Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Andiamo al monte della felicità…
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ANDIAMO AL MONTE DELLA FELICITÀ INVITI A SEGUIRE GESÙ SUL MONTE DELLE BEATITUDINI

III.

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III.

Beati i miti, perché possederanno la terra.

San Matteo, 5

  1. [19]L'uomo in questo mondo è un misero infermo nel suo letto di dolore. Dentro di sé ha un calore di Mongibello, che è il fuoco delle sue passioni. Intorno intorno poi ha il ghiaccio di un crudo verno, che è la freddezza degli uomini che circondano. Sotto al giaciglio la terra traballa, perché il furore satanico eccita un turbine di tentazione che minaccia di affondare l'intiera sua casa. Or misero, che fia di te? In questo frangente se tu cerchi riparo umano presso l'insegnamento di una maestra umana, la filosofia di Socrate o di Platone, tu non approderai a buon porto di salute. Ma se invochi protezione da alto e che ti affidi allo scudo di Gesù [20]Cristo, egli ti porrà un'arma nella destra per non cadere sotto a qualsiasi assalto. Ti munirà di coraggio il petto, perché la casa del cuor tuo giammai soffra il turbine di una procella o la rabbia di un avversario. Quell'arma per te è la mitezza cristiana e quella corazza è la pazienza cristiana. Se tu possiedi in cuor tuo sì gran virtù, tu sei beato.

  2. Si ha memoria presso l'antichità di certi soldati i quali nello esercizio della guerra erano così forti che comunemente

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si riputavano invulnerabili altresì sotto ai colpi di arma tagliente. Questo in tutto non si può ammettere, ma si approva benissimo che tu con l'arma della pazienza e della mitezza possa facilmente ottenere salvezza e vittoria contro a qualsiasi assalto, sia del mondo che dell'inferno ovvero de' tuoi sensi ribelli. Ma è necessario a ciò che l'arma tua sia ben temprata. Si danno cristiani i quali si guardano dall'ira per non cadere nelle fiamme infernali, e questi non sono i soldati più ben muniti perché sono sol come servi [21]timorosi. Si danno altri i quali evitano le occasioni di montar in furore, ma solo per non privarsi di un godimento che è la gioia del paradiso. Questi recano nella destra una difesa più forte, ma sono ancora a modo di interessati che combattono per il guadagno proprio. V'ha finalmente cristiani i quali inorridiscono di ogni movimento di collera ma unicamente per non dispiacere al Signore, e questi sono soldati fedelissimi e figli diletti ai quali in particolare il Signore ha promesso il premio della sua beatitudine. A quali di queste tre classi di combattenti appartieni tu? Non ti pare che convenga essere soldato di piena fedeltà, per essere anche più beato?

  3. Bada ora come bene lo stesso tuo divin Maestro e Padre circondò il proprio cuore della corazza di pazienza e di mitezza. Le pene che egli provò nel suo interno furono diuturne per tutta la sua vita, furono svariate come la moltiplicità delle fiere del deserto, furono pene intense perché il cuore e la mente e la memoria di Gesù si trovavano [22]immerse come un naufrago nello abisso delle acque. Pure Gesù contentavasi di dire al cielo: "Sia fatta la vostra volontà, o Padre"10. E quando il tormento di agonia fu massimo fu udito sclamare: "Sitio, Ho sete"11, quasi per significare: "Ho già sofferto assai, ma quant'altro sosterrei di vantaggio per mostrare agli uomini l'amor mio!". Gesù si provò mitissimo con gli uomini. Per soddisfare alla brama delle turbe continuava più giorni in assidua predicazione e passava le notti in

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supplicare per quelle. Intanto attendeva a guarire le loro infermità spirituali e le stesse corporali. Non si curava che molti gli corrispondessero con ingratitudine. Quando i suoi di Nazaret vollero precipitarlo da una rupe di monte, egli si contentò di sfuggir dalle loro mani operando un prodigio. Quando un popolo intiero di beneficati gridò morte contro di lui e che lo accompagnarono con improperio fino al Calvario, Gesù sostenne tutta quella confusione, e quando fu sul tormento della croce pregò per i suoi crocifissori. Quanta [23]pazienza non usò Gesù medesimo con i suoi discepoli! Erano rozzi, erano ignoranti, erano talvolta pretensivi, ma Gesù li encomiava al cospetto delle turbe e li ammoniva poi con mitezza in segreto. Erano ritornati da predicare invano alla città di Samaria e dolevansi con dire: "Comandate, o Signore, che il fuoco del cielo scenda su quegli abitanti"12. Ma Gesù soggiungeva con bontà: "Non mai, non mai. Questo non è lo spirito mio". Confronta ora la tua condotta con l'esempio di Gesù e poi domanda al tuo cuore: "Dov'è la pazienza e la mitezza tua?".

  4. A te piace la buon'arma della pazienza, ma ti rincresce farne acquisto. Pure come è necessario che l'abbia, così per possederla tu devi adoperarti con ogni sforzo. Sensibilissimo all'ira era Francesco di Sales, ma perché usò cura ad emendarsi divenne in breve un esemplare di mitezza nella Chiesa del Signore. Francesco cominciò a convincersi della necessità che è di superare gli interni moti dell'animo. Si diede poi con animo risoluto a non volersi mai [24]lagnare con chicchessia di qualsiasi pena interna che provasse. Dopo questo promise a Dio di non adirarsi mai per qualsiasi insinuazione indiscreta dei parenti, per qualsiasi torto dei compagni, per qualsiasi persecuzione delle genti. Quando predicava nello Sciablese, sopportava con ilarità i raggi cocenti e i freddi rigidissimi delle stagioni. Tollerava di buon animo che tutto un popolo di eretici si rovesciasse pur su di lui con ogni sorta di improperii. Persino gli sputavano in viso

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mentre predicava e più volte gli tendevano insidie per ucciderlo. Francesco non perdette mai la pace del suo cuore. All'ora medesima che era vescovo, si trovò sudditi indiscreti e dipendenti sfacciati che venivano a lui con un torrente di pretese infondate e di ingiurie villane, ma egli contentavasi di rispondere: "Se voi mi cavaste l'occhio destro, io vi rimirerei con eguale affetto con l'occhio sinistro". Interrogato se almeno non sentiva il sangue salirgli in fronte, rispondeva: "Sì, sì, ma non ho io promesso di non voler dare mai l'anima mia [25]alla discrezione di un cane rabbioso?". Perciò diceva a tutti: "Siate miti. Si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile di aceto". Ad un porporato che in particolare era venuto a lui per consiglio rispose con speciale affetto: "Siate dolce, siate dolce, siate sempre dolce... Meglio è tacere una verità che esporla con perdere la mitezza di cuore". Questo è il parere di Francesco, e tu come è che segui i consigli di lui?

  5. Seguilo pure diligentemente se già in questa terra medesima vuoi gustare un sorso di vera beatitudine. Francesco in premio di questa sua mitezza ottenne per sé una gran pace di cuore, mercé la quale ancora in tempo di maggior persecuzione pareva godesse tanto più, come il pesce che con più vivezza si trastulla nelle onde quando queste più sono agitate. Ne ebbe di più in premio di vedere intorno a sé rispettosi e amanti i cuori omai di tutti. Settantamila cuori di rabbiosi eretici furono in una sol volta guadagnati dal cuor di Francesco. Questi [26]poi presero ad amare il loro apostolovivamente e in amarlo gustavano tal consolazione che poi sclamavano: "Se è dolce cosa conversare con un santo quaggiù, quanto più caro sarà intrattenersi in cielo con Dio?". Napoleone il Grande dopo aver soggiogato quasi tutti i popoli della terra diceva: "Io siedo sopra i troni dei regni del mondo, ma meglio che il corpo vorrei vedere a me congiunto il cuore dei sudditi". Fu allora chi replicò: "Imponete alla Francia una religione e voi comanderete ancora sulle coscienze". E Napoleone corrucciandosi tornò a dire: "Per far questo bisogna avere in cuore l'affetto di Gesù Cristo e salire come lui il Calvario". Or non sarà probabile che tu, come Napoleone,

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giunga a farti obbedire da molti, ma purché il voglia tu puoi farti amare da tutti quelli che ti circondano, e se ottieni questo non hai ottenuta ancora quaggiù una vera felicità? Ma la felicità maggiore sarà in paradiso, che è quella vera terra promessa di benedizione nella quale godrai senza un'ombra di turbamento.

  6. [27]Però tu che per amor di Dio sei già uscito dal lezzo delle umane ricchezze, che tardi tu a ripulire anche la casa del cuor tuo da tutte quelle esalazioni epidemiche di rancore, le quali ti ammorbano il corpo e ti guastano lo spirito? È un grado di più che ti esorta Iddio a fare per congiungerti maggiormente all'amore e quindi alla beatitudine sua. Qual è il figlio che per meritarsi un'altra tenerezza paterna non affretti il passo per abbracciarsi al petto del caro genitore?

Riflessi

  1. Beato è chi per piacere a Dio soffoca in sé i moti dell'ira.

  2. Egli è beato perché, rivestendo il cuore della mitezza cristiana, ricopre se medesimo di una corazza impenetrabile ai colpi degli avversarii.

  3. Sii dunque tu mite come il tuo divin maestro Gesù Cristo fu dolce e umile di cuore13.

  4. A questo scopo esercitati a guisa [28]di Francesco in molti atti di mortificazione.

  5. Giungerai come lui a possedere alta pace di coscienza ed a goderealtamente, come già tripudia chi sa di essere omai a vista del paradiso.

  6.  E tu, a vista di beatitudine tale, che tardi a distruggere in te i moti di ira, tu, dico, il quale già scacciasti lontano il vile interesse delle umane sostanze?

 

 





p. 192
10     Cfr. Lc 22, 42.



11     Gv 19, 28.



p. 193
12     Cfr. Lc 9, 54.



p. 195
13     Cfr. Mt 11, 29.



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