Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (II corso)
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IL PANE DELL'ANIMA SECONDO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica prima dopo Pentecoste La vera religione

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Evangelio della domenica prima108

dopo Pentecoste

La vera religione

  1. [228]Ha molti i quali della religione santa dicono tutto il male che possono e si rifiutano di praticarla. Ma per apprezzare la nostra santa fede basta esser uomini di ragione. Ascoltatene ciò che ne dice il santo Evangelo. Il Signore in san Luca ci parla così: "Siate misericordiosi come è misericordioso il vostro Padre. Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati. Perdonate e vi sarà perdonato. Date e vi sarà dato; misura buona e premuta e agitata e soprabbondante109 daranno nel seno vostro. Perché nella stessa misura che misurate vi sarà applicato a voi stessi". Dice poi a noi anche una similitudine: "Forseché un cieco può condurre altro cieco? Non è vero che ambedue cadono nella fossa? Non è discepolo sopra al maestro; ognuno poi sarà perfetto se egli sia come il suo maestro. A che tu scorgi una festuca nell'occhio del tuo fratello e non consideri poi [229]la trave che è nell'occhio tuo? O come puoi tu dire al tuo fratello: Fratello, permetti che io tolga una festuca dall'occhio tuo, se tu medesimo non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, cava fuori anzi tutto la trave dall'occhio tuo e allora vedrai modo per togliere la festuca dall'occhio del tuo fratello"110.

  Fin qui il santo Evangelo. Ora io vorrei chiamar qui i razionalisti che l'impugnano, i fram<m>assoni che lo combattono; vorrei chiamar qui i politici che lo contorcono, i liberali che lo svisano e vorrei poi dir loro: questa benedetta religione,- 526 - alla quale imprecate, studiatela. Approfonditela con il semplice lume di ragione. Impossibile è che un di voi impari <a> conoscerla senza apprezzarla altamente.

  Noi per consolazione comune e per ottima regola di costume cominciamo dallo studiare una massima dello Evangelo accennato. Dice Gesù Cristo: "A che tu scorgi una festuca nell'occhio del tuo fratello e poi che non consideri la trave la quale è nell'occhio tuo?". In questa massima è la sostanza della vera religione: fare a tutti gli altri quel meglio che si desidera per se medesimo111!

  2. Incominciamo qui da una similitudine. [230]Accenno ad un fatto che non è raro ad accadere. È un padre od una madre che rimproverano un legger fallo del figlio. Sarà il maestro, sarà il fratello, che riprovano o lo scolaro od il fratello. Ma sono irascibili per abito, sono infuocati per gara accesa testé, sono ciechi per lo furore che li domina. Intanto che avviene? Eseguiscono la propria riprensione, ma con un diluvio di parole e con uno scroscio di insulti. Talvolta vi aggiungono un fulmine di percosse. Povere vittime, come rabbrividiscono quei delinquenti sotto a quelle sferze! Non si emendano ma se ne scandalezzano, non amano il baston che li percuote ma lo fuggono.

  Irragionevole modo di correggere! A che rimproverate una festuca nell'occhio del vostro fratello, se voi nel vostro avete una trave? Cominciate a levar quella trave di ira e di impazienza, e poi giungerete a levare dall'occhio del prossimo quel sorcoletto di legger fallo che par vi dia tanta pena.

  3. Fare il contrario è ipocrisia detestabile. Quegli che condanna e che castiga, che ufficio fa egli? Non è dubbio, costui compie l'ufficio di predicatore che può ammonire, di giudice che può giudicare. [231]Eseguisce anche l'ufficio del giudice che condanna. Ma se intanto sia un cristiano peggiore di gran lunga, come si può tollerare? L'avviso si riceve in buona parte quando vien da persona buona. Che se venga da persona iniqua, l'ammonizione si sprezza. Subito gli si potrebbe rispondere:- 527 - "Medico, cura te medesimo112. E con qual fronte vieni a rimproverare di un'inavvertenza me, tu che di frodi e di violenze hai colma la misura?".

  4. E intanto chi ammonisce in questo malo modo non fa molto frutto per altri. Ne fa poi nessuno per sé. Voi potete ben stancarvi a predicare, ma con che pro, se voi ritenete negli occhi la trave di una colpa grave? Avete una trave negli occhi, possibile che non vi faccia dolere? Piangete, piangete! Vedremo un giorno cosa di alto spavento. Padri e madri di famiglia che parevano struggersi di zelo per il ben dei figli propri e d'altri, eppure che son condannati perché non attesero a correggere se medesimi. Vedremo più altre persone poste in autorità che parevano i giudici della terra, eppure che sono condannati. Si vedranno perfino predicatori i quali [232]mentre insegnarono ad altri non seppero correggere se medesimi. Miseri, miseri!

  5. Sicché attendiamo seriamente ancora a noi. Con quale ardire potremmo, noi privati, avvisar di un fallo qualsiasi, noi che ci troviamo macchiati da sì gravi iniquità? Le persone che non sono in alto ufficio di comando e che si trovano avvinte da colpe gravi segrete, questi in ammonire commettono atto di presunzione. Se poi la loro iniquità sia pubblica, aggiungono di più la reità dello scandalo. Maledetta quella colpa la quale ti impedisce da poter fare un po' di bene! Tristi e colpevoli noi, se non poniamo serio studio per correggercene.

 

Riflessi

  1. La vera religione è non giudicare per non essere giudicati.

  2. Chi ammonisce altri, <bisogna> che non si inquieti, bisogna che egli il primo non si mostri in furore.

  3. Farla da predicatore ed essere peccatore è da ipocrita.

  4. Non <si> fa guadagno per sé.

  5. Talora <si> commette anzi colpa di presunzione e di scandalo.





p. 525
108 Nell'originale: seconda. In questo corso non è riportata alcuna omelia per la seconda domenica dopo Pentecoste, diversamente dal Primo corso e dal Terzo corso, dove la si trova sotto la denominazione Evangelio della domenica fra l'ottava del Corpo del Signore.



109 Nell'originale: studiata.



110 Lc 6, 36-42.



p. 526
111 Cfr. Mt 7, 12.



p. 527
112 Lc 4, 23.



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