Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica terza dopo Pasqua Un orribile tramutamento di luogo e di stato

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Evangelio della domenica terza

dopo Pasqua

Un orribile tramutamento di luogo e di stato

  <1.> [192]Leggiamo nel santo Evangelo <che> il ricco Epulone era che tripudiava in godimento a mensa con gli amici, quando improvvisamente morì e fu poi di subito sepolto nello inferno. Che orribile tramutamento di luogo e di stato!

  Il romita Pafnuzio, quando gli toccava far capo alla città e che vedeva in quella i gaudenti in alto tripudio, dolevasi con dire: "Oh, se sapessero il tramutamento di luogo e di stato che <li> attende! Tutti quelli che perseverano sino alla fine nel godimento del peccato sono infelicissimi".

  Leggiamo nel Vangelo di questo giorno che il divin Salvatore rivolgendosi agli apostoli suoi diceva: "Ancora un momento e poi me ne vado al Padre. Voi rimarrete tuttora in terra. Le genti del mondo si rideranno di voi, vi perseguiteranno. Vedendovi star mesti e sconsolati si befferanno, ma non temete: la vostra tristezza [193]sarà convertita in gaudio. Quando questo verrà, niuno ve lo strapperà giammai"90.

- 506 -  I cattivi, o fratelli, non vi eccitino bramosia ma compatimento. Volete scorgere in che misero stato si trovino? Il santo Giobbe ve lo fa noto in poche parole chiaramente. Dice egli: "Conducono nei godimenti i loro giorni ed in un tratto discendono allo inferno"91.

  Consideriamo questo tramutamento di luogo e di condizione e conchiudiamo se mai lo stato dei peccatori guadenti sia da invidiare punto punto.

  2. Facciamoci un poco a considerare lo stato dei peccatori. Godono essi per tutto il tempo della loro vita? Pensatelo. Appena ne godono lietamene alcuni giorni infra l'anno. E in quei giorni medesimi non sono affatto scevri da tristizia, perché anzi ne soffrono d'assai. Par ben che trionfino, ma non vedete lo sforzo che pongono in ridere? Subito di poi li occupa un pensiero molesto. Fortunati se potessero far tacere il rimorso di coscienza! Ma quello non interrompe un momento i suoi rimproveri, e così l'iniquo è come lo scolaro indisciplinato [194]che di continuo deve sostenere il tormento e la confusione del castigo.

  Sicché vi pare che il peccatore sia mai da invidiare? Lasciatelo imbaldanzire. Il ciel v'aiuti che non agogniate alla sua prosperità, che non temiate i suoi scherni.

  3. Considerateli ancor meglio gli iniqui gaudenti. Essi sono in godimento a lauta mensa, ma sono come quei montoni che si ingrassano per condurli poi al macello. Meschini, se sapessero che allo indomani li aspetta il macellaio! Ma i peccatori sel sanno. E quanto si impinguono adesso nelle soddisfazioni, altrettanto avranno a patire un .

  Scorgeteli pure. Adesso passeggiano come divinità su questa terra, tronfi di superbia, ma presto come Lucifero appariranno in forma di demoni infernali. Ora come lupi si distemperano in godimento nel sangue dei poveri e tripudiano nel fango di ogni lussuria. Ma laggiù soffriranno somma penuria di ogni bene e che li tormenta sarà continuo un fuoco

- 507 -di ardore infernale. Adesso non sanno a quali delicatezze migliori possano attenersi di cibo, di bevanda, di trattamento morbido, ma laggiù per cibo e per bevanda avranno piombo fuso [195]e zolfo liquefatto. Si consumano adesso di rabbia e di invidia, ma struggerannosi maggiormente laggiù in guardar su verso al cielo e veder la gloria che circonda quei poverelli che tanto di cuore essi spregiarono quaggiù. Non sapevano come passare il , epperò in continua accidia cullavansi sulle piume, ma laggiù saranno conficcati entro a letti di ferro infuocati dalle fiamme, senza struggersi mai. Scendete laggiù a considerare il luogo e lo stato di quei tanti che vi sono già calati fin qui, e poi distinguete se sieno punto da invidiare.

  4. Ha dippiù. Quel popolo di gaudenti che trastullavansi così lietamente avanti al diluvio furono poi in breve periodo di giorni affogati dalle acque. Quelle città di gaudenti che nella Pentapoli consumavano la vita in passatempi tristissimi furono in una notte sobbissati da fuoco, zolfo e bitume caduti in pioggia dal cielo. Quante volte accade ancora oggidì che una città venga sepolta da un tremuoto, che un'isola scompaia sotto dalle onde marine, che un incendio notturno abbruci i pacifici abitatori nei loro letti. [196]La pena è tanto più sentita quanto più è improvvisa.

  I peccatori iniqui o muoiono improvvisamente, e cadono dalla mensa e dalla casa di godimento in terra alla mensa ed alla casa di tormento nello inferno, ovvero cadono in seguito a malattia, e allora dalle braccia dei medici e degli amici cadono nelle branche dei demoni e dei dannati, e dai gemiti di compatimento dei domestici cadono in mezzo alle urla dei disperati nello inferno. Che dite dunque? Io ve ne prego a calde istanze: non invidiate in perpetuo la prosperità degli empi, perché vengono poi in un tramutamento di luogo e di stato che è troppo orrendo.

  5. Giù ve li tira in precipizio il peso dei loro peccati. Che ammasso di colpe! Figuratevi che fra peccati di pensieri, di opere, di ommissione, abbiano commesse dieci volte in un una iniquità mortale. Quante iniquità in una settimana! Quante in un mese e quante in un anno! Quante poi in maggior- 508 - numero si contano le iniquità di dieci anni, di trenta, di cinquanta anni trascorsi sotto un giogo di scelleraggine pessima! Sicché gli infelicissimi precipitano trascinati da un peso di macigno [197]enorme. Misurate col vostro sguardo l'orrenda caduta e poi lasciate di inorridire, se potete. Io gelo di spavento in riflettervi.

  Oh Signore, liberate me, liberate tutti questi cari fratelli da disastroluttuoso! Salvate tutti, salvate tutti perché il tramutamento da un luogo di gioia in terra a quello di dolore nello inferno è tramutamento orribilissimo.

Riflessi

  1. È orribile tramutamento quello dei gaudenti che dal luogo di questa terra precipitano allo inferno.

  2. Sciagurati! In terra godono per sì pochi giorni.

  3. Ed hanno dinanzi aperto l'inferno con tanti suoi tormenti.

  4. Sciagurati! Dalla mensa di lautezza alla mensa di disperazione cadono in un istante!

  5. Ve li strascina giù il peso orrendo di tante loro iniquità.





p. 505
90 Cfr. Gv 16, 16-23.



p. 506
91 Gb 21, 13.



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