Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica decima dopo Pentecoste Una lode falsa

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Evangelio della domenica decima

dopo Pentecoste

Una lode falsa

  1. [287]Un viaggiatore bagnato di sudore viene a sedere, dove all'ombra dello scoglio un fiume che scorre sveglia una corrente d'aria. Lo stanco pellegrino spalanca il petto e mette il suo viso per ricevere tutto quell'alito aggradevole. Intanto sorpreso da quella ineffabile dolcezza, si assopisce in un sonno carissimo. Ma non si fosse mai fermato ! Lo sciagurato sentesi il respiro ad opprimere e un dolore acuto che gli ferisce al cuore. Si solleva a stento e poi ricade a breve distanza sovra un pratello. Meschinello, egli fu colto da mal di puntura84. Se di subito non giungono soccorsi, in poco di tempo l'infelice si dibatterà nelle agonie e poi morrà.

  Pellegrini noi miseri nel cammino di questa terra, aspiriamo di continuo all'auretta di lode di un amico, di un parente, di un superiore. Non dimoriamo , al dolce [288]soffiare di quel vento, perché l'anima nostra finalmente morrà. Ascoltatene in proposito il discorso testuale del santo Evangelio.

  "Gesù disse questa parabola per taluni che confidavano in se stessi come giusti e disprezzavano gli altri: Due uomini salirono al tempio a fare orazione, un fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo si stava ritto in piedi e dentro di sé pregava così: Ti ringrazio, o Dio, che io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, come è anche questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana, pago le decime di tutto quello che io posseggo. Ma il pubblicano, stando da lungi, nemmeno voleva alzar gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Signore, abbiate pietà di me peccatore. Vi dico che questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro,

- 329 -imperciocché chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato" (San Luca cap<itolo> 18)85.

  Fin qui il santo Evangelo. L'auretta della lode da qualsiasi parte avvenga, dall'interno cioè di sé ovvero dall'esterno degli uomini, è sempre pericolosa respirazione. Guardiamoci sovrat<t>utto dall'accettar [289]mai una lode degli uomini, perché è lode ingannatrice. Ce ne avvisa il Signore per mezzo di Isaia profeta: "Popolo mio -- dice Iddio -- quelli che ti dicono beato, questi ti ingannano e guastano la strada che tu percorri"86.

  2. Più volte accade che entro a noi sentiamo una inquietudine viva. Noi fatichiamo nella casa del nostro padre e mai ce ne viene una lode dal genitore. Per caso uno non solo lavora con fatica eguale a molti altri, ma con ingegno assai più pratico e più lodevole, e pure non si promuove ad una carica, non gli si concede uno stipendio conforme a' suoi meriti. Avviene spesse volte il contrario, che cioè sia posto in alto e applaudito l'ozioso e l'infinto, ed al basso accade che sia avvilito chi non dovrebbe meritare che la lode e la fiducia di tutti.

  Ma il mondo lasciamolo che applauda o che rimeriti chi egli vuole. Finalmente chi possiede un grado di virtù l'ha nell'anima sua, e il mondo con le sue lodi ovvero con i suoi biasimi non aggiunge o toglie grado di sorta. Chi giudica e chi rimerita rettamente è il Signore. Consoliamoci in ricordare che [290]finalmente in cielo è Dio che tutto ode. Egli è padre ottimo, è giudice giusto dei discorsi e delle opere degli uomini. Al Signore affidiamoci, e non alle parole vane delle creature quaggiù.

  3. Le lodi degli uomini non solo non ci fanno un bene di sorta, ma ci procacciano un male pessimo. State ad udire. Quel figliuolo mal divoto a suo padre, che fu poi detto il figlio prodigo, certamente cominciò a venir meno all'affetto di famiglia quando i compagni cominciarono a lodarne il suo ingegno, le sue ricchezze, la sua gloria. Allora il giovincello

- 330 -prese animo per dire al padre: "Datemi la porzione di roba che mi spetta". I compagni gridarongli evviva, e intanto se lo tolsero insieme a passarsela in lieta conversazione per le vie, in più allegro godimento sui pubblici alberghi, in allegrissimi spassi nei luoghi di trastullo non sol pericolosi ma tristi. Il garzone si mostrava valente al moltiplicare che sopra di lui facevano i plausi degli amici. Ma questi il lasciarono, tosto che videro dissec<c>ato quel rigagnolo sebben tenue di argento che seco portava. Allora il deluso si batteva con l'una mano il petto e con l'altra la fronte. Oh come si scorse tradito![291] Per non morir di fame gli toccava pascolare immondi animali e contrastare a quegli le ghiande di rovere che cadevano.

  Fratelli, attendiamo a noi; scorgiamo quella figura ? Più che figura d'uomo appare un fantasma di morte. È il misero che s'è lasciato sedurre dagli applausi di gente interessata per rovinarlo. Ed or ditemi che la lode degli uomini non fa male. Cagiona un danno pessimo. Il cristiano che non ripudia le lodi vane riceve un fumo di amor proprio, che poi non gli lascia più scorgere i difetti propri e che dippiù lo sospinge ad altri falli, fino alle iniquità più miserande.

  4. Altro danno non meno grave che procurano le lodi degli uomini è che fan precipitare <dal>la via sicura dell'umiltà. Figuriamoci di camminare solleciti su pei sentieri del Calvario, e che d'un tratto ci manchi la terra sotto ai piedi e che ci si apra dinanzi un orrendo precipizio. Ah miseri, eccoci assorbire da quegli abissi!... E questa che vi descrivo non è supposizione, ma è la cruda realtà. Ascoltate!

  Il divin salvatore Gesù Cristo faceva la via del Calvario e invitava a seguirlo pur sicuramente tutti. In questo momento medesimo [292]scribi e farisei, ossia falsi predicatori e capi iniqui del popolo, cominciarono <ad> applaudire al popolo che ottimamente aveva gridato: "Morte al galileo!". Indi sus<s>urravano che dovessero guardarsene da Gesù, perché finalmente egli batteva una via di confusione, in quella che al popolo d'Israele conveniva un cammino di gloria. I miseri ebrei ascoltarono quel discorso e perdettero per sempre la via dell'umiltà del Calvario. Da due mila anni viaggiano per ritrovare la

- 331 -strada della patria celeste e non la rinvengono ancora. Il cammino affonda sotto ai loro piè. Gerusalemme fu distrutta, il popolo disperso senza regno e senza sacerdozio.

  Miseri di noi, se sotto ai nostri passi rovina la strada dell'umiltà del Redentore! I massonici moderni, i liberali che circondano usano tutte le arti per sprofondare quel cammino. Lodano, gli sciagurati, quelli che tendono a farsi ricchezze, applaudono a quelli che si procurano glorie e godimenti. Evviva e plausi continuati ripetono a quelli che si vergognano omai di seguire la via del divin Salvatore al Calvario. E noi ascoltiamo quelle acclamazioni e poi non rabbrividiamo? Colmiamoci d'alto [293]orrore, perché una lode falsa ci apre dinanzi un abisso di rovina.

  5. Sicché non curiamo le lodi degli uomini. Guardiamocene anzi con tutta possa. Reputavano gli antichi che la voce modulata della sirena, amfibio di mare, avesse la proprietà di incantare le persone in mezzo alle acque. Pericolosissimo è il canto di una lode mentre infervora a perdere il sentimento. Il rospo dicono che con amorevoli modi si fa presso all'armellino per rubargli i sensi e mangiarselo. Tristissimo <è l'>applauso dei ciurmatori che parlano per rovinare l'anima.

  Si trova fra gli altri che un imperator saggio, Giustiniano, temeva le lodi come il morso di una serpe. Quando un cortigiano, come di costume di quella gente, tolse ad adularlo, il saggio monarca rispose: "Così tu mi offendi?", e cacciollo da corte. Sono gli applausi della piazza e della sala che fa<nno> perdere il sentimento a tanta gente di questo secolo. Sono gli applausi che fanno traviare tanti ingegni peraltro lodevoli. <ciò> che accagiona tanti disastri al nostro povero paese non è forse la pubblica opinione eccitata da poche voci di acclamazione? Ah, malaugurata quella [294]lode la quale per essere falsa è cotanto funesta!

Riflessi

  1. Una lode falsa produce malattia mortale.

  2. Che fanno le lodi umane?... Meglio è che ci lodi Iddio.

- 332 -3. Le lodi umane accecano.

  4. E guastano la via dell'umiltà, che è l'unica a seguire per esser salvo.

  5. Guardiamoci da una lode d'uomo come da una voce di morte.





p. 328
84 Espressione popolare che indica la pleurite.



p. 329
85 Lc 18, 9-14.



86 Is 3, 12.



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