Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della prima domenica di Quaresima Una penitenza salutare

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Evangelio della prima domenica

di Quaresima

Una penitenza salutare

  1. [128]Quale compassione per il nostro divin Salvatore! Ha dimorato già per lo spazio di trent'anni nella casa di Nazaret con obbedire a Maria ed a Giuseppe e con meditare l'alto mistero della umana redenzione. Pure non gli è bastato per disporsi al ministero di sua predicazione. Dalla sua casetta

- 245 -di Nazaret è uscito per venire al deserto e dimora in orazione assidua, senza mangiare, senza bere, per lo spazio di ben quaranta giorni. E quasi ciò fosse ancor poco, permette che il demonio lo venga a tentare. Il Satanasso si presenta dunque con delle pietre nelle mani e dice: "Se siete Figlio di Dio, comandate e queste pietre si convertiranno in pane". Indi lo trasportò sul pin<n>acolo del tempio e disse: "Gettatevi giù senza [129]farvi un male di sorta e chi vede dirà che siete il Figlio di Dio". Lo trasportò ancora sul vertice di un monte e gli fe' distinguere i regni della terra e poi continuò: "Tutti questi saranno vostri se cadendo a' miei piedi voi mi adorerete".

  Ora Gesù scacciò la prima tentazione con dire: "Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dal labbro di Dio". La seconda tentazione superò con aggiungere: "Il Signore Iddio non si deve tentare". E sbaragliò poi Satana la terza volta con intimargli: "Partiti di qui. Iddio solo è uopo che si adori e che si serva". Allora il demonio si partì e gli angeli del cielo vennero subito per adorarlo e servirlo33.

  Che dite, o fratelli, a questa descrizione che ce ne porge l'evangelista Matteo? Non vi pare che profonda sia stata la umiliazion di Gesù Cristo in venire al deserto? Non poteva egli con una parola salvare tutto il mondo?... Eppoi permettere che il Satanasso venisse <a> tentarlo per ben tre volte! Ma Gesù quello che ha fatto e che ha patito lo tollerò per darne esempio a noi. Raccogliamoli con rispetto gli esempi del nostro Salvatore. [130]Gesù Cristo digiuna, prega e combatte per disporsi a convertire il genere umano. Noi facciamo penitenza perché si ravveda l'anima nostra. Una penitenza poi possibile a tutti e a tutti molto salutare voglio additarvi in questo giorno. La penitenza mia è quella di sottoporre la nostra volontà al superiore, che ci comanda perché non falliamo.

  2. Negli uomini di questo tempo è una febbre che li consuma. Dotti e ignoranti dicono: "Io la penso così nelle cose

- 246 -di religione... così nelle cose di politica... così nelle faccende stesse di casa", e come dicono vogliono che sia. Si trovano di tal classe uomini adulti e giovani imberbi. Si trovano donne di poca età e altre di età maggiore e tutte si fanno dottoresse in giudicare del papa e dei vescovi, dei sacerdoti ovvero dei capi di paese, di famiglia. Molti degli uomini e molte altresì delle donne conservano in mente quei loro pensieri diletti e non vogliono sottoporsi al consiglio ed al comando di chi loro è legittimo superiore. Oh che febbre di superbia è questa mai! E quanti mali produce nel corpo della società cristiana! E chi vi assicura che il vostro pensare sia [131]retto? Il solo credersi superiore a chi certamente è dippiù di noi è fallo evidente.

  Ha poi altri i quali in ciò non solo sono febbricitanti, ma delirano persino. E sono tutti quelli che dicono: "La mia ragione l'ho io. Iddio me l'ha data. Io opero come la penso. Che male è fare quello che si pensa?...". Che discorsi da pazzo! Dunque se vi viene in mente o di bestemmiare o di fornicare ovvero di rubare, sarà un nulla ogni atto di profanazione a Dio, di ingiuria al prossimo? Eppure si danno cristiani i quali la pensano così e che così operano. Che ne avviene però? Ne avviene che gli uomini, con far sol quello che vogliono, diventano insubordinati e libertini peggio che non si legga in altri tempi. Ne avviene che poi si debbano castigare tanti di loro.

  Gli altri in maggior numero, che sanno sfuggire alla punizione della legge, si devono contenere con eserciti di armati. Vi porgo questo esempio. Al tempo dei romani antichi bastavano centomila soldati per conservar l'ordine, fra centoventi milioni di sudditi, a quel vastissimo impero. Pure quelli antichi erano pagani. Noi siamo cristiani ed ora, oh vergogna di noi!, [132]a contenere in numero assai inferiore di cristiani non bastano milioni di soldati. E voi dite ancora che pensare e far come si vuole non è peccato? Umiliamo le nostre fronti o verranno a colpirci le folgori dal cielo.

  3. Meschinelli che siamo così dappoco! La nostra vista vede così corto. Abbiamo meditato così poco i nostri doveri e poi come i fanciulli siamo facili a parlar di tutto e come gli inesperti pretendiamo saper tutto.

- 247 -  Alessandro Manzoni nella sua giovine età non si può negare che non fosse traviato. In una serata di conversazione divertivasi oltre l'ordinario in spargere il ridicolo sulla religione. Allora levossi a riprenderlo un personaggio illustre. Era Enrico Grégoire, vescovo di Blois e già rappresentante del popolo alla Convenzione. Questi si fece a parlar così: "Giovinotto, avete voi studiata cotesta religione, la quale deridete con tanto di fatuità? Io l'ho studiata e meditata lunghi anni, eppure ne parlo appena tremando". Il Manzoni tolse a meditar quelle parole del vescovo: "La religione, prima di porla a scredito, fa uopo studiarla e meditarla".

  [133]E quei cristiani, o fratelli, i quali son così facili a screditare le leggi della Chiesa e le massime del santo Evangelo? E quei cristiani che sono così corrivi a giudicare gli ordini dei superiori e condannarli, cristiani cosiffatti come fanno torto a sé e ingiuria allo Altissimo! Oltreché quanto sono ignoranti tanto sono presuntuosi, e quanto presuntuosi tanto sono precipitevoli a sentenziare e condannare.

  Il medico Menecrate per tanta stima che aveva di sé davasi il titolo di Giove, che è nome proprio di divinità. Scriveva dunque al re Agesilao così: "Menecrate Giove a re Agesilao". E quel sovrano gli rispondeva: "Agesilao re a Menecrate medico, salute ed intelletto".

  Oh quanto sono pazzi certi cristiani oggidì che si arrogano sapienza ed autorità per giudicare di cose e di persone a loro superiori di tanto! Noi viviamo in tempi di tanta ignoranza in fatto di religione. Gli errori spandono intorno un fumo di oscurità, i compagni cattivi ammorbano come un'aria putrida, il costume di sparlare è come l'aria corrotta di un'epidemia, e noi, ve lo ripeto, [134]siamo così deboli di salute e così inchinevoli al male, e poi stiamo sicuri? Siamo pazzi che non conosciamo i mali che ne circondano.

  4. Però <di> che abbiamo bisogno noi? Abbiamo bisogno di una guida che ci indirizzi nel bene. Questa guida nella famiglia è il capo di casa. Nel paese è il sacerdote che indirizza a salute e che guarda al suo vescovo e per esso al pontefice sommo, a fine di distinguere il da farsi con sicurezza. Per assicurare poi la coscienza di ciascuno, ogni cristiano ha il suo

- 248 -confessore che si chiama direttore dell'anima. Un direttore savio eleggiamolo tutti e a questo affidiamo con buon proposito la direzione della coscienza nostra.

  Quelli che non si affidano alla voce di Dio ed al comando del superiore, oh come sono infelici! Son come navi sbattute dall'onde. Interrogate l'animo del libero pensatore. Egli per essere libero, ossia immune da rimorso, vorrebbe che tutti avessero a dire che Dio non è. Per questo si fanno a domandarlo ai filosofi, per questo ne interrogano i politici, i letterati, ma poi trovando che tutti provano in cuore [135]la convinzione che Dio è, e una vita avvenire, perciò s'arrabbiano e si disperano.

  Cristiani liberi pensatori non sono qui tra voi. Ma ha molti che ne imitano in qualche parte l'andamento. Voi credete che Dio è in cielo, che Gesù Cristo è venuto su questa terra e che ha istituito quaggiù la sua Chiesa nella persona del pontefice, con i vescovi e con i ministri sacri. Ebbene se credete una cosa, credete con rispetto altresì l'altra. Credete in generale per tutti e in particolare per ognuno di voi massime evangelistiche che dicono: "Obbedire è riportar vittoria in tutto... Chi si umilia sarà esaltato; chi crede di stare <in piedi> guardi di non cadere"34.

  Siamo entrati nel sacro tempo di Quaresima. È precetto generale che chi ha peccato deve eleggere una delle due: o inferno o penitenza. È precetto comune ai cristiani che, avendo l'età compiuta di anni ventuno e che non sono legittimamente impediti, abbiano a far penitenza di digiuno nel tempo quaresimale. Per tutti i giovani e adulti che sono in pericolo di cadere è il comando di camminare guardinghi. Finché viviamo quaggiù,[136] oh quanti sono i pericoli di dannazione! Ma saremo aiutati se faremo penitenza.

  Penitenza salutarissima è poi inchinare il proprio giudizio e guardarsi dal libero pensiero. Questa è penitenzaopportuna che se tutti la praticassero, beata la società dei cristiani! Ma come tanti non vi attendono, per questo su di tutti continua

- 249 -quella pioggia di mali che par ci sommerga omai in un abisso di perdizione.

Riflessi

  1. Una penitenza salutare è guardarsi dal libero pensiero.

  2. Chi può dire: "Quello che penso io e che lo voglio è retto"?

  3. Chi lo può asserire in questo mondo di tanti pericoli?

  4. Perciò abbiamo bisogno di una guida e che Dio ci aiuti sempre.





p. 245
33 Cfr. Mt 4, 1-11.



p. 248
34 Cfr. Pr 21, 28; Mt 23, 12; 1 Cor 10, 12.



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