Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica seconda dopo l'Epifania Un crudo disseccamento cagionato dal liberalismo

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Evangelio della domenica seconda

dopo l'Epifania

Un crudo disseccamento cagionato dal liberalismo

  1. [56]Un liberalismo ardente come un fuoco divoratore aveva invaso il popolo d'Israele. Acabbo, empio tiranno, dal suo reale palazzo accendeva la fornace di queste fiamme struggitrici. Allora fumo e incendio si sparse<ro> ovunque. La religione del vero Dio scompariva dalla terra di Palestina. Vi sottentrava il bruciore della indifferenza, le scottature della irreligione- 431 - e poi le piaghe fetide del mal costume. Il profeta Elia sforzavasi bensì a conservare in petto de' fratelli le consolazioni della fede, ma invano. Le stolte plebi eransi abbandonate al godimento dei beni terreni e più non pensavano ai celesti. Pensatelo se Elia ardesse di zelo. Disse: "Ebbene, non pioverà più acqua dal cielo finché io nol dica. Ve lo giuro, goccia non scenderà a inumidire il suolo riarso finché voi ritorniate <ad> invocare il conforto da alto".

  Non piovve dunque per lo spazio di tre [57]anni continui. In questo periodo la terra struggevasi in faville, gli uomini e gli animali ritornarono poco meno che ad un'agonia di un tempo prolisso. Gli stolti del popolo riconobbero finalmente che l'uomo non può stare senza Dio e lo invocarono. Allora cessò il flagello. Scacciato l'amore del godimento terreno, venne nei loro cuori l'affetto de' beni spirituali e celesti.

  Siamo in questo alle nozze di Cana con Gesù. Poverissimi quegli sposi, nemmeno trovarono di potere abbastanza rallegrare la mensa di un . Gesù confortolli; disse: "Riempite di acqua le otri e poi spillate". Fecero così e recarono a mensa vino eccellente34. La felicità di quella mensa è certamente simbolo di quel conforto che il Signore dona alle anime che lo cercano.

  Ma come ai tempi di Acabbo, così ai giorni nostri è ritornata la fiamma del liberalismo. I popoli vi s'accostarono ed egli disseccò i cuori dei miseri. Come è possibile che ancora gustino un saggio delle consolazioni celesti? Leggiamo in Giosuè la notizia di un fatto che ben si deve ponderare. "Mancò la manna agli ebrei, dopo che mangiarono dei frutti della terra, né più [58]usarono di quel cibo i figliuoli d'Israello"35. Funesto avvenimento! Così accade che i cristiani perdano il gusto della manna spirituale dell'anima, quando appongano le loro bocche ai cibi materiali di un liberalismo condannevole. Scorgiamo questo, che è cosa di ineffabile scoramento all'anima di un cristiano ancor fedele.

- 432 -  2. Dice Giosuè nel suo libro: "Mancò la manna agli ebrei, dopoché mangiarono dei frutti della terra, né più usarono di quel cibo i figliuoli d'Israello". Facciamoci a ricordare il fatto della manna degli ebrei nel deserto. Quel popolo era già stato salvato miracolosamente da Dio nel passaggio del Mar Rosso. Ed ora nel deserto vennero per tempo a mancare i cibi che si erano apprestati per il cammino, quando svegliatisi un bel mattino videro il terreno sparso di un'ammirabile sostanza in color bianco a guisa di neve. Sclamarono allora: "Manhu?", che vuol dire: Che cosa è questo? Trovarono poi che era un cibo saporito simile alla pasta di farina condita con zucchero e chiamarono quel cibo manna. Questa scendeva nella notte e potevasi cogliere di buon mattino sino alla levata del sole. Era poi [59]abbondante per tutti, di un sapore solo ma tanto grato che in sé conteneva ogni dolcezza. Il cibo della manna era altresì salubre. Gli ebrei che ne mangiarono per quarant'anni non ammalavano di infermità corporale. Quei buoni avevano rinunziato al cibo delle biade di Egitto, degli agli e delle cipolle di quella terra, e il Signore per compensargli diede la dolcezza della manna. Ma quando gli ebrei diedersi a mangiare i frutti della terra, la manna cessò da nevicar giù e mai più comparve.

  Che è questo, o fratelli? La manna è figura di quelle consolazioni divine che il Signore concede a' fedeli suoi. Quelle consolazioni sono a guisa di manna, perché sono sufficienti all'uopo di consolare un cuore; sono gustose assai, perché chi le prova di buon cuore rinuncia ai godimenti terreni. E sono altresì salutevoli all'anima, perché non lasciano infermare con qualche reato di colpa. I godimenti terreni poi sono somiglianti al cibo delle biade, degli agli o delle cipolle di Egitto. Bisogna talvolta stentare per averne. E quando se n'ha, presto stancano il gusto e fanno poi anche ammalare il corpo. I godimenti terreni, oh [60]come sono vani nella loro sostanza, nocivi nel loro uso! Pure si cristiani i quali rinunziano a tutte le consolazioni spirituali per satollarsi a mensa di biade dei piaceri terreni. Pazzi, pazzi! Chi pone il suo cuore nei godimenti di terra non può ricevere in cuore il sapore delle consolazioni del cielo.

- 433 -  3. Dice taluno: le consolazioni spirituali non si fanno sentire come ad una mensa lieta di amici. Appunto, sono spirituali le delizie che manda Dio. Si sentono in cuore, non si provano nel corpo. Ma benché non sia secondo natura che le consolazioni di spirito si facciano intendere dai sensi del corpo, pure spesse volte il Signore dispone che sieno intese ancora dai sensi corporei. Francesco Saverio le sentiva così vive da dovere esclamare: "Basta, o Signore, od io me ne muoio di puro contento". E di Venceslao re si ha che, uscendo ancor di mezzanotte e in tempo di crudo verno, esperimentava un celestial fuoco di consolazione che tutto lo circondava, sicché gli pareva di doverne struggersi e consumare.

  Dicono altri: accade perfino che Iddio nelle maggiori tribolazioni lasci un'anima senza un [61]conforto. E vi <si> risponde che se non porge talvolta consolazioni vive, perché si tratta di anime che vuol elevare a molta perfezione, certo non lascia mancare la forza per reggersi. Insieme dona un sollievo il quale, benché leggero, non si scompagna mai da chi sa di vivere e di trovarsi nerboruto per reggere alla fatica. Vi porgo un esempio. Elia era certamente un profeta santo. Ed egli doveva per il viaggio di giornate camminare a fine di giungere al vertice del monte Oreb. Non aveva cibo e sentivasi debole per viaggiare. Allora il Signore gli fe' venire un pane. Per vero era di semplice farina e cotto malamente sotto alla cenere e solo, senza un intingolo. Nondimeno Elia mangiollo e in trangugiarlo mano a mano le forze gli ritornarono, sì che poté di leggieri continuare sino al termine il suo viaggio.

  Andate adesso a dire che Iddio non aiuta. Ma non vi porgerà sollievo di sorta al vostro cuore, quando egli scorga che voi, lasciata la mensa delle sue consolazioni, vi immergete con tutta forza a pascervi fra le biade dei godimenti terreni.

  4. Ritorniamo donde siamo partiti. Abbiamo veduto che la terra bruciava sotto [62]ai piè dei figli degli ebrei dopo che, lasciata la mensa dei cibi celesti, volsero appieno l'animo a riempirsi il ventre dei godimenti terrestri. Troviamo che il liberalismo di oggidì dissec<c>a i cuori perché non abbiano oltre a sentire il gusto delle mense spirituali. Che disordine di incendio- 434 - invade tuttodì, che fiamme divoratrici! Già gli uomini sembrano aver perduto il senno. Veggonsi oggi scandali che ieri riputavamo impossibile accadere sotto agli occhi nostri. Pure si danno.

  Il cielo ci scampi che non precipitiamo in un abisso vorticoso, peggior di quel fuoco misterioso che piovuto dal cielo avvolse ed affogò quattordicimila del popolo ebreo, quando appunto, spregiato Iddio, si associarono all'amicizia del mondo36 stolto. Per questo io grido come un attonito: chi ci salva, chi ci salva? Ha chi mi risponde: verrà un monarca di spavento. Quando la morte batta alla porta di casa, allora il padrone grida: "Credo, credo; avanzati, ma non mi nuocere!". Però chi assicura che ciò basti a salute? Gli ebrei ebbero ancor di poi un vaso di manna, ma non ne potevano usare. Custodivasi quel vaso perché servisse di memoria.

  [63]Non è dubbio che in morte un peccatore, benché ostinato, non ricordi le benevolenze di Dio, le dolcezze della sua misericordia. Ma che importa se ricordandole non le può gustare? Le ricordava Voltaire quelle soddisfazioni, ma chi fra i credenti vorrebbe l'anima propria al posto del patriarca degl'increduli ciechi e degli schernitori gaudenti?

  Sicché il cielo ci guardi che il nostro cuore si dissecchi al calore dei principii ed alle fiamme delle massime e del costume liberalesco. Potrebbe darsi che in eterno fosse chiuso il godimento di quelle consolazioni che sono le uniche pure e dilette, perché vengono da Dio.

Riflessi

  1. Il liberalismo dissecca i cuori.

  2. Chi si pasce di biada terrena non può gustare la manna celeste.

  3. In cuore ai suoi il Signore dona sempre e conforto e forza.

  4. Guardiamoci dal liberalismo, che è fuoco il quale dissecca.





p. 431
34 Cfr. Gv 2, 1-10.



35 Gs 5, 12.



p. 434
36 Nell'originale: molto.



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