Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
O Padre! O Madre! (III corso)
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O PADRE! O MADRE! TERZO CORSO DI FERVORINI NELLE FESTE DEL SIGNORE E DELLA BEATA VERGINE (1884)

<FESTE DEL SIGNORE>

Il santo Natale Il pellegrino salvo

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<FESTE DEL SIGNORE>

Il santo Natale

Il pellegrino salvo

  1. [3]Considerate un pellegrino in cammino nel mezzo di foresta selvaggia. Sentesi ruggire intorno le urla di belve feroci. Sotto ai piedi ode l'abisso di orrendi precipizi. Innanzi a sé ha l'orrore di figure minacciose di ribaldi che l'attendono. Misero, chi lo salva il pellegrino? Fratelli, quel pellegrino sono io in persona, quello siete ciascun di voi in particolare. Chi poi ci libera è Gesù salvatore.

  Cantiamo su con giubilo a Dio: "Grazie, o Signore, che per vostra pietà noi non siamo periti"1. Cantiamo su con festa. Il nostro è il cantico del pellegrino che si vede salvo da imminente rovina. Il momento [4]del cantico è il giorno fortunato in cui è apparso il Salvatore sospirato. Cantiamo con giubilo col santo profeta: "Per vostra misericordia, o Signore, noi non siamo periti. Scorgiamo in questo solenne da quanto pericolo ci ha salvato Dio e valiamoci per essergli sempre più riconoscenti.

  2. Rappresentatevi ancora un pellegrino che per tutta una notte ha viaggiato su l'orlo di un orrendo precipizio, dal quale molti già precipitarono con altissima sciagura. Venuto il chiaror del mattino, il viaggiatore guarda il cammino percorso e scorge laggiù in fondo, seminato ancor di miseri cadaveri, il termine di quello abisso. Pellegrino, pellegrino, oh come ti si gela il sangue nelle vene e come di repente giungi le mani a

- 130 -supplicar di cuore il Signore! Fratelli, ve lo replico, quel pellegrino siamo ciascun [5]di noi. Chi ci ha salvati dallo abisso è stato il Signore onnipotente.

  3. Figuratevi che quel pellegrino, più non riflettendo al pericolo percorso, si facesse la notte seguente a frequentare lo stesso sentiero sdrucciolo. Oh come sarebbe forte a sgridare! Ma non siamo noi quelli stolti i quali, dopo che il Salvatore ci ha salvati dallo abisso infernale, ci buttiamo in eguali pericoli di peccato che prima? Gesù è lo infante che ci invita con il vagito della sua voce. Prega il Salvator benedetto perché noi abbiamo ad abbracciarci a lui. Ma noi ce ne stacchiamo a tutte l'ore. Ingratissimi cristiani, i quali non sappiamo apprezzare il beneficio che ci fa Iddio con tenerci a lui congiunti!

  4. Fuggiamo di qui, fuggiamo dai pericoli! Stolto è chi s'aggira ancora fra quei burroni di morte! E noi promettiamo bensì di guardarci dal peccato mortale, ma intanto ci [6]aggiriamo intorno alle conversazioni che ci fanno perdere invano un tempo prezioso. Intanto ha di quelli che si aggirano a tutte l'osterie, a tutti i balli, a tutti i teatri che possono godere. E questo è un apprezzare il beneficio d'aver scampato un pericolo di morte?

  5. O pretenderemmo che il Salvatore ci scampasse ad ogni costo da ogni pericolo, benché voluto? Ma questa sarebbe una pretensione anche più audace ed un'aperta tentazion di Dio. Dunque perché il Signore <si> degnò discender sì da alto per aiutarci, per questo noi ci sprofonderemo in abissi di balze più scoscese? Non è contento Dio che noi facciamo così.

  Il Salvatore è disposto <a> salvare chi lo invoca. Gridiamo a lui con gioia un cantico di allegrezza: "Fu per misericordia di Dio che noi non siamo periti". In dirlo aderiamo più intimamente a lui per essere salvi sino alla fine.

Riflessi

  1. [7]Un pellegrino salvo.

  2. È salvo da orrendo pericolo.

  3. Oh come di cuore ringrazia il Salvatore!

- 131 -4. Come è fermo a non entrare mai più in pericolo cosiffatto!

5. Si raccomanda a Dio perché lo scampi sino alla fine.





p. 129
1 Cfr. Lam 3, 22.



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