Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica fra l'ottava dell'Ascensione Il cristiano è un altro Cristo

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Evangelio della domenica fra l'ottava

dell'Ascensione

Il cristiano è un altro Cristo

  1. [216]Gesù Cristo, eccolo il nostro esemplare. È sempre stato perseguitato. Quei di Betlemme cominciarono <a> ripudiarlo infante. Quei suoi di Nazaret gli hanno teso agguato a fine di precipitarlo da un dirupo di monte. Quei di Gerusalemme hanno gridato dalle case e dalle piazze: "Gesù alla croce! Gesù alla croce!", e non s'acquetarono finché lo videro crocefisso. Allora che gli addossarono la croce sulle spalle, godevano in trionfo, come un'eletta di cittadini che credono aver fatta cosa ottima con liberare il paese da un flagello.

  Dicevalo il divin Salvatore a' suoi discepoli: "Se il mondo ha perseguitato me, perseguiteranno voi medesimi, perché nessun discepolo deve essere sopra al maestro"101. E nello

- 519 -Evangelio di questo aggiunge: "Gli uomini in perseguitarvi crederanno di far cosa grata a Dio. Fanno ciò perché non conoscono né il Padre né me. Io però vi ho discorso così perché [217]quando verrà quel momento ricordiate che io ve l'ho annunziato"102. Gli apostoli ebbero presto ad esperimentare queste persecuzioni del mondo. Ma si facevano coraggio in guardare a Gesù Cristo. San Pietro poi, per propria consolazione e d'altrui, scriveva: "Cristo sostenne per noi, lasciando a voi esempio perché seguiate le vestigia di lui"103.

  Non perdiamo il tempo in molti lagni. Non inquietiamo oltre il nostro cuore con vane osservazioni. Il cristiano è un altro Cristo. Bisogna che noi guardiamo non altro esempio allo infuori di quello del nostro divin Salvatore.

  2. Un padre ha dato al figliuol suo la vita. Dopo avergli data la vita, lo viene istruendo perché apprenda a vivere rettamente. Ma quando l'abbia ammaestrato, subito gli dice: "Ora tieni dietro a me. Segui l'esempio mio. Quelle fatiche di sudore, quegli stenti di viaggio, quei pericoli di traffico che toccano a me esperimentali tu medesimo, perché mi sei figlio". Pretende il genitore che come da lui, così si faccia dal figlio. E con ragione.

  Ma or chi siamo noi, che non sappiamo mai convincerci <di> dovere sino all'ultimo seguitare [218]il divin Salvator nostro? Gesù Cristo ci ha donato la vita dell'anima con redimerci da morte eterna. Ci ha istruiti con dirigere dinanzi a noi la via de' suoi Comandamenti, il sentiero de' suoi Consigli, il cammino lieto delle sue Beatitudini. Ma in seguito <ad> aver fatto tutto ciò, egli pretende che noi gli abbiamo a tener dietro. Che giova esser vivo, che giova conoscere una via benedetta, se poi non la si percorra? Non illudiamoci: il cristiano è come un altro Cristo. Gli deve rassomigliare a Gesù Cristo, ne deve imitare le virtù, ne deve seguire gli esempi.

  3. Verissimo è che gli esempi di Gesù Cristo in modo perfetto è impossibile da noi poterli imitare. Quegli stessi apostoli,- 520 - i quali avevano detto di non volersi staccare per un istante mai, in un momento di terrore panico l'abbandonarono quasi tutti. Pietro seguivalo da lungi. Giovanni, riavutosi primo fra tutti, tenne poi dietro a Gesù fino ai piedi della croce. Gli altri apostoli, dopo quel primo sbigottimento, ritornarono essi medesimi e non lasciarono poi più l'esempio di Gesù e sfidarono le carceri e i tormenti e la morte medesima, come voi ben sapete.

  [219]Accade anche a noi che in un momento di panico commettiamo qualche debolezza di amor proprio, qualche viltà di umano rispetto. Ma se presto ce ne doliamo, Iddio nemmen considera come avvenuto quello smarrimento.

  Però non lusinghiamoci. Oh come facilmente oggidì i cristiani si attengono ai propri comodi! Come facilmente studiano pretesti per mantenere i propri godimenti! Patire spiace troppo. Quando convenga sopportare per una malattia o per un disastro, e che sentansi incoraggiare alla pazienza, subito rispondono: "Per forza bisogna rassegnarsi, per forza bisogna patire". E così mostrano di essere poco disposti a seguire Gesù ancor quando Iddio buono li sollecita con tante premure o li sospinge perfino con tratti amorevoli sì, ma non meno forti.

  4. Intanto alcuni si arrendono, come quei figli malestr<u>i i quali dopo una minaccia fanno bensì un muso triste, ma poi si incamminano con qualche rassegnazione. Hanno altri figli affatto cattivi, i quali sentendo la sferza paterna eseguiscono ma non senza molte imprecazioni. Questi tengono dietro alle vestigia di Gesù Cristo? Piaccia [220]al cielo che affatto non seguono le vestigie dello sciagurato Giuda. Il traditore pativa anche lui. Oh quanto sosteneva l'infelice, ma in soffrire non associava le sue pene a quelle del divin Salvatore. Le associava a quelle di Satana e così perì miseramente. Compassione! Potrebbero i cristiani, chi nol sa?, potrebbero guadagnarsi viaggi vantaggiosi per la salute e ne perdono in parte perché non soffrono con piena rassegnazione; ne perdono altra volta affatto il cammino perché non sostengono guardando a Gesù a fin di benedirlo, sibbene per imprecargli.

  Che dite, che dite? Il ciel ci guardi tutti. Già che abbiamo

- 521 -a patire su questa terra, sosteniamo con pazienza. Non è meglio essere compagni a Giovanni, a Maria, a Gesù, che compagni nel patire a Giuda ed ai carnefici dello stesso divin Salvatore? Confortiamoci in pensare a questo: Gesù Cristo ha patito tanto per noi... Gesù che è l'innocente e il santo... E noi, che siamo sì gran peccatori, non sosterremo una penitenza di cuore? Ricordiamolo: il cristiano è un altro Gesù Cristo. Come è il maestro, così ha da essere lo scolaro.

Riflessi

  1. [221]Il cristiano è un altro Cristo.

  2. Gesù ci ha data la vita e ci insegna la strada. La fatica in camminare dobbiamo aggiungerla ancor da parte nostra.

  3. Imitiamolo Gesù Cristo meglio che per noi si possa.

  4. Sovrat<t>utto soffriamo con rassegnazione.





p. 518
101 Cfr. Gv 15, 20.



p. 519
102 Gv 16, 2-4.



103 1 Pt 2, 21.



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