Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica decima terza dopo Pentecoste Chi pecca non è sapiente

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Evangelio della domenica decima terza

dopo Pentecoste

Chi pecca non è sapiente

  1. [314]Deploriamo tutti un male troppo grave dei tempi nostri. Credono i reggitori di questa società che nessuno possa essere valente nella scienza, se non si mostra prima temerario a romperla con Dio e con la religione di Gesù Cristo. I semplici vi credono. Lasciano dunque la scuola di Gesù per ascoltare gli insegnamenti di un Platone pagano. A vece poi di conformare la propria condotta secondo i dettami della legge evangelica, la conformano secondo le massime della dottrina dei gentili. Costoro sono sapienti?... Sono onorevoli?... Punto punto, sono ignobili e sono meschinelli non altrimenti che i lebbrosi fetidi di cui racconta il Vangelo di questa domenica. Ascoltiamo tutti.

  [315]"Andando Gesù a Gerusalemme, passava per mezzo alla Samaria e alla Galilea. E stando per entrare in un villaggio, gli andarono incontro dieci uomini lebbrosi, i quali si fermarono in lontananza e alzarono la voce dicendo: Maestro

- 343 -Gesù, abbiate pietà di noi. E miratili disse: Andate, fatevi vedere dai sacerdoti. E mentre andavano restarono sani. Uno di essi, accortosi di essere fatto mondo, tornò indietro glorificando Dio ad alta voce, e si prostrò per terra a' suoi piedi rendendogli grazie, ed era costui un samaritano. E Gesù disse: Non sono eglino dieci quelli che furono mondati? E i nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse e rendesse gloria a Dio, salvo questo straniero. E a lui disse: Alzati, vattene; la tua fede ti ha salvato"91.

  Chi l'avrebbe creduto, o fratelli? La lebbra era certamente schifosissima malattia e contagiosa. La lebbra è infermità orrida, come orrenda è la figura di un'anima peccatrice. Credete che possa essere saggio un che fa il male? Impossibile. Quei lebbrosi nella maggior parte non conobbero tampoco il dovere di ritornare addietro e dire a Gesù: "Grazie che ci avete guarito". E questo è gratitudine? Non aspettatevela: [316]colui che fa il peccato non è un saggio onorato.

  2. Facciamoci allo ingresso di un laboratorio di arte e mestieri. Esaminiamo quello che eseguiscono quegli artigiani entro. Eccoli. Ha di quelli che si intendono ottimamente dell'arte propria e questi si dicono periti, si onorano come saggi. Altri si trova che o non lavorano ovvero che faticano senza un po' di buona volontà e con intendimento troppo scarso. Questi sono l'avanzo di gente che appena si tollera per compassione.

  Paragoniamo noi a quelli nella qualità di cristiano. La nostra religione, la nostra coscienza cattolica ci dice: "Lavorate con giusto criterio e con discernimento savio". Ci intendiamo noi della religione e dell'anima? Se sappiamo giudicare altamente, non è dubbio che noi siamo sapienti onorati. Un cristiano è savio quando sappia ben dirigere le sue opere e le sue intenzioni per guadagnarsi l'amicizia di Dio, per piacere santamente agli uomini e per reprimere dentro di sé le passioni nemiche. Chi fa contrariamente opera da stolto; egli

- 344 -chiama ad assalirlo tutto quell'orror di colpa, che è male peggiore della lebbra [317]che affligge la carne del corpo.

  Poniamo qui in due schiere la classe dei sapienti veri e la classe dei sapienti tristi. Scorgeteli. Qui alla destra abbiamo del Vecchio Testamento i patriarchi giusti, i profeti inspirati. Che fede in quei padri, che luce di celeste splendore in quei vaticinatori! Hanno bastato essi soli per gettare sprazzi di una viva luce di paradiso a tutte le parti della terra. E nel Testamento Nuovo abbiamo gli apostoli ed i martiri, i dottori massimi ed i vergini casti. Nobilissimo esercito di santi! Sono una torre di chiarezza celeste alla quale possono vedere tutti i popoli della terra. Sul vertice è la luce che venne in questo mondo, Cristo Gesù. Egli è più che lo splendor di sole in pien meriggio. I santi che lo circondano sono a guisa di quelle stelle e di quei pianeti che, ricevendo luce dall'astro solare, splendono ancor essi per illuminare a tutte le parti del mondo. Che fulgore smagliante! Chi ben scorge si sente attratto con irresistibile forza e grida: "Se tanti e tante sono saggi cosiffattamente, perché non posso farmi santo io medesimo? All'opera, all'opera prestamente a ciò che sia salvo".

  [318]Volgiamo ora un'occhiata a questa sinistra. Compassione! Ha del vecchio mondo chi volle comparir sapiente, ma non fu. Platone, Seneca, Aristotile, che parvero errare meno che altri, nondimeno pervenuti in fin dei studi si trovarono come un fanciullo fatuo che dice: "Più non so quel che mi faccia, né conosco un partito sicuro a cui appigliarmi".

  Più cattivi epperciò più perniciosi alla società sono stati i falsi sapienti del mondo moderno. Ricordate il nome dei primi falsi predicatori sul Cristianesimo, avete innanzi altrettanti nomi d'infamia. Più vicini a noi ci vengono innanzi le figure di Lutero, Voltaire, con il seguito dei loro seguaci. Non sono esse ombre di morte?... Sono apparizioni spaventosissime, perché le mani le intridono nella carni dell'uomo, i denti li battono per furore e fuori ne fanno uscire un veleno di rabbia altissima. Intorno intorno sale un fumo tetro e fiamme di fuoco di un terrore infernale. E poi dicono che queste figure sono la sapienza che illumina il mondo. Il cielo ci guardi!

- 345 -  3. La ragione di tanta differenza fra i sapienti saggi ed i sapienti falsi è che mentre i primi ricevono il loro lume dal [319]cielo, i secondi ricevono dall'inferno le nebbie che li ingombrano. Così è! Facciamoci a considerare92 lo splendore delle anime care a Dio.

  Gregorio dottore e pontefice, che poi fu appellato il Grande, invocava lo Spirito del Signore e poi impugnava la penna. Allora lo Spirito Santo con i suoi lumi scendeva nella mente del pio scrittore. Più che una volta fu chi vide visibilmente e sotto forma di colomba lo Spirito del Signore volare intorno a Gregorio. Egli scriveva adunque i suoi volumi di sapienza. Interrogato, rispondevameschina creatura esser ignorante di tutto, ma Dio dettargli quello che egli depositava su quelle carte. Ma Gregorio aveva purificata ben bene l'anima sua da ogni vizio spirituale di rabbia, di gloria, di superbia o di altro malanno cosif<f>atto. Come avrebbe potuto lo Spirito del Signore entrare in un'anima malevola?

  Altro esempio vi addito. Tomaso ponevasi <a> scrivere egli medesimo. Scorreva come un fiume maestoso. Il Signore se ne rallegrò e disse: "Hai scritte magnifiche cose di me, o Tomaso; che ti darò di premio?...". E il servo al suo Signore: "Voi, voi, o mio Dio, mi bastate per tutto". [320]Ma Tomaso aveva frenato gli appetiti della concupiscenza. E quasi ciò fosse poco, si poneva innanzi al cielo come uno schiavo, in fame ed in stenti, con le mani legate, con il corpo coperto di flagelli. Come avrebbe potuto lo Spirito Santo Iddio entrare in un corpo suddito del peccato?... Dice il Signore: "La sapienza non entrerà in un'anima malevola, né aliterà in un corpo suddito al peccato"93. Sicché, fratelli miei, alla sapienza dei santi confidiamo lieti, in quella dei peccatori non lasciamo fermare un istante i movimenti del cuor nostro.

  4. Scorgeteli i peccatori che spacciano sapienza. Hanno una superbia da Lucifero che li innalza, e poi che li fa sprofondare. Simone Mago venuto alla piazza di Roma continuava

- 346 -i suoi incantesimi e ammaliava molti. Passava a quella piazza Pietro apostolo. Dissero allora al prestigiatore: "Compi un di tuoi miracoli, sali in alto e così mostra che Dio è con te". Quegli invocò il suo padrone Satanasso e poi per un tratto si elevò e già la turba di popolo applaudiva e schernivasi dell'apostolo del Galileo. Ma Pietro fe' tosto un segno di croce , ruppe l'incantesimo diabolico. Simone precipitò [321]dunque e si fracassò le membra e con le sue cervella imbrodolò le persone e la terra di quella piazza.

  Eccoli i peccatori che fingono sapienza. Sono superbi che a nulla valgono. Sono viziosi nei quali voi non sapete distinguere se più abbominevoli sieno le loro iniquità che si dicono dello spirito, ovvero quelle scelleraggini che si dicono del corpo. I superbi sapienti sono anche sempre peccatori licenziosi. Se guardate nei falsi sapienti dell'antichità, trovate un cuore animalesco nella mente infernale di un peccatore iniquo. Quanto ai presenti, dispensatemi da dirlo, perché già li scorgete come eccitano pietà e indegnazione vivissima. E noi saremo mai sciocchi da affidare ad un di questi il bene della nostra anima?

  5. Consideriamo meglio e la cecità misera del superbo e la piaga fetida del licenzioso. Ecco due personaggi che compaiono nella terra come due maestà signore del mondo: Nabuccodonosor re che comanda a tutti i regni della terra, Salomone re il quale inchina alla sua mente le intelligenze dei più accreditati nella società di tutti i tempi. Ma eccolo Nabuccodonosor [322]re che sclama: "Sono una bestia!". E si affretta pe' suoi reali palazzi con le mani carponi al suolo e poi si slancia alla campagna a confondersi con le bestie del deserto. Intanto grida ancora: "Sono bestia... sono bestia...". Che è, che è?... Non dubitatene, è il castigo del Signore. Nabuccodonosor si era sposato con donna pessima, la superbia. Aveva poi fatto erigere una statua d'oro, e convocato tutto il popolo faceva gridare: "Eccolo l'iddio vostro, è la statua del vostro imperatore". Orrore, orrore!

  E Salomone che già faceva stupire i sapienti della terra, Salomone che aveva discorso di tutto <ciò> che ha di bello in cielo o sulla terra, eccolo . È ritornato un vecchio imbecille,

- 347 -un uomo piagato, uno stolido che si diverte in maneggiare il fuso. Ah, volgiamo altrove lo sguardo! Povero Salomone, povero Salomone! Chi più povero, Salomone o Nabuccodonosor? Io non vel so dire. Il primo è più ostinato, il secondo lo è meno, ma è più fragile ancora. Ambedue sono miserrimi.   O Signore, mandateci un raggio di luce che scenda dal paradiso! Quello è lume di sapienza che salva. La sapienza dei superbi e dei carnali è nebbia che accieca, è pestilenza che ammorba.

Riflessi

  1. [323]Chi pecca non è sapiente.

  2. Perché non conosce il bello della religione e dell'anima.

  3. Conoscere Dio è dono dello Spirito Santo.

  4. Ma come può lo Spirito del Signore entrare in anima malevola e abitare in corpo suddito al peccato?

  5. Uh che orrore un'anima malevola, un corpo fradicio!





p. 343
91 Lc 17, 11-19.



p. 345
92 Nell'originale: confidare.



93 Sap 1, 4.



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