Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica di Risurrezione Un fanciullo inesperto ed un adulto sapiente

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Evangelio della domenica di Risurrezione

Un fanciullo inesperto ed un adulto sapiente78

  1. [169]Siamo nella piena letizia del giorno di Pasqua. Oggi i nostri cuori esultano in tripudio di spirituale letizia, oggi la nostra mente si dimentica delle terrene cose per elevarsi alle celesti. Lo stesso nostro corpo par che sminuisca del

- 493 -suo peso per correre più veloce all'esultanza delle sacre solennità. Il cielo ci parla di gioia, la terra nel suo linguaggio accenna a letizia; tutto ci invita a rallegrarci con dire: "Consolatevi, Cristo Gesù è risorto come l'ha detto. Accorrete tutti <ad> adorare Gesù e <a> dirgli: alleluia, alleluia! Meste pendici di Sionne, rallegratevi. Gesù Cristo è risorto. Rallegratevi sovrat<t>utto voi, gementi e dispersi seguaci del divin Salvatore, rallegratevi. Gesù Cristo è risorto come ve l'ha predetto. Pietose donne che venite avvolte in velo di profonda tristezza, rallegratevi: Gesù Cristo è risorto!".

  L'anima santissima del Salvatore a guisa di [170]luce ineffabile è entrata <ad> informare il corpo sacrosanto. La salma benedetta di Gesù si mosse, rivisse e fu viva e gloriosa. Venne fuori dallo involto di lenzuoli che <la> fasciavano. Un legger tremuoto scosse il monticello. Le guardie del sepolcro caddero a terra come morte. La pietra monumentale fu rovesciata e sopra vi stava un angelo in forma di giovine biancovestito. Questo si rivolge ai soprav<v>enuti per dire: "Gesù è risorto, non è qui. Riferitelo agli apostoli ed a Pietro che Gesù Cristo è risorto, come lo disse"79.

  Siamo nella piena esultanza del giorno di Pasqua. Nondimeno miseri di noi, che siamo ancora in terra e che ci troviamo quaggiù a guisa di fanciulli incapaci a pensare come si deve delle cose di Dio, incapaci a parlarne come ne merita la maestà dello Altissimo. Oh quanto ne godremo quando, cresciuti adulti, avremo lasciate le puerilità! L'apostolo san Paolo in persona propria e di noi diceva: "Quando io era pargolo, parlava da pargolo, mi intendeva come un pargolo, pensava come un pargolo. Quando poi crebbi uomo, allora lasciai quello che è del pargolo"80. Confrontiamo anche a prò nostro queste parole [171]dello Apostolo e rallegriamoci come meglio sappiamo in cuor nostro in questo santo .

  2. Poniamo in confronto un fanciullo inesperto ed un personaggio sapiente. Il fanciullo non fa che balbettar parole ed è

- 494 -un miracolo se una volta proferisce un discorso aggiustato. Il fanciullo delle cose giudica secondo il suo intendimento, ossia stortamente assai. Tanto egli stima una noce come un pezzo d'oro. Se gli dite ad un fanciullo che pensi a quello che intende per fare, voi vedete che non ne è capace gran fatto. Il meschinello in pensare imita quei che sognano e che delirano. Povero fanciullo, come sei infermo tuttavia!

  Ma non è così del fanciullo che è cresciuto adulto e che si è fatto personaggio sapiente. Costui in discorrere incatena l'attenzione degli uditori, in giudicare fa che si ammiri da tutti la sapienza de' suoi detti. Ed in pensare è così profondo e sottile che abbastanza manifesta il faticoso esercizio di meditazione in cui si è occupato per tutta la vita. Che soddisfazione dona la presenza di un sapiente personaggio!

  Volete ora intendere quand'anche ciascun di noi potrà addivenire sapiente [172]cosiffatto? Non ne dubitate, addiverremo tali in paradiso. Oh quando l'anima nostra, sciolta dallo involucro del corpo, si affretterà in braccio a Gesù Cristo trionfante, allora discorreremo di Dio con sapienza, giudicheremo con rettitudine del paradiso, penseremo con altezza di concetto dei misteri profondi di Dio altissimo. Oh quando verrà questo momento, quando? Ma stoltissimi cristiani siamo noi, i quali così poco bramiamo di lasciare l'età puerile della vita quaggiù per abbracciarci all'età perfetta che si gode in cielo.

  3. Compatiamo ancora alla pochezza del fanciullo. Egli parla, la mamma lo corregge. Il fanciullo esce fuori in un giudizio, la mamma glielo riforma e il giovinetto finalmente conchiude: "Non ci aveva pensato!". Scioccherello, egli a vece di pensare e poi di giudicare e poi di sporre il suo giudizio, lui parla e poi giudica e poi pensa.

  Fanciulli infermi cosiffatti sono i più degli uomini quaggiù. Facciamoci ad un esempio che vale per mille. Un fanciullo di cinquant'anni, operaio di condizione, viene innanzi per dire al suo parroco: "Che cosa hanno inventato mai a questi tempi? Han voluto fare il papa infallibile. Può darsi [173]che quaggiù un uomo non pecchi mai?". Il sacerdote gli risponde: "Figliuol mio, il pontefice è infallibile ma non impeccabile. Non

- 495 -è poi un'invenzione, ma è disposizion di Gesù Cristo che il pontefice sia infallibile. Abbiamo sempre detto: un sol Dio in cielo, un sol papa su questa terra. Ed ora è di fede che il pontefice sia infallibile, ma non in tutto e sempre. Non è infallibile negli atti privati della sua vita, in questi può peccare come ogni uomo discendente di Adamo. Il pontefice è infallibile quando nella sua qualità di vicario di Gesù Cristo e che come padre e maestro universale dice: Questo è da credersi per giungere salvi in cielo; quest'altro è da praticarsi per evitare l'inferno". A questa risposta il valentuomo comincia <a> dire: "Vero, vero. Fin qui è la pura verità". Poi soggiunge: "Ma io non so comprendere perché il pontefice non accondiscenda ai re della terra, perché i vescovi non applaudono al progresso della civiltà, perché i preti non concedono libertà a ciascuno di pensare come vuole". A questo il parroco ritorna <a> ridire: "Figliuol mio, possibile che il pontefice veda lacerarsi la sua religione e che non ne risenta?... Possibile che i vescovi [174]sieno amici del libertinaggio?... Possibile che i preti possano permettere che un pensi di rubare a chicches<s>ia, di ammazzare chicches<s>ia?...". Il tomo risponde: "Anche questo è vero. Non ci aveva pensato".

  Vero, vero che ognuno deve giudicare della arte o della scienza propria e non in quello d'altri di cui non si intende. Eccovi la verità di un fatto costante. Il più dei cristiani son sciocchi come i fanciulli. Parlano e poi giudicano e poi pensano. Deplorevolissimo stato!... E quando cesserà tanta ignoranza fra di noi? Quando Dio ci chiami a sé e noi che possiamo guardare con l'occhio nel santo paradiso, allora ci cadranno tante squame dalle pupille, allora cesserà tanta infermità di mente, tanta fiacchezza di cuore.

  4. Però non tutti gli uomini son fanciulli. Ha dei cristiani sapienti, degli uomini prudenti e sensati. Sapete chi sono? Sono quelli che non imitano punto il costume dei fanciulli, ma che operano tutto all'opposto. I fanciulli parlano, giudicano e poi pensano. I sapienti pensano, giudicano e poi discorrono.   Voi, se volete essere sapienti, pensate assai. Pensate a Dio, all'anima, alle massime [175]evangeliche. Né sol pensate, ma meditate i principii della santa religione. Né sol meditateli, ma

- 496 -convertiteli in un pensiero assiduo della vostra mente, in un affetto intenso del vostro cuore; convertite in sangue del vostro sangue e in vita della vostra vita le sante dottrine della fede. Conversate di continuo con Dio. Il Signore vi farà da maestro assai saggio e voi imparerete a pensare rettamente.

  Attendete altresì per giudicare delle cose e delle persone come meritano e non altrimenti. Quanto alle persone, non giudicate veruno e non sarete giudicati da Dio, non condannate e non vi condannerà il Signore. I fatti poi delle persone e le cose delle persone e del mondo giudicatele come Dio le giudica. Le vanità del mondo sono follie pazze. Gli interessi del secolo sono giuocat<t>oli da fanciullo.

  Abbiamo dinanzi le massime del santo Evangelo e giudichiamo delle cose e del mondo come ne parla Gesù Cristo, come ne insegnano gli uomini santi. Allora non potranno non essere saggi i nostri discorsi. Avete inteso fin qui come un discorso, per esser retto, deve essere regolato dal pensare e dal giudicare.[176] Or come può essere che pensino e giudichino rettamente questi che in un'ora emettono un torrente di parole? Appunto in multiloquio stultitia81, che è quando parlando da fanciullo ci facciamo compatire così vivamente.

  5. Finalmente son da vedere le opere che pone un fanciullo. <a> mirarle fanno compassione. Un fanciullo quando lavora non si occupa che di giuocat<t>oli. O se fa un'opera di utile, è sempre impresa leggerissima. Poi il fanciullo quel che fa, l'opera per gusto proprio; raro è che eseguisca una fatica per giovare ad un fratello, per darne esclusivamente gloria a Dio. E nelle faccenduccie che eseguisce, quanta instabilità! Oggi vuole quello che ha ributtato ieri. Corre da lavoro in lavoro, da luogo a luogo, da una mutazione82 in altra.

  Tali sono i cristiani che si diportano da fanciullo. Eseguire opere leggerissime e farle per amor proprio, e poi cambiare ad ogni momento il confessor che dirige l'opera di bene che si ha

- 497 -fra le mani, ecco l'indizio manifesto di un cristiano infermo e debole troppo nella via del bene.

  Ma nel paradiso non vi sarà questa fiacchezza di opera. Anzi in paradiso sarà riposo [177]perfetto. In cielo godremo in pensar di Dio con immergere il pensiero nella beatitudine dello Altissimo. Giudicheremo rettamente, perché lassù si vede e si comprende ciò di cui si ha a parlare. In cielo parleremo rettamente, perché i discorsi di lassù sono di applauso e di benedizione continua a Dio. Ah, venga, venga presto il momento di poter apprenderegran felicità!

  Gesù Cristo risorto immortale da morte, noi vi ammiriamo nella gloria divina che vi circonda. Oh quando, lasciato il costume e il linguaggio del fanciullo, potremo discorrere da uomo assennato? Quando potremo comparirvi innanzi come personaggi sapienti nel paradiso?

Riflessi

  1. Un fanciullo inesperto ed un adulto sapiente.

  2. In terra si agisce da fanciullo, in cielo poi da uomo adulto.

  3. Il fanciullo parla e poi giudica e poi pensa.

  4. L'adulto pensa e poi giudica e poi parla.

  5. Il fanciullo muove imprese leggere e le fa per amor proprio ed in ognuna di esse è instabile.





p. 492
78 Questa stessa omelia è riportata, con qualche variazione irrilevante, anche in O Padre! O Madre! Secondo corso, alle pp. 92-96 del presente volume.



p. 493
79 Cfr. Mc 16, 1-7.



80 1 Cor 13, 11.



p. 496
81 L'A. forse cita approssimativamente Pr 10, 19.



82 Nell'originale: imitazione.



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