Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio <della domenica> di Settuagesima Il lavoro

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Evangelio <della domenica>

di Settuagesima

Il lavoro

  1. [102]Ecco gruppi di molta gente che attendono per essere chiamati in giornata a lavorare nel campo. Ed ecco un buon padrone che esce di buon mattino e di nuovo ad ora terza e ad ora sesta ed a nona, e finalmente ad ora undecima, ossia ad un'ora avanti notte. Quanti poi tutti che trova, manda a faticare nella sua vigna.

  Venuta la sera, quel possidente chiama intorno a sé i giornalieri e pone in mano a ciascuno eguale stipendio. Alcuni fra i primi arrivati parvero scandolezzarsene, ma quegli soggiunse: "I denari sono miei; non posso distribuirli come mi aggrada? E voi non avete ricevuto il valore pattuito del lavoro fatto?... Operate di buona lena perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti"26.

  [103]Eccolo il complesso del santo Evangelo. Che dirovvi in proposito per consolarvi? Che voi sarete certamente eletti tutti? Io ve lo auguro con tutto l'affetto. Ma perché salvi lo siate in universale, una cosa vi farò avvertire. Voglio dimostrarvi che salvi saranno tutti quelli che lavorano di buona lena in fare molte opere di bene.

  2. Noi siamo stati creati per lavorare a far un po' di bene su questa terra. Siamo rei, e il Signore ci ha obbligati a questo castigo di punizione. Noi però spargiamo di sudore il campo dei nostri lavori e guardiamo a Dio pietoso. Ci affatichiamo e intanto aspiriamo al paradiso. Oh come piacciono allo Altissimo i suoi figliuoli che ad ogni costo vogliono venire accanto a lui!

  Mi appello a voi, padri di famiglia. Voi al mattino imponete ai figli i lavori ad eseguirsi. Questi escono solleciti e si inchinano alla fatica. Non guardano poi né ad arsura di caldo,

- 232 -né a rigor di freddo. Lavorano. Non pensano che i lavori sono molti e scabrosi. I buoni <si> affaticano. Talvolta perfino cadono svenuti. Allora siedono per un istante e intanto guardano al lavoro e poi si levano su a riprenderlo. [104]Venuta la sera, la salutano con gioia. Allora polverosi nella persona, affranti nel corpo, sofferenti nel viso, si caricano ancor di un fascio e si avviano alla casa. Voi padri che li avete osservati di nascosto nella giornata e che li scorgete in questo momento, non è vero che rimanete non poco commossi? Ebbene, fratelli miei, siamo tutti dabbene come questi che vi ho descritti. Lavoriamo, lavoriamo! Se duriamo fatica, non per questo bisogna desistere. Se incontriamo difficoltà, diamo uno sguardo al cielo e poi avanti.

  Bonifacio voleva dare un po' di bene alla Germania27. Che fa egli? Si arma di un crocefisso al petto e sulle spalle carica uno strumento da falegname e poi si incammina. Bonifacio con la preghiera e con il lavoro converte la Germania alla fede di Gesù Cristo. Giovanna d'Arco si sente di salvare la Francia da grave sciagura. Vi s'accinge, affronta difficoltà di ogni genere, sfida il furore di molte battaglie e finalmente restituisce a quella gran nazione la sua pace.

  Oh come son cari i forti, i quali ritornano stanchi dal campo del lavoro! Inchiniamoci [105]tutti al loro passaggio, perché essi sono i robusti del Signore. Napoleone i, mentre dimorava a Sant'Elena, osservò una ricca signora la quale bravava un servo che veniva con grave peso sulle spalle. Allora Napoleone l'interruppe con dire: "Portate rispetto al carico". Riveriamo il peso delle fatiche di ciascuno e imitiamo i forti che faticano intrepidi nel campo del Signore.

  3. Carlo Borromeo in tempo di pestilenza a Milano sapeva esser presente a tutte le più gravi necessità. In tempo comune sapeva provvedere con risultato prodigioso a tutte le cure

- 233 -della vastissima diocesi ed ai più gravi casi di più altre e di tutta Italia.

  Francesco Saverio compié egli solo maggior viaggio in guadagno d'anime che non percorsero Cesare ed Annibale in soggiogare le città dei vinti.

  Tomaso d'Aquino morì a quarantanove anni di vita, ma già aveva descritto dicias<s>ette volumi in foglio, attissimi a pascere i più sublimi intelletti.

  Direte che voi non potete crescere a tanta robustezza. Ma nemmeno vi si domanda [106]tutto questo. Vuolsi però che da parte nostra mettiamo tutta l'attenzione. Il nostro spirito si fortifica come il corpo nostro.

  Perché il corpo si faccia gagliardo sono necessarie tre cose. Deve esser sano, deve nutrirsi bastevolmente, e poi si deve esercitare. I popoli della montagna che facilmente ponno aver queste condizioni sono i più robusti. E tutti i popoli che sanno regolarsi così crescono nazioni gagliarde, pari allo antico popolo dei romani.

  E per crescere nella forza d'animo è poi assolutamente necessario guardarsi dal peccato mortale, perché esso è la morte dell'anima. Conviene poi pascere l'anima con il suo cibo della santa orazione e dei santi Sacramenti. In fine è necessario esercitarsi tutti i giorni in qualche opera di bene. Facciamole queste cose; proveremo subito quanto è vero che presto un animo, benché infante, può crescere alla robustezza dell'adulto.

  4. Direte che voi fate già il dover vostro. Lavorare per vivere, andare alla Messa nel giorno di festa e comunicarsi alla Pasqua di ogni anno, ecco il tutto del cristiano. [107]Ma vi rispondo che se vi limitate a far sol questo, voi siete in molto pericolo.

  Vi porgo una similitudine. Fingete che la vostra casa venga spesse volte assalita dai ladroni. Vi contentereste ora voi di chiudere semplicemente la porta a chiave, o non la affranchereste con robuste stanghe e non la circondereste anche, se fa uopo, di alte mura? Così conviene che alle opere assolutamente comandate per salvarvi aggiungiate più altre opere buone che si dicono di supererogazione. Queste varranno

- 234 -come baluardi per infrangere gli assalti primi del demonio, che essendo i primi sono appunto i più furiosi.

  Vi porgo altresì questa similitudine. Un figliuolo quando è che con tutto affetto ama suo padre e sua madre? Diciamo che li ama svisceratamente quando non una o poche volte sorride loro in volto e li aiuta nei lavori domestici, ma tutte le volte che n'ha la possibilità. Ah, chi in cuore nutre una vera fiamma di amor di Dio non dice: "Basta fin qui!". Desidera di farne sempre dippiù, perché quel tanto che presta gli sembra troppo poco al confronto di quanto brama il cuor suo. Ecco fino a qual misura dobbiamo [108]procurare il bene.

  Iddio poi è così buon padrone che premia perfino i buoni pensieri. I giornalieri che furono chiamati a diverse ore del giorno ottennero egual mercede, perché anche gli ultimi chiamati stavano per tempo aspettando. Avevano il buon desiderio di lavorare, epperciò furono premiati. Ah, se il nostro cuore sapesse almeno desiderare cose ottime del divin servizio, quanto ingagliardirebbe lo spirito nostro!

  5. O' Connell vedeva una gravissima sciagura, l'oppressione della sua patria, l'Irlanda, e voleva ripararvi. Incominciò l'opera di riscatto e vi riuscì Evitò di spargere sangue, ma si dice che le sue parole erano come una battaglia. Ah, quando si vuole ad ogni patto una cosa, ben la si può ottenere. Il pontefice Sisto v soleva dire: "Bisognerà che moriamo in piedi per non perdere il tempo a coricarci".

  Dobbiamo compiere il viaggio che è da terra al paradiso. Guai a noi se non ci affrettiamo! L'aquila che vuol venire a posare presso al sole guarda , spicca il suo volo, e poi su con tortuosi giri finché vi è pervenuta. Siamo noi tutti quelle aquile.[109] Non abbiamo finalmente a raggiungere almeno in parte quella perfezione che è propria del celeste nostro Padre? "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste", dice il Signore in san Matteo28. Sicché quanto ci rimane ancora di cammino? Affrettiamoci, affrettiamoci tutti per non perire.

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Riflessi

  1. Lavoriamo tutti nella vigna del Signore.

  2. Oh come piacciono i figli che sfidano tutte le difficoltà!

  3. Facciamo anche noi del bene più che ci è possibile.

  4. E desideriamo farne sempre più.

  5. Perché lungo cammino ci rimane a percorrere prima che la nostra virtù si rassomigli a quella del celeste Padre.





p. 231
26 Cfr. Mt 20, 1-16.



p. 232
27 Nell'originale, qui e di seguito: Inghilterra. Si è quindi ritenuto che l'A. intendesse riferirsi all'evangelizzazione della Germania san Bonifacio (675 ca. - 754).



p. 234
28 Mt 5, 48.



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