Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica quarta dopo Pasqua In alto i cuori nostri

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Evangelio della domenica quarta

dopo Pasqua

In alto i cuori nostri

  1. [192]"Gesù disse a' suoi discepoli: Vado a colui che mi ha mandato e nessun mi interroga: Dove vai tu? Ma perché vi ho detto questo, il vostro cuore si è riempiuto di tristezza. Pure quello <che> io vi dico è verità: è espediente per voi che io men vada, perché se non vado lo Spirito consolatore non verrà a voi, ma quando io sarò andato lo spedirò a voi. E venuto che egli sia, convincerà il mondo riguardo al peccato, riguardo alla giustizia, riguardo al giudizio; riguardo al peccato, perché non avrà voluto credere in me; riguardo alla giustizia, perché io men vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già giudicato.

  [193]Ho ancora molte cose a dirvi, ma al presente non le potete comprendere. Quando lo Spirito di verità sarà venuto vi insegnerà ogni cosa, perocché egli non parlerà da se stesso, ma vi dirà ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché riceverà di ciò che è mio e a voi lo annunzierà"51. Fin qui il santo Evangelo.

  Consideriamo ora. Poveri apostoli del divin Salvatore!... Gesù Cristo dice loro apertamente che se ne va al paradiso ed essi rimangonsi come attoniti. Ma sursum corda, levate in alto i cuori vostri. Leviamolo tutti al cielo il cuor nostro. In dirigere lo sguardo fissiamo questa via: se un di noi sapesse tutte le cose del mondo e poi che non guardi a Dio, niente gli giova.

  2. Ingo duca di Carinzia52, padrone di fede e di pietà cristiana,- 279 - aveva al suo palazzo molti cortigiani e al campo contadini in maggior numero. E quei contadinelli erano pii seguaci di Gesù, pari all'esempio che loro ne porgeva il duca. Invece i nobili della sua reggia e più altri di civile condizione non ancora si erano [194]potuti dal paganesimo ridurre a confessare la religion del Crocefisso. Di questo dolevasene Ingo. Però un bel invitò gli uni e gli altri ad un pranzo nelle aule ducali. Distribuì dunque due tavole nelle magnifiche sale. E l'una di esse dispose che fosse servita con scodelle di legno e la seconda con piatti d'argento.

  Dopo ciò chiamò <gli> invitati. I nobili signori già venivano a sedere nel luogo distinto, ma il duca si fece a dire: "Non sia mai questo; a me piace giudicar delle persone come so che ne pensa il mio Signore nel cielo. Ed ora voi che rinnegate il Creatore del cielo e della terra è molto che vi ospiti a quella mensa servita in vasellame di legno. I miei contadini temono ed amano Iddio. Questi sono amati certamente dal Signore ed io lo bramo di vederli onorati a queste nobili sedie". Quel cristianissimo ne fece giustizia al merito religioso degli uomini quaggiù.

  Questa ragione di merito non la fanno oggidì i principi della terra. Pur troppo accade che questi apprezzino uomini che sanno ostentare copia di dottrina umana, sfoggio di tratto cortese. Ha su questa terra uomini potenti per [195]ricchezza, sagaci per tante loro frodi, fortunati in molte loro temerità, e questi passeggiano come iddii tronfi nelle nostre contrade. Meschinelli che inchinano il capo in sentire il nome santo del Signore, pietosetti che in passare avanti una chiesa si scoprono il capo, questi sono avuti in ispregio. Se un d'essi debba presentarsi ai grandi del secolo, non è mai troppo che <questi lo> sprofondino nell'abisso del nulla. Oh uomini, come siete ingiusti!

  Ma viva il Signore, che i giudizii di lui sono ben altri. In alto i cuori nostri! Al cospetto di Dio un potente superbo è un Epulone condannato. Al suo cospetto un meschinello pio è un Lazzaro salvo nel seno di Abramo. E noi, vedendo lo storto giudizio del mondo, ritarderemo a levare in alto i cuori nostri?

- 280 -  3. Due persone sudano al campo; l'una s'avvolge come una talpa nella terra e come la serpe sospira alla polvere per pascersene. Questa non pensa ad altro che alla terra. Credete che questo suo affaticare le giovi qualche cosa per il paradiso? Niente affatto. Pensatelo se un quadrupede che cammina col grugno a terra possa mai pretendere di ascendere un in alto. [196]Invece la persona che lavora a quel monte tiene di continuo il guardo rivolto in su. Di frequente sospirando grida: "In alto il povero mio cuore!". Di questo cristiano che ne giudicate, o fratelli? Giudicatene pure il meglio che sapete: costui è un santo in terra e presto lo vedrete un beato nel paradiso. Oh come con gioia Iddio guarda a quel diletto suo!

  Qui viene in acconcio una osservazione. Che avremo a far noi per regolare ottimamente il corso della vita nostra? Questo senz'altro. Noi abbiamo a lavorare in quei luoghi nei quali più facilmente si può guardare a Dio. Ci conviene stare con quelle persone le quali più di leggieri ci fanno ricordare il cielo. E quelle occupazioni più atte dobbiamo di preferenza scegliere, le quali più comodamente ci fanno elevare il pensiero a Dio. In alto i cuori nostri! Se li fissiamo alla terra, come può ricevere un conforto dal fango il povero animo nostro? Dicono certuni: "Noi non possiamo col guardo giungere sino a Dio". Ma pregatene di cuore il Signore! Dicono gli altri: "Una nebbia par che ci offuschi gli occhi". Ma guardate in alto: la luce della fede risplende, il sole [197]della verità è nel mezzo del firmamento. In alto i vostri cuori!

  4. Finalmente ha di quelli che non fanno male altrui, che sono giusti nei contratti, onesti nei modi. Voi li reputate di poco al pari di un santo. Ma non vanno alla Messa o non compiono il precetto della santa Pasqua. Di Gesù Cristo ne discorrono come di un filosofo umano, benché egregio. Del Signore del cielo ve ne parlano in concetto che voi ignorate se di Dio abbiano l'idea quasi al pari di un divinità stupida. Le opere di costoro vi sembra che punto sieno accette al cospetto di Dio?... Niente, niente. Chi fosse eloquente come un Cicerone nella parola, elegante nel tratto come un Cesare, astuto nel governo politico come un Tiberio, ovvero valoroso

- 281 -nel pericolo come un Alessandro, tutto ciò niente giova al cospetto di Dio.

  Persone cosiffatte in amare poco <si> differenziano dai pagani, in credere confinano con i gentili. Questi meschini non ricordano che Gesù Cristo è il salvatore. Non sanno che è nato e che è morto per la salvezza nostra. Or com'è possibile che il sangue di colui al quale imprecano possa [198]mai esser rimedio a salute e guida al paradiso?

  Sicché, fratelli miei, leviamo in alto sempre i cuori nostri. "La mano all'opera, il cuore a Dio", ripeteva santa Zita. "Paradiso, paradiso!", sclamava Francesco d'Assisi quando nelle campagne di Umbria veniva con i capegli fumanti di sudore. "Pane e paradiso", ripetiamo ciascun di noi. Iddio buono ci darà il pane per la vita presente, il paradiso per la vita eterna. In alto adunque i cuori nostri!

Riflessi

  1. In alto i cuori nostri!

  2. Al cospetto di Dio non è stimato il potente superbo, ma il poverello umile.

  3. Scegliamo dunque il luogo, le persone, le occupazioni che meglio ci ricordano Iddio.

  4. Tutto ciò che non si fa per Dio è vanità lagrimevole.





p. 278
51 Gv 16, 5-14.



52 Nell'originale: Corinzia. L'A. potrebbe riferirsi ad un duca Ingevone che ebbe da Carlo Magno il governo della Carinzia (cfr. G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, X, Venezia 1840-1861, p. 30); Ingo potrebbe quindi essere un'altra forma di tale nome.



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