Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica fra l'ottava del Corpo del Signore La cena coi re

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Evangelio della domenica fra l'ottava

del Corpo del Signore

La cena coi re

  1. [223]Non è dubbio che il figlio non abbia a sedere a mensa con il padre. Non importa che il genitore sia sovrano, tanto più lieto il fanciullo gli viene accanto. Gesù è il nostro celeste padre e noi cristiani i suoi diletti figliuoli. Non dubitatene! Già il Salvatore ci invita con molte istanze alla mensa del suo Corpo santissimo nel sacramento eucaristico. Certamente egli ci invita con affetto ancor maggiore alla cena del suo gaudio nel paradiso.

  Ascoltate il testo dell'odierno Evangelo: "Gesù disse a' suoi discepoli: Un certo uomo fece una gran cena e invitò molta gente. E all'ora della cena mandò un suo servo a dire agli invitati che venissero, perché tutto era pronto. E principiarono tutti d'accordo a scusarsi. [224]Il primo dissegli: Ho comperato un podere e bisogna che vada a vederlo; di grazia compatiscimi. E un altro disse: Ho comperato cinque paia di buoi e vo a provarli; di grazia tienmi per iscusato. E un altro: Ho preso moglie e per ciò non posso venire. E tornato il servo, riferì queste cose al suo padrone. Allora sdegnato il padre di famiglia disse al suo servo: Va tosto per le piazze e per le contrade della città e mena qua dentro i mendici, gli storpii, i ciechi e gli zoppi. E disse il servo: Signore, si è fatto come hai comandato ed è ancor luogo. E disse il padrone al servo: Va per le strade e lungo le siepi e sforzagli a venire, affinché si riempia la casa mia. Imperciocché ti dico che nessun di coloro che erano stati invitati assaggierà la mia cena" (San Luca cap<itolo> 14)64.

  Avete inteso con quanto desiderio il Signore invita i suoi alla cena?... Fortunati noi, quando spregiando il fango della terra ci affrettiamo allo invito amorevole di Gesù. Con desiderio- 296 - pari Gesù ci invita per sedere accanto a lui nel regno del paradiso. Ascoltate come ne parla nello stesso [225]evangelista Luca: "Siete voi che perseveraste meco nelle tribolazioni mie ed io dispongo a voi il Regno, come mio Padre lo dispose a me, perché voi mangiate e beviate sopra la mia mensa nel regno mio"65. Si tratta dunque di un cammino giocondissimo: sedere a mensa col re. Affrettiamoci!

  2. Fra i mortali quaggiù è questo costume. Si un convito allegro ai soldati che ritornano vittoriosi dal campo. Si un convito allegro anche ai contadini che vengono dall'aver mietuto il grano tutto il . Si imbandisce poi convito allegro ai personaggi illustri che ritornano dalle scoperte o dalle imprese. Si ai viaggiatori che ritornano dall'aver ritrovata una parte di mondo fino allora sconosciuta. Quando poi questi siedono a cena lieta, è un gaudio per essi che mangiano ed un tripudio per i parenti e per gli amici che assistono.

  In paradiso non è che si mangi o si beva, perché lassù il godimento è tutto spirituale. Ma Iddio buono adopera in parlare con noi il linguaggio di una soddisfazione sensibile, perché da questo intendiamo [226]quanto cari sono i diletti del cielo celeste. L'apostolo san Paolo, che stando ancor in terra ne scorse un saggio di quelle esultanze, lasciò poi scritto che né occhio videorecchio ascoltò mai o senso d'uomo poté intendere ciò che il Signore tiene disposto in premio ai figli suoi nel paradiso66. Basti ricordare che le gioie di lassù sono gioie celesti.

  3. Sono poi gioie abbondanti per quel giubilo che ha sempre un genitore in premiare i figli che hanno sofferto per amor del padre. Per questo il Signore nel paradiso tiene disposto un giubilo maggiore alla sua cena a pro di quelli che più degli altri hanno sostenuto. Rappresentatevi qui un Pietro in catene per amore di Gesù, un Paolo cercato tante volte a morte. Figuratevi i dodici apostoli pellegrini per la terra, a spargere in mezzo ad immensi stenti l'Evangelio di Gesù

- 297 -Cristo. Intanto il trionfo è seguito, i figli sparsi sulla terra per loro mezzo furono ricondotti alla conoscenza del Padre. Eccolo Iddio Padre che premia i fedeli suoi.

  Io non valgo ad esprimere con parole il gaudio che li occupa tutti, ma sono [227]certissimo che la gioia mia, quando col divino aiuto sarò lassù, scorgerò esser grande. Eguale sarà la gloria vostra, o fratelli, giacché ben lo so quanto vi adoperate per assicurarvi quella consolazione benedetta.

  4. Benedica Iddio pietoso i nostri buoni propositi. Intanto osserviamo questo: facile è che un amico segua l'amico od il figlio il padre, quando o l'amico o il padre siedono a mensa lieta con un crocchio di amici allegri e stimati. Più difficile è aderire quando l'amico è in povertà ovvero che il padre castiga. Difficilissimo è star con l'amico quando lo sciagurato è inseguito dalle persecuzioni e che omai è tradotto in carcere. Difficilissimo è che un figlio non si stacchi dal padre quando per stargli accanto costi sagrificio ingente.

  Ma noi dobbiamo accompagnare Gesù altresì nella povertà di Betlemme. Lo dobbiamo seguire altresì nel nascondimento della casa di Nazaret. In Palestina e sul vertice del Calvario noi dobbiamo sempre essere con Gesù, se vogliamo essere presto a parte del convito di giubilo che ci dispone in paradiso. Appunto noi scorgiamo adesso Gesù [228]avvilito da tanti, bestemmiato nelle piazze, ripudiato perfin nelle chiese. In vederlo così umiliato il Redentor nostro, noi ardiamo di santo zelo per l'onor della sua gloria. Procuriamo <di> compatirlo così vivamente come Maria e Giovanni sui sentieri del Calvario.

  5. E qui ritorna acconcia una osservazione che ai molti di noi sarà cara. Dice in questo luogo Gesù Cristo a' suoi discepoli: "Voi che rimaneste fedeli con me nelle tentazioni vi farò sedere a mensa mia". Ma i meschinelli in tempo della passion di Gesù non fuggirono?... Sì, dileguaronsi come un branco di pecore quando vedono che un fulmine ha percosso il pastore. Però poco dipoi gli apostoli s'abbracciarono a lui ed egli li ricevette come <se> non lo avessero abbandonato mai.

  Lo che significa che noi pure, quando in un momento impensato mostrassimo quasi di arrossire <al>la vista di Gesù, se

- 298 -poi subito ce n'avvediamo <e> ritorniamo pentiti a lui, Iddio buono ci riceverà. Intanto perché in noi nemmeno apparisca un'ombra di timidità, accostiamoci più spesso che sia possibile al sacramento eucaristico. La santissima Comunione è il cibo dei [229]forti che fa sprezzare le vanità mondane. Il Sangue di Gesù Cristo è bevanda dei vergini e dei santi che spregiano con disdegno i piaceri del senso, i diletti dello interesse.

  Leggiamo nel santo Evangelo che molti non accettarono l'invito di quell'ottimo padrefamiglia. Meschinelli! Erano gli avari, i sensuali, i superbi. Sciagurati! Questi furono poi disdegnati e non metteranno mai più piede a quel luogo di mensa amorevole. Il Signore guardi ciascun di noi da sì alto castigo. Noi vogliamo la mensa della santissima Comunione, che è la caparra del convito di paradiso. Questa cena benedetta datecela, o Signore. Noi la vogliamo, noi la vogliamo!

Riflessi

  1. La cena del sovrano.

  2. La gioia di un convito è allegria festosa.

  3. È godimento assai vivo quello di sedere a mensa in paradiso con Dio.

  4. [230]Procuriamo <di> esser fedeli a Gesù nell'ora della tentazione.

  5. Se ci sembra <di> smarrire, dogliamoci subito. Affrettiamoci poi a confortar lo spirito nostro alla mensa spirituale della santissima Comunione.





p. 295
64 Lc 14, 16-24.



p. 296
65 Lc 22, 28-30.



66 Cfr. 1 Cor 2, 9.



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