Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica quarta di Quaresima Una raccolta prodigiosa

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Evangelio della domenica quarta

di Quaresima

Una raccolta prodigiosa

  1. [143]Frequentare la compagnia dei buoni è vantaggiosa cosa sotto ogni rapporto. Oh come si sta giocondamente in compagnia dei santi! Gesù Cristo, santità per essenza, era sempre in mezzo alla turba di popolo e questi l'ascoltavano e ne ottenevano tuttora speciali benedizioni. Tanto era il gusto in quelle genti di assaporare i discorsi del divin Salvatore, che

- 479 -già per non perderne un brano si erano messe a tenergli dietro per lo spazio di più giorni e a seguitarlo fin oltre al lago e su per il monte. Da tre giorni quelle turbe accompagnavano Gesù e parevano dimenticarsi di mangiare e di bere. Il divin Salvatore ne fu tocco a compassione e rivoltosi al suo discepolo Filippo disse: "Dove compereremo tanti pani per dar a mangiare a tutti questi?". E venne fuori Andrea a dire: "Un giovinetto quaggiù ha un pane e cinque pesci, ma che farne fra tanti?". Allora Gesù comandò alle turbe che [144]si ponessero <a> sedere sulle zolle del terreno e intanto benedisse quel pane, benedisse a quei pesci e poi soggiunse: "Ora distribuitene a tutti". E tutti mangiarono a sazietà e ne sopravanzò66 minuzzoli di pane e di pesci tanto da riemp<i>erne dodici ceste. Quelle masse di popolo, che erano in numero quasi di cinquemila, rallegravansi non poco e dicevano che un benefattore e profeta insigne Iddio aveva suscitato infra gli uomini67.   Miracoli cosiffatti di provvidenza e di benedizione il Signore continua altresì <ad> operare a pro nostro. Benediciamo anche noi a Gesù Cristo. Diamogli gloria con le opere. Imitiamo quello che san Paolo scrivendo ai Galati insinuava: "Operando poi il bene non veniamo mai meno, perché a tempo suo raccoglieremo senza stancarci"68. Il contadino, quando è certo di un ricolto copioso, oh come lavora con assiduità! Lavoriamo anche noi, perché nel paradiso ci attende una messe di godimento copiosissimo.

  2. Volgiamo lo sguardo al campo che noi abbiamo a coltivare e uno sguardo al genere di coltivatori che ne circondano. Il campo nostro è quello della Chiesa [145]di Gesù Cristo. È campo vasto, perché occupa tutta la terra; è campo importante, perché dona frutti di vita eterna. Quanto lavoro a coltivare un campo così sterminato! Pensatelo, vi hanno faticato intorno gli apostoli e in seguito ad essi vi hanno faticato intorno migliaia a migliaia gli operai evangelici e gli uomini apostolici.- 480 - In lavorare hanno adoperato strumenti atti di zelo e di abnegazione ed hanno sudato con assiduità, perché i più di loro hanno dato il sangue, e chi non diede il sangue diede fino all'ultimo le forze del proprio ingegno con quelle del proprio corpo.

  Nondimeno rimane ancor tanto a fare, che l'operato fin qui scompare come il lavoro di una zolla amena di prato in mezzo a lande sterminate di sabbioso terreno. Ed ora, a vista del lavoro immenso che rimane a farsi, come lavoriamo noi? Nello stesso nostro paese e fra quelli che ne circondano noi vediamo peccatori a convertirsi, tepidi ad afforzare, giusti ad incoraggi<a>re. Che facciamo noi in questo campo di lavoro? È una compassione il vedere, una pietà il dirlo.

  [146]Ha di quelli che si annoiano sempre e che hanno pretesti per escludersi da qualsiasi lavoro. Quando voi conduciate a giornata un bracciante e che non abbia mai termine a cominciare un lavoro ed a finirlo, non è vero che costui vi mette noia profonda? Quanti pigri nel Cristianesimo, quanti sonnolenti! Allorché il divin Salvatore nell'orto del Getsemani sudava sangue in agonia di tristezza, venne barcollante presso ai suoi discepoli, ma trovò che dormivano. Venne una seconda volta per espandersi con loro e li scorse serrati dal sonno. Venne una terza volta e li vide addormentati come prima. Scorgete, anime tepide, le consolazioni che date al cuore di Gesù Cristo! Ricordatelo sempre: chi non semina nemmeno raccoglie69.

  Ha di quelli che hanno molto timore in eseguire un'opera di bene. Pensano subito: "Che dirà il tale? E quest'altro che farà?". Temono che a mostrarsi cattolici ferventi ne perda l'interesse del negozio, l'onor della casa. Temono sovrat<t>utto che un malestr<u>o dica loro una parola o che muova una minaccia. Cristiani timidi, chi vi scuserà al tribunale del Signore? Il contadino che non ha voglia a lavorare [147]il suo campo va mendicando scuse. Un soffiar tenue di vento, un coprirsi di leggere nubi il cielo, il passaggio benché innocuo di un pianeta- 481 - lo fa cessare dalla seminagione. Sconsigliato lavoratore! Chi non fatica a seminare, non lavorerà a suo tempo per raccogliere.

  Che dite, che dite? Ed ha di quelli che in fare il bene hanno tristezza. Fanno come il contadino che con mal di capo guarda al grano che semina, che con dolor di mente lo scaglia nel terreno.

  Cristiani di poca fede ha altresì, e sono quelli che non hanno mai termine in dire che i mali son troppi, che i cattivi soverchiano di gran lunga, che finalmente inutile è ogni cooperazione umana. Cristiani di poca fede, nol sapete già che Dio ha fatto sanabili le nazioni?70. In alto i cuori nostri! La fede ci discopre il Signore che è disposto a lavorare con noi. Gli apostoli del Signore non sonosi lasciati abbattere così. Miseri noi se non avessero avuta tutta la fede in Dio! Ma l'hanno avuta viva, epperciò noi fummo salvi. Se ci dannassimo in avvenire, la colpa sarebbe nostra. Armiamoci di fede, appoggiamoci a Gesù Cristo ed entriamo più animosi nel campo [148]che la Provvidenza ci dispone perché sia da noi lavorato.

  3. Lavoriamo poi con pazienza. Agricoltore ricercato è quegli che incomincia il suo lavoro per tempo e che lo prosegue sino a termine della giornata. Oh come è caro un lavoratore che sfida i venti, che non teme i freddi, che non si risente ai calori infuocati! Costui merita in fin della giornata mercede abbondante. E noi pensiamo che il Signore ci darà un ricolto di messe assai abbondante, se non lavorassimo con assiduità? Non colui che incomincia, ma chi persevera sino alla fine sarà salvo71.

  A questo patto nemmeno noi, ricogliendo un nel paradiso, verremo meno da quel godimento che è tagliare la messe. Poniamo mente al senso di quelle parole che dicono: sempre beato in cielo, sempre in trionfo nel paradiso. E vi pare che per assicurarci una messe eterna ci debba rincrescere

- 482 -a lavorare pochi anni in un lavoro forse noioso di mietitura? Lavoriamo, lavoriamo senza interruzione. Oltreché in paradiso la messe continua sempre ed è tale che si raccoglie senza fatica. Non è come in terra dove un lavoro [149]di ricogliere, benché sia dilettevole, pure fa sudare la fronte e in fin della giornata fa curvare il dorso. Nella beatitudine celeste non è punto dubbio che in raccogliere si duri fatica di sorta, anzi vi è un diletto sommo.

  4. Onde, a fine di assicurarci quella gioia ineffabile, attendiamo a custodire il seme di buone opere, che per buona fortuna possiamo spargere nel campo del cuor nostro. Intorno ad un campo seminato vengono spesso gli uccelli dell'aria e questi rubano quei grani e guastano quelle mietiture sulle quali l'uomo ha lavorato con tanto sudore. Ah, se noi lasciamo entrare in cuor nostro gli uccelli dell'amor proprio, noi ne restiamo danneggiati non poco. L'amor proprio guasta e talvolta dissipa e schianta ogni lavoro di opera buona. Quanta pietà! Lavorare per tutta una notte e non poter assicurarsi un frutto!   Io temo in riflettere a ciò che avviene ancora oggidì fra di noi. Eseguiamo in scarsa copia opere buone e intanto ne facciamo pompa, intanto si propaga ai presenti ed ai lontani l'operato nostro, intanto si desidera che lo si sappia da tutto il mondo. Che dite a questo proposito?[150] Non è forse vero quanto vi vengo esponendo? E poi in fare quel po' di bene si eccitano le invidiuzze e poi si fomentano i capricci e le lamentazioni. Terminato il lavoro, difficile è discernere se e quanto di bene sia ancor rimasto. Anche questo è un genere di pazzia degno di altissimo compatimento.

  Che cristiani siamo noi? Vogliamo raccogliere nel paradiso frutti di semi che vanno coltivati secondo lo Spirito e poi seminiamo secondo la carne72. Fatale errore! Forse Iddio tarda tanto a mostrare di esaudire le preghiere dei buoni perché le imprese di preghiera e di sacrificio che essi muovono son troppo imperfette, perché troppo macchiate dalla ambizione dell'amor proprio. Stoltezza dannosissima! Il cielo ce ne

- 483 -guardi tutti. Il prodigio della moltiplicazion dei pani è disposto Gesù Cristo <a> ripeterlo molte volte oggidì, ma nol potrebbe fare a prò degli ambiziosi superbi. Un grano perché fruttifichi deve nascondersi sotterra. Entro alle viscere del nostro cuore dobbiamo nascondere quel seme di bene che veniamo operando. Solamente a questo patto ci attende quella messe copiosa, gioconda e perenne [151]in paradiso, della quale abbiamo ragionato fin qui.

Riflessi

  1. Una raccolta prodigiosa.

  2. Questa si miete da chi semina nel campo della Chiesa, senza noia, senza fiacchezza, ma con fede, il bene delle industrie sante.

  3. Bisogna lavorare con pazienza in terra per ottenere una messe perenne in cielo.

  4. E in seminare conviene difendere il campo dagli uccelli dell'aria che sono gli attentati dell'amor proprio.





p. 479
66 Nell'originale: sopravvanzò.



67 Cfr. Gv 6, 1-15.



68 Gal 6, 9.



p. 480
69 Cfr. 2 Cor 9, 6.



p. 481
70 Sap 1, 14.



71 Mt 10, 22.



p. 482
72 Cfr. Gal 6, 8.



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