Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
Lettura del testo

IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica quinta dopo Pasqua Gli occhi in lagrime

«»

- 282 -

Evangelio della domenica quinta

dopo Pasqua

Gli occhi in lagrime

  1. [199]Noi abbiamo sempre gli occhi in lagrime. E come potremmo noi consolarci un istante, mentre in tutti i momenti abbiamo sotto ai piedi l'inferno che freme ai nostri danni? Ma abbiamo il Signore. Se non fosse per lui, già noi saremmo caduti. Scorgetelo come è buono Iddio.

  "Gesù disse a' suoi discepoli: In verità, in verità vi dico che qualunque cosa domandiate al Padre nel mio nome, ve la concederà. Fino adesso non avete chiesto alcuna cosa in nome mio; chiedete e otterrete, finché il vostro gaudio sia compito. Ho detto queste cose a voi per via di proverbi, ma verrà il tempo in cui non vi parlerò più per via di proverbi, ma apertamente vi favellerò intorno al Padre. In quel giorno chiederete nel nome mio, e non vi dico che pregherò io [200]il Padre per voi, imperocché lo stesso Padre vi ama, perché avete amato me e avete creduto che sono uscito dal Padre. Uscii dal Padre e venni al mondo; abbandono di nuovo il mondo e vado al Padre. Gli dissero i suoi discepoli: Ecco che ora parlate chiaramente e non fate uso di alcun proverbio. Adesso conosciamo che voi sapete tutto e non avete bisogno che alcuno vi interroghi; per questo crediamo che voi siete venuto da Dio"53.

  Ecco come confortano i discorsi evangelici. Gesù Cristo è vero Dio ed egli parla per consolare i suoi. "Chiedete e otterrete -- ci dice Gesù -- otterrete finché il vostro gaudio sia compito". Noi abbiamo gli occhi in lagrime, perché le miserie della colpa e della pena ci sovrastano. Ci innondino pure le lagrime negli occhi. Piangiamo presso a Gesù Cristo, e il nostro cuore avrà pace e sicurezza.

  2. Questa che abitiamo è valle di lagrime. Gli ebrei nel

- 283 -deserto dolevansene di frequente, ma con colpa. Spesso i meschinelli movevano le loro lingue contro a Mosè. Allora la terra si apriva sotto ai piè dei mormoratori e li seppelliva viventi. E perché a questo castigo crescevano i lai [201]e si convertivano in imprecazioni, allo indomani un fuoco misterioso si faceva ad avvolgerli e ne consumava, come un carbone messo <nel fuoco>, in poco d'ora quattordicimila di loro. Sventura! Oh quante lagrime elevavansi allora e quanti sospiri!

  Fratelli miei, quest'è la vita nostra. Miseri di noi quando consumiamo una iniquità di colpa! Allora par che il fuoco d'inferno entri in cuor nostro. Allora le voragini d'abisso par che s'aprano sotto ai nostri piedi. Davide appena cadde in quell'abisso di colpa sclamava: "Mi ha aiutato il Signore a piangere, ma già l'anima mia si trovava come in un inferno"54. Intanto gemeva e si aspergeva di cenere il capo, e si cingeva di cilizii il corpo e pietà gridava con alti sospiri al Signore.

  Un peccato mortale, oh che spina al cuore! Pietro, che provolla per un momento, pianse per tutta la vita. Luigi Gonzaga, che di colpa ne esperimentò una sola venialità, sveniva ai piedi del confessore, quando dolendosi se n'accusava.

  Fratelli miei, abbiamo peccato, oh quante volte e quanto... Deploriamo i falli nostri! Gesù Cristo è salvatore che ci aiuta. Uditelo parlare: "Avete bisogno di [202]qualche cosa?... Domandate!... Finora non chiedeste ancor cosa alcuna; domandate e otterrete". Ah, ve ne supplichiamo, o Signore, una grazia ci fa bene all'animo e questa voi non ce la negherete: perdonateci le colpe nostre!

  3. Gli occhi nostri sono in lagrime, perché il peccato ha messo in cuor nostro l'inferno. Insensati, noi abbiamo scacciato dal cuore Iddio e subito vi è entrato il demonio. Questo satanico ha chiamato intorno compagni per custodirci. Intanto misero il peccatore! Tutto il ben che aveva fatto è perduto... quello sforzo che può fare per guardare ancora in alto non è atto per sé a riacquistargli il paradiso.

- 284 -  Intanto il demonio nella casa del cuore del peccatore mette tutto a soqquadro. La mente si intorbida, la volontà si fa pessima. Cuore e mente s'avvolgono in un abisso di nuove colpe e intanto nell'animo si fa sentir più vivo il rimorso. Che fa lo stolto allora?... Talvolta a vece di desolarsi ride e si trastulla. Ma quel riso come è fatale! Segno che lo sciagurato più non conosce il mal suo. Quando un avvelenato entra nell'agonia più non sente il male. Un infermo [203]di malattia cronica, quando è venuto all'ultimo, perde i sensi. Fors'egli canta e ride e non s'avvede lo sciagurato che la morte gli è d'accanto. Oh come devono essere in lagrime gli occhi nostri! Iddio solo ci può aiutare. E Gesù ci salva, Gesù ci salva! Ma per liberarci ei vuole che almeno lo preghiamo di cuore. Gli occhi nostri sieno dunque in lagrime a pregare Gesù salvatore.

  4. Ammiriamo adesso la bontà di Dio a nostro riguardo. Fu un giorno nel quale noi giacemmo distesi nello inferno della colpa. Iddio pietoso ci porse il primo la mano a levarci su. Noi aprimmo gli occhi al pianto e allora il Signore ottimo ci fece scorgere la luce di un buon esempio. Ci fece leggere un buon libro, ci fece ascoltare una predica fervente, ci fece vedere il caso di morte di un fratello, e ci confermò nel bene.   Interrogate, o fratelli, il cuor vostro. Vi par che la divina grazia finalmente abiti con voi?... Ebbene ringraziamone di cuore Iddio. Se egli non era <pietoso>, noi saremmo ancora in questo inferno di colpa. Vero, vero. Il Salvatore clementissimo ha fatto sentire una voce a noi come ad Antonio abate, [204]come ad Andrea Corsini, come ad Ignazio e come a più altri. Quella voce ci ha innondati gli occhi di lagrime di penitenza. Adesso che faranno gli occhi nostri? Deh, che sieno in lagrime di tenerezza e i singulti amorevoli accompagnino per riconoscenza al Signore che ci ha salvati.

  5. Figuratevi adesso che un dannato giù nelle fiamme d'inferno potesse ancora uscire di , per riparare su questa terra a tante colpe commesse. Vi pare che ne farebbe viva la penitenza? Oh come volontieri abbraccierebbe tutte le croci! Oh come di cuore si andrebbe a rinchiudere in ogni caverna! Direbbe che troppo lieve castigo è qualsiasi male che si sopporta quaggiù, al confronto di quel tormento massimo che è nello

- 285 -inferno. Però se lo sciagurato di a pochi giorni dicesse: "Vo' ritornare a quel pericolo... bramo ricadere in quella colpa e così voglio ritornare allo inferno", che vi pare? Ascoltando voi quel linguaggio vi par che vi sembrerebbe vero?...   Ma gli stoltissimi siamo noi. Iddio buono ci ha cavati dallo inferno della colpa più di una volta. Però noi insensati ci affrettiamo a quelle conversazioni, veniamo a quei pericoli. [205]Ed or se non ritiriamo il piè e che Dio ci lasci ancor precipitare, chi ci solleverebbe?... Ricordiamo che dallo inferno della colpa finché si vive si può uscire, ma non sempre si esce. È scritto: "Cercherete me e non mi troverete, e voi morrete nel vostro peccato"55. Gli occhi nostri sieno dunque in lagrime finché per la grazia di Gesù Cristo salvatore ci scorgiamo salvi in paradiso.

Riflessi

  1. Abbiamo gli occhi in lagrime. Dio solo ci può consolare.

  2. Il peccato è che ci fa lagrimare.

  3. Il peccato mortale è come un inferno.

  4. Iddio pietoso ci aiuta <ad> uscirne.

  5. Ma noi curiamo per non ricadervi. Che farebbe un dannato d'abisso, se a caso gli fosse concesso di ritornare al mondo per farne la penitenza?





p. 282
53 Gv 16, 23-30.



p. 283
54 Cfr. Sal 94(93), 17.



p. 285
55 Gv 8, 21.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma