Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica fra l'ottava del santo Natale L'angelo che distingue gli eletti per il paradiso

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Evangelio della domenica fra l'ottava

del santo Natale

L'angelo che distingue gli eletti per il paradiso

  1. [38]Nello Egitto pagano era già un Faraone, imperatore superbissimo, il quale ad ogni momento alzava la fronte per fare la guerra allo Altissimo. Sicché il Signore dovette mandare dieci piaghe di castighi. Ma la più sentita fu questa: in una notte fatale venne l'angelo sterminatore, il quale alla stessa ora fece morire tutti quanti i figli primogeniti, incominciando da quello del re fino all'ultimo del più povero egiziano. In mezzo a quella nazione egizia era il popolo ebreo e questo dal Signore fu preservato. Un angelo benedetto venne e segnò le porte delle case di quel popolo con il sangue d'un agnello. Lo spirito sterminatore intanto veniva e vedendo quel simbolo di salute passava innanzi.

  Angelo di salute per noi è quello del patimento, e le cicatrici o le piaghe aperte del dolore [39]sono il segno della salute nostra. Ne abbiamo assicurazione nella lettera del santo Evangelo. In questo giorno il vero angelo di salute, Cristo Gesù, viene portato al tempio. Due santi vecchi, Simeone ed Anna, pronunciano sopra di lui discorsi di alto mistero. Eccone per intero il racconto evangelico: "I parenti di Gesù Cristo erano pieni di meraviglia per le cose che si dicevano di lui. Simeone benedicendoli disse a Maria, di lui madre: Questo fanciullo è posto per rovina e per risurrezione di molti in Israello e per bersaglio alla contraddizione, e l'anima vostra sarà trafitta da una spada, affinché sieno manifestati i pensieri di molti cuori.

  Vi era altresì una profetessa per nome Anna, figlia di Fanuele della tribù di Aser. Ella era in età molto avanzata, e dopo essere vissuta per sette anni con suo marito, cui si era ammogliata giovinetta, era rimasta vedova e già contava gli anni ottantaquattro, e non usciva dal tempio, ma ivi trattenevasi servendo Dio notte e giorno, nel digiuno e nell'orazione.

- 422 -Costei sopraggiunta nel momento stesso prese a glorificare il Signore e parlava di questo fanciullo a tutti quelli che aspettavano la [40]redenzione d'Israello. Dopoché i parenti di Gesù ebbero adempiuto ad ogni cosa, secondo il prescritto della legge del Signore, ritornarono in Galilea nella loro città di Nazaret. Il fanciullo intanto cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era con lui" (San Luca c<apitolo> 2)24.

  Eccolo il buon segnale della predestinazione. Soffrire ed essere contrad<d>etto dal mondo, questo è segno di salvezza. Ce ne assicura san Paolo nella sua ai Romani: "Il Signore quelli che previde sarebbero salvi, li predestinò perché fossero conformi all'immagine del Figliuol suo, perché sia egli primogenito fra molti fratelli"25. Eccolo il segno che ci deve salvare. Non tardiamo ad esaminarne i colori per riconoscere se noi lo possediamo.

  2. Figuriamoci dinanzi alla mente quel sommo nell'arte di pingere e scolpire che fu Michelangelo Buonarroti26. Intorno intorno ha il buon numero de' suoi scolari ed egli di tutti, ad uno ad uno, ne esamina i lavori di pittura o di scultura. Che fa egli intanto? Fa questo: i lavori che in qualche modo almeno rassomigliano al suo li espone, perché sieno o veduti o comperati. Gli altri, vuoi di tela, vuoi di marmo, [41]che son troppo dissomiglianti, li abbrucia o li stritola.

  Artefice sommo, epperciò unico, apparve Gesù Cristo su questa terra. Fu mandato dal Padre eterno dal cielo27 ed egli discese e aprì la sua scuola di cristiano lavoro e aggregò intorno a sé numero immenso di seguaci. Ed ora egli si protesta che e di me e di ciascun di voi altri ne vuol esaminare le opere. E se queste le trova conformi alle sue, noi saremo salvi con lui. Ma se le rinvenga affatto dissimili, allora non è dubbio che non ci condanni. Vi pare che sieno giusti i giudizi

- 423 -del Signore? Temiamo, perché quanto sono giusti, tanto sono terribili.

  3. Un maestro e pio e saggio, per ottener che l'imitino, discende a farsi amico e fratello de' suoi scolari. Gesù Cristo, Figlio consostanziale al Padre secondo la natura divina, assunse la natura umana per discendere presso a noi e abitare come amico e come fratello nel mezzo nostro. Quale colpa se noi non lo imitassimo!

  4. Non è venuto per altro Gesù Cristo che a questo scopo. Ed egli non altra via ci ha segnata che questa per ascendere in alto. Ha detto: "Questa terra è il [42]luogo del combattimento, i nemici sono il mondo, la carne, il demonio. Le armi sono la mia grazia. La voce a seguire sono io, capitano supremo venuto a guidarvi. E gli esempi ad imitare son quelli che vi porgo io medesimo; il primo sempre in ogni pericolo sono io che accorro".

  Ed eccolo in Betlemme e in Nazaret, in Gerusalemme e sul Calvario. E i suoi insegnamenti si riferiscono nella sostanza al dovere di patire per potere un trionfare più gloriosi. Più propriamente, vieppiù gode uno quando più degli altri avrà sostenuto di patimento quaggiù. Che vi sembra? Vero, vero, bisogna patire quaggiù per essere salvo. Progrediamo nella via delle tribolazioni. Sopportiamo quanto meglio si può. E dopo aver combattuto assai, non sarà possibile che eguagliamo in ciò la virtù di Gesù Cristo. Però non richiede egli che l'eguagliamo, è contento che gli abbiamo a rassomigliare.

  5. Per questa via scorgete quell'angelo benedetto che sempre vi accompagna. Non vi dolete, che egli è l'angelo che vi salva. Voi dite: "Che fa egli Iddio, che non mi leva mai una croce senza addossarmene altra maggiore e più pesante?". E vi rispondo: [43]un padre che vuol salvo ed onorato il figliuol suo, non è vero che con le ammonizioni sue l'accompagna in ogni luogo e in tutti gli atti della vita sua? Così il Signore vi accompagna, o diletti, con l'angelo benedetto delle sue tribolazioni, che sono maestre saggie. Per questo avviene che Iddio di giorno e di notte non vi abbandona, che per un anno e per tutti gli anni della vita vi accompagna con più sorta di tribolazioni. Che vi dice il cuore vostro? Ascoltatelo con attenzione e

- 424 -vi suggerirà che bello è lodare il Signore con l'angelo delle sofferenze cristiane.

  6. Noi ci doliamo delle tribolazioni, ma Iddio non può usar maggior misericordia che darci a sostenere. Se Dio avesse detto: "Per esser salvo uno deve essere sapientissimo, deve essere potente a fare dei miracoli", dite, vi pare che sareste contenti? "Ahimè -- sclamerete -- chi può raggiungere tant'alto?". Intanto pochi si avrebbero veri seguaci di Gesù Cristo... Ma egli ha detto: "Chi vuol essere salvo stacchi il cuor dalla terra, sopporti le penitenze della vita... sia umile con sentire basso di sé... paziente con mortificare i suoi scorretti appetiti". Sicché quale è mai cristiano che volendo [44]non possa salvarsi? Ci possiamo salvar tutti, ci possiamo salvar tutti!   7. Verissimo è che molti sfuggono le tribolazioni. Quelli che le sfuggono tanto, partono lontan lontani della via che guida al cielo. Però le tribolazioni sono angelipietosi che accompagnano ancora i fuggenti. Questi scorgono con occhio di malcontento, ma se non le disdegnano affatto o non le maledicono manifestamente, saranno salvi tuttavia. Iddio buono ha disposto dopo questa vita un luogo che si chiama purgatorio. il povero cristiano compirà con maggior stento quella fatica che qui non volle eseguire con maggior affetto, ma finalmente sarà salvo. Sicché non è vero che le stesse pene che Dio ha fissato nel purgatorio sono segnali di altissima misericordia?

  8. Che rimane a farsi intanto? Questo che vi addito in un esempio. Fu una persona non discara per molte sue virtù, ma tanto dedita all'ambizione, che per essa in abbigliarsene spendeva più ore del e le più preziose del mattino. Altra persona amica, ma ben più savia, passava ancor ella più ore del , e sovrat<t>utto di buon [45]tempo al mattino pareva specchiarsi immobile presso al vano della finestra. Domandò la prima: "Che fai tu per sì gran tempo ?". Ed ella: "Mi sto specchiando". Riprese quella: "Verrò io stessa ad ammirare i tuoi abbigliamenti". E venne e non trovò altro allo infuori di una immagine del Crocefisso... "Eccolo, -- interruppe l'amica persona -- questo è lo specchio mio". Quella intese la lezione. Intendiamola noi stessi. Confrontiamoci con Gesù Cristo. Ci troviamo <ad> esser poveri come lui, come lui umili,

- 425 -come lui mortificati?... Oh, se scorgiamo di essergli ancor tanto difformi, raddoppiamo lo sforzo per crescere a lui più somiglianti.

Riflessi

  1. L'angelo che distingue gli eletti del Signore è la tribolazione. 2. Son salvi coloro che fanno opere di patimento somiglianti a quelle che prestò Gesù Cristo.

  3. Per questo Gesù Cristo apparve quaggiù come nostro maggior fratello.

  4. Per questo il Signore segnò la via dei [46]patimenti come l'unica strada atta a salvare.

  5. Per ciò le tribolazioni Dio le manda a tutti e dovunque.

<6. È via, quella delle tribolazioni, che tutti possono seguire.>28

  7.   Fuggir le tribolazioni è come sfuggir da salvarsi.

  8. Abbiamo dinanzi allo sguardo uno specchio continuo, Gesù Cristo paziente.





p. 422
24 Lc 2, 33-40.



25 Rm 8, 29.



26 Nell'originale: Buonarroti.



27 Nell'originale: nel cielo.



p. 425
28 Questo riflesso manca nell'originale, dove i successivi recano i numeri 6 e 7 ; è preso dall'edizione del 1929 curata da don Leonardo Mazzucchi.



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