Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

<Evangelio della> domenica vigesima prima dopo Pentecoste Un peso alle spalle di ognuno

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<Evangelio della> domenica vigesima prima

dopo Pentecoste

Un peso alle spalle di ognuno

  1. [384]Si dice che questa terra è luogo di patimento, ed è vero. In tutti i luoghi della terra sono afflizioni miste a consolazioni, come in ogni stato ha il suo peso e il suo sollievo. Il ricco ha il vantaggio dei godimenti, ma ne ha poi il male che, accarezzando le passioni, si nutre nel cuore lupi che lo sbranano. Il povero stenta per fame e per sete, ma

- 381 -finalmente ha un animo che si contenta di poco e porta un corpo che è soddisfatto di poca paglia. Il filosofo e il diplomatico che pratica l'alta società gode le sue glorie, ma insieme oh quante spine di disinganno al cuore! Chi vive nella solitudine è solo, ma meglio solitario che male accompagnato.

  Un mezzo ha peraltro affine di meritare al cospetto di Dio e sostenere la minor [385]penitenza possibile: questo è che ciascuno carichi sulle spalle sue un peso. E quale è questo peso? È senza dubbio il peso del perdonare altrui i falli <loro> propri, è il peso di sopportare a vicenda quei difetti che ciascuno reca con sé o di imperfezione fisica ovvero di costume ossia di inclinazione morale. Senza questo <è> impossibile che un cristiano si salvi. Ascoltiamone pure quanto ne discorre il sacro Evangelio.

  "Gesù disse a' suoi discepoli: Il regno de' cieli si assomiglia ad un re il quale volle fare i conti co' suoi servi. E avendo principiato a rivedere la ragione, gli fu presentato uno che gli andava debitore di dieci mila talenti. E non avendo colui di che soddisfare, comandò il padrone che fosse venduto esso e la moglie e i figliuoli e quanto aveva, per saldare il debito. Ma il servo prostrato lo supplicava dicendo: Abbi meco pazienza e ti soddisferò interamente. Mosso il padrone a pietà di quel servo, lo liberò condonandogli il debito. Ma partito di , il servo trovò uno dei conservi che gli doveva cento denari, e presolo per la gola lo strozzava dicendo: Pagami quello che devi. E il conservo, ginocchione [386]a' suoi piedi, lo supplicava dicendo: Abbi meco pazienza e ti soddisferò intieramente. Ma quegli non volle e andò a farlo mettere in prigione sino a tanto che lo avesse soddisfatto.

  Veduto ciò, gli altri conservi altamente si attristarono e andarono e riferirono al padrone tutto quello che era avvenuto. Allora il padrone lo chiamò a sé e gli disse: Servo iniquo, io ti ho condonato tutto quel debito perché ti sei a me raccomandato; non dovevi anche tu aver pietà di un tuo conservo come io l'ebbi di te? E sdegnato il padrone lo diede in mano di carnefici, perfino a tanto che avesse pagato tutto il debito. Nella stessa guisa farà a voi il mio Padre

- 382 -celeste, se di cuore non perdonerete ciascuno al proprio fratello" (San Matteo c<apitolo> 18)123.

  Fin qui il santo Evangelo. Conchiudete ora voi medesimi. Non vi sembra che meno disastroso sarebbe il vivere quaggiù se ci sopportassimo a vicenda... che meglio il Signore benedirebbe alla nostra prosperità? Ebbene, un peso alle spalle di ognuno; sopportiamo l'un l'altro i difetti propri, che eseguiremo la legge di Gesù Cristo124. Quest'è l'istanza definitiva che l'apostolo san Paolo fa a' suoi di Galazia. Quest'è l'istanza [387]che l'apostolo a nome del Signore dirige a ciascun di noi. Vediamo il senso di questa pressante supplicazione.

  2. Dice il Signore: "Chi ha trovato un amico, ha trovato un tesoro"125. Ma un amico verace si prova tale nelle tribolazioni come l'oro nel suo crogiuolo. Un amico vero è un cristiano santo. Volete intendere quanti si trovano cristiani santi? Scorgete quanti abbiano che sopportano volontieri i fratelli infermi. Un maggior fratello, il quale provvede al sostentamento dei minori e che lui gagliardo è il sostegno degl'infermi, costui è certamente una provvidenza nella famiglia. Oh come si ama un fratello cosiffatto e quanto di cuore si benedice!

  Ma fratelli somiglianti non si hanno in ogni casa. E nemmeno si trova più cristiani santi in ogni famiglia. Valgono molto a parole e meno ai fatti i fratelli nostri. Sopportare in pace i difetti altrui e non lagnarsene, questo è di pochi. Pochi pertanto è a credere che sieno i cristiani perfetti. E noi quali cristiani vogliamo essere? Siamo buoni, siamo buoni! Che di più proficuo che amarsi a vicenda, ovvero di più giusto che sopportare gli uni i difetti degli altri?

  3. [388]Un fratello pur troppo può esser soggetto a un colmo di infermità. Ha di quelli che sono ammalati nel corpo, che sono fetidi, che sono malinconici, che sono squallidi. Che pietà per i meschinelli! Ha poi altri i quali hanno dentro di sé malattie morali, che sono superbietti, che sono interessati e

- 383 -che spesso manifestano le loro passioni di ira, di invidia, di accidia. Come sono ributtanti quelle passioni, benché non sieno gravi! Ma appunto si devono compatire profondamente per saperle ben addentro curare. Un fratello può aver bisogno assai grave sì nell'anima che nel corpo. Un desolato che non sa a qual partito appigliarsi fa compassione, un peccatore miserabile che si trova avvolto nel fango di vizii detestabili aiutiamolo subito, o l'infelice si morrà. E se egli stenda pietoso la destra a chiederci un'elemosina, noi divideremo con lui il pane della vita.

  Più. Figuriamoci <di> scorgere salire su, barcollante per i sentieri del monte, un meschinello carico di sì grave peso che lo fa cader semispento al suolo. Compassione di lui! Chi non solleverebbe l'infelice con dividersi almeno per metà quella soverchia fatica? Ebbene quando scorgiamo un peccator [389]sciagurato che è carico di un enorme peso di soddisfazione per tante sue colpe e pubbliche e private, noi cerchiamo di supplicar per lui. Offeriamo un digiuno od una mortificazione. Presentiamo un'elemosina od altra opera di pietà. Ma sovrat<t>utto ritorniamo al proposito che primo si è considerato, e che è di portare ciascuno il peso dei difetti altrui. Quanto meritorio possa ciò tornare per noi e per altri, pochi sono che ben addentro lo comprendano.

  4. Pure questo è obbligo universale, come è obbligo per tutti e in ogni tempo di amarsi scambievolmente gli uomini. Miseri di noi, se Gesù Cristo non avesse al sommo compatite le miserie nostre! Infelice ancora il mondo, se gli apostoli del divin Redentore non avessero avuta pietà dei difetti umani. E se tuttodì non sorgessero almeno in questo e quell'altro luogo uomini apostolici che insegnano con più perfetta carità, che soccorrono con cuor più pieno a tante infermità, che sarebbe, domando io, della Chiesa di Gesù Cristo?

  Ma appunto come è scritto che charitas nunquam excidit126, così è fisso che in tutti i tempi sieno cristiani più fervidi della comune che porgano esempi più cari di [390]evangelica- 384 - dilezione. Però non è vero che noi medesimi lo desideriamo essere cristiani onesti e buoni? Ebbene abbiamo caro questo precetto dell'Apostolo: "Sopportate a vicenda gli uni i difetti degli altri, che così compierete la legge di Gesù Cristo".

  5. Intanto qual gloria ne ridonda al Signore e quanta soddisfazione al cuore di Gesù Cristo! Immaginiamola da quanto sono per esporre. Rappresentiamoci ancora un padre <di> famiglia che sia da più di un figlio trascurato e da altri ancor vituperato. Ma se fra tanti ha almeno alcuni che l'amino con tutto l'affetto e che ad ogni occorrenza sieno dispostissimi a difendere l'onor del padre, allora quei buoni riparano l'offesa altrui e rifanno l'onor del genitore amato. Questi alla sua volta oh come in cuore ne esulta! I buoni affetti dei figli dabbene compensano con abbondanza le sconoscenze dei meno devoti.

  Ed or scorgetelo l'onor altissimo che è riparare l'onore dello Altissimo e soddisfare il cuore amareggiato dello stesso padre e salvatore Gesù Cristo. La legge della dilezione vicendevole Gesù chiamolla legge sua e comandamento diletto. Possibile che a custodire un mandatosacro pochi [391]insorgano?... Leviamoci su almeno tutti e giuriamo al Signore: "Ci preme la vostra legge di carità e l'osserveremo. Ci gode l'animo di rifare l'onor della vostra gloria ed or lo promettiamo qui: sulle spalle di ciascun di noi carichiamo il peso dei difetti del nostro prossimo, e così ci incammineremo all'alto verso a voi, o Signore e Dio nostro".

Riflessi

  1. Addossiamoci il peso dei difetti del nostro prossimo.

  2. Carattere di un verace o fratello od amico.

  3. Le infermità del nostro prossimo sono non poche.

  4. Ma si devono tollerare in pace da tutti per adempire la legge del divin Salvatore.

  5. A questo solo patto un cristiano può piacere a Dio e soddisfare il cuore adorabile di Gesù Cristo.





p. 382
123 Mt 18, 23-35.



124 Gal 6, 2.



125 Sir 6, 14.



p. 383
126 1 Cor 13, 8.



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