Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica terza di Avvento Un tesoro solo

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Evangelio della domenica terza

di Avvento

Un tesoro solo

  1. [29]Quando voi vedete un uomo che brama di vivere solitario, che pensa per provvedere alle faccende di casa sua, che non si lascia tirare a divertimenti, a lodi od a biasimi

- 193 -altrui, voi subito dite che costui è uomo di fermo proposito, al quale una cosa sola preme, il bene della casa sua.

  Così voi vedete in questo giorno un uomo nel deserto, il quale veste poveramente, mangia più poveramente e dorme con un sasso sotto al capo per guanciale. Egli è Giovanni. Vedetelo come è sapiente: con la eloquenza della sua parola tira <genti> innumerabili ad ascoltarlo. Vedetelo come è venuto in credito di virtù: reputano i più che egli sia lo stesso Messia salvatore. Una ambasciata nobilissima, scelta di mezzo ai sacerdoti ed ai leviti dai capi del popolo[30], oggi stesso viene <ad> inchinarsi a Giovanni e dirgli: "Vi preghiamo, diteci chi voi siate, perché vi possiamo rendere gli onori dovuti. Siete voi Elia, ovvero un profeta, o non forse il Messia sospirato?...". Ai quali Giovanni rispose: "No, no, del Messia salvatore io non sono nemmen degno di sciogliere i legami delle scarpe. Io non sono che una voce che grida nel deserto: Disponete le vie del Signore. Io poi battezzo nell'acqua, ma in mezzo a voi è colui che battezza nello Spirito Santo. Voi non lo conoscete ancora, ma io ve lo dico: fate penitenza e disponetevi per poterlo conoscere, perché il Salvatore è già nel mezzo vostro". Dopo ciò Giovanni stando in Betania al di del Giordano continuava <ad> istruire e <a> battezzare nel battesimo di penitenza8.

  Fratelli, teniamo dietro a questo personaggio santo. Egli pensa ad una cosa sola: guadagnare la grazia del Salvatore. Questa grazia è il tesoro del cuore di Giovanni. La grazia di Dio deve essere tutto il tesoro del cuor nostro. Che cosa ci importa a noi di tutto il resto? Vediamolo subito.

  2. Voi scorgete un bambino che fuori [31]la porta di casa, forse affamato, nasconde il viso pe' suoi capricci, intanto che gli altri si deliziano ad una mensa fumante. Oh che compassione ridesta quel malignuccio! Prossima già è l'ora della scuola, nella quale si l'esame finale. Molti scolari attendono raccolti a ripassare i proprii libri. Invece quei malestr<u>i si dissipano nel giuoco. Oh quando si avvedranno gli spensierati?

- 194 -  E quel giovine sapete chi è? Egli è tale di cui domani si deve pronunciar sentenza, per la quale guadagnerà o perderà un tesoro di sostanza ereditata. Eppure lo sciocco, a vece di raccomandarsi, passa le ore del giorno nel passatempo del giuoco. Meschinello, se domani gli toccherà giudizio sfavorevole!

  Fratelli, fratelli, la compassione serbiamola per noi. Siamo noi quei bambini che perdiamo i pensieri per ogni capriccio di amor proprio. Siamo noi quei fanciulloni che, a vece di attendere allo studio di perfezionar l'animo, perdiamo il tempo nei divertimenti. Non siamo noi quei giovincelli senza testa che pensano a trastullarsi ancora nei più serii momenti, nei quali si può guadagnare o perdere un tesoro, la [32]grazia del Signore? Semplici, semplici!

  Sono certi fanciulli che, se tenessero in mano un diamante, ve lo darebbero per il cambio di una noce. Più sciocchi siamo noi. Possiamo avere in mano nostra i diamanti di paradiso, e li diamo in cambio di una noce fracida. Tutti i diamanti del mondo, anzi tutti i regni della terra al confronto non dico di tutto il paradiso, ma di un sol grado di gloria lassù, sono forse dippiù che il valor di una noce sudicia al confronto del pregio di un diamante puro? Eppure si cristiani che dicono: "Basta che io possa entrare dall'uscio del paradiso, non m'importa che il posto che mi si darà sia più in alto o più in basso". Sconsigliati! Per accrescere un tesoro di ricchezze materiali ci affac<c>endiamo tanto. E per moltiplicare un tesoro di grazia spirituale, poco ci cale? Diciamo piuttosto: il paradiso e Dio; il resto di questo mondo che importa?

  3. Pure ha dei cristiani i quali per un godimento di questa terra non solo sacrificano parte, ma tutta intiera la grazia del Signore. Oh che stolti sono mai cotestoro, che stolti! [33]Voi aprite per un momento le porte d'inferno. Vedeteli: quei laggiù fra le zanne dei demonii sono i superbi, questi confitti sur un letto infuocato di ferro sono gli avari, gli altri che nuotano in quel pozzo bollente di pece e di bitume sono gli impudici. Tutti questi per aver goduto di troppo in terra, adesso si trovano laggiù in quell'abisso. Domandate loro: "L'aver assaporato nel mondo tante gioie vi è forse ora di godimento o

- 195 -di sollievo nello inferno?...". Ah, vi risponderanno che essi si corrucciano tanto più vivamente!

  Valeriano era imperatore glorioso di Roma, quando in una guerra con i persiani cadde in potere del re Sapore. Allora Valeriano dovea servirgli da schiavo, e quando Sapore montava a cavallo Valeriano doveva curvar la schiena e servire da sgabello. Che confusione! Vi par che gli sarà doluto meno perciò a Valeriano perché era poco fa monarcafortunato?

  Il ciel ci guardi che un di noi cada allo inferno per qualsiasi onore o piacere di questa terra. [34]Piuttosto ci vengano addosso tutti i mali della vita. I martiri, i confessori, i vergini sostennero altresì molteplici travagli in questa terra, ma credete che ora sieno dolenti nel paradiso? Aprite anche le porte di quel regno beato, guardatevi entro e vedrete qual alto splendor di gloria li circonda!

  Tommaso Moro, gran cancelliere del re d'Inghilterra, non volle obbedire al sovrano che gli voleva imporre di rinnegare la fede santissima. Per questo fu stretto in dure catene. Venne allora la moglie, coperta tutta in lutto, con due figliuoletti piangenti che teneva per mano. E qui la donna si fece a supplicare dicendo: "Obbedite, obbedite al volere del re... Voi potete vivere ancora un venti anni su questa terra... Intanto potrete ancora guadagnarvi onori e ricchezze". Ora Tommaso montò in furore altissimo e disse: "Per vent'anni di vita bruciare poi sempre nello inferno... per un fumo di onore o per un pugno di ricchezze perdere il paradiso e Dio?... Va, che sei una cattiva consigliera; va, che sei una mercantessa pessima". E scacciolla con indignazione da sé.

  4. [35]Chi non imiterebbe il saggio cancelliere?... Perocché anche in questa vita che importano mai quelle ricchezze per acquistare le quali uno rinuncia alla grazia del Signore?

  Un ammalato idropico chiama: "Acqua!". Gli par che bevendo starà meglio e intanto appressa di continuo le labbra e inghiotte a copiosi sorsi. Meschinello, trova egli forse un sollievo? Anzi ingrossa sempre di più; la sete gli arde più infuocata nelle fauci; presto entrerà nelle agonie per morire poi fra dibattimenti strazianti. Ammalati idropici nell'animo son quei cristiani che bevono a sorsi le acque del peccato mortale.

- 196 -Bevono a costo di aggravare i rimorsi nel cuore, le malinconie nella mente, le ulceri medesime nel corpo. Bevono a costo di morire fra orribili contorsioni e poi di piombare nello inferno. E poi negate che non sia stoltezza immensa perdere la grazia del Signore per tutti quanti i tesori della terra!

  5. Ma udite e contenetevi da piangere, se potete. Si trova cristiani che non solo rinunciano al paradiso per i regni di questa terra, ma vi rinunciano per una parte ancora minima di regno. Pare incredibile, ma pur è vero; una casa, un prato, un [36]gruzzolo di monete basta perché si vendano al demonio.

  Poi ha dippiù. Si trova cristiani che, se non trovano di vender l'anima per una lira, spendono essi del proprio per farsi ricevere da Satanasso. Non fanno forse così quelli che dissipano in festini, in osterie, in giuochi, in amoreggiamenti scandalosi? Perché dissipano tanto delle loro sostanze? Dissipano per trovare un demonio o di superbia o di avarizia e più spesso di lussuria, perché li faccia godere ancora un po' a lor modo.

  Quando Tito Vespasiano distrusse Gerusalemme, gli ebrei correvano a vendersi trenta di loro per un soldo. Quelli poi che non trovavano ancora a vendersi giungevano le mani per essere incatenati senza patto veruno. Come son diventati vili questi cristiani del tempo nostro! I santi dannovolontieri un calcio a tutti i regni della terra, se loro vengono esibiti, ma non vogliono perdere un sol grado di gloria nel paradiso. Ed oggidì si cristiani che vendono il cielo per la terra, e per una parte di terra così meschina!

  Ah cristiani, cristiani, che vi date per nulla al servigio di Satana, per compatirvi [37]non basta un pianto di lagrime, si richiederebbero almeno lagrime di sangue.

Riflessi

  1. Come Giovanni, così noi un sol tesoro abbiamo a cercare quaggiù, la grazia del Signore.

- 197 -2. Un grado di gloria in cielo val più che tutti i regni della terra.

  3. Ma ha dei cristiani i quali per la terra danno il paradiso9.

  4. Che giovano loro i tesori della terra al confronto dei beni del cielo?

  5. Pure si cristiani che danno la beatitudine celeste ancora per uno scarso pugno di fango terrestre.





p. 193
8 Cfr. Gv 1, 19-28.



p. 197
9 Nell'originale: i quali per il paradiso danno la terra.



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