Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
O Padre! O Madre! (II corso)
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O PADRE! O MADRE! SECONDO CORSO DI FERVORINI NELLE FESTE DEL SIGNORE E DELLA BEATA VERGINE (1884)

FESTE DELLA BEATA VERGINE

La Purificazione della beata Vergine Una domanda ed un dono a Maria

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La Purificazione della beata Vergine

Una domanda ed un dono a Maria

  1. [102]Desolato era quel buon vecchio che oggi ci viene innanzi in aspetto venerando. Simeone era giusto ed aspettava la redenzione d'Israello. Quanta pena e quale <a> trovarsi in un deserto sterile di buone opere, lui che non altro sospirava se non che le fonti di salute! Quanta pena e quale <a> trovarsi in un incendio di vizii, lui che sovrat<t>utto bramava deliziarsi nel santuario della virtù! Lamentavasi per questo vivamente nel cuor suo, quando scorge dalla porta del tempio una donna racchiusa e pudica dirigersi verso a lui. "Ella è dessa -- sclama Simeone -- è la madre del Salvatore!". In questo momento la Vergine benedetta gli porge fra le braccia l'infante Gesù. Le adorazioni e gli affetti non ebbero più confine in cuore di quel santo vecchio. Levò gli occhi al cielo e disse: "Ora, o Signore, lasciate che muoia pure il vostro servo, perché i suoi occhi hanno veduto il Salvatore"; si espandeva poi in cantici [103]di giubilo a Gesù, in discorsi d'affetto a Maria benedetta.

  Noi che viviamo desolati a guisa del pio Simeone per la moltiplicità di tanti delitti sulla terra, noi che a guisa di quel santo vegliardo ci troviamo in una terra inaridita per il fuoco di vizi detestabili, in questo momento rivolgiamoci a Maria, che ci consoli noi medesimi. E per ottenere che davvero ci benedica, impariamo <ad> invocarla con frequenza ed a porgerle ancor di frequente un dono di ossequio cordiale.

  2. Siamo dinanzi a Maria, la quale tiene sulle sue braccia, per dare a chi lo vuole per sua salvezza, il suo divin figliuolo e salvatore. Invochiamola sovente con sospiri d'affetto, come già udimmo che praticasse il pio Simeone. Imitiamo in ciò l'espressione di affetto di un ottimo figliuolo. Questi dapprima espone le necessità proprie, mostra che la propria incapacità è assai, di poi si fa animo a lodar le buone qualità della genitrice, a magnificarne l'ufficio, a farne plauso al merito.

  In questa guisa adoperiamoci noi medesimi. E per cavarne

- 115 -maggior profitto in ciò, imitiamo le api che si fermano un [104]tempo assai considerevole su le corolle di un fiore per succhiarne miele assai gustoso. Adoperiamo dunque così in ogni giorno della settimana.

  In giorno di domenica facciamoci daccapo a considerare in Maria l'alto ufficio di madre di Dio, l'ufficio pietoso di madre degli uomini e noi raccomandiamoci a lei come figli troppo bisognosi.

  In giorno di lunedì consideriamo la nobiltà di Maria come regina in cielo e sulla terra. Noi prendiamo confidenza a raccomandarcele vivamente come sudditi meschini.

  In giorno di martedì pensiamo a Maria come a maestra di ogni egregia virtù, di ogni esempio santo e preghiamola a porgerci lume alla mente, buon volere al cuor nostro.

  In giorno di mercoledì consideriamola come avvocata dei poveri peccatori. Ah, se non fosse Maria, che sarebbe di me, che sarebbe di voi, che sarebbe di tanti peccatori miseri?

  In giorno di giovedì consideriamo Maria come benefattrice. Ah quante grazie ci porge la benedetta, quante protezioni! Le conosceremo un meglio, quando la pietosa [105]Vergine ci faccia venire alla sua presenza nel cielo.

  In giorno di venerdì consideriamola come liberatrice. In sulla croce del Calvario Gesù morì per salvarci, ma ai piè della croce era Maria. La desolata provava ella pure in sé tutti i tormenti della morte. Ma se ha patito tanto per noi, è segno che ci vuol salvi.

  In giorno di sabato invochiamola come consolatrice. Siamo in una valle in cui le lagrime degli uomini scorrono come le acque dei monti. Se non fosse Maria, oh quanti si sarebbero disperati! Ma a lei ci affideremo perché pietosa asciughi le nostre lagrime, perché benigna consoli il nostro cuore.

  E così come figli che mai si staccano dalla propria genitrice, facciamoci animo a invocarla ora con la voce, or con i gemiti, quando con cenni di festa e con plauso di giubilo.

  3. Dopo avere così divotamente invocata Maria, facciamoci animo a renderle qualche ossequio. Alla madre niente più piace che i regali benché tenui del figlioletto. E noi possiamo porgere a Maria doni a lei sì graditi.[106] Ve ne accennerò- 116 - in buon numero. Quanto a voi, se non potete praticarli per intiero, praticatene almeno in parte.

  Il primo ossequio è scegliere Maria per madre. E per consecrarsele con più vivo affetto si elegge un giorno a lei sacro e in quello, confessati e comunicati, fate la professione di voler per sempre esser figli alla Vergine santa. Ogni anno poi alla ricorrenza di quel rinnovate i propositi vostri.

  Altro ossequio è riverirla nelle sue immagini. Queste parlano con molta forza ai nostri sensi. Portiamone al collo la sua im<m>agine di giorno e di notte. Riveriamola volentieri nelle im<m>agini che troviamo nella pubblica via. Riveriamola sovrat<t>utto nelle immagini che ci appaiono nella chiesa. E più che le immagini, visitiamo le chiese e gli altari a lei specialmente dedicati, perché è da quel luogo santo che ella in modo più copioso spande le grazie a' figli suoi.

  Poi se vogliamo che Maria faccia piovere in copia maggiore le grazie celesti, invochiamola in ogni con la recita dell'Ufficio suo ovvero del sacro rosario. Con la pratica dell'Ufficio ottennero i certosini che la propria religione si moltiplicasse e che sopravvivesse per otto secoli [107]fino ad oggidì con vita tuttavia rigogliosa e animata. Domenico, che in Tolosa dolevasi dello scarso frutto che otteneva per mezzo di tanti sudori, ebbe avviso dalla Vergine che propagasse la divozione del santo rosario e con questo si assicurò il fervore ne' suoi religiosi e la fede in tutto il mondo fu rianimata.

  Ossequio caro a Maria è altresì questo di disporre ad onore di lei divote novene in apparecchio alle sue principali solennità. Ed ossequio egualmente caro è onorare in particolare quelli che a lei furono più intimi, come sant'Anna <e> san Gioachino suoi genitori, san Giuseppe suo sposo, san Giovanni Battista e san Giovanni evangelista i primi suoi figli, e san Bernardo e il Damasceno e Ildefonso che tanto bene scrissero e parlarono di lei.

  Onora poi molto Maria chi fa celebrare ovvero chi ascolta tante Messe ad onore di lei. Pensatelo voi stessi: la santa Messa è il gran sacrificio che quotidianamente sostiene il mondo, che salva i peccatori. Maria può desiderar meglio se non che tutti sieno salvi?

- 117 -  Inchiniamo a pietà il cuor di Maria <con> i gemiti del figlio. Se voi alla vigilia delle [108]principali sue solennità mettete innanzi un digiuno, ovvero che esercitate una mortificazione qualsiasi, questa sarà stimolo potente a rendervi propizia Maria. Giova altresì ad onor di essa dispensare limosine pie. Riceviam tante grazie da Maria; uopo è non sol ricevere, ma è doveroso anche dare, quando e come si può. E quando spunta l'aurora delle sue solennità, perché non accorriamo festosi a ricevere i santi Sacramenti?

  San Carlo Borromeo aveva ottenuto che tanto i suoi fedeli si affrettassero alla santa Comunione nelle feste della Madonna come alle feste pasquali.

  Imitare poi le virtù di Maria, anche questo è ossequiocaro che nessuno <è> meglio. Finalmente tutti dobbiamo curare di purgare il cuore almeno da qualche rea inclinazione. Se è un alito di colpa grave, certamente per il primo dev'essere troncato. Ma sollecitiamo altresì a guardarci dai peccati veniali ed a sradicare ancor le abitudini di vizio leggero. In questo modo piaceremo certamente a Maria. In questo modo le saremo suoi veri divoti. Certamente in operare così Maria ci salverà.

Riflessi

  1. [109]Una domanda ed un dono a Maria.

  2. Invochiamola Maria come figli devoti in ogni della settimana.

  3. Offeriamole poi in dono uno dei molti ossequi di cui possiamo disporre. Con questo saremo certamente cari a Maria.


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