Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
Lettura del testo

IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica decima ottava dopo Pentecoste Un santo

«»

- 367 -

Evangelio della domenica decima ottava

dopo Pentecoste

Un santo

  1. [359]Dicono che è molto difficile farsi santo113. Ma non è vero. Ognuno che il voglia può farsi santo. Non si richiedono cose impossibili perché uno divenga santo. Basta sol che egli eseguisca con santissima intenzione tutte le opere che sono del proprio stato. Quando uno faccia sol questo, può ottenere che Dio alle sue preghiere si inchini a fare persino un miracolo.

  Uomo dabbene appare quel paralitico che, condotto da buona gente, venne dinanzi al Salvatore. Ebbene Gesù di subito lo guarì nel corpo e di vantaggio lo curò altresì nelle infermità dell'anima. Ascoltiamone per disteso il santo Evangelio, perché ogni parola del Salvatore è vita degli uomini sulla terra.

  "Gesù, montato in una piccola barca, ripassò il lago ed andò nella sua città. Quand'ecco gli presentarono un paralitico [360]giacente nel letto. E Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: Confida, ti sono perdonati i tuoi peccati. E tosto alcuni degli scribi dissero dentro di sé: Costui bestemmia. E avendo Gesù veduti i loro pensieri disse: Perché pensate voi male in cuor vostro? Che è più facile, dire: ti sono perdonati i tuoi peccati, o dire: sorgi e cammina? Or affinché sappiate che il Figliuolo dell'uomo ha la podestà sopra la terra di rimettere i peccati, sorgi -- disse al paralitico -- piglia il tuo letto e vattene a casa. Ed egli si rizzò e andossene a casa sua. Ciò vedendo, le turbe si intimorirono e glorificarono Dio che tanta podestà diede agli uomini" (San Matteo c<apitolo> 9)114.   Ecco come il Signore opera più che un miracolo a prò di anime buone che lo pregano. Vi piace pregar Dio ed essere

- 368 -esauditi? Siatelo santi tutti. Un cristiano si fa santo con eseguire attentamente le opere del proprio stato. Nell'Ecclesiastico dice il Signore: "In tutte le opere tue sia tu eccellentissimo"115, ossia perfetto. Vediamolo come dobbiamo eseguir bene tutte le azioni nostre, perché questo tanto giova quanto importa che il cristiano si faccia santo.

  2. [361]Che cosa si richiede dunque a ciò che uno si faccia santo? Non altro vuolsi se non che eseguisca assai bene le opere del suo stato. Un figlio che obbedisce puntualmente nei servigi che gli impone il genitore, è certamente figliuol dabbene. Che cosa potrebbe pretendere di meglio un padre dal figliuol suo, o questi che cosa potrebbe fare di più glorioso?

  Quando nella fantasia vengono pensieri a suggerire: "Se io fossi in quello stato e in quell'impiego... farei e direi assai di meglio", allo spirito che entra in casa della nostra mente guardiamo chi egli si sia, e scorgerete che il bruttissimo è lo spirito dell'ambizione. Scacciamolo, scacciamolo, e quanto a noi pensiamo a compiere esattamente le opere del nostro stato, ché questo solo e non altro è ciò che Dio intende da noi.

  3. Consoliamoci in ricordare che il Signore giudica le persone e le cose con miglior giudizio che gli uomini. Al cospetto di Dio tanto vale un contadinello che lavora il suo campo, quanto un maestro che insegna dalla cattedra. Scopare la casa con diligenza è tanto meritorio come governarla con sollecitudine eguale. Il Signore li suscita lui i personaggi illustri [362]ai quali affidare le buone sorti di un popolo.

  Per tutto il popolo d'Israello nel deserto bastarono due soli, Mosè ed Aronne. Per lo stesso popolo quando fu nella terra promessa bastò ora un sovrano saggio e quando un profeta previdente. Ai tempi nostri è Dio che suscita i suoi pontefici illuminati, è il Signore che sceglie dalla massa del popolo gli uomini di cuor retto e di pensar semplice, perché sieno

- 369 -strumento di opere vaste nella destra dell'Onnipotente. A tutti gli altri tocca obbedire con allegrezza, se vogliono santificarsi.

  La Scrittura Santa loda qual donna santa quella che sopraintende alla famiglia e che è attenta a ben maneggiare il fuso, a tener provvista di olio la lampada di sera, e che è tale sopra cui possa sicuro riposare il cuore del proprio marito nella cura delle domestiche faccende116. Eseguir bene il proprio ufficio, ecco quello che fa santa una persona.

  4. Benché eseguir bene il proprio ufficio solo esternamente non basta. Bisogna che con il cuore si pensi a Dio. Rappresentiamoci al campo tre contadinelli che lavorano egualmente con diligenza. Ma il primo lavora per avere mezzi da briacarsi dipoi, [363]il secondo lavora ma con l'intento di un guadagno onesto e non di altro, il terzo poi lavora non per altro che per eseguire il dovere che Dio gli impone. Facile è intendere che il primo lavorando fa male, che il secondo acquisterà in pro del corpo, ma poco o nulla in pro dell'anima. Invece i lavori del terzo contadino piacciono altamente a Dio, gli angeli ne raccolgono le goccie del suo sudore perché una sola non sia senza il suo premio. In questo modo dobbiamo occuparci noi per essere cristiani saggi, i quali aspirano con ardore all'eterna felicità.

  5. Al paradiso poi si viaggia bene quando si è accompagnati dalla persona adorabile di Gesù Cristo, e che a così dire ci ricopriamo delle vestimenta e delle virtù sue. Giovanni il diletto, stando ai piedi della croce, entrava in ispirito nelle piaghe santissime del Redentore e con quel sangue divino che ne usciva ricopriva l'anima sua.

  Noi con il fervore del nostro affetto dobbiamo aver dinanzi agli occhi Gesù povero in Betlemme, Gesù affaticato nella bottega di Nazaret, Gesù insanguinato sulla via del Calvario, e poi dire: "Potessi [364]io compiere le mie opere con quella intenzione con cui Gesù offeriva le sue all'Eterno!". Allora il divin Salvatore ci ricopre con le sue vestimenta, ci arricchisce con i suoi meriti. Noi ricoperti così ci presentiamo

- 370 -più fiduciosi al trono dell'Altissimo, e Dio alla sua volta ci rimira con immenso godimento.

  6. Intanto siccome è impossibile che noi possiamo e operare e soffrire quanto operò e sostenne Gesù Cristo, almeno cerchiamo con il desiderio di operare e di sostenere quelle opere maggiori di sacrificio che a noi sono possibili.

  Se giungiamo a sentire una Messa, desideriamo ascoltarne mille. Se possiamo comunicarci in un fortunato , desideriamo di riceverlo in tutti i giorni della vita nostra il nostro buon Gesù. E se a forza di prieghi siamo giunti a convertire un peccatore, desideriamo di convertire a Dio tutti i peccatori del mondo. E se per il Signore abbiamo finora date goccie di sudore, desideriamo dargli sudor di sangue. Perocché Iddio è sì buon padrone che ci ricompensa a seconda dell'opera e del desiderio.

  Quei giornalieri che entrarono all'ultima ora a lavorare nella vigna furono soddisfatti [365]come i primi, perché già di buon mattino erano venuti alla piazza con i loro badili, aspettando di essere chiamati in giornata da alcuno.

  7. Perché l'opere nostre sieno degne d'essere presentate a Dio, uopo è ancora che ci raccomandiamo di cuore alla protezione del Signore. Se Dio non ci aiuta di continuo, noi ancora in far il bene lasciamo entrare nella mente l'interesse mondano, la vanità mondana, la mondana soddisfazione che come uno spirito tristo tende a rubarci il più meritorio delle opere nostre. Per questo ancor prima di pregare Iddio, noi sclamiamo: "Signore, venite in nostro aiuto... Aprite le labbra nostre a fin che vi lodiamo come si conviene".

  I buoni servi del Signore mettono attenzione per schivare tutti i più leggeri difetti. Luigi Gonzaga nemmeno permetteva che in ora dell'orazione venisse un pensiero a distorlo, e se l'importuno fosse soprav<v>enuto, si faceva daccapo alla preghiera per vincere affatto l'avversario. Andrea Avellino aveva fatto il voto di voler fra due opere buone eleggere sempre la migliore e più perfetta.

  8. Eseguire le opere nostre avendo la [366]mente intesa a quello che abbiamo fin qui discorso può parer difficile, ma non si richiede che vi pensiamo con la mente in tutti gli

- 371 -istanti. Basta che con il cuore indirizziamo a Dio le opere nostre.

  Sovrat<t>utto dobbiamo ciò fare al mattino e fra la giornata, avanti <di> principiare quelle opere di maggior rilievo che richiedono più speciale attenzione. Così fa il viaggiatore. Egli di buon mattino pensa alla patria e si dirige alla volta di quella. Intanto non nuoce che camminando rivolga il discorso al compagno ovvero l'occhio a qualche varietà che gli si presenta. Basta sol che egli indirizzi sicuri i passi. Quando soprav<v>iene difficoltà di sentiero o incertezza di cammino, allora guardi con maggior attenzione alla patria e continui <ad> avviarsi. Così facendo, certamente alla sera della nostra vita anche noi entreremo la soglia della nostra patria, il paradiso. Così sia, così sia.

Riflessi

  1. Che si richiede perché un cristiano si faccia santo?

  2. Basta che egli eseguisca esattamente le opere del suo stato. 3. [367]Al cospetto di Dio tanto è caro chi lavora al campo come chi insegna dalla cattedra.

  4. Per far bene il proprio dovere vuolsi che la mano tenda al lavoro, che il cuore si diriga a Dio.

  5. Che in operare ciascuno cerchi <di> rivestirsi di Gesù Cristo.

  6.  Intanto con il desiderio moltiplichiamo le opere nostre.

  7.   E perché riescano senza difetti, raccomandiamole a Dio.

  8. Rettifichiamo poi le intenzioni nostre più volte fra la giornata, ma specialmente al mattino.





p. 367
113 Nell'originale: fare un santo.



114 Mt 9, 1-8.



p. 368
115 Sir 33, 23.



p. 369
116 Cfr. Pr 31, 10-31.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma