini. Ma guardiamo ai fatti. Viene un amico ovvero un parente. Questi d'un tratto incominciano da lacerare la fama del prossimo. Che si fa allora da molti cristiani? Si tace [48]e si approva; il più delle volte si acuisce la lingua per mordere con più vivacità e per piacere maggiormente al personaggio che si ha intorno. Questo non è un posporre vergognosamente Dio agli uomini?

  Ovvero si ha un personaggio ricco che dona un'elemosina o porge mezzo a guadagnare un tozzo di pane ogni ; è potente e si crede che possa salvare da più che da una vessazione ingiusta. Che fanno in questo caso molti cristiani di oggidì? Si donano <in> tutto al volere di costui. Pensano che possa aiutarli come Dio e giovar loro più che Dio. Quanto orrore! E dippiù per tenersi caro l'affetto di questo omenone si dispongono a parlare come lui, a pensare come lui, a trattare come lui, cioè a far cose pessime contro a Dio ed alla religione sua. Ponderatelo voi se questo non è il contegno in uso da molti cristiani di oggidì. E come è vero che si una condotta cosiffatta, verissimo altresì è che questa troppo di ingiuria reca al Signore. Che cosa è ciò, se non un confessare manifestamente che più si ha in istima la fiducia degli uomini che la confidenza in Dio?...

  5. Stolti, stolti che noi siamo! Mutiamo [49]tosto pensiero. Iddio non è come l'uomo. Non muta di volontà, è generoso nel buon volere ed è ricco e potente per rendere prosperato chic<c>hessia.

  Ascoltatene alcuni esempi. Felicita era vedovata dello sposo

- 86 -e aveva intorno sette figliuoli. Quale sollecitudine per una madre! Ma Felicita non se ne addava per raccomandarsi troppo agli uomini, contentavasi di affidarsi con piena fiducia a Dio. Viene il tiranno e le offre onori per sé, sostentamento e glorie pei figli se ella aderisce a riporre nel sovrano la fede sua. Risponde Felicita: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e che ripone la sua fiducia in un braccio di carne". Allora le si strappano i figli, ma una corona del martire viene a posare sul capo di ciascun d'essi. Una corona di trionfo viene dal cielo a posare sul capo alla madre gloriosa.

  Come son belli gli esempi dei martiri, così piacciono gli esempi dei confessori. Francesco ebbe moltissimo da sopportare dal padre suo e assai dai parenti e dagli amici della casa. Ma Francesco ripete per sé il detto del Signore: "Maledetto l'uomo [50]che confida nell'uomo...", ricorda l'altro detto di Osea: "Benedetto l'uomo che confida in Dio"14, e si pone per intiero a seguire gli esempi del divin Salvatore. Come lui vive povero, come lui soffre gli scherni della gente, come lui si fa predicatore per salvare le anime. Poteva Iddio non benedire a Francesco? Fecelo padre di un popolo, patriarca di una famiglia che nel decorso di sette secoli ha dato più che cento santi in ogni secolo alla Chiesa di Gesù Cristo.

  Oh come meglio conviene confidare più in Dio che negli uomini! Con questa fiducia nel Signore esordiamo <nel>l'anno testé incominciato e con questa proseguiamo. Verrà il momento di poterlo anche felicemente terminare, e allora ciascun di noi avrà prova novella a riconoscere che con ragione un pronostico fausto può aver l'uomo per sé quando riponga in Dio la sua fiducia.

Riflessi

  1. Un pronostico nell'anno nuovo.

  2. Chi confida nell'uomo più che in Dio è maledetto.

- 87 -3. [51]A costui si prevede male, si prega e si male perché si ravveda.

  4. Quanti sciagurati che pospongono Dio all'uomo!

  5. Non sia così di noi. Confidiamo in alto, perché l'uomo che guarda a Dio è figlio benedetto.





p. 83
13 Ger 17, 5.



p. 86
14 Ger 17, 7.



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