Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
Lettura del testo

IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

<Evangelio della> domenica prima dopo l'Epifania Una lezione acconcia per tutti

«»

- 205 -

<Evangelio della> domenica prima

dopo l'Epifania

Una lezione acconcia per tutti

  1. [52]Prendiamo un buon ammaestramento dal nostro divin salvatore Gesù Cristo. Giuseppe e Maria con il divin fanciullo erano venuti <a> stare in Nazaret. In questo paesello Giuseppe aveva aperta la sua botteguccia da falegname. In questa casa di lavoro Maria si occupava delle domestiche faccende e Gesù si faceva premuroso di stare accanto a Giuseppe per aiutarlo <a> segare legni, a piallare assami. Intanto Gesù aveva già toccato i suoi dodici anni di età. Era poi il tempo pasquale e la gente si avviava al tempio per obbedire al precetto del Signore. Giuseppe e Maria si incamminarono parimenti. In viaggiare camminavano innanzi gli uomini in ischiere da una parte, e le donne dietro. I fanciulletti poi viaggiavano o con il padre loro ovvero con la madre.

  [53]Il fanciullo Gesù intanto aveva accelerato i passi, perché il Padre suo che è nei cieli l'aveva chiamato. Era pervenuto in Gerusalemme e già era entrato nella gran sala dei sapienti e dei dottori della Legge, e stando in mezzo a settanta di loro, seniori del popolo, parlava con una eloquenza celeste. Quei vecchioni guardavansi stupiti e non lasciavano cadere una parola di quel giovinetto prodigioso.

  Intanto giunsero alla città anche Maria e Giuseppe e non scorgendo Gesù si dolsero non poco, e lo cercarono poi per tre fra i parenti e gli amici, finché lo trovarono a disputare con que' capi del popolo. Allora Gesù venne loro incontro e disse: "Il mio eterno Padre me lo impose lui di venir qui". Ritornò poi a Nazaret e fino a trent'anni continuò il suo esercizio di faticare al lavoro e di obbedire in tutto a Giuseppe ed a Maria14.

  Ecco, o fratelli, una lezione per tutta quanta la nostra vita:

- 206 -obbedire per fare il voler di Dio, quest'è consiglio ottimo. Intorno a questo ammonimento fermiamo tutta l'attenzione nostra in quest'ora.

  2. Genitori, per farmi intendere incomincio[54] da un esempio che avviene spesso nelle vostre case. Voi avete più figliuoli; tra questi è un figlio il quale ama i fratelli suoi quando questi gli fan del bene. Questo figlio vi comincia <a> piacere. Altro giovinetto ama i suoi fratelli ancor quando gli rivolgano parole di scherno. Costui vi soddisfa ancora più. Ma è un garzoncello che tutti sorpassa in bontà, e voi quando pensate a lui vi sentite il cuore liquefare in dolcezza. Egli è quel terzo figliuol vostro, il quale attende a beneficare quando è preso di mira, ed a far maggior bene a quelli tra' fratelli da' quali riceve maggiori torti. Benedetto fra tutti sia questo ottimo giovine vostro!

  Fratelli, mettiamo ora una mano al cuor nostro. Noi, <in> rapporto a Dio, che figliuoli siamo? Siamo del primo ordine o del secondo ovvero del terzo? Ah, procuriamo di essere molto amanti e molto diligenti, perché il Signore troppo merita che noi l'amiamo di cuore, che gli obbediamo con precisione.

  3. Voi genitori lo pretendete che i figliuoli vi obbediscano. Ne avete ragione in ciò, finalmente sono vostri figliuoli. [55]Chi ha piantata la casa siete voi. I più atti a dirigerla siete voi, perché ne avete esperienza da più lungo tempo.

  Or bene, tutto questo che intendete dai figli vostri uopo è che lo prestiamo noi tutti a Dio. Questo è ragionevole, finalmente il padre comune è il Signore. Chi ha fabbricato la casa di questo mondo è stato Iddio. Chi sa governare con sapienza è l'Altissimo. Se non gli obbedissimo al Signore, a chi obbediremmo noi? Perciò il da farsi da noi è questo: studiare tutto quello che a Dio può piacere maggiormente e poi eseguirlo con assai di affetto.

  Si trova cristiani i quali lavorano per la propria casa, e a Dio pensano sol qualche volta in un , o poche volte in una settimana od in un mese. Si trova cristiani che appena si risolvono a pensare a Dio con scarso affetto una volta in un anno. Ma altri cristiani, e questi per buona sorte sono molti, pensano al Signore in ogni ora del . Parlano di Dio con trasporto- 207 - e son sempre in sull'avviso per eseguire fra le opere di bene quelle che sanno piacere maggiormente allo Altissimo.   [56]Andrea Avellino tenne al Signore questo discorso: "Finché viva su questa terra, io voglio scegliere per fare, fra le molte, quelle opere che so essere di maggior gloria a voi, di miglior utile all'anima mia. Questo vi prometto con giuramento ed a questo mi obbligo con voto speciale". Figliuoli così cari quanto piacciano al Signore, io non ve lo so misurare. Immaginatelo voi stessi.

  4. Poi provatevi subito per intenderlo con la pratica. Nella vostra famiglia quali sono i figliuoli che maggiormente obbediscono? È facile distinguere. Chi obbedisce più prontamente è il giovinetto che non sa ancora niente delle malizie del mondo, che non si intende delle vanità del mondo, che ancora conserva il cuore libero dagli attacchi del veleno mondano. Quei giovanetti sono innocenti come angeli, epperciò obbediscono al pari degli spiriti angelici. I dabbene non inventano pretesti: quando i genitori comandano, sanno che bisogna obbedire.

  E noi quando ci risolveremo ad obbedire con eguale prontezza al Signore? Disinganniamoci delle vanità di questo mondaccio. È un vecchio che conta molte [57]migliaia d'anni, eppure che è insensato come il più stupido fanciullaccio. Adamo ed Eva finché vissero nella innocenza credete che guardassero alle sciocchezze del far roba, alle vanità del comparire, alle fallacie del godere?... Non vi pensavano tampoco.   Si trova, la Dio mercé, cristiani i quali mettono il loro godimento in fare tutti i giorni un po' di bene e che alle stoltezze del mondo non badano. Questi son poi scherniti dai vanitosi mondani, ma oh come <questi ultimi> errano nel capo! Non è meglio obbedire come Adamo innocente che patire come Adamo peccatore?

  5. Sicché, fratelli miei, non dobbiamo regolarci quaggiù come fanno i mondani sensuali, ma come eseguiscono i cristiani spirituali. Tobia, quand'era in Ninive, trovavasi in una città di pagani. Brutta cosa a trovarsi con gente che adora il demonio! Ma Tobia quando scorgeva gli altri commettere pazzie cosiffatte dolevasi in cuor suo. Si ritraeva lontano, e

- 208 -poi prostrandosi al cospetto dello Altissimo diceva: "O Signore, voi solo si deve adorare". Questo medesimo praticavano il santo Giobbe nella sua terra di Usse, il fedele Lot fra i viziosi di Sodoma.[58] Questo stesso faceva<no> Giuseppe fra gli idolatri di Egitto e Daniele nella reggia superba di Babilonia.

  Separazione ci vuole, separazione. Son già troppi quelli che vivono secondo i capricci del senso. Noi viviamo come ci detta la ragione del cristiano. Direte: son tanti quelli che altresì fra cristiani pensano a godere; dunque saran tutti perduti? Ma vi rispondo. San Luca dice: "Guai a voi che ora ridete! Guai a voi ricchi che avete la consolazione vostra! Guai quando ne avreste plauso dagli uomini!"15. E san Giovanni nella sua Apocalisse aggiunge: "Guai, guai, guai a questi che abitano nella terra!"16. E vi par poco male che molti, a vece di vivere da cristiani spirituali, vivano da pagani sensuali? Però se temete le minaccie del Signore, imparate a non vivere come tanti fanno.

  Fortunato chi potesse da questo mondo staccarsi in modo da rinunciarvi affatto, ma se voi nol potete, sappiate vivere nel mondo senza attaccarvi il cuore. Vivere nel mondo senza amarlo è virtù che ha del prodigioso, lo confesso. Ma ve lo impone il Signore: "Non vogliate conformarvi a questo secolo, ma riformatevi nelle novità [59]del senso vostro, a ciò che proviate quale è la volontà di Dio, buona e soddisfacente e perfetta" (San Paolo ai Rom<ani>)17. E se Dio vi suggerisce ciò per vostra salvezza, potete dubitare che non vi porga anche tutto l'aiuto che vi è necessario?

  Conchiudete ora voi: non è vero che regolarsi secondo la volontà di Dio è consiglio ottimo? Lasciamoci dunque governare da lui. Noi facciamo il dover nostro di lavorare per piacergli, ed egli disponga. Ci dia tante ricchezze o poche, che importa? Ci faccia emergere gloriosi a questo mondo o ci

- 209 -lasci nella oscurità di una vita privata, che vale? Nemmeno importa esser più ammalati che sani, ovvero morire più giovani che vecchi. Una lezione è necessaria per tutta la vita: fare in ogni cosa il santo voler di Dio.

  Maria santissima, nessun meglio di voi ha intesa e praticata questa verità. Aiutateci voi, o Madre, per seguire ed essere poi costanti in questo proposito.

Riflessi

  1. Una lezione acconcia a tutti è far sempre il voler di Dio.

  2. [60]Dei tre modi di eseguire il voler di Dio, il più perfetto è obbedirgli con amore di figlio più affettuoso.

  3. Perciò dobbiamo studiare di far quello che a Dio può maggiormente piacere.

  4. Per riuscire in ciò bisogna rinunciare alle stoltezze del mondo.

  5. E non praticar quello che fanno i cristiani sensuali, ma sol ciò che eseguiscono i cristiani spirituali.





p. 205
14 Cfr. Lc 2, 42-52.



p. 208
15 Cfr. Lc 6, 24-26.



16 Ap 8, 13.



17 Rm 12, 2.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma