Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Una pagina di dottrina e di storia...
Lettura del testo

UNA PAGINA DI DOTTRINA E DI STORIA NELLA CHIESA PROTESTANTE AL CONFRONTO DI ALTRA PAGINA DI DOTTRINA E DI STORIA NELLA CHIESA CATTOLICA OMAGGIO ALLE FESTE CENTENARIE DI SAN CARLO BORROMEO

II. San Carlo ed il Concilio di Trento

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II.

San Carlo ed il Concilio di Trento

  1. [33]La Chiesa di Gesù Cristo è una pianta che Dio coltiva quaggiù a salute de' suoi. Quando per malizia degli uomini questa pianta sembra avvizzire, il Signore le manda uno spirito che tutta l'abbella e l'arric<c>hisce. All'epoca del 1500 la Chiesa del divin Salvatore giacevasi a mo' di albero che mostra le sue foglie ingiallite, i rami scarni, il tronco invecchiato.

  2. Stando così, un giovinetto nella città di Milano sentivasi ardere in cuore e la terra bruciare sotto i piedi, ed ei correva da uno all'altro tempio santo del [34]Signore o nascondevasi al solaio delle case per piangere a suo agio e pregare dicendo: "Signore, infondete vita alla Chiesa vostra". Ai venti anni il cuore gli battevaforte che parevagli uscir dal petto ed egli, umiliandosi sempre più, parlava a Dio così: "Sono meschino e

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sono peccatore... oh, se potessi morire per salvare un'anima!".

I gemiti pietosi di quest'anima confondevansi con i gemiti del pontefice assunto testé al governo universale della Chiesa. Dolevasi Pio iv con queste parole: "Mi sento venir meno sotto l'enorme peso che mi si volle addossare. Il mio cuore già sente i tormenti di un'agonia straziante... Divin Salvatore, che nell'orto sudaste sangue, abbiate pietà del vostro servo...

Datemi in aiuto anime generose che mi aiutino <a> salvare la terra".

  Stando in queste supplicazioni... Iddio rappresentò al [35]pontefice la persona del giovine Carlo Borromeo. S'abbracciò dunque a lui carissimamente e Carlo spargeva lagrime di tenerezza ai piedi del pontefice, quando il Vicario di Gesù Cristo impose la mani al giovane personaggio e disse: "Ricevi lo Spirito Santo25... Tu sei sacerdote in eterno"26. E continuò: "La terra, che il Signore affidò a me, or io in parte la commetto a te medesimo. Tu sarai anzitutto al mio fianco cardinale di santa Chiesa, per la Chiesa di Milano in ispecie tu sarai arcivescovo. Quella Chiesa attende da te un aiuto poderoso. Ma inoltre io vo' che tu sia legato apostolico per tutta Italia, protettore dei regni del Portogallo, di Germania inferiore, dei cantoni svizzeri cattolici; tu sarai protettore altresì di molteplici Ordini religiosi, i quali ripongono [36]in te la fiducia propria. Ora incomincia l'opera tua e ti prosperi sempre Iddio clemente". Rispose Carlo: "Così sia. Il Signore, lo spero, sarà l'aiuto mio".

  E nondimeno, quasi le brame del suo cuore ancor non fossero paghe, levossi a dire: "Padre santo e signor mio, la Chiesa universale è ritornata oggidì quella pianta scaduta che il Bernardo descriveva ad Eugenio, piissimo antecessor vostro27. Or mi par che Dio mi faccia intendere dovervi dire

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ancora questo: la moltitudine dei sapienti, dice il Signore, è salute del mondo28... Dove i consigli abbondano, ivi è salute29... Dove son due o più congregati in mio nome, io sono nel mezzo di loro"30. E conchiuse Carlo: "Un concilio generale nella Chiesa non potrebbe ristorare i gravi mali della Cristianità?". "Sì, sì -- rispose Pio iv -- questo pensiero vien [37]dall'alto e sarà una provvidenza; or tu disponiti per essere in qualche modo la incarnazione del concilio, che coll'aiuto dell'Altissimo è da riconvocar e conchiudere nella città di Trento".

  3. Allora si vide rinnovarsi una Pentecoste di benedizione.

Patriarchi e primati, arcivescovi e vescovi furono tosto adunati in nome dello Spirito Santo. Quei santi padri recavano in cuore lo spirito di fede delle provincie e delle diocesi da loro amministrate. Chiamarono con sé il fiore dei teologi, degli scienziati, degli uomini pii che erano nel mondo universo e consumarono immense fatiche di studio, di dispute, di considerazioni. Il sacrosanto concilio porse invito agli stessi figli ribelli, i protestanti, ma questi disdegnosi domandarono: "Ci ricevete come giudici o come [38]uditori? Se non come giudici, ci beffiamo delle vostre adunanze". Rispose il pontefice: "Il Signore sarà giudice infra noi due. Io levo lo sguardo al cielo per voi e prego: Illuminare his qui in tenebris... sedent"31. Il sacrosanto Concilio di Trento, incominciatosi dai pontefici anteriori, si continuò, chi il crederebbe?, per lunga serie di anni con molteplici sospensioni finché, riaperto, fu conchiuso felicemente sotto il pontificato di Pio iv.

  4. Qui si apre tutta la maestà di una Pentecoste cristiana.

Il sinodo dei seguaci di Lutero, adunato in Spira, conchiuse: "Ogni seguace del Vangelo puro deve credere in se stesso e protestare contro la Chiesa romana". In dir ciò, i membri dell'assemblea spargevansi più furiosi <di> quando si adunarono. I padri del Concilio di Trento si [39]congregano in unione di

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carità ed ora, come già gli apostoli inspirati dall'alto, predicano al mondo universo. Incominciano da salutare il pontefice sommo con una profession di fede che è un cantico di giubilo.

  Ascoltate, che vi sembra di udire un inno angelico: "Tu es Petrus32. Il successore di san Pietro siete voi. Un solo Dio e un solo pontefice. Voi solo sulla terra il re dei re, voi il sacerdote dei sacerdoti, che comandate a tutte le Chiese e a tutti i fedeli. Senza di voi nessuno edifica e con voi tutti erigono.

Gesù Cristo ha pregato per voi e voi siete infallibile in additare a tutti la via per giungere al paradiso. Dalle vostre mani noi riceviamo la parola di Dio scritta, la parola di Dio tradizionale. I concilii ecumenici e particolari, gli atti dei martiri, la sacra liturgia, il culto religioso, i santi [40]Padri, i teologi scolastici, la storia ecclesiastica, l'epigrafia33, i monumenti antichi: in questo per noi34 sono scuola di verità, perché voi, o pontefice sommo, ce ne porgete lettura. Salvete, Pietro! Voi siete il capo del collegio apostolico e la Chiesa del divin Salvatore ha fondamento in voi. A voi guardano tutti gli uomini della terra e tutti vi possono riconoscere. Vi riconoscono i buoni, e questi vi obbediscono e sono i figli diletti, l'anima della Chiesa. Vi riconoscono i cattivi figli, ma non vi sono fedeli, e voi, che nutrite in cuore la carità di Gesù salvatore, voi pregate per essi e non li staccate dal corpo della vostra Chiesa.

Avete, successore di Pietro! Un sol Dio è in cielo ed un solo pontefice in terra. Una sola è la verità ed una la religione vera. La fede verace è dov'è la città [41]santa sul monte splendido ed in vista a tutti: una, santa, cattolica, apostolica, la Chiesa di Roma è la Chiesa vera di Gesù Cristo. Verissima società istituita dal divin Salvatore è questa Chiesa, e voi, capo supremo, ammonite o riprendete o castigate i cristiani in essa, come un padre i propri figli od un sovrano i sudditi ribelli.

Salvete, o pontefice santo! Per voi la terra sta, per voi i figli vostri esultano quaggiù".

 

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  5. A questo saluto rispose il pontefice così: "Sia lode a Dio! Lode al Signore che ha scritto il nome suo sulla faccia della terra e sul volto degli uomini che ha creati. Iddio eterno e immutabile, fatelo intendere a tutti che voi siete l'ottimo e il provvidente. Padre, Padre che vuol salvi tutti i figli suoi.

Padre e Signore che premiate [42]il buon operare con il paradiso eterno, che punite l'opere inique con pene eterne nello inferno, pietà di noi e di tutto il mondo. Che importano le vanità di quaggiù? Noi siamo a somiglianza dello Altissimo e risorgeremo in questa stessa carne un . Allora ci accompagneremo agli angelici cori per dare più viva gloria allo Altissimo. I cieli ed i cieli dei cieli sono la sede del Signore, e intorno intorno mille e centomila spiriti purissimi sono i ministri fedeli del Signore, i compagni e custodi di ciascun di noi.

Infelice uomo, perché peccasti? Iddio t'aveva fatto perfetto nel corpo, grande nello spirito, in istato di giustizia e di santità con ordinazione del volere all'anima. Fosti creato per la immortalità; ma perché ti sei ribellato a Dio, perciò n'avesti in castigo quel peso di concupiscenza e di [43]fralezza che ti circonda e la minaccia di morte eterna. Quando <l'>ottimo Dio disse: Io manderò il Salvatore e saranno salvi quelli che sperano nel Messia venturo... Santa fede, io t'adoro! In questo momento passano innanzi a noi le generazioni di quattromila anni, e il Signore eterno ed omnisciente che di tempo in tempo manda figure e promesse del Sospirato dalle genti. Egli è Dio, che porge i segni imminenti della sua venuta e dello arrivo ormai del suo Verbo incarnato. Quello che il Signore predisse, si è avverato appieno. Gesù Cristo nacque dalla Vergine benedetta, patì e fu crocefisso alla croce con crudezza e perfidia dai giudei. Ma il terzo risuscitò glorioso da morte.

Or ecco che, in virtù di Gesù Cristo e con la cooperazione di [44]dodici apostoli, il Vangelo si diffuse a tutta la terra.

  6. O ineffabile benedizione del Verbo incarnato! L'uomo decaduto non avrebbe tampoco potuto conoscere molte verità di ordine naturale, né osservar tutta la Legge ovvero superare gravi tentazioni; senza Dio non può avere né il principio della fede né la perseveranza in essa sino alla fine. Ma il Signore ottimo non abbandona ed egli nel bisogno concede le grazie

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sufficienti a ciascuno per essere salvo. Gesù Cristo, vero Figlio di Dio e della vergine Maria, egli diffonde per sempre in canali di grazia a tutti gli angoli della terra il merito del suo sangue sparso. Per la grazia del signor nostro Gesù Cristo, nel Battesimo si perdona il reato del peccato mortale [45]e si toglie tutto ciò che ha vera e propria ragion di peccato. Gesù Cristo accresce la sua grazia nel sacramento di Confermazione. E la profonde35 nel sacramento augustissimo della Eucaristia, perocché veramente, realmente e sostanzialmente Gesù Cristo è in questo mistero di bontà ineffabile. Mercé la grazia di Gesù Cristo, si perdonano i peccati nel sacramento di Penitenza. Mercé di Gesù salvatore, si conferiscono utilmente le indulgenze fuori il sacramento, valevoli in prò dei vivi, valevoli in suffragio alle anime dei defunti detenute ancora nel purgatorio. Vero e proprio sacramento che dona grazia è quello di Estrema Unzione in soccorso degli infermi aggravati. Vero sacramento è quello dell'Ordine, che consacra nella Chiesa i sacerdoti. Vero e proprio sacramento è il Matrimonio[46], che santifica l'unione maritale".

  Infine conchiuse il pontefice sommo: "Abbiamo nel sacrosanto concilio compiuta l'opera di Dio. Vero è quello che in esso abbiamo definito, come vero è che il Signore vive. Or io benedico a voi, venerabili fratelli, e per voi a tutta la terra. Vi benedica Dio Padre che ci ha creati, Iddio Figlio salvatore che ne ha liberati, e lo Spirito Santo signore che procede dal Padre e dal Figlio, egli benedica a tutti e ci santifichi!".

  Risposero con plauso vivissimo i padri: "Amen! Amen! Iddio santissimo benedica al nostro comun padre Pio iv e lo prosperi sempre". In dire piegarono il ginocchio a lui dinanzi, sclamando: "Tu sei Pietro"36. E di poi abbracciandosi fra loro i padri con affetto cordiale, salutaronsi [47]nella carità di Gesù Cristo e ritornarono ciascuno per consolare i fedeli, che con vive aspirazioni li attendevano.

 

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  7. Or teniamo dietro a Carlo, che tanta parte ebbe nella riapertura e nella conclusione del sacrosanto Concilio di Trento. <a> Carlo che, operando indefessamente in quell'ammirabile adunanza, aveva trovato modo di scansare ogni distinzione d'onore, fuori il concilio non fu più possibile quietare gli applausi. I cardinali, i patriarchi, gli arcivescovi ed i vescovi si serravano intorno a lui come intorno a maggior fratello. Il pontefice lodollo con ferma parola e gli commise il principale incarico di comporre un Catechismo secondo la mente del concilio, di correggere il Messale, il Breviario, il Rituale romano. In accomiatarlo disse: "Sia tu modello ai vescovi tuoi fratelli. Sia tu quasi incarnazione di questo sacrosanto concilio". [48]I principi avevano in onore di essere visitati dal cardinal Borromeo e di venirlo a visitare. Nella Biblioteca Ambrosiana si hanno oltre 30 volumi delle lettere che egli indirizzava ai principi cristiani.

  Ed i popoli traevano in folla a vederlo e, ricevutolo nelle città loro, facevano a gara per essere benedetti da lui e ricevere dalle sue mani il santissimo Corpo del Salvatore. Il cardinale in passando comunicava in ogni mattina più migliaia di fedeli. Questi sclamarono di poi: "Carlo è un santo! Or se vedere e pregare con un santo è sì alta gioia, come già sperimentammo testé, quanto godimento sarà in paradiso a bearsi perpetuamente con Dio, il Santo dei santi?".

  Con questa attrattiva di santità Carlo traeva a sé i buoni per condurli [49]più intimamente a Dio, traeva a sé i peccatori per indurli al pentimento. Spesso una turba di ladroni cadevano a' suoi piedi. Altra volta eretici e bestemmiatori venivano a dirgli: "La vostra virtù ci ha tocchi, or disponete di noi come vi aggrada". In tempo di pestilenza Carlo aveva la potenza di convertire la clamorosa Milano in un convento di orazioni. Che più? Se egli comandò alla pestilenza, e questa che se ne ritrasse? Carlo aveva occhio a tutto ed a tutti. Per tre volte adunò in concilio i quindici vescovi della sua provincia ecclesiastica, e per sei volte, nello spazio di 18 anni in cui resse la Chiesa milanese, adunò i parroci della vastissima archidiocesi in generale sinodo. Ed egli, buon pastore, visitava e sacerdoti e fedeli in ogni vertice di monte, in ogni

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solitudine di valle, al freddo, al caldo, a tutte le [50]intemperie. Spesso ne aveva le mani insanguinate nelle salite, il corpo infranto nelle discese. E ciò non ostante il suo corpo è sempre pronto alle fatiche e lo spirito assiduo alla meditazione od allo studio. Letto non ha; od uno strato di sarmenti, ovvero una sedia od una scala. Sotto alle vesti si copre con aspri cilizi. In tempo di gravissima tribolazione s'aggira per tutta la città con catena al collo, con paludamento di lutto, a piedi insanguinati, gridando: "Misericordia, Signore! Misericordia!". Si affrettavano trecento pellegrini in ogni mese per specchiarsi nel suo volto e sedere alla sua mensa, ed egli dolendosene diceva: "Che fate, o Signore, che io sono peccatore e servo inutile?".

  Eresse opere innumerevoli. La sua famiglia fu seminario di vescovi e di nunzii piissimi e valorosi. Eresse [51]in copia seminari, detti di San Giovanni Battista, di Santa Maria Falcorina, di Santa Maria di Celana, di Santa Maria della Noce e di San Fermo37. Il Seminario Elvetico lo eresse per i chierici poveri delle montagne svizzere. Istituì collegi in Brera ed a Porta Nuova per gli studi letterari ed a Pavia per gli universitari. Altro collegio fondò in Ascona e ad Arona. In città ed altrove aprì ospedali per infermi, per i convalescienti e case per gli orfani, per i pericolanti, per le mogli stesse discordi dai loro mariti. E per aversi come in uno specchio lo stato delle anime de' suoi popoli, fondò le conferenze dei vicari foranei e dei parroci. Eresse più chiese collegiate in Milano e fuori. Altrove beneficò popoli e principi. La città stessa di Roma per il buon volere di Carlo vide istituite le Notti vaticane, [52]conferenze in prò del patriziato, e molte chiese abbellite e monumenti pubblici eretti.

  Visse fino a 45 anni38. Morendo si elesse per ultima casa quella parte del tempio santo che maggiormente è calpestato

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dai piedi di chi viene per pregare al sacro altare. Il sepolcro dello arcivescovo fu coperto d'oro ben tosto, per l'alta venerazione dei grandi e del popolo. Prodigii innumerevoli si moltiplicano intorno. Il Vicario di Gesù Cristo in terra volse gli occhi all'alto e pregò: "San Carlo, prega per noi e per la Chiesa militante quaggiù".

  <8.> Né san Carlo è solo in questo nobilissimo combattimento. Lo precedono e lo seguono immediatamente sant'Ignazio, san Francesco Saverio, san Girolamo Emiliani, san Giovanni di Dio, san Pietro d'Alcantara, [53]sant'Andrea Avellino, san Luigi Gonzaga, san Stanislao Kostka39, san Francesco di Sales, san Vincenzo de' Paoli, santa Maria Maddalena de' Pazzi, sant'Angela Mericci, santa Catterina Ricci e più altre e più altri; sono i personaggi illustri che, come guide valentissime in Israello, conducono ciascuno un popolo alle battaglie ed ai trionfi del Signore.

  Verissima è pertanto quella promessa con cui il divin Salvatore disse che le porte d'inferno contro la Chiesa avrebbero prevaluto giammai40. Verissimo altresì è che nella Chiesa è lo Spirito immortale, la grazia di Dio che la perpetua quaggiù, che la fa eterna in cielo. E noi cristiani uniamoci testé in ispirito con i fedeli di [54]Lombardia e d'Italia e del mondo cattolico, e stando festanti alla presenza del terzo centenario del glorioso cardinale, preghiamo: "San Carlo, guardate a noi ed al mondo tutto, liberateci dei pericoli che ne sovrastano".

riassunto

  1. [55]Albero della Chiesa.

  2. Carlo si dispone per giovare alla Chiesa.

  3. Riapertura del Concilio di Trento.

  4. Il Concilio di Trento.

  5. I vescovi nel concilio.

 

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  6.  Il pontefice del concilio.

  7.   San Carlo incontrato con trionfo nel ritorno dal concilio.

  8. Molti personaggi santi precederono o seguirono immediatamente san Carlo Borromeo.

Sia lodato Gesù Cristo

 





p. 369
25 Cfr. Gv 20, 22.



26 Sal 110(109), 4.



27 Il riferimento è probabilmente al trattato De consideratione che san Bernardo di Chiaravalle scrisse per il papa Eugenio iii (1145-1153), già suo discepolo e monaco; cfr.  Piero Zerbi, Bernardo di Chiaravalle, in Bibliotheca Sanctorum,  iii, 1963, col. 12-13.



p. 370
28 Sap 6, 24.



29 Pr 11, 14.



30 Mt 18, 20.



31 Lc 1, 79.



p. 371
32 Mt 16, 18.



33 Originale: epigrafica; cfr. ed. 1931, p. 139.



34 Nell'ed. 1931, p. 139: “antichi: questi per noi”.



p. 373
35 Originale: profonda; cfr. ed. 1931, p. 142.



36 Mt 16, 18.



p. 375
37 Originale: di santa Maria Folcorina, [...] di santa Maria della Neve e di san Fermo; cfr. G. P. Giussano, Vita di san Carlo, i, p. 112.



38 Carlo Borromeo alla sua morte avvenuta il 3 novembre 1584 aveva compiuto 46 anni, essendo nato il 2 ottobre 1538; cfr. Agostino Saba - Antonio Rimoldi, Carlo Borromeo, in Bibliotheca Sanctorum, iii, Roma 1963, col. 812, col. 833.



p. 376
39 Originale: Costa; cfr. JÓzef Warszawski, Stanislao Kostka, in Bibliotheca Sanctorum, xi, Roma 1968, col. 1369.



40 Cfr. Mt 16, 18.



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