Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica quarta dopo l'Epifania In una procella di mare

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Evangelio della domenica quarta

dopo l'Epifania

In una procella di mare

  1. [75]Dicono molti cristiani fra i laici del nostro secolo: "Noi non siamo preti. Non tocca <a> noi difendere la religione. Incontrare le vessazioni e portare alto lo stendardo della fede tocca ai preti". Ma quando il mare è in procella, non tocca solo al pilota raddoppiare l'attenzione, ma tutti quelli che sono nella nave devono prestare il loro soccorso, se pure vogliono essere salvi.

  Troviamo nello Evangelo di san Matteo che Gesù ascese sopra alla navicella sua e che assieme si accompagnarono i discepoli di lui, quando un vento gagliardo sorse a turbare, e Gesù intanto dormiva. Ma gli apostoli si affrettarono <a> svegliarlo e <a> dire: "Signore, salvaci che noi periamo!". E Gesù a quelli: "Uomini di poca fede, a che tanto timore?"; di poi elevando la destra comandò ai venti ed alle acque e così si fece grande bonaccia. Quelli ammirarono non poco e dissero: "Chi è costui [76]al quale obbediscono e i venti e il mare?"44.

  In una borrasca di mare imitiamo il costume degli apostoli. Temiamo; un timore salutare ci ecciterà a raccomandarci di cuore al Signore e così a salvarci. Nel mare di questa vita le borrasche sono di ogni e continuano per tutta la carriera di tempo che dimoriamo quaggiù. Viviamo, ma non senza timore di perderci, e intanto poniamo opera attenta ad eseguire il bene ed a raccomandarci all'Altissimo. È nel libro dei Proverbi una massima santa che ci induce a questo proposito. Dice in quel luogo Iddio: "Sia tu nel timore del Signore tutto il giorno, perché avrai speranza nell'estremo "45. Affrettiamoci a considerare ancor questa lezione di ben vivere.

- 442 -  2. Chi opera con timore, opera con cautela, epperciò sicuramente. Un padre <di> famiglia che teme per i figli impara a sorvegliarli come si deve ed a provvederli. L'uomo di negozio che teme sa che gli affari vanno trattati con molta diligenza, e per questo adopera cura e si avvia con franchezza.

  Chi ha paura di dannarsi adopera ogni studio per iscampare e intanto eseguisce [77]tutte quelle azioni di bene che può. Osservatene esempio nello stesso Pietro, che fu poi il principe degli apostoli. In questo luogo egli con un ricorso fervido si fece a raccomandarsi a Dio. In seguito della vita sua, Pietro si mostra timoroso per sé, epperò tanto più mette fiducia in Dio, e intanto s'appresta con tutta la brama del cuor suo in predicare agli ebrei, in convertire i gentili. Si presenta sino alle porte e sotto al soglio dell'imperatore di Roma. Dopo aver lavorato assai e con timore, Pietro si trova al cospetto della croce e si dispone <a> salire quell'albero di salute. Oh come si trovò sicuro l'apostolo a quel punto! Dal legno della croce egli scorgeva il paradiso celeste aprirsi per riceverlo con trionfo.

  Così non è dubbio che non si trovi assai bene in punto di morte il cristiano il quale ha sempre temuto. Il timor santo di Dio è un angelo benedetto che accompagna i nostri passi. Fortunato in morte quel cristiano il quale in ogni giorno della vita è stato seguito da uno spirito celeste di salvaguardia.

  3. Voi vi lamentate che il timore non vi lascia in tutto il . Ma lasciatelo pur che vi agiti. Se non fosse questo timore [78]un'occupazione continua della vostra mente, voi facilmente vi perdereste in frascherie e in peccati ancor manifesti.

  Antonio abate nel suo deserto era tentato dal demonio in ogni ora del e poi anche della notte. Ma egli temeva e si raccomandava sempre. I pittori rappresentano a fianco del personaggio un fanciullo pauroso il quale tiene nella sinistra un campanello in atto di sonarlo, come per dire: "Temere bisogna fino alla morte". Girolamo oh come lo sentiva vivo vivo il suon di tromba dell'angelo nel finale giudizio! Gli penetrava i sensi del corpo e lo faceva restar tremante sempre. Era come un naufrago che si trova già in mezzo all'onde, che sentesi

- 443 -dall'acqua circondato in ogni parte e che appena ha forza per aggrapparsi alla tavola di salvezza che gli fu gettata.

  Noi ci lamentiamo perché un timor vivo ci occupa da mane a sera. Venga pure e ci contristi, perché lo sappiamo che ci contrista a salute.

  4. Verrà intanto il momento della morte. In quello istante, nel quale altri che non avran temuto sentirannosi sopraffatti da [79]immensa paura, i timorati godranno speranza. Hanno i buoni sempre temuto Iddio. Sonosi sentito aperto sotto ai piedi l'orrore d'inferno. Meschinelli, oh quanto tremarono! Ed or che viene il Padre, volete che non li rassicuri?

  Immaginate un fanciulletto che, trovatosi al bosco per suoi lavori, abbia sentito gli ululati del lupo a breve distanza e lui, il misero, a sudare tremante. Il genitore, quando l'incontra, oh come si abbraccia al poverino con affetto! Ed or non fosse altro guadagno che questo di trovarsi con buona speranza in morte, non vi pare che convenga pur temere per il resto della vita?

  <5.> Un salutare timore ci aiuterà non solo a pregar di cuore il Signore, come si è detto; ci indurrà a porre altresì da parte nostra tutte quelle opere di bene che ci sono possibili. Dicono molti dei cristiani dei giorni nostri: "Le imprese di difesa della religione non toccano a noi, toccano ai preti". Ma vi replico: quando ferve la burrasca non è dovere di tutti quelli che sono in nave a prestare quei soccorsi che possono?   Hanno fatto così i cristiani laici di tutti i tempi. Erma e Ieroteo [80]erano semplici laici, eppure si fanno l'uno scrittore del Pastore, libro così accreditato che molti santi Padri sembrano averlo per canonico, l'altro fu maestro di san Dionigi l'Areopagita. Semplice laico era Atenagora, eppure da filosofo cristiano scrive agli imperatori Marco Aurelio ed a Commodo la sua Apologia del cristianesimo. Il laico Giustino dedica anch'egli la sua Apologia allo stesso Marco Aurelio. Il laico Clemente d'Alessandria scrive la sua Esortazione ai pagani e gli Stromati. Arnobio, laico, detta volumi; Lattanzio, il Cicerone cristiano, scrive le sue Istituzioni divine. Taziano <ed> Enea di Gaza scrivono i libri Contro le genti e Sulla immortalità dell'anima. Un semplice laico è Boezio, chiamato l'ultimo grande romano, ma in verità gran credente. Egli delinea- 444 - i suoi libri Sulla Trinità e Delle consolazioni della filosofia. Tac<c>io i nomi dei laici illustri venuti dipoi, perché son troppi di numero e noti a tutti.

  Dicono: "I laici non son tenuti a combatter le battaglie dei preti", ma tranne i diritti e i pesi peculiari del sacerdozio, non avete comuni con lui il Battesimo, comune l'altare,[81] comuni i Sacramenti? Non avrete con lui le speranze della vita avvenire? Non dite dunque: "Noi non dobbiamo combattere le battaglie del prete". Dite piuttosto: "Combatteremo con le armi di lui e a fianco di lui, perché in una procella tutti sono obbligati a temere e ad adoperarsi per andar salvi".

Riflessi

  1. Anche i laici come i preti devono stare in guardia e combattere le battaglie del Signore.

  2. Un timor salutare guarda ognuno da molto male.

  3. Sovrat<t>utto quando il timore ci occupa ad ogni ora del .

  4. Timor cosiffatto ci prepara buona speranza al punto di morte.

  5. Ci porge aiuto per ingaggiare vivi combattimenti a modo dei cristiani più illustri.





p. 441
44 Cfr. Mt 8, 23-27.



45 Pr 23, 17s.



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