Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica decima settima dopo Pentecoste Un dabben figliuolo

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Evangelio della domenica decima settima

dopo Pentecoste

Un dabben figliuolo

  1. [348]Sono pur tristi gli uomini cattivi. Trovano di malignare in tutto <sul>le persone e le opere altrui. Ma i dabbene son pur buoni e fortunati. Impossibile che al dabben cristiano, il quale cammina semplicemente, incolga un vero male.   I farisei tristi congiuravano a criticare la persona adorabile di Gesù Cristo e s'adoperavano per sorprenderlo nel discorso, però non valse l'industria maligna e Gesù benedetto ne ebbe tutto l'onore della missione sua. Ascoltiamone in proposito il testo evengelico.

  "I farisei, avendo saputo che Gesù aveva imposto silenzio ai sadducei109, si unirono insieme. E uno di essi che era dottore della Legge lo interrogò per tentarlo: Maestro, quale è il principale comandamento [349]della Legge? Gesù gli rispose: Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la tua mente. Questo è il massimo e primo comandamento. Il secondo poi è simile a questo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti pendono tutta la Legge e i profeti.

  Essendo pertanto radunati insieme i farisei, Gesù domandò loro: Che vi pare del Cristo? Di chi è egli figliuolo? Gli risposero: Di Davidde. Egli disse loro: Come dunque Davidde in ispirito lo chiama Signore con dire: Siedi alla mia destra, sino a tanto che io metta i tuoi nemici per isgabello a' tuoi piedi? Se dunque Davidde lo chiama suo Signore, come è egli suo figliuolo? E nessuno poteva replicargli parola, né vi fu chi ardisse da quel in poi di interrogarlo" (San Matteo cap<itolo> 22)110.

  Fratelli miei, operiamo sempre con semplicità al modo che

- 362 -abbiamo inteso. Amar il Signore e per amor del Signore tutti i fratelli nostri, questo è il dover nostro. Quanto al resto provvederà Iddio. Un dabben figliuolo imita gli esempi del padre suo; abbiamo in san Luca questa parole: "Siate misericordiosi come è misericordioso [350]il vostro Padre celeste"111. Scorgiamolo di subito: un dabben figliuolo mostra buon cuore a' suoi fratelli. Un cristiano saggio attende per essere misericordioso come è misericordioso Iddio medesimo.

  2. Le misericordie del Signore è scritto che sono senza numero. Or come può il cristiano essere misericordioso come è misericordioso Iddio? Ma state ad udire. Un padre monarca, perché è assai buono e ricco, sparge in copia assai abbondante le sue beneficenze. Il figliuoletto del sovrano non può certamente fare tutto ciò che fa il reale genitore, ma che nuoce? Basta che il giovinetto si mostri benevolo, che porga generoso quel poco di cui può disporre. Il giovincello è assai pietoso quando fa quello che può. E così facciamo noi medesimi, che Dio sarà contento delle opere nostre. Uno scolaretto di studio o di arte non può certamente eguagliare la valentia del proprio maestro, ma se il meschinello pone tutta l'attenzione per acquistare la sapienza e la perizia di lui, certamente meriterà lode.

  In questo senso disse il Signore: "Siate misericordiosi come è misericordioso il vostro celeste Padre". Eguagliare la pietà di Dio è impossibile affatto [351]a qualsiasi creatura. Ma noi cristianelli meschini dobbiamo guardare a quella immensa misericordia che Gesù sovrat<t>utto mostrò alla terra. In scorgere dobbiamo procurare noi medesimi di compiere con buon affetto quelle migliori opere che a noi sono possibili.

  3. Dobbiamo poi prestare i servigi nostri non solo per compassione ai mali che vediamo sostenersi dal prossimo nostro, ma sovrat<t>utto per affetto di carità che ci sprona a sovvenire altrui per amor di Dio. Un ricco e sapiente viene in paese poverissimo e, per pietà di tanti infermi che languiscono, versa <il suo obolo> nella destra di chi domanda, e poi

- 363 -continua sua strada. Un povero ed amorevole viene e porge il suo obolo e in darlo piange di compassione, e intanto come un Rocco pellegrino si offre a servire gli appestati, a seppellire i morti per amor di Dio. Di questi due qual più vi sembra che meriti? Certamente in maggior copia il secondo. Quanto al primo, fa egli istesso il suo bene, ma con merito minore, perché mostra minor abbondanza di cuore.

  Dirò perfino che se un uomo per solo senso di pietà dia elemosina e nel darla non pensi in verun momento a Dio, l'opera [352]buona di costui è buona nell'ordine di onestà naturale e non nell'ordine di carità sovran<n>aturale. I così detti filantropici del tempo nostro, che sono quella gente che fa del bene ma per mire unicamente umane, questi non potranno in perpetuo rassomigliare la propria misericordia a quella di Dio, perché ne sono infinitamente distanti.

  4. Ma se uno per amor di Dio si faccia a soccorrere un misero e poi che con piacere vivissimo continui l'opera sua a favore di molti, in questo caso la compassione che si unisce più viva aggiunge merito non poco all'opre che si compiono.

  Valga quest'esempio. Giovanni di Dio, venuto a riviera di mare, trovò certa famiglia forastiera la quale morivasi di fame . Per amor del Dio Signore si offerse a lavorar per quelli e aiutarli finché li ebbe scampati da pericolo. In questo tempo Giovanni provonnevivo diletto che tosto diessi a raccogliere quanti poté e storpi e infermi d'ogni genere. Li adunava in case che per pietà cercava dai ricchi. Si faceva poi giorno e notte a implorar mercé pe' suoi miseri nelle contrade di città e alle porte delle famiglie. In questo modo Giovanni [353]accolse compagni e divenne il patriarca dei religiosi Fatebenefratelli, i quali dopo più secoli di tempo trascorso continuano le opere di pietà del proprio fondatore e padre.

  5. E qui avvertiamo che la nostra pietà, a ciò <che> sia atta, non deve dire: "Costui è povero ed è buono, io lo soccorro... Quest'altro è povero, ma perché il tristo scialacqua il suo in disordini, ed io perciò lo sdegno...". Ah, se il Signore avesse usato sol questa misericordia all'uman genere, poveri di noi! Ma appunto quando scorse che per tutta nostra colpa

- 364 -eravamo caduti in un abisso profondo, Iddio pietoso si mosse a liberarcene. Un giovinetto dabbene aveva un fratello assai discolo, epperciò dolevasene con alto pianto. "Che ti duole?", interrogò il malestr<u>o... E quegli: "Mi duole per te, che mentre ti amo tanto so poi di non poterti più amare al di di questa terra. Se tu cadrai con tante tue iniquità nello inferno, come è possibile che io ti possa ancor amare?". Questo cordiale linguaggio fece ravvedere il fratello.

  Chi nol sa che il buon effetto della vostra carità non abbia a far ravvedere [354]più di un meschino peccatore? Mentre porgiamo compassione al prossimo qualsiasi, diamo segno di pietà a Dio, il quale riserba la sua misericordia più viva in pro dei peccatori più miserabili.

  6. Che se un sciagurato non solo ci venga incontro macchiato del sangue dei fratelli, ma che per caso mostri crudele nella fronte le goccie di sangue cavatoci dalle nostre vene con tante estorsioni, miseri, che faremo noi?  A Bologna è una via chiamata Pia, ebbe questo nome dal fatto seguente. Un fanciullo trastullavasi alla piazza con la palla; questa venne ad offendere sul capo ad un passeggero, il quale sbalordito, in un moto improvviso di ira, fu sopra al giovinetto e l'uccise. Fuggì dipoi atterrito e venne <a> rifugiarsi alla prima porta che gli si affacciò implorando misericordia. Prima ad incontrarlo fu la madre dell'estinto fanciullo. La meschinella si affrettava per raccogliere l'esanime corpo del figliuoletto. Incontrandosi nell'avversario, avrebbe potuto vendicarsene, ma pensò fra sé: "Vo' perdonare, e perché il Signore scampi presto dalle fiamme di purgatorio l'anima [355]del mio fanciullo, vo' adoperarmi finché lo sciagurato scampi egli medesimo i castighi della umana giustizia".

  Fratelli miei, bello è pregare per i peccatori, ma più bello è supplicare per gli iniqui che ci hanno fatto un grave male. Quando Giovan Gualberto si abbracciò all'uccisor del proprio fratello, Gesù crocefisso si abbracciò a Giovanni e dissegli: "Tu hai perdonato, ed io ti perdono, o figlio".

  7. La stessa pietà poiché noi usiamo ai nostri o congiunti o vicini, la medesima dobbiamo usare a qualsiasi altro o straniero- 365 - di costume ovvero lontano di regione. Il Signore è lo stesso per tutti, ricco a pro di tutti quei che lo invocano. Al suo cospetto son figli eguali tutte le creature d'uomini che vivono sulla terra.

  Il Saverio in dieci anni di apostolato percorse tanto viaggio in cerca delle anime, quanto basterebbe a percorrere cinque volte intorno alla terra. L'uomo apostolico si abbracciava con trasporto all'anima di qualsiasi creatura. Quando poi giungeva a ricondurre a Dio ancora un peccatore dapprima ostinato ovvero un infedele per l'innanzi indocile, confessava allora che nel suo cuore provava tal gioia che a [356]larga misura compensava le fatiche fino allora sostenute.

  8. Altra misura della misericordia di Dio è questa. Il Signore è ricco ed è potente perché egli è l'Altissimo. Pure ha sì profonda compassione di noi. Su questa terra facile avviene che un meschinello compatisca un poverino suo pari. Chi soffre, più di leggeri si induce a credere alle miserie altrui. Ma quantunque ricco e potente, un cristiano deve avere viscere di misericordia.

  Elisabetta era regina di una gloriosa nazione, pure l'aveva per onore ricoverare i poveri e servire gli ammalati. Mancano forse oggidì, e proprio sotto gli occhi nostri, personaggi illustri per casato che si fanno sostegno all'indigente, personaggi insigni per sapienza che si fanno luce al cieco?... Chi lo vuol scorgere non ha che <da> aprir gli occhi e vedere.

  9. Il cristiano che usa misericordia si riguarda quaggiù come un angelo di benedizione. Noi che siamo sì miserabili ci affidiamo con immensa fiducia alla divina pietà, perché vediamo che il Signore la misericordia continua <a> spanderla a larghe mani sulla terra. Ci ha dato il suo Figliuolo unigenito, ed ogni giorno nel Santissimo [357]Sacramento noi possiamo offerire allo Eterno la vittima divina che ci ha regalata. Che alta misericordia è questa mai! Benché gli attributi in Dio sieno eguali, pure ne' suoi effetti la misericordia si è mostrata in modo ineffabile. Ah, se anche noi vestiamo viscere di pietà, non può mancare che il cielo ci protegga con abbondanza di benedizioni!

  10. Il Signore si denomina Padre delle misericordie e Dio

- 366 -di tutte consolazioni112. Un padre per amor del figlio si dispone a patire ed a morire. Padri che qui ascoltate, ritenete questo ricordo: se vi piace ricopiare la pietà di Dio, usate ai figli quella misericordia e quell'amor santo che il Signore in sì larga copia usa a tutti sulla terra. E voi che siete superiori in una casa, ricordatevelo parimenti: per essere superiori degni voi dovete aver tanta misericordia per i vostri dipendenti, quanta voi scorgete che Dio n'ha per ciascun di voi.

  Viscere di pietà rivestiamo tutti. Allora piaceremo a Dio ed eseguiremo puntualmente quel precetto che è primo e massimo nella religione santissima: ama il Signore Iddio tuo ed il prossimo come te [358]stesso. Siate poi tutti misericordiosi come è anche misericordioso il vostro celeste Padre.

Riflessi

  1. Un figliuolo dabbene usa misericordia.

  2. Usa pietà a somiglianza del Signore misericordioso.

  3. Non solo per compassione, ma per carità.

  4. Ed alla carità aggiunge compatimento vivo.

  5. E questo compatimento l'ha per i fratelli benché cattivi.

  6. E per i fratelli avversari.

  7. Il figliuol dabbene usa pietà, usa pietà ancora ai lontani.

  8. L'usa ai più meschini benché egli sia ricco.

  9. Perché in Dio la misericordia è attributo ineffabile ne' suoi effetti.

  10. Per questo si denomina Padre misericordioso.





p. 361
109 Nell'originale: saduccei.



110 Mt 22, 34-46.



p. 362
111 Lc 6, 36.



p. 366
112 2 Cor 1, 3.



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