Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica vigesima terza dopo Pentecoste Il buon esempio di un fanciullo ingenuo

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Evangelio della domenica vigesima terza

dopo Pentecoste

Il buon esempio di un fanciullo ingenuo

  1. [401]Eccolo il buon esempio di un fanciullo ingenuo. Egli non si attrista, ma confida nel padre suo. Oh, imitiamo anche noi la semplicità di quel bambino! Il nostro Padre Iddio ci guarda di cuore. Che temiamo tanto? Affidiamoci a lui, affidiamoci intieramente. Ce ne porgono incoraggiamento i fatti che ci espone il santo Evangelo di questa domenica.

  "Mentre Gesù parlava con i discepoli di Giovanni, un

- 390 -capo della sinagoga si avvicinò a lui e lo adorò dicendo: Signore, mia figlia è morta, ma venite, ponete sovr'essa le mani e vivrà. Gesù levatosi lo seguitò in compagnia de' suoi discepoli. Ed ecco una donna, che già da dodici anni era inferma per flusso di sangue,[402] si accostò dietro a Gesù e toccò il lembo della sua veste, imperocché diceva tra sé: Solo che io tocchi la veste di lui, sarò guarita. Gesù, voltatosi e vedutala, le disse: Confida, o figlia, la tua fede ti ha salvata; e in quel punto medesimo la donna fu guarita.

  Arrivato Gesù alla casa del capo della sinagoga e veduti i suonatori e molta gente che facevano gran frastuono, disse: Ritiratevi, poiché questa figlia non è morta ma dorme; e quelli lo deridevano. Dopo che ebbe fatto uscire la gente entrò, prese per mano la figlia ed essa levossi, e la fama di questo avvenimento si sparse per tutto il paese"131.

  Fin qui il santo Evangelo. Che ci insegnano gli esempi di Gesù Cristo? Questo certamente: a raccomandarci a Dio ed a riporre in lui tutta la confidenza nostra. Nel libro dei Proverbi ci parla Iddio così: "Abbi fiducia nel Signore con tutto il cuor tuo e non ti appoggiare alla prudenza tua; in tutte le tue vie pensa a lui ed egli dirigerà i passi tuoi"132. Che possiamo di meglio augurarci per noi su questa terra? Imitiamo il buon esempio del fanciullo dabbene: guardare al padre per confidare in lui e starsene sicuri.

  2. [403]Imitiamo dunque l'esempio del buon fanciullo. Egli non aspetta che di poter fare qualche servizio al suo ottimo padre. Se questi gli comanda, egli obbedisce. Se gli permette, esce con lui al campo e lavora quel tanto che può. Se gli concede, si unisce a lui in un cammino e non potendo altro lo intrattiene in amorevoli discorsi. Se il padre sia afflitto, il buon fanciullo s'attrista, e se al genitore sia rivolto un discorso dispettoso, il giovanetto ne prende accalorate difese. Ritornerà il dabben figliuolo ansante da una fatica ed egli allora riposa la sua testa presso al seno paterno e dice: "Or

- 391 -sono sicuro e mi sto lieto". Se vengono cani rabbiosi, si stringe al padre. Se una bufera minaccia nell'atmosfera, si abbraccia a lui. Quando ha fame o sete, non ha che <da> esporre il patimento suo e poi attendere fidente.

  Imitiamolo il buon fanciullo. Lavoriamo con le forze nostre, riflettiamo benanco con la povera nostra mente e poi mettiamoci nelle braccia del Signore e diciamogli: "Ditemelo voi, o Padre, che cosa ho io a fare in questo momento e porgetemi l'aiuto vostro per eseguirlo come si deve da me". Stiamoci poi con fiducia piena. Iddio certamente si [404]prenderà cura sollecita del ben nostro.

  3. Operare in contrario a questo è da stolto. Seguiamo l'esempio del fanciullo. Talvolta egli pensa i suoi progetti e li encomia in cuor suo. Presto gli espone, quasi un ritrovato bellissimo e utile nella famiglia. Ma il padre trova che le imprese meditate sono fanciullesche ossia fallaci. Il genitore in un momento rischiara un proposito di cose che al figliuoletto ha già costato calorose considerazioni.

  Che significa dunque ciò? Evidentemente vuol dire che in egual modo i pensieri della prudenza nostra troppo spesso sono ben altro di quello che Dio provvede per il nostro meglio. Sicché dover nostro è di meditare quanto il buon senso ci suggerisce e che la coscienza ci espone. Di poi dobbiamo pregare Dio che illumini meglio le nostre menti, che diriga con maggior sicurezza i cuori nostri. Così fanno gli scolari saggi. Questi mettono quella attenzione che loro è possibile ad eseguire bene un compito. Dopo poi lo consegnano con devozione al maestro e dicono: "Quello che vi parrà di togliere o di aggiungere lo riceverò con riconoscenza. Se niente di buono ho fatto, parlate pure e porgetemi aiuto perché [405]apprenda meglio". Questo caro discorso come attira la benevolenza del maestro, così richiamerà sopra di noi l'ottima attenzione di Dio padre e maestro nostro.

  4. Imitiamolo il buon fanciullo. Egli tende le braccioline verso al padre. A lui dirige i passi. Quando poi il genitore l'ha assunto nelle sue braccia, allora il bambino non ha più niente a temere. Se viene un forestiere, ei guarda al padre; se un fratello invidiosetto cerca <di> strapparlo di , egli si stringe più

- 392 -vivamente al collo del genitore. Nel padre il bambino riposa i pensieri della mente, in lui gli affetti del cuore; il padre è per il figlio non solo speranza, ma appoggio precipuo e fiducia piena. Domanderete: chi inspira all'infante questi affetti? E vi rispondo: potete dubitarne? È Dio, è Dio. Ed ora lo domando io a voi: chi mette in cuor vostro l'inspirazione di ricorrere a Dio sempre, di affidarvi a lui totalmente? Vi rispondo che è Dio.

  Obbediamo dunque allo Altissimo. Se egli ci chiama è segno che ci vuol bene. Se ci vuol bene è segno manifesto che ci vuol aiutare di continuo. In alto i cuori nostri! Confidiamo in Dio. Chi confidò nel Signore e poi che rimase confuso? [406]Guardiamo agli apostoli di Gesù, ai martiri di Gesù, ai vergini ed ai confessori di Gesù Cristo. Quanto non ebbero a sostenere di stenti, quanto a soffrire? Ma confidarono e furono ad ogni fiata generosamente aiutati. Fuori di casa del nostro cuore il timore! Facciamovi entrare signora dominatrice la fiducia cristiana, ché da questa possiamo certamente riprometterci ogni bene.

  5. Ma dobbiamo porre attenzione non poca. Un padre parla continuamente al figlio. Gli parla con i discorsi, gli parla con l'espression del volto. Gli parla con quei fatti continui che gli mostra. Or tocca al figlio seguire in tutto gli ammonimenti paterni. Che se il fanciullo si mostri sventatello, il genitore paventa ognora più e teme che <le> cure sue non valgano che a farne uno scapestrato. Scapestratissimo addivenne Giuda alla scuola di Gesù Cristo. Discepolo sciagurato, oh s'avesse osservato gli esempi e i comandi del divin Salvatore! Ma cominciò <a> non curarli e così poco a poco si pose nella via del delitto e terminò nel precipizio infernale.

  Siamo figli di un Padre santissimo. Seguiamone le inspirazioni. Iddio non lascia [407]di farsi intendere a tutte le ore del giorno. Si fa intendere con le sue inspirazioni divote. Si fa intendere con molteplici tratti di sua ineffabile provvidenza. Si fa intendere persino in ogni minuta opera della vita. Oh quante lezioni e quanto utili ci porge Iddio!

  Vuolsi solo che noi gli obbediamo con costanza sino alla fine. Obbedire a Dio con riferire a lui ogni azione nostra è

- 393 -segno di predestinazione. Disobbedirgli poco a poco è segno funesto di rovina. Una scintilla di fuoco che s'accenda nella fornace ridesta un vortice di fuoco che cuoce le stoviglie del vasaio. Una scintilla di fuoco che s'appicchi nella casa suscita un incendio di fiamme che distrugge l'abitazione. Iddio opera da Dio. Per un'attenzione che il figlio gli presta egli lo salva. Per uno stesso grado di disat<t>enzione egli lo abbandona e lascialo dannarsi.

  6. Imitiamo ancora il dabben bambino in questo. Eccovelo il figlioletto del padre suo. Egli non stacca dal volto paterno lo sguardo giammai. Vuol che lo corregga ad ogni passo. O se lui, il bambino, deve per impulso paterno mettere innanzi i primi passi, il fanciullo vuol che il genitore l'osservi e che sia poi pronto a sollevarlo quando [408]egli ricada. Né perché il bambino fu già aiutato ieri a camminare può oggi fidarsi di sé, ha bisogno che il padre lo assista di continuo.

  Tali siamo noi al cospetto di Dio. Siamo poveri bambini. Se fin qui abbiamo fatto qualche cammino in bene, è perché Dio ci ha porto l'aiuto suo. Per incominciare altro viaggio è d'uopo che Dio ci dia nuovo aiuto e che ce lo continui sino al termine. Noi soli siamo incapaci affatto. Stiamo uniti vieppiù al Signore. Il padre gli procaccia133 maggiormente, quando scorge che il figlio in lui solo ripone la fiducia sua. E se il nostro celeste Padre scorga che in lui confidiamo soprat<t>utto, io non dubito punto che la quiete entri nel cuor nostro, la sicurezza nella mente nostra. Un dabben figliuolo è lieto quando si trova fra le braccia del padre suo.

Riflessi

  1. Il buon esempio di un figlio che riposa presso al paterno seno.

  2. Come dabben figliuoli operiamo quel tanto che si può da noi, e poi confidiamo in Dio.

- 394 -3. [409]Che possiamo noi mai senza l'aiuto del Signore?

  4. Ma quando ci troviamo con Dio siamo sicuri appieno.

  5. Attendiamo per non disobbedirgli in veruna cosa.

  6.  E confidiamo come un bambino in seno al padre suo.





p. 390
131 Mt 9, 18-26.



132 Pr 3, 5s.



p. 393
133 Nell'originale: ci procaccia.



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