Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica seconda dopo Pasqua Un pastore in casa ed un giudice al tribunale

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Evangelio della domenica seconda

dopo Pasqua

Un pastore in casa ed un giudice al tribunale

  1. [184]Un giovinetto, figlio spesse volte di poveri contadini, si presenta al padre per dirgli: "Mi sento una voce in cuore... mi voglio far prete... È Dio che mi chiama". Anni di poi compare sacerdote novello a rallegrare la famiglia. Appare nella chiesa del popolo alle sue cure affidato, involto in candida stola. Si volge a salutarli dal santo altare e dice: "Io sono il vostro pastore. Il buon pastore conosce le sue pecorelle e dona per esse la vita86. Io voglio essere vostro buon pastore. Ascoltatemi e seguite la mia voce. Io sono il pastore in casa che vi voglio preservare dai pericoli".

  Al tribunale dell'Altissimo è Gesù Cristo che giudicherà, come del pastore così delle pecorelle. Operiamo il bene intanto che abbiamo il tempo. Ascoltiamo ciò che ne dice a tutti il Signore nel libro dei Salmi: "Quando io ritirerò il mio tempo, io giudicherò le giustizie"87. Attendiamo per conoscere quello che Dio vorrà un giorno [185]da noi, perché e pastore e pecorelle dovremo un comparire per mostrargli l'opere nostre.

  2. Abbiamo in dono da Dio un tempo assai prezioso per

- 502 -acquistarci un tesoro di bene. Figuratevi che un contadinello, il quale non ha da vivere, sia capitato in tempo ed in luogo nel quale possa guadagnare in tagliare le messi. Un padrone benevolo l'invita al suo campo e gli promette mercede assai copiosa per tutti i giorni di una stagione estiva. Quel contadino è giovine, è robusto, ma cattivo e pigro, non vuol piegare il dorso alla fatica. Meschino, meschino! Se tu, venuto il mezzodì, non avrai cibo da assaporare, chi ti compassionerà? E se venuto anche il crudo della vernata dovessi venir meno per l'inedia, credi che molti ti compatirebbero?... Bisogna lavorare intanto che s'hanno e il tempo e le forze.

  Fratelli miei, io ve lo dico non senza timore. La stagione estiva che Dio ci concede per faticare è il tempo presente. Che messe copiosa di meriti ci possiamo tuttodì acquistare! Ma dobbiamo faticare. Fatichiamo tutti! Il pastore sarà instancabile in premunirvi dai pericoli, instancabile in [186]additare a tutti la via del paradiso, diligentissimo in porgere a tutti i conforti spirituali di Sacramenti santi. Le pecorelle saranno intente alla voce del pastore, procaccievoli in pascersi ai prati nei quali sono guidate.

  3. Presto verrà il giudizio del Signore. Iddio allora giudicherà le giustizie. Che significa ciò? Significa giudicare con somma rettitudine e significa giudicare le stesse opere buone. In cielo il Padre, il Figlio, lo Spirito hanno fissato di usare misericordia all'uomo finché egli viva quaggiù. Ma al di la giustizia sarà piena. Eccolo il nostro giudice! È Gesù Cristo, vero Figlio di Dio, che è santissimo in sé, che conosce fin l'ultimo dei nostri pensieri. È Gesù Cristo che ci ha amati fino alla morte di croce e che ora è dispostissimo a cercar ragione d'ogni stilla di sangue che egli ha per noi sparsa. Miseri noi se ci fossimo abusati del sangue di Gesù Cristo con bestemmiare il nome di Dio o con profanare le massime divine o le cose sante! Il giudice nostro Gesù Cristo non è come i giudici umani. Questi si possono talora ingannare ovvero corrompere. Altra volta si può anche sfuggire dal loro braccio. [187]Ma niente di tutto questo si può tentare presso al giudice divino che ci attende.

  Giudicare le giustizie vuol dire altresì che Iddio delle

- 503 -opere buone nostre toglierà sol quello che è assolutamente bene in sé; il resto di difettoso lo respinge e lo condanna. Farà come un lavoratore di miniera. Costui suda molto in iscavare il sasso reputato prezioso, ma poi, staccatolo, lo infrange e lo versa giù nella fornace. Accende poi un fuoco sottilissimo e questo fa che si divida interamente l'oro puro dalla scoria. Così il metallo prezioso l'adopera per l'uso della vita, la scoria poi la getta a disperdersi. Che ne dite? Noi impieghiamo i giorni della vita per scavar dalla miniera del nostro cuore un capitale di opere buone. Limosine, mortificazioni, atti di carità, orazioni di sante Confessioni, di sante Comunioni, di sante Messe. Però quanta scoria in questa massa medesima di opere buone! Disattenzioni, freddezze, ambizioni, gare e invidiuzze di amor proprio. Io tremo per me che, misurata l'opera buona in sé e levato quel che si trova di difettoso, più non abbia a rimanere una vera traccia di guadagno. E voi, che ne [188]pensate di voi? Paventiamo tutti. Pastori e pecorelle, stiamo attenti a quello che il pastor supremo Gesù Cristo vuole da noi, per non trovarci ingannati un .

  4. Intanto guardiamoci da altro pericolo nel quale è sì facile incorrere. Ha di quelli che si fanno giudici in causa propria. Dicono: "<A> restituire il saluto a quella persona non sono obbligato, perché ella è inferiore a me. <a> ridonar la sua roba a costui non sono tenuto, perché anch'egli m'ha fatto dei torti. <a> mangiar di magro nei giorni di vigilia ovvero <a> digiunare non son tenuto, perché io ne provo incomodo". E così vengono <ad> applicarsi un giudizio privato assai comodo. Errore, errore! Chi ci deve giudicare è il Signore e voi il sapete che i giudizii di Dio sono ben altri dai giudizii degli uomini.   Facile è scorgere come noi ci inganniamo negli stessi giudizii che formiamo sopra le cose anche più materiali di casa o di negozio. Ci sembra a noi che la nostra merce giunga a tanto, <mentre> che dell'altrui possano pretendere altri sol tanto per sé. Nel caso pratico le cose mutano troppo sovente di condizione.

  Meschini noi, se credendo aver cumulato [189]un tesoro di meriti, ci trovassimo con le mani vuote al tribunale del Signore! Molti studenti ai quali par di sapere si presentano

- 504 -all'esame di laurea, ma oh quanti che sono poi ributtati vergognosamente! Il ciel ci guardi, il ciel ci guardi! Abbiamo Dio nel cielo che ci giudica e in sulla terra abbiamo il superiore che in luogo di Dio giudica le opere nostre. Ci giudichi dunque altri, ma non ci giudichiamo da noi medesimi.

  5. E se infrattanto si trovi persona la quale in buona od in mala fede prenda a giudicar male di noi, abbiamo pazienza. Non importa che a criticare sieno parenti od amici, del paese o forastieri, superiori ovvero eguali. Noi affidiamoci a Dio. Saprà ben egli far giustizia. Né perché egli non sorga subito a mostrare la nostra innocenza dobbiamo punto smarrirci di coraggio. Sallo Iddio il tempo, il luogo, il modo per giustificarci. Certo è che Dio vuol essere giusto con rimunerarci di ogni merito nostro. Che dubitiamo dunque? Pastore e pecorelle, camminiamo con intenzione santa, come se Dio lo vedessimo presente dinanzi ai nostri passi. Affrettiamoci in sudore di viaggi, in fatiche di lavoro,[190] affrettiamoci in ogni opera di bene. Al tribunale del Signore troveremo sol quello e tutto quello che di bene o di male avremo operato quaggiù. Ed ora in lasciarvi vi dico cosa in proferire la quale io medesimo arrossisco. Meschino e peccatore quale voi mi scorgete, il Signore ha voluto farmi grande in mezzo a voi. Iddio mi ha mandato ed io sono venuto. Vi sono pastore e desidero con tutto il cuore di giovarvi. Aiutatemi perché siavi pastor saggio. Il buon contegno delle pecorelle rendano mite e amorevole il pastore. Siamo tutti cristiani battezzati; siamolo tutti cristiani veraci, sicché quando il Signore venga a giudicar le giustizie, non abbia da tremare il pastore, <non temano> niente le pecorelle.

Riflessi

  1. Un pastore in casa è il sacerdote custode delle anime. Un giudice al tribunale è Gesù Cristo che ci attende tutti.

  2. Intanto che abbiamo il tempo, operiamo il bene88.

- 505 -3. Chi ci deve giudicare è Gesù Cristo, il quale nel suo tribunale sarà giusto e inesorabile. Egli scorgerà ogni neo di [191]difetto ancora nelle opere buone che poniamo.

  4. Non saremo noi a giudicarci, ma Dio.

  5. Egli allora farà le nostre parti contro a quelli che in questo mondo attendono per giudicarci89.





p. 501
86 Gv 10, 11.14.



87 Sal 75(74), 3.



p. 504
88 Gal 6, 10.



p. 505
89 Nell'originale: occuparci.



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