Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
Lettura del testo

IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della quarta domenica di Quaresima Un rimedio a tutti i mali

«»

[- 256 -]

Evangelio della quarta domenica

di Quaresima

Un rimedio a tutti i mali

  1. [151]Il divin Salvatore è la carità di Dio, discesa a portare sulla terra un rimedio a tutti i mali della vita. Scorgetelo ancora qui Gesù Cristo. Era prossima la Pasqua ed egli prende ad ammaestrare le turbe e intanto ripassa il lago di Tiberiade. La folla di gente lo segue ancora alla sponda opposta e non si stanca di udire i discorsi di lui. Intanto si faceva il

- 257 -sole a tramontare, quando Gesù rivolto a Filippo disse: "Questa turba di popolo già stenta per fame, ed or come satollarli". E rivoltosi poi all'altro apostolo Andrea disse: "E tu, Andrea, che ne pensi?... Non si trova chi abbia pane per questa gente". E quegli: "Laggiù è un giovinetto che ha cinque pani d'orzo e due pesci, ma questo che è mai". Allora Gesù riprese: [152]"Ebbene di' che li porti". E intanto il divin Salvatore benedisse quel poco cibo e poi soggiunse: "Ora distribuitene a tutti".

  Gli apostoli fecero sedere quelle moltitudini sulle molli erbette. Dopo ciò cominciarono <a> distribuire pane e pesci a tutti finché vollero. Si rallegravano dunque non poco in mangiar di quella provvidenza prodigiosa. Quando poi furonsi satollati riprese Gesù: "Adesso mo' raccogliete ogni frammento perché niente perisca". Quelli si affrettarono e raccolsero ancor tanto di pane e di pesce da riempirne dodici ceste. Venuta intanto la sera, le turbe continuarono a lodare Gesù con applausi vivi finché si ritrassero sclamando: "Gesù Cristo ci ha illuminati nella mente, ci ha pasciuti nel corpo. Viva la carità di Gesù che è rimedio eccellente a tutti i mali della vita"39. Scorgiamola anche noi questa buona verità. Il Signore ci conceda di esserne poi davvero consolati.

  2. Il Signore fino <d>a principio, levata su da terra una statua di fango, vi inspirò un soffio del suo amore e quella statua fu convertita in Adamo vivente. Adamo fu contento perché subito prese ad amar con il suo cuore Iddio, e per affetto a Dio prese [153]ad amare Eva, la compagna donatagli poco di poi. Il cuore ce l'ha messo Iddio entro al petto di noi, figli di Adamo e di Eva, perché amassimo l'Altissimo e le creature del nostro prossimo. Quando amiamo siamo felici. Tocchiamo allora i confini della celestiale beatitudine.

  I protestanti fanno del bene ai loro fratelli, ma non come noi. Quei impongono tasse ai comuni, alle provincie, al regno per mantenere i poveri. Intanto chi paga forzatamente. Chi riceve si accusa dicendo: "È il governo che soddisfa,- 258 - se io cado in povertà!" Con questo discorso molti non lavorano, o se lavorano consumano i guadagni in ubbriachezze. I governi allora danno ancor l'elemosina, ma prima vogliono far provare le bastonate, e il mendicante indispettisce.

  Somigliante alla carità dei protestanti è quella dei cosid<d>etti filantropi. Questi fanno un po' di carità, ma non per amor di Dio, sibbene per sentimento di pura pietà umana. Questa carità ha per sorelle la fratellanza e la eguaglianza, che hanno cagionate tante rivoluzioni, dalle quali il ciel ci guardi per sempre. La carità nostra è regina che ha per sorelle due guide celesti, la fede e la speranza cristiana. La carità [154]cattolica è sol quella che libera dai mali della vita. Benedetta sia questa carità! Iddio buono la sparga a larga mano nella terra del nostro povero cuore.

  3. Figuratevi un padre ottimo e ricco che dica a' figli: "Io non cerco che la vostra felicità". E quelli figuratevi che rispondano subito: "Noi non cercheremo che di accontentarvi in tutto, noi fratelli ci ameremo sempre a vicenda". Se questo discorso si facesse nelle vostre famiglie, non è vero che sarebbe una beatitudine?

  Paolino, vescovo di Nola, si considerava padre di un numeroso popolo. Quando vennero i barbari e che spogliarono le case e trasportarono schiavi, allora san Paolino distribuì quanto gli restava per soccorrere a' suoi. Venne per ultima una povera vedova dicendo: "Mi hanno saccheggiata la casa e portato via l'unico figliuolo". "Meschinella, ma io non ho più un soldo a dare!...". Rifletté poi un istante e soggiunse: "Provvederemo, provvederemo". Intanto il vescovo si vestì da operaio e venne al tiranno in Africa e disse: "Lasciate in libertà quel giovine... che a sua vece rimango io qui". Il vandalo guardollo e vistolo bello e robusto [155]accettò e poselo <a> fare il giardiniere. Allora Paolino tutte le mattine portava un mazzolino di fiori presso al capezzale del re, perché svegliandosi subito ne avesse gusto in odorare. Continuò per un pezzo, finché il re disse: "Chi sei tu?". Ed egli: "Sono un vescovo d'Itali".

  Si trova dei cristiani i quali fanno molto di bene, ma vi lasciano- 259 - entrare anche molto di amor proprio. Che pazzia è mai! Perché la carità consoli il cuore e abbellisca assai l'anima nostra conviene fare il bene altrui solamente per piacere a Dio.

  4. Scorgete ancora lo stesso divin Salvatore sul monte. Egli illumina le menti, conforta i cuori e pasce i corpi. Ah, noi quando possiamo avvicinare un cristiano santo, ci pare di essere di poco discosti dal cielo! Scorgete <la> bontà del Signore in dare la sua Legge. Tre comandamenti serbò per suo onore e sette ebbe destinati per nostro vantaggio. Conchiuse poi il tutto in questa massima: Amate e sarete santi e contenti.

  Fra Cristoforo nel lazzaretto di Milano si incontra nel Renzo al quale dice: "Che senti del signor Rodrigo che tanto ti [156]ha disturbato?...". E il giovine: "Ah, se la peste non avesse ancor fatta giustizia, vorrei ben farla i". Il religioso abbandona di fretta il Renzo e questi gli tien dietro gridando: "Padre, padre!...". E fra Cristoforo: "Vatti, vatti, tu che non vuoi perdonare... t'ho porto indirizzo quando mel chiedesti per amor di Dio, ma or che tu per amor di Gesù Cristo non vuoi condonare, vattene, vattene. Vendicati pure, ma verrà Gesù Cristo giudice...". Il giovine gli cade ai piedi; la grazia era entrata in quel cuore. Allora fra Cristoforo gli dice: "E se tu lo vedessi il signor Rodrigo?...". Rispose: "Gli perdonerei col divino aiuto". Allora l'introduce in una capanna e gli mostra il signorotto colpito dalla peste e senza senso. Ambedue si mettono ginocchioni e pregano per lui.

  Carità del mio Dio, come ben vali a conciliare gli animi più focosi! Carità del Signore, tu sei un raggio di celeste bontà che ristora i guai della vita!

  5. Ma sovrat<t>utto amando consoleremo il nostro povero cuore. L'ape si versa con vero godimento a succhiare il miele dai fiori. Anche noi con immenso godimento applichiamoci [157]alle opere di carità. Bello è pregare Iddio nelle sue chiese, più bello è mortificare le nostre passioni per mezzo di penitenze corporali; ma assistere un infermo, far ravvedere un peccatore, è opera buona che sorpassa di gran lunga. Quando il cristiano sa d'aver beneficato, prova in cuore una contentezza- 260 - indicibile. Non è ciò rimedio eccellente alle afflizioni del nostro povero cuore?...

  6. Sicché cerchiamo di accrescere in noi questa carità. La fonte dell'amor santo è presso a Gesù Cristo. Ed or Gesù l'abbiamo ancora noi. L'abbiamo nel Santissimo Sacramento dell'altare. Da quel trono di amore quante volte illumina la mente a' suoi e a quanti ritorna le consolazioni del cuore! Provatevi <a> frequentare la santissima Comunione. In questo sacramento Gesù continua la moltiplicazione dei pani, ma in questo luogo della nostra chiesa il prodigio è assai maggiore che sul monte di Palestina. su moltiplicò il pane materiale. Qui moltiplica il pane celeste.

  E noi quando ci possiamo abbracciare a Gesù nella santa Comunione, ciascun di noi può dire: "Or io mi trovo come nella anticamera del paradiso. Io sono con il [158]mio Dio, ed il Signore mio è con me". Allora si infervora nei cuori nostri la carità, allora è che formiamo propositi di alleviare a qualsiasi costo anche i fratelli più miseri.

  7. Noi abbiamo in Italia40 un cuore sacerdotale che raccoglie intorno a sé tremila poveri e poi che sospira: "Oh, se potessi soccorrere a più altre mendicità!...", e intanto si pasce di un contento di desiderio vivo. Abbiamo un cuore sacerdotale il quale raccoglie per educare e per pascere centomila fanciulli del popolo e intanto geme: "Sono ancor tanti ad aiutare... oh, se potessi far bene a tutti".

  Scorgiamo tuttodì che cuori di uomini cristiani e di donne cristiane palpitano di amore per il loro prossimo. Ah, tutti questi come ci sono cari! In volto ad essi si scorge un raggio della celeste contentezza, perché vediamo che in cuore hanno una viva fiamma del santo amor di Dio. Fratelli miei, teniamo dietro a questi illustri fratelli, perché tengono sicuro per sé e lo fanno conoscere a chi lo vuole un rimedio celeste per tutti i mali della vita.

- 261 -

Riflessi

  1. [159]Un rimedio a tutti i mali della vita è la carità di Gesù Cristo.

  2. La carità su questa terra è un saggio dell'amore e della beatitudine celeste.

  3. Consola nelle famiglie dove arriva.

  4. Dilegua le noie ed i dissapori tra fratelli.

  5. Consola il cuor nostro.

  6.  È poi la carità dono celeste che si riceve in copia vicini a Gesù Cristo.

  7.   E conversando con i cristiani di carità.





p. 257
39 Cfr. Gv 6, 1-15.



p. 260
40 I due personaggi cui si accenna di seguito sono rispettivamente san Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842) e san Giovanni Bosco (1815-1888).



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma